giovedì 10 giugno 