domenica 12 novembre 2017

Il Vangelo del Regno


Leggiamo questo passaggio del Vangelo di Matteo (24, 14): 

“Quando questo vangelo del regno sarà predicato in tutta la terra abitata, quale testimonianza a tutte le genti, allora verrà la fine”.

Molti cristiani di oggi sono confusi sull’effettivo significato del “Vangelo del Regno”. 
Di cosa si tratta? Noi tutti sappiamo che il Vangelo si può riassumere in base a questo passaggio della Lettera ai Corinzi (15, 3-4): 

A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè
che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture
e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture

Però per “Vangelo del Regno” si intende la fede storica cristiana. Ossia il cammino che Gesù ha indicato per raggiungere la salvezza. Sappiamo che la salvezza si ottiene per Grazia mediante la fede (Lettera agli Efesini, 2, 8): 

Però  Gesù stesso ha predicato così: 

Vangelo di Matteo (6, 15): 

Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.

Vangelo di Matteo (7, 24-25):

Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.

Vangelo di Matteo (25, 32-46): 

Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

In realtà il concetto di “Vangelo del Regno” è strettamente collegato al concetto di salvezza. Questo “Regno” si è descritto anche nell’Antico Testamento vediamo a tale proposito questo passaggio del Libro di Isaia (2, 2-4): 

Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e s’innalzerà sopra i colli, e ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno: «Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri». Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra.

La maggioranza dei cristiani interpreta questo passaggio in riferimento al Regno millenario. Il governo di Dio sarà stabilito su tutti i regni di questo mondo. Gentili (nazioni), ed ebrei (popolo), faranno la volontà di Dio. La giustizia e la pace regneranno. E’ vero che la profezia si applica al regno millenario, ma si riferisce anche all’oggi. In realtà si applica da quando Cristo ha iniziato il suo ministero sulla terra. Gesù ha inaugurato il Regno quando è venuto sulla terra e quando ha invitato coloro che lo ascoltavano ad entarvi. 
Inizialmente i giudei furono gli unici che ricevettero l’invito ad entrare nel Regno, però dopo si aprì il cammino per tutti. Gesù ha fatto un patto per assegnare un regno a coloro i quali seguano il suo cammino. A tale proposito leggiamo questo passaggio del Vangelo di Luca (22, 28-29): 

Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me,

Dio quindi ha dato a tutti gli esseri umani la possibilità di entrare nel Regno. Egli infatti non vuole che nessuno perisca. Vediamo questo passaggio della seconda Lettera di Pietro (3, 9): 

Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi.

Pertanto Dio desidera che i cittadini del suo Regno siano solo e soltanto quelli che veramente lo amano. Il Regno è per coloro che realmente desiderano camminare nella luce del Signore, e che credono con tutto il cuore che il Signore farà quello che ha promesso, quindi che risusciterà i corpi dei giusti per la vita eterna. 
Come determina il Signore chi sono coloro i quali riuniscono questi requisiti? 
Egli ci inviia delle prove. (rileggete Luca 22, 28-29 e Apocalisse 3, 21). Questo concetto è stato sviluppato anche da Paolo di Tarso, vediamo questo passaggio degli Atti degli Apostoli (14, 22): 

confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede «perché – dicevano – dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni».

Dio ha provato da sempre il genere umano. A tale proposito si ricorda che provò  Noè ordinandogli che costruisse l’arca, provò Abrahamo ordinandogli che offrisse suo figlio Isacco in sacrificio. Vediamo infatti questi passaggi dell’Antico Testamento:  

Salmo (11, 5):

L'Eterno prova il giusto; ma l'anima sua odia l'empio e colui che ama la violenza.  

Proverbi (17, 3):

Il crogiolo è per l'argento e la fornace per l'oro, ma chi prova i cuori è l'Eterno.  

Salmo (7, 9): 

Deh! Fa' cessare la malvagità dei malvagi, ma stabilisci l'uomo giusto, perché tu sei il DIO giusto, che provi i cuori e le menti.

Ora vediamo quali sono i passi necessari per entrare nel Regno e quali sono le prove da superare per rimanere nel Regno fino alla fine. 

I passi necessari per entrare nel Regno sono tre: la fede, il pentimento dei propri peccati e il battesimo. Vediamo un primo passaggio che si incentra principalmente sulla fede: Vangelo di Marco (16, 15-16):

E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.  

Ovviamente per fede in Gesù Cristo s’intende fede che lui è l’Unigenito Figlio di Dio, che lui ha espiato tutti i peccati con la sua morte in croce e che lui è risorto nella carne il terzo giorno, vincendo così la morte. 

Vediamo ora un passaggio del Vangelo di Luca dove si fa enfasi sul pentimento dei propri peccati: Luca (24, 46-47):  

e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.

Il pentimento dei propri peccati da luogo ad un cambio di paradigma, ossia ad un cambio di vita, riconoscendo che deve essere intrapreso un nuovo cammino. 

Vediamo ora un ultimo passaggio che sottolinea l’importanza del battesimo: Vangelo di Matteo (28, 18-20): 

Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Risulta evidente pertanto che sono tre le condizioni per entrare nel Regno: la fede in Gesù Cristo, il pentimento dei propri peccati che porta a un cambio interiore e il battesimo, che porta a ricevere lo Spirito Santo (Vangelo di Giovanni, 3, 3).

Per riassumere le condizioni per entrare nel Regno vediamo anche questo passaggio degli Atti degli Apostoli (2, 37-41): 

All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?». E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro». Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa!». Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone.

Ora vediamo quali sono le prove da superare per rimanere nel Regno: 

Innanzitutto la fede. Si deve rimanere saldi nella fede in Gesù Cristo fino alla fine. E’ difficile in quanto la maggioranza delle benedizioni promesse concernenti il Regno avrenno luogo nel futuro. In modo che una persona deve avere fede che Dio realmente farà ciò che ha promesso. 

In secondo luogo per rimanere nel Regno bisogna seguire i comandamenti di Gesù. A tale proposito vediamo la parabola del seminatore, Vangelo di Matteo (13, 4-9):  

Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

Vediamo quindi la spiegazione di questa parábola, Vangelo di Matteo (13, 18-23):

Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Quindi vi sono alcuni che passano la prova della fede, però non passano la prova di compromettere la propria vita seguendo i comandamenti di Gesù. Vediamo innanzitutto quelli sull’amore. 

Vangelo di Matteo: (5, 38-39): 

Avete inteso che fu detto: occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra,  

Vangelo di Giovanni (13, 34): 

Vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, anche voi amatevi gli uni gli altri. 

Vangelo di Matteo (22, 39):

Il secondo, simile a questo, è: "Ama il tuo prossimo come te stesso".

Vediamo poi questo che si riferisce alla lealtà massima verso Cristo che deve avere il cristiano: 

Vangelo di Matteo (10, 34-39): 

«Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a mettervi la pace, ma la spada. Perchè io sono venuto a mettere disaccordo tra figlio e padre, tra figlia e madre, tra nuora e suocera, e i nemici dell'uomo saranno quelli di casa sua. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me. E chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la ritroverà. 

Vediamo anche questi due, che si riferiscono alla giusta relazione che il cristiano deve avere con i beni materiali: 

Vangelo di Matteo (6, 19-21):

Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove nè tarma nè ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perchè, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.

Vangelo di Matteo (6, 24):

Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammona.

Ed ora vediamo l’ultima prova che il cristiano deve superare per rimanere nel Regno. In realtà alcuni cristiani che superano la prova della fede e quella di compromettersi con i comandamenti dati da Gesù, con il passare del tempo si allontanano dal Regno, disobbedendo agli insegnamenti del Signore. Alcuni si pentono e tornano a Cristo, ma altri si allontanano definitivamente e tornano al mondo. Per queste persone vale questo passaggio del Vangelo di Matteo (13, 41-42): 

Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.

Pertanto l’ultima prova che il Signore esige da noi per rimanere nel Regno è perseverare fino alla fine. Vediamo questo passaggio Vangelo di Matteo (10, 22): 

Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.

Pertanto Gesù farà entrare nel Regno solo coloro che credono nelle sue promesse e accettano le sue condizioni. Queste persone amano Gesù Cristo e darebbero persino la vita pur di non rinnegarlo. E questi sono quelli che il Signore vuole che rimangano con lui per tutta l’eternità. Questo è pertanto il Vangelo del Regno. 

Yuri Leveratto 

venerdì 10 novembre 2017

Il sacrificio di Abele, archetipo di Gesù Cristo


Nell’Antico Testamento sono descritti vari archetipi di Gesù Cristo. 
Il Salvatore del mondo è stato prefigurato sia nel suo ruolo profetico, (per esempio da Mosè), sia nel suo ruolo sacerdotale (da Melchisedek, come descritto nel settimo capitolo della Lettera agli Ebrei), sia nel suo ruolo regale (da Davide). 
Vi è però  un archetipo antichissimo, che ha prefigurato il martirio sacrificale di Cristo, ed è quello di Abele. 
Vediamo a tale proposito un passaggio della Lettera agli Ebrei (12, 22-24):

Al contrario vi siete avvicinati al monte Sion, alla città del Dio vivente, alla assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, a Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti, giunti al perfezionamento, a Gesù mediatore di un’allenaza nuova, e al sangue di aspersione che parla meglio di quello di Abele. 

Il sacrificio di Abele prefigura quindi quello di Gesù Cristo. Tuttavia lo spargimento del sangue di Cristo ha un’importanza infinitamente maggiore di quello di Abele, in quanto è servito per espiare i peccati e per sancire la Nuova Alleanza. 
Come sappiamo Abele fu ucciso da suo fratello Caino, per pura malvagità. Vediamo a tale proposito la Prima Lettera di Giovanni (3, 10-12): 

In questo si rendono manifesti i figli di Dio e i figli del diavolo: chiunque non compie la giustizia non è da Dio, come pure chi non ama il proprio fratello. Poichè questo è l’annuncio che avete ascoltato fin dal principio: dobbiamo amarci gli uni agli altri. Non come Caino, il quale era dal maligno e ha ucciso il suo fratello. E per quale motivo lo ha ucciso? Perchè le sue opere erano malvagie, mentre quelle del suo fratello erano giuste. 

Il sangue di Abele è pertanto un archetipo del prezioso sangue di Cristo, che è stato versato per l’espiazione dei peccati. 
Gesù stesso ha citato il sangue di Abele. Vediamo il passaggio corrispondente nel Vangelo di Matteo (23, 35): 

Verrà cosí su di voi tutto il sangue innocente sparso sulla terra, dal sangue del giusto Abele fino a quello di Zaccaria figlio di Barachia, che uccideste fra il santuario e l’altare. 

Anche la offerta di un agnello per il Signore da parte di Abele, (Genesi 4, 4), prefigura il sacrificio finale e perfetto da parte di Gesù Cristo (l’Agnello di Dio, Vangelo di Giovanni, 1, 29). 
Abele, il primo martire e il primo essere umano ad essere stato ucciso ingiustamente, fu anche il primo essere umano a comprendere il concetto dell’offerta sacrificale. Fu il primo uomo a sperimentare, per fede, che attraverso il sangue innocente di un agnello, un peccatore diventa giusto davanti a Dio. A tale proposito vediamo questo passaggio della Lettera agli Ebrei (11, 4): 

Per la fede Abele offrí a Dio un sacrificio più prezioso di quello di Caino, e per essa ricevette la testimonianza di essere giusto, perchè Dio rendeva testimonianza ai doni di lui, e per essa dopo la morte continua a parlare. 

Il sacrificio di Abele è l’archetipo del sacrificio finale e perfetto di Gesù Cristo anche perchè Abele fu ucciso ingiustamente, per pura malvagità. Anche Gesù Cristo fu ucciso ingiustamente, per pura malvagità da parte dei sacerdoti del tempio, che non vollero riconoscere in lui l’Unigenito Figlio di Dio. 
Inoltre la malvagità di Caino non ha silenziato Abele, come il calvario non ha silenziato Gesù Cristo. Al contrario, Gesù Cristo nel calvario ha, con la sua morte espiatoria, sconfitto il peccato. E con la sua gloriosa Resurrezione il Figlio di Dio ha dimostrato che ogni giusto, come Abele, sarà resuscitato nell’ultimo giorno. 

Yuri Leveratto

Illustrazione: morte di Abele, Gustave Doré

mercoledì 8 novembre 2017

Chi è Dio Padre


Nel celebre “Dialogo con Trifone”, il filosofo Giustino, ancora non convertitosi a Cristo, risponde così alla richiesta di definire Dio: 

Ciò che permane sempre identico a se stesso e che è la causa dell’essere di tutte le altre realtà, questo è Dio”. 

In seguito Giustino si è convertito a Cristo ed è diventato uno dei più acuti difensori della rivelazione divina in Gesù Cristo. 
Innanzitutto bisogna ricordare che Gesù Cristo ha rivelato che Dio, pur essendo unico è anche trino. Gesù Cristo ha rivelato la meravigliosa e splendente Trinità. 
Per Trinità si intende che Dio sia unico, e che unica sia la sua “sostanza”, ma che essa sia presente in tre persone, distinte tra di loro. Queste tre persone non sono tre aspetti della stessa Divinità, ma sono tutte e tre Dio. Queste tre persone sono: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. 
Secondo questa credenza pertanto, il Padre non è il Figlio; il Figlio non è lo Spirito Santo e lo Spirito Santo non è il Padre, ma tutti e tre sono allo stesso tempo, Dio. Vi sono molti versi biblici che indicano che i primi cristiani credevano nella Trinità. A tale proposito rimando al mio articolo dove li ho citati. (1). 

La definizione che Giustino diede di Dio non è errata, ma entriamo nell’argomento supportandoci con citazioni biliche. In questo modo capiremo che visione di Dio avevano gli ebrei che scrissero la Bibbia. 

In prima analisi la Bibbia attesta che Dio è eterno. 

Salmi (90, 2):

Prima che nascessero i monti
e la terra e il mondo fossero generati,
da sempre e per sempre tu sei, o Dio.

Salmi (102, 27): 

Essi periranno, tu rimani;
si logorano tutti come un vestito,
come un abito tu li muterai ed essi svaniranno.

Dio non ha prinicipio ne fine. Esisteva prima del tempo e creò il tempo in un certo momento dell’eternità. E’ un essere che esiste eternamente, e per lui il passato, il presente e il futuro sono un istante nel tempo. Dio vive nell’eternità. Sempre è stato e sempre sarà. 

Dio è onnipotente: 

Geremia (32, 17):

Ah, Signore Dio, con la tua grande potenza e la tua forza hai fatto il cielo e la terra; nulla ti è impossibile.

Geremia (32, 27): 

“Ecco, io sono il Signore, Dio di ogni essere vivente; c’è forse qualcosa di impossibile per me?

Dio può fare qualsiasi cosa, conseguentemente alla sua natura buona e giusta. 

Dio non può fare il male, in quanto Egli è giusto. 

Habacuc (1, 13):

Tu dagli occhi così puri
che non puoi vedere il male
e non puoi guardare l’oppressione,
perchè, vedendo i perfidi, taci,
mentre il malvagio ingoia chi è più giusto di lui?

Non può mentire, Lettera a Tito (1, 2):

nella speranza della vita eterna – promessa fin dai secoli eterni da Dio, il quale non mente,

E’ sempre Fedele a se stesso, (Seconda Lettera a Timoteo 2, 13): 

se siamo infedeli, lui rimane fedele,
perchè non può rinnegare se stesso.

E’ onniscente: 

Geremia (23, 23-24): 

Sono forse Dio solo da vicino?
Oracolo del Signore.
Non sono Dio anche da lontano?
Può nascondersi un uomo nel nascondiglio
senza che io lo veda?
Oracolo del Signore.
Non riempio io il cielo e la terra?
Oracolo del Signore.

Proverbi (15, 3):

Lui sa esattemente tutto quello che succede nell’istante che succede e lo sa con esattezza e in modo completo. Non necessita di nessun insegnamento. Non ha bisogno di nessun maestro, consigliere, o informazione. Sa tutto ciò che si può sapere. 

E’ onnipresente: 

Salmi (139, 7-12):  

Dove andare lontano dal tuo spirito?
Dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei;
se scendo negli inferi, eccoti.
Se prendo le ali dell’aurora
per abitare all’estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.
Se dico: «Almeno le tenebre mi avvolgano
e la luce intorno a me sia notte»,
nemmeno le tenebre per te sono tenebre
e la notte è luminosa come il giorno;
per te le tenebre sono come luce.

Atti degli Apostoli (17, 27-28):

perchè cerchino Dio, se mai, tastando qua e là come ciechi, arrivino a trovarlo, benchè non sia lontano da ciascuno di noi. 28In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come hanno detto anche alcuni dei vostri poeti: “Perchè di lui anche noi siamo stirpe”.

E’ l’unico Dio vivo e vero.

Dio vive 

Vangelo di Matteo (16, 16):  

Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

Dio è vero: 

Prima Lettera ai Tessalonicesi (1, 9): 

sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero

Ugualmente all’uomo Dio vede, ascolta, parla, sente e agisce. Però malgrado ciò, Dio non può essere visto. Egli è Spirito e può pertanto, essere presente in ogni luogo allo stesso tempo 

Vangelo di Giovanni (4, 24): 

Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».

Oltre ad aver creato l’universo Dio lo amministra, lo sostiene. Vediamo a tale proposito questo passaggio della Lettera ai Colossesi (1, 16-17): 

perchè in lui furono create tutte le cose
nei cieli e sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili:
Troni, Dominazioni,
Principati e Potenze.
Tutte le cose sono state create
per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose
e tutte in lui sussistono.

E’ la logica stessa che prova che Dio ha creato questa terra e continua amministrandola. Infatti l’uomo dipende per completo dalla terra per il suo sostentamento. L’uomo ha bisogno di aria, di acqua, di luce solare e di piante. Senza questi elementi funzionanti l’uomo perirebbe in poco tempo. Inoltre la vita non appartiene all’uomo, pertanto l’uomo non è il Signore della vita.

Dio ha creato le leggi naturali che reggono il mondo, vediamo a tale proposito due passaggi della Genesi e uno del libro di Neemia. 

Genesi (1, 14): 

Dio disse: «Ci siano fonti di luce nel firmamento del cielo, per separare il giorno dalla notte; siano segni per le feste, per i giorni e per gli anni

Genesi (1, 29-30):

Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutti gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne. 

Neemia (9, 6): 

Tu, tu solo sei il Signore,
tu hai fatto i cieli, i cieli dei cieli
e tutto il loro esercito,
la terra e quanto sta su di essa,
i mari e quanto è in essi;
tu fai vivere tutte queste cose
e l’esercito dei cieli ti adora.

Oltre a ciò Dio è il nostro redentore, il nostro liberatore, il nostro Salvatore. 
La natura perfettamente giusta di Dio Padre gli impedisce di non occuparsi del peccato degli uomini. Ognuno di noi umani, essendo peccatori meriteremmo un castigo eterno per i nostri peccati contro il Padre. Ma Egli, essendo perfettamente buono, ha deciso di inviare suo Figlio sulla terra con lo scopo di soffrire per i nostri peccati, al posto nostro. A tale proposito leggiamo questo celebre passaggio del Vangelo di Giovanni (3, 16-17): 

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

In ultima analisi Dio è il nostro giudice ultimo. Vediamo a tale proposito alcune citazioni bibliche: 

Apocalisse (20, 12): 

E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. E i libri furono aperti. Fu aperto anche un altro libro, quello della vita. I morti vennero giudicati secondo le loro opere, in base a ciò che era scritto in quei libri.

Lettera ai Romani (14, 12):

Quindi ciascuno di noi renderà conto di se stesso a Dio.

Vangelo di Matteo (12, 36-37): 

Ma io vi dico: di ogni parola vana che gli uomini diranno, dovranno rendere conto nel giorno del giudizio; infatti in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato».

Seconda Lettera ai Corinzi (5, 10): 

Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male.

Vangelo di Matteo (25, 32): 

Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, 

Dio ci giudicherà per mezzo di Gesù Cristo. 

Atti degli Apostoli (17, 30-31): 

Ora Dio, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, ordina agli uomini che tutti e dappertutto si convertano, perché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare il mondo con giustizia, per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti».

Yuri Leveratto

martedì 7 novembre 2017

Riflessioni sulla “Prima Apologia” del greco Giustino, primo filosofo cristiano


Giustino nacque a Flavia Neapolis, l’odierna Nablus, in Israele, nel 100 d.C. Proveniva da una famiglia greca pagana. Lui stesso riferisce che l’interesse per la ricerca della verità lo porto ad accostarsi e a studiare le filosofie degli stoici, dei peripatetici e dei pitagorici. Però nessuna di queste lo convinse. Quindi si dedicò allo studio di Platone, ma un giorno, un anziano, gli descrisse il senso del Cristianesimo (fatto descritto nell’opera “Dialogo con Trifone”). Da allora dedicò la sua vita alla difesa della fede cristiana. Fondò quindi una scuola apologetica cristiana a Roma, e uno dei suoi allievi fu Taziano. Secondo il “Martirium S.Justini et Sociorum”, Giustino fu mandato a morte insieme ad altri sei martiri nel 165 d.C., per ordine di Giunio Rustico. 
Tre opere principali di Giustino sono giunte fino a noi: la prima apologia; la seconda apologia e il dialogo con Trifone. 
Per comprendere meglio il pensiero di Giustino analizzaremo alcuni brani della sua “Apologia Prima” 

X. 
1. Noi invece abbiamo appreso che Dio non ha bisogno di offerte materiali da parte di uomini, dal momento che vediamo che è Lui stesso a somministrare ogni cosa; abbiamo imparato, e ne siamo convinti e crediamo, che Egli accoglie solo coloro che imitano il bene che è in Lui, cioè sapienza e giustizia e benignità, e tutto ciò che è proprio di Dio, il quale non può prendere alcun nome che Gli si imponga.
2. Abbiamo appreso anche che Egli, in quanto è buono, ha creato in principio tutte le cose dalla materia informe per gli uomini; e se questi si mostreranno, nei fatti, degni del Suo volere, abbiamo appreso che diverranno degni di vivere con Lui regnando insieme con Lui, resi incorruttibili ed immuni dal dolore.

Da questi passaggi si evince un cambio di direzione rispetto alla fede giudaica. Giustino asserisce che Dio non ha bisogno di offerte materiali (sacrifici animali). Inoltre Giustino afferma che chi segui il bene sarà accolto da Dio, al quale non si può imporre alcun nome. 

XI. 
1. E voi, sentito dire che noi attendiamo un regno, senza riflessione avete supposto che parlassimo di un regno umano, mentre parliamo di quello divino, come appare anche dal fatto che, interrogati da voi, confessiamo di essere cristiani, pur sapendo che per chi confessa è riservata, come pena, la morte. 
2. Se, infatti, ci attendessimo un regno terreno, negheremmo per non essere uccisi e cercheremmo di vivere nascosti per conseguire il nostro scopo: ma, dal momento che abbiamo le speranze rivolte non al presente, non ci diamo pensiero di coloro che ci uccidono: in ogni modo si deve morire.

Con la logica Giustino dimostra che i cristiani non erano e non potevano essere dei violenti, dei sobillatori o rivoluzionari armati. Infatti se essi avessero lottato per un regno terreno avrebbero cercato di vivere nelle tenebre nascondendosi per poter attaccare e conseguire il loro scopo. Ma essi vivevano alla luce del sole, predicavano Gesù Cristo e non lo rinnegavano, sapendo di poter essere mandati a morte. 

XIII – 
3. Dimostreremo poi che a ragione noi veneriamo Colui che ci è stato maestro di queste dottrine, e per questo è stato generato, Gesù Cristo, crocifisso sotto Ponzio Pilato, governatore della Giudea al tempo di Tiberio Cesare; abbiamo appreso che Egli è il figlio del vero Dio, e Lo onoriamo al secondo posto, ed in terzo luogo lo Spirito Profetico.

In questo passaggio innanzitutto Giustino conferma la storicità della predicazione e morte di Gesù Cristo. Quindi dimostra di credere nella Trinità. 

XIV.- 
1. Vi diciamo innanzitutto di guardarvi dal farvi trarre in inganno dai demoni da noi prima accusati, e dal lasciarvi distogliere dal venire a piena conoscenza e dal comprendere quanto vi si dice (si sforzano infatti di avervi come schiavi e servitori: talvolta attraverso apparizioni di sogni, talvolta attraverso astuzie di magia, riducono in proprio potere tutti coloro che in nessun modo lottano per la propria salvezza); così come anche noi, dopo aver creduto nel Logos, ci siamo allontanati da loro, e seguiamo il solo ingenerato Iddio, per mezzo del Suo Figlio. 
2. Noi che prima godevamo della dissolutezza, ora amiamo solo la continenza; noi che usavamo arti magiche, ora ci siamo consacrati al Dio buono ed ingenerato; noi che ambivamo, più degli altri, a conseguire ricchezze e beni, ora mettiamo in comune anche ciò che abbiamo e lo spartiamo con i bisognosi. 
3. Noi che ci odiavamo l'un l'altro e ci uccidevamo e non spartivamo il focolare con coloro che non erano della nostra stirpe o avevano diversi costumi ora, dopo la manifestazione di Cristo, viviamo in comunità e preghiamo per i nemici e ci sforziamo di persuadere quanti ingiustamente ci odiano affinchè, vivendo secondo i buoni comandamenti di Cristo, abbiano la bella speranza di ottenere, insieme con noi, la stessa ricompensa da parte di Dio, signore di tutte le cose.

In questi passaggi Giustino avverte che i demoni sono sempre in agguato, e appaiono in sogni, pensieri impuri, o magia. Ma una volta conosciuto il Logos, l’uomo se ne allontana. 
Inoltre Giustino descrive che in seguito al ravvedimento, i cristiani non si dedicano più a conseguire ricchezze e beni materiali ma vivono in comunità e si dedicano ad aiutare i bisognosi. Interessante notare che Giustino afferma che anteriormente non si “spartiva il focolare” con genti di altra stirpe, mentre ora si accolgono tutti.

XVIII.
6. Al pari di essi date retta, dunque, anche a noi: noi che, non meno di loro, anzi di più, crediamo in Dio, noi che speriamo di riprendere i nostri corpi, anche se morti e gettati nella terra, poichè diciamo che nulla è impossibile a Dio.

XIX – 
1. E, per chi ci pensa bene, qualora non esistessimo nel corpo, cosa potrebbe apparire più incredibile del fatto che qualcuno ci dicesse che da una piccola stilla del seme umano è possibile che derivino e ossa e nervi e carne, manifestata con la forma che noi vediamo?
2. Immaginiamo ora per ipotesi: se voi non foste così come siete nè foste generati da tali persone, e qualcuno, mostrandovi il seme umano e poi un'immagine dipinta, affermasse con assoluta certezza che da un simile seme nasce un essere siffatto, prima di vederlo, voi ci credereste? Nessuno oserebbe negare che non gli credereste! 
3. Nello stesso modo, perchè non avete ancora visto un morto resuscitare siete dominati dall'incredulità. 
4. Ma, come all'inizio non avreste creduto che potessero nascere uomini così fatti da una piccola stilla, eppure li vedete formati, così dovete pensare che non sia impossibile che i corpi umani, dissolti e disfatti nella terra come semi, al momento opportuno, per ordine di Dio, risorgano e "si rivestano di incorruttibilità".

In questi passaggi del diciottesimo e diciannovesimo capitolo Giustino difende il concetto di Risurrezione dei corpi. Infatti se da un piccolo seme nasce e si sviluppa un bambino, evento realmente miracoloso e meraviglioso guidato da Dio, allora si può credere anche che Dio renda nuovamente vivo un corpo morto.

XXIII. – 
1. Affinchè ormai appaia evidente anche questo, vi dimostreremo che quanto noi diciamo, per averlo imparato da Cristo e dai Profeti che lo precedettero, è la sola verità, e che è più antica di tutti gli scrittori; e che chiediamo di essere creduti non perchè diciamo le stesse cose ma perchè diciamo la verità: 
2. che il solo Gesù Cristo è stato propriamente generato figlio di Dio, Suo Logos e primogenito e potenza operatrice e, fatto uomo per Sua volontà, ci ha dato questi insegnamenti per la liberazione e la rigenerazione del genere umano;

In questo passaggio Giustino afferma che solo Gesù Cristo è Figlio di Dio. E solo attraverso i suoi insegnamenti l’uomo può liberarsi e rigenerarsi. 

XXVI. 5. Vi è poi un certo Marcione del Ponto, il quale tuttora insegna ai suoi seguaci a credere che esiste un altro Dio superiore al creatore. Costui, in mezzo ad ogni genere di uomini, con l'aiuto dei demoni, è riuscito a far sì che molti pronuncino bestemmie e neghino che Dio sia creatore dell'universo, e ammettano che un altro, il quale sarebbe superiore a Lui, ha compiuto cose maggiori di lui.

Giustino afferma che le dottrine di Marcione sono false. Anche altri filosofi cristiani del II secolo hanno confutato le tesi di Marcione, come per esempio Tertulliano. 

XXXI. – 
2. Quando Tolomeo, re d'Egitto, apprestava una biblioteca e cercava di raccogliervi gli scritti di tutti gli uomini, avuta notizia anche di queste Profezie, mandò a chiedere all'allora re dei Giudei, Erode, di inviargli i libri dei Profeti. 
3. Ed il re Erode gli inviò i libri scritti nella lingua ebraica, come ho detto prima. 
4. Però, poichè il loro contenuto non era comprensibile agli Egizi, di nuovo mandò a chiedere di inviargli dei traduttori in lingua greca.
5. Fatto ciò, i libri sono rimasti presso gli Egizi fino ad ora, e si trovano dovunque, presso tutti i Giudei. Questi, però, pur sapendoli leggere, non ne comprendono il contenuto, ma ci ritengono avversari e nemici, e, come voi, ci uccidono e ci perseguitano quando possono, come potete constatare anche voi. 
6. Infatti, anche nella recente guerra Giudaica, Barkokeba, il capo della rivolta dei Giudei, comandava che venissero condotti a crudeli supplizi solo i cristiani, se non rinnegavano e bestemmiavano Gesù Cristo.
7. Tuttavia è proprio nei libri dei Profeti che trovammo vaticinato il nostro Gesù Cristo, la sua venuta, la sua nascita da una vergine, il suo divenire uomo, il suo guarire ogni malattia e ogni infermità, il suo risuscitare i morti; trovammo che sarebbe stato odiato, ignorato e crocifisso, che sarebbe morto e risorto e salito al cielo; che è ed è chiamato figlio di Dio, e che alcuni uomini sono inviati da Lui ad annunziare queste cose a tutto il genere umano e che avrebbero creduto in Lui di preferenza i pagani.

In questi passaggi si nota che Giustino da importanza alle profezie dell’Antico Testamento riferite alla missione di Gesù Cristo. 

XXXVI. – 
1. Quando udite le parole dei Profeti pronunziate come se fossero loro, non crediate che siano pronunziate da essi stessi sotto ispirazione, bensì dal Logos divino che le muove. 
2. Questi infatti ora preannunzia il futuro sotto forma di predizione, ora parla come in persona di Dio, Signore e Padre di ogni cosa, ora come in persona di Cristo, ora come in persona di popoli che rispondono al Signore od al Padre Suo: una cosa simile si può vedere anche presso i vostri scrittori, che introducono vari personaggi dialoganti, pur essendo uno solo colui che scrive il tutto.
3. Non comprendendo questo, i Giudei, che pure hanno i libri dei Profeti, non riconobbero Cristo neppure quando comparve; anzi, odiano noi, poichè affermiamo che Egli è venuto e dimostriamo che è stato da loro crocifisso, come era stato annunziato.

Giustino si sofferma ancora sulle profezie, così importanti per individuare che Gesù è realmente il Cristo, il Messia che Israele aspettava da secoli. Tuttavia fa notare che furono proprio i giudei a non riconoscere il Cristo in Gesù di Nazaret.

XXXIX. – 
1. Quando lo Spirito Profetico parla per annunziare il futuro, si esprime così: "Da Sion infatti uscirà una legge, il Logos del Signore da Gerusalemme, e giudicherà nel mezzo delle genti ed accuserà molto popolo. E ridurranno le loro spade in aratri e le loro lance in falci e non impugneranno più la spada, gente contro gente, e non impareranno più a fare la guerra". 
2. E che così è avvenuto, potete persuadervene. 
3. Infatti da Gerusalemme uscirono nel mondo dodici uomini: erano ignoranti ed incapaci di parlare, ma, per la potenza di Dio, rivelarono a tutto il genere umano che erano mandati da Cristo ad insegnare a tutti la sua parola. E noi, che un tempo ci uccidevamo l'un l'altro, non solo non facciamo guerra ai nemici, ma, per non mentire nè ingannare quelli che ci giudicano, volentieri moriamo confessando il Cristo.

Qui Giustino descrive gli Apostoli, che furono inviati da Gesù Cristo in tutto il mondo per far conoscere a tutti la Buona Novella. Giustino afferma che ciò è servito, in quanto ora regna la pace e i cristiani accolgono genti di differenti etnie. 

XLII.
4. Invece il nostro Gesù Cristo, crocifisso e morto, resuscitò, e regnò dopo essere asceso al cielo; e per l'annuncio che da parte sua è stato portato dagli Apostoli a tutte le genti c'è gioia per quanti attendono l'immortalità annunciata da Lui.

Giustino annuncia il Vangelo: Gesù Cristo è morto e quindi è risuscitato, pertanto ha vinto la morte. E’ quindi il Signore della vita e può darla in eterno a chi crede in lui. 

XLIII. – 
1. Perchè nessuno, da quanto è stato da noi detto, ci pensi sostenere che gli avvenimenti soggiacciono inesorabilmente al fato, per il fatto di essere predetti come preconosciuti, scioglieremo anche questo nodo. 
2. Noi abbiamo appreso dai Profeti, e dimostriamo essere vero, che le punizioni e le pene e le buone ricompense vengono assegnate a ciascuno secondo il merito delle sue azioni. Perchè, se non fosse così, ma tutto si compisse per destino, non esisterebbe per nulla il libero arbitrio. Se infatti fosse già stabilito che l'uno sia buono e l'altro cattivo, nè quello sarebbe da lodare, nè questo da biasimare.
3. D'altra parte, se il genere umano non ha facoltà di fuggire il male, e di preferire il bene per libera scelta, non è responsabile, qualsiasi azione compia. 
4. Noi dimostriamo invece che l'uomo è virtuoso o fa il male per libera scelta. 
5. Vediamo infatti che un medesimo uomo passa da un comportamento a quello opposto. 
6. Se fosse stabilito che egli sia o cattivo o buono, non sarebbe mai soggetto a comportamenti contrapposti, nè muterebbe più volte. Non ci sarebbero nè i buoni ne i cattivi, poichè si dimostrerebbe che il destino è la causa sia del bene sia del male, e che esso perciò è contraddittorio in se stesso; oppure che noi riteniamo vero quanto riportato prima, che cioè virtù o vizio non sono nulla, e le cose sono buone o cattive solo a giudizio personale: il che, come la retta ragione dimostra, è massima empietà e ingiustizia.
7. Noi invece sosteniamo che fato ineluttabile è soltanto questo, che esiste un premio per chi sceglie il bene, e parimenti giusti castighi per chi sceglie il contrario: perchè Dio ha fatto l'uomo non come gli altri esseri, come alberi e quadrupedi, incapaci di agire per libera scelta. Infatti non sarebbe meritevole nè di ricompensa nè di lode, se non scegliesse egli stesso il bene, ma fosse buono per natura; nè, se fosse cattivo, sarebbe giusto che ricevesse una punizione, poichè non sarebbe tale per una scelta, bensì perchè non potrebbe essere diverso da come è.

Questi passaggi provano che Giustino credeva che l’uomo è stato creato libero di scegliere tra il bene e il male. La predestinazione assoluta, concetto sviluppato più tardi dal dogmatico Agostino di Ippona, non rientra nel pensiero di Giustino. Anche altri filosofi cristiani del II e del III secolo si espressero in modo concordante con Giustino, vediamo a tale proposito questa citazione di Archelao (250-300 d.C.): “Tutte le creature che Dio fece, le fece bene. E diede a ogni individuo la percezione del libero arbitrio, e per la stessa norma istituì la legge del giudizio…ed è ovvio che chi vuole può rispettare i comandamenti. Chiunque invece li disprezzi e faccia il contrario dei comandamenti, senza dubbio dovrà scontrarsi con questa legge del giudizio… non c’è dubbio che ogni individuo, usando la sua propria volontà, possa fissare il corso della sua vita nella direzione che più gli piaccia.” (Archelao, “disputa con Mani”, 32-33).  

XLVI. – 
1. Affinchè nessuno, sragionando, cerchi di distorcere i nostri insegnamenti - poichè affermiamo che Cristo è nato centocinquant'anni fa sotto Cirino, e ci insegnò quello che noi diciamo, qualche tempo dopo, sotto Ponzio Pilato - e obietti che tutti gli uomini che vissero prima sarebbero irresponsabili, noi preverremo e scioglieremo questa difficoltà. 
2. Ci è stato insegnato che Cristo è il primogenito di Dio, ed abbiamo già dimostrato che Egli è il Logos di cui fu partecipe tutto il genere umano.
3. E coloro che vissero secondo il Logos sono cristiani, anche se furono giudicati atei, come, tra i Greci, Socrate ed Eraclito ed altri come loro; tra i barbari, Abramo ed Anania ed Azaria e Misaele ed altri molti, l'elenco delle cui opere e dei cui nomi ora tralasciamo, sapendo che è troppo lungo.

Innanzitutto Giustino ci comunica che Gesù è nato sotto il governatore Cirino, fornendo un importante dato storico. Inoltre scrive che Gesù nacque centocinquanta anni prima della stesura di questa Apologia. 
Poi Giustino fa un accenno alla salvezza di chi ha vissuto prima di Cristo. Secondo la Bibbia, si salvava la persona che aveva fede nel fatto che Dio si sarebbe occupato dei suoi peccati inviando il Messia. Giustino conferma questa tesi, sostenendo che alcune persone, pur non conoscendo il messaggio bìblico, si salvarono in quanto avevano fede nel Logos, in Dio. 

XLIX. – 
1. Ed ancora: ecco come è stato predetto dallo stesso Isaia che i popoli che non l'attendevano l'avrebbero adorato, mentre i Giudei, che l'avevano atteso, non l'avrebbero riconosciuto alla Sua comparsa. Le parole sono riferite come pronunciate dalla persona di Cristo stesso. 
2. Eccole: "Fui conosciuto da quelli che non domandavano di me, fui trovato da quelli che non mi cercavano. Dissi - Eccomi - alle genti che non invocavano il mio nome. Ho disteso le mani ad un popolo incredulo e renitente, a coloro che camminano per una via non retta, bensì seguendo i loro peccati. Il popolo è quello che mi provoca a sdegno di fronte a me". 
3. I Giudei infatti, pur avendo le Profezie, ed essendo sempre in attesa di Cristo, quando venne non Lo riconobbero; non solo: Lo uccisero. 
4. Invece i Gentili che non avevano mai udito parlare di Cristo, finchè gli Apostoli, usciti da Gerusalemme, non Lo fecero conoscere e diffusero le Profezie, pieni di gioia e di fede, rinnegarono gli idoli e si consacrarono al Dio ingenerato, mediante Cristo.

Giustino risalta molto le profezie, ed in particolare quelle di Isaia. Fa notare che furono proprio i gentili, che non avevano ma sentito parlare del Messia che riconobbero in Cristo il Salvatore del mondo. 

L. – 
1. Udite le Profezie pronunciate a proposito del fatto che Cristo, fattosi uomo per noi, sopportò di patire e di essere infamato e che di nuovo sarebbe ritornato in gloria. 
2. Eccole: "In cambio dell'essere stata consegnata a morte la Sua anima e dell'essere annoverato tra gli iniqui, Egli prese su di sè i peccati di molti e propizierà il perdono agli iniqui". 
3. "Ecco il mio servo intenderà e sarà innalzato e molto glorificato. Come molti stupiranno su di te, così il tuo aspetto e la tua fama saranno disprezzati dagli uomini; così molte genti si meraviglieranno ed i re chiuderanno la loro bocca. Poichè coloro ai quali Egli non fu annunziato, crederanno, e quelli che non ne hanno udito parlare comprenderanno". 
4. "Signore, chi prestò fede alle nostre parole? E il braccio del Signore a chi fu svelato? L'annunziammo all'aspetto come un fanciullino, come radice in terra arida. Non ha parvenza nè splendore, e noi lo vedemmo, e non aveva parvenza nè bellezza, ma il Suo aspetto era spregevole e manchevole dinanzi agli uomini; uomo che era coperto di piaghe, cosciente di subire patimenti, poichè il suo volto fu stravolto, disonorato e non considerato. Questi prende su di sè i nostri peccati e soffre per noi, e noi comprendemmo che era sofferente, con piaghe e mali. Egli fu piagato per le nostre iniquità e ridotto allo sfinimento per i nostri peccati. Un ammaestramento di pace è su di Lui, per le Sue lividure noi fummo guariti. Tutti come pecore traviammo, l'uomo dalla sua via traviò; Egli consegnò se stesso per i nostri peccati e non aprì bocca, pur tra i maltrattamenti. Come pecora fu condotto al sacrificio e come agnello muto davanti a chi lo tosa, così non aprì bocca. Nell'umiliazione fu giudicato". 
5. Dopo la crocifissione, persino i Suoi discepoli Lo abbandonarono tutti dopo averlo rinnegato; in seguito, però - dopo che fu resuscitato dai morti ed apparve a loro, e dopo che ebbe insegnato a leggere le Profezie nelle quali erano predetti tutti questi avvenimenti -, essi, vistolo ascendere al cielo credettero e ricevettero di lassù la forza inviata loro da Lui, andarono presso ogni stirpe umana, insegnarono queste cose e furono chiamati apostoli.

Ancora Giustino risalta la famosa profezia di Isaia riferita alla sofferenza e al trionfo del Servo. Fa notare quindi che la morte di Gesù Cristo ha avuto valore salfifico infinito, sufficente ad espiare tutti i peccati del mondo. 

LIV. – 
1. Coloro che insegnano le mitiche invenzioni dei poeti non offrono alcuna dimostrazione ai giovani discepoli; anzi, dimostriamo che esse sono state create dai cattivi demoni per ingannare e traviare il genere umano. 
2. Infatti, avendo udito preannunziare dai Profeti la venuta di Cristo e la punizione degli empi nel fuoco, i demoni offrivano di rimando le favole di molti che si dicevano figli di Zeus, pensando che avrebbero potuto far sì che gli uomini considerassero le Profezie di Cristo come racconti fantastici, simili a quelli propalati dai poeti.

Con questi passaggi Giustino vuole risaltare che la vicenda di Cristo fu un fatto storico, reale, e non ebbe nulla a che vedere con racconti fantastici e mitici degli dei pagani. 

LVII. – 
1. I cattivi demoni non riescono a persuadere che non esiste il fuoco come punizione per gli empi, così come non poterono tenere nascosta la venuta di Cristo. Solo questo possono fare: che chi vive contro ragione, è cresciuto perversamente nei cattivi costumi ed è schiavo delle false opinioni, ci uccida e ci odi. Noi comunque non solo non li odiamo, ma - come è dimostrato - ne abbiamo pietà e desideriamo persuaderli a cambiare.

Malgrado vi erano persone che odiavano i cristiani, considerando che essi non propiziavano gli dei pagani, Giustino ribadisce che i cristiani non odiano nessuno, anzi amano e hanno pietà dei non credenti in Cristo. 

LVIII. – 
1. Come abbiamo detto, i cattivi demoni esibirono anche Marcione del Ponto, il quale ancora oggi insegna a negare Dio creatore di tutte le cose del cielo e della terra e Cristo Suo figlio, preannunziato dai Profeti; egli annunzia una sorta di altro dio accanto al Creatore dell'universo, e parimenti un altro figlio. 
2. Molti, prestandogli fede, come se fosse il solo a sapere la verità, si burlano di noi pur non avendo alcuna prova delle loro affermazioni; irragionevolmente, come agnelli afferrati dal lupo, diventano preda delle dottrine atee e di demoni. 
3. Infatti questi demoni non aspirano ad altro che ad allontanare gli uomini dal Dio che li ha creati e dal Suo primogenito, Cristo. Quanti non riescono ad innalzarsi dalla terra, essi li inchiodarono e li inchiodano alle cose terrene e costruite dalle mani dell'uomo, mentre subdolamente sviano e gettano nell'empietà quanti intendono volgersi alla contemplazione delle cose di Dio se non sono dotati di salde capacità di ragionamento e non conducono una vita pura e libera da passioni.

Giustino utilizza ancora l’esempio dello gnostico Marcione per ribadire che sono i demoni ad ispirare tali false dottrine. Infatti per Giustino i demoni non hanno altro obiettivo se non quello di allontanare le persone da Cristo. 

LXI. – 
1. Esporremo in quale modo ci siamo consacrati a Dio, rinnovati da Cristo, affinchè non sembri che, tralasciando questa parte, viziamo in qualche modo la nostra esposizione. 
2. A quanti siano persuasi e credano che sono veri gli insegnamenti da noi esposti, e promettano di saper vivere coerentemente con questi, si insegna a pregare ed a chiedere a Dio, digiunando, la remissione dei peccati, mentre noi preghiamo e digiuniamo insieme con loro. 
3. Poi vengono condotti da noi dove c'è l'acqua, e vengono rigenerati nello stesso modo in cui fummo rigenerati anche noi: allora infatti fanno il lavacro nell'acqua, nel nome di Dio, Padre e Signore dell'universo, di Gesù Cristo nostro salvatore e dello Spirito Santo. 
4. Poichè Cristo disse: "Se non sarete rigenerati, mai entrerete nel regno dei cieli": è chiaro a tutti che è impossibile, una volta che si sia nati, rientrare nel ventre della madre.

Giustino descrive la cerimonia del battesimo. Essa non era attuata all’infante appena nato, come sosterrà più avanti Agostino d’Ippona, ma nell’età della ragione. Ancora una volta Giustino ribadisce la sua salda fede nella Trinità, ripetendo la formula battesimale. 

LXIII. 
- 1. Tutti i Giudei anche ora insegnano che il Dio ineffabile ha parlato a Mosè. Per questo lo Spirito Profetico, rimproverandoli per bocca del già nominato profeta Isaia - come scrivemmo sopra - disse: "Il bue conosce il suo padrone e l'asino la mangiatoia del suo padrone, ma Israele non conobbe me ed il suo popolo non mi ascoltò". 
2. E Gesù Cristo, egualmente li rimproverò e disse: "Nessuno conosce il Padre se non il Figlio, nè il Figlio se non il Padre, e coloro a cui il Figlio l'abbia rivelato". 
3. Il Logos di Dio è Suo figlio, come abbiamo già detto. Questi è chiamato "inviato" e "nunzio", poichè è lui ad annunziare che cosa bisogna conoscere, ed è inviato per spiegare quanto viene annunziato, come disse anche il Signore nostro: "Chi ascolta me ascolta colui che mi ha inviato". 
4. Questo apparirà chiaro anche negli scritti di Mosè. In essi è detto così: "E parlò a Mosè l'inviato di Dio nella vampa di fuoco dal rovo e disse: Io sono colui che è, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, il Dio dei tuoi padri. Scendi in Egitto e conduci fuori il mio popolo".
5. Se volete, potete apprendere il resto da quei libri, poichè non è possibile riportarne tutto il contenuto. 
6. Ma queste parole stanno a dimostrare che Gesù Cristo è figlio ed inviato di Dio: egli che prima era Logos, apparso ora in forma di fuoco ora in immagine incorporea, al nostro tempo, per volere di Dio fattosi uomo per amore del genere umano, sopportò anche di patire quanto i demoni gli procurarono per opera degli stolti Giudei. 
7. Costoro, pur trovando chiaramente scritto nei libri di Mosè "E l'inviato di Dio parlò a Mosè in vampa di fuoco dal rovo, e disse - Io sono colui che è, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe -", sostengono che queste parole furono pronunciate dal Padre e creatore dell'universo. Proprio per questo lo Spirito Profetico li rimproverò, dicendo: "Israele non mi conobbe ed il popolo non mi comprese". 
8. A sua volta Gesù, come abbiamo mostrato, stando in mezzo a loro, disse: "Nessuno conosce il Padre se non il Figlio; nessuno il Figlio se non il Padre, e coloro ai quali il Figlio l'ha rivelato". 9. Poichè dunque i Giudei ritennero che fosse sempre il Padre dell'universo a parlare a Mosè - mentre invece colui che parlava era il Figlio di Dio, che è anche chiamato nunzio ed inviato - giustamente vengono rimproverati sia dallo Spirito Profetico sia dallo stesso Cristo, per non avere riconosciuto nè il Padre nè il Figlio. 
10. Quanti infatti affermano che il Figlio è il Padre, sono rimproverati di non conoscere il Padre, e di non sapere che il Padre dell'universo ha un Figlio. Questi, essendo Logos e primogenito di Dio, è anche Dio. Ed Egli prima apparve a Mosè ed agli altri Profeti in forma di fuoco e di immagine incorporea. 
11. Ora invece, al tempo del vostro impero - come abbiamo detto - fattosi uomo da una vergine, secondo il volere del Padre, per la salvezza di quanti credono in Lui, sopportò di essere ritenuto un nulla e di patire, per poter vincere la morte, morendo e risorgendo. 
12. Le parole dette a Mosè dal rovo: "Io sono colui che è, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, e il Dio dei tuoi Padri" indicano che essi, anche dopo morti sopravvivono e sono uomini dello stesso Cristo. Infatti, primi fra tutti gli uomini, si diedero alla ricerca di Dio Abramo, padre di Isacco, ed Isacco, padre di Giacobbe, come scrisse anche Mosè.

Per Giustino il Logos parlò a Mosè dal roveto. Gisutino quindi sostiene che il Logos apparve nella sua forma pre-incarnata ed eterna nell’Antico Testamento, per guidare, correggere, indicare la giusta via agli uomini. 


LXVII. – 
1. Da allora noi ci ricordiamo a vicenda questo fatto. E quelli che possiedono, aiutano tutti i bisognosi e siamo sempre uniti gli uni con gli altri. 
2. Per tutti i beni che riceviamo ringraziamo il creatore dell'universo per il Suo Figlio e lo Spirito Santo. 
3. E nel giorno chiamato "del Sole" ci si raduna tutti insieme, abitanti delle città o delle campagne, e si leggono le memorie degli Apostoli o gli scritti dei Profeti, finchè il tempo consente. 
4. Poi, quando il lettore ha terminato, il preposto con un discorso ci ammonisce ed esorta ad imitare questi buoni esempi. 
5. Poi tutti insieme ci alziamo in piedi ed innalziamo preghiere; e, come abbiamo detto, terminata la preghiera, vengono portati pane, vino ed acqua, ed il preposto, nello stesso modo, secondo le sue capacità, innalza preghiere e rendimenti di grazie, ed il popolo acclama dicendo: "Amen". Si fa quindi la spartizione e la distribuzione a ciascuno degli alimenti consacrati, ed attraverso i diaconi se ne manda agli assenti.
6. I facoltosi, e quelli che lo desiderano, danno liberamente ciascuno quello che vuole, e ciò che si raccoglie viene depositato presso il preposto. Questi soccorre gli orfani, le vedove, e chi è indigente per malattia o per qualche altra causa, e i carcerati e gli stranieri che si trovano presso di noi: insomma, si prende cura di chiunque sia nel bisogno. 
7. Ci raccogliamo tutti insieme nel giorno del Sole, poichè questo è il primo giorno nel quale Dio, trasformate le tenebre e la materia, creò il mondo; sempre in questo giorno Gesù Cristo, il nostro Salvatore, risuscitò dai morti. Infatti Lo crocifissero la vigilia del giorno di Saturno, ed il giorno dopo quello di Saturno, che è il giorno del Sole, apparve ai suoi Apostoli e discepoli, ed insegna proprio queste dottrine che abbiamo presentato anche a voi perchè le esaminiate.

Qui Giustino fa una descrizione generale del culto al Signore che era attuato, allora come oggi, la domenica, o nel giorno chiamato "del Sole". Giustino sostiene che ci si riunisce la domenica perchè di domenica, o primo giorno della settimana, Dio creò il mondo, e di domenica Gesù Cristo è risuscitato dai morti. 
Giustino non fa allusione al giorno del riposo ebraico, il sabato, lasciando comunque la libertà di seguirlo, a chi lo volesse, come anche stabilito da Paolo di Tarso (Lettera ai Colossesi 2, 16-17).

Yuri Leveratto

Immagine: un libro del 1636 sulla filosofia di Giustino

lunedì 6 novembre 2017

La parte immateriale dell’essere umano secondo la Bibbia


Secondo la Bibbia l’uomo ha avuto origine in seguito ad un atto di creazione di Dio (Genesi 2, 7):

Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.

Il verbo creò (בָּרָ֣א, bā•rā), è usato tre volte nella Genesi. La prima volta per la crezione della materia. La seconda volta per la creazione dell’anima. La terza volta per la creazione dello spirito. Vediamo i corrispondenti passaggi: 

Genesi (1, 1):

In principio Dio creò il cielo e la terra.

Genesi (1, 21):

Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona. 

Genesi (1, 27):

E Dio creò l’uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò:
maschio e femmina li creò.

L’uomo è stato creato ad “immagine e somiglianza di Dio”. Lo stato originale di Adamo era quello di santità relativa (propria di un essere creato). Adamo perse la santità con la sua caduta, però l’uomo conserva ancora vestigia dell’immagine e somiglianza di Dio. 

L’uomo si compone di corpo, anima e spirito. 
Prima Lettera ai Tessalonicesi (5, 23): 

Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo.

Anche se vi è differenza tra anima e spirito, entrambi sono due aspetti della parte immateriale dell’uomo. 

Anima:

L’anima ha emozioni e combatte contro la concupiscenza e i desideri disordinati della carne. Vediamo a tale propósito questa citazione della Prima Lettera di Pietro (2, 11):

Carissimi, io vi esorto come stranieri e pellegrini ad astenervi dai cattivi desideri della carne, che fanno guerra all’anima.

Spirito:


Lo spirito si compone di intelletto, sentimento, volontà. 
L’intelletto è la capacità di apprendere ed elaborare.
Il sentimento è la capacità di amare e odiare.
La volontà è la capacità di prendere decisioni contro i propri istinti. 

Lo spirito si riferisce agli aspetti più elevati dell’uomo. Vediamo un primo verso della Lettera ai Romani (8, 16):

Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. 

Tutti gli esseri umani hanno lo spirito, Prima Lettera ai Corinzi (2, 11): 

Chi infatti conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai conosciuti se non lo Spirito di Dio. 

Lo spirito può essere corrotto, Seconda Lettera ai Corinzi (7, 1):

In possesso dunque di queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello spirito, portando a compimento la santificazione, nel timore di Dio.

Cuore:

Il cuore è il concetto più amplio che si utilizza nella Bibbia quando si parla degli aspetti della natura immateriale dell’uomo. Viene utilizzato per descrivere lo spirito. E’ la sede, incluso nel subconscio, della vita intellettuale, emozionale, volitiva e spirituale dell’uomo.
Vediamo, a tale proposito, i passaggi corrispondenti. 

Vangelo di Matteo (22, 37): 

Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente.

Lettera ai Romani (10, 9-10): 

Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza.

Lettera agli Ebrei (4, 7): 

Dio fissa di nuovo un giorno, oggi, dicendo mediante Davide, dopo tanto tempo:
Oggi, se udite la sua voce,
non indurite i vostri cuori!

Lettera agli Ebrei (4, 12): 

Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore.

Coscienza: 

La coscienza è un testimonio interiore.
Vediamo a tale proposito questo passaggio della Lettera ai Romani (2, 15):

Essi dimostrano che quanto la Legge esige è scritto nei loro cuori, come risulta dalla testimonianza della loro coscienza e dai loro stessi ragionamenti, che ora li accusano ora li difendono.

La coscienza è stata influenzata dalla caduta dell’uomo, ma a volte può servire da guida sicura.

Lettera agli Ebrei (10, 22): 

accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura.

La coscienza può anche essere marchiata e perdere di sensibilità

Prima Lettera a Timoteo (4, 2): 

a causa dell’ipocrisia di impostori, già bollati a fuoco nella loro coscienza:

Mente:

E’ l’aspetto della parte immateriale dell’uomo che che si focalizza nell’apprendimento, pertanto fa parte dello spirito. La mente è stata influenzata dalla caduta dell’uomo però può essere rinnovata in Cristo, Lettera ai Romani (12, 2): 

Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.

Yuri Leveratto

domenica 5 novembre 2017

La croce e la Chiesa


Il messaggio centrale del racconto biblico è che il Figlio di Dio si è sacrificato sulla croce per espiare tutti i peccati. Le pagine dell’Antico Testamento, con le profezie, e quelle del Nuovo Testamento, con il compimento delle profezie, sono incentrate sulla morte espiatoria di Gesù Cristo. La croce pertanto è la soluzione divina per il più grande problema del mondo: il male, la cui origine è il peccato. 
La morte di Gesù Cristo in croce è quindi il primo dei due eventi cardine dell’intera storia umana (il secondo evento cardine è la Risurrezione, la vittoria di Gesù Cristo sulla morte). 
Uno dei versi biblici dai quali si evince l’importanza della morte in croce di Gesù Cristo è il seguente: Prima Lettera ai Corinzi (1, 18): 

La parola della croce è infatti stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio

In seguito alla morte in croce di Gesù Cristo, vi è stata la sua Risurrezione. E in seguito alla Risurrezione vi è stato l’invio dello Spirito Santo. Quindi cominciò la predicazione degli Apostoli e iniziò a formarsi la Chiesa di Cristo. 
Nel Nuovo Testamento quindi la croce e la Chiesa sono fortemente interconnesse. E per mezzo della croce che Dio avvicina alla redenzione persone di ogni nazione in modo che siano una sola nazione, un solo corpo, una sola “sposa”: la sposa di Cristo, la Chiesa. 

La croce quindi crea la Chiesa. La Chiesa sorge in quanto è il risultato della redenzione dei peccatori. Senza la croce non ci sarebbe la Chiesa. 
Vediamo a tale proposito questo passaggio biblico. 

Atti degli Apostoli (20, 28): 

Vegliate quindi su di voi stessi e su tutto il gregge in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha stabiliti come sorveglianti, per pascere la Chiesa di Dio, che si è acquistata con il sangue del suo proprio Figlio. 

La Chiesa quindi non è un’istituzione. Non è un edificio, non è un’organizzazione. La Chiesa è il popolo che Dio incarnato ha riscattato con il suo stesso sangue. 
E’ vero che i cristiani sono stati riscattati dal sangue di Cristo. Ma è anche vero che i cristiani non sono esenti dal peccato. In questo modo, la croce purifica continuamente la Chiesa. Infatti i cristiani non solo necessitano salvezza, ma necessitano anche conservare la propria salvezza. Vediamo a tale proposito questo verso della Prima Lettera di Giovanni (1, 7): 

Se invece noi camminiamo nella luce, come lui è nella luce, noi siamo in comunione gli uni con gli altri e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato.

Il cristiano si conserva salvo sempre che cammini nella luce. Secondo l’Apostolo Giovanni “camminare nella luce” indica due caratteristiche spirituali del carattere di una persona. Innanzitutto la fede che Gesù ci salvarà, infatti vediamo questi due versi della Prima Lettera di Giovanni (2, 1-2): 

Figli miei, io vi scrivo queste cose affinchè voi non pecchiate. Ma se qualcuno pecca, noi abbiamo come intercessore presso il Padre Gesù Cristo, che è giusto. Egli è la propiziazione per i nostri peccati e non solo per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo. 

E’ evidente che nessuno può guadagnarsi la salvezza (Lettera agli Efesini 2, 8-9), ma il cristiano si caratterizza per aver fede che Gesù ha il potere di salvarlo.
In secondo luogo il cristiano si caratterizza per seguire la volontà di Dio. Vediamo a tale proposito questo passaggio della Prima Lettera di Giovanni (2, 4-5): 

Chi dice “lo conosco”, ma non osserva i suoi comandamenti, è un mentitore e la verità non è in lui. Invece se osserva la sua parola, veramente l’amore di Dio in lui è perfetto. 

C’è un ultimo punto da sottolineare nell’analisi tra la stretta relazione tra la croce e la Chiesa. 
La croce ricorda giornalmente ai cristiani il calvario di Cristo, il fatto che lui morì al posto nostro, espiando così i nostri peccati. Vediamo questo verso della Prima Lettera di Giovanni (4, 19): 

Noi dobbiamo amare, perchè lui per primo ci ha amati. 

Ogni volta che i cristiani analizzano la vita di Gesù, si sentono sempre più attratti a lui e desiderano seguire i suoi insegnamenti. Vediamo a tale proposito questo passaggio della Seconda Lettera ai Corinzi (3, 18): 

Noi, dunque, riflettendo senza velo sul volto la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine di gloria in gloria, conforme all’azione del Signore che è Spirito. 

La croce spinge quindi i cristiani a consegnare sempre più le proprie vite a Cristo. Non c’è cristiano più motivato per fare le opere di Cristo che colui che capisce e dà valore al sacrificio che fece Dio incarnato per lui sulla croce. 

Yuri Leveratto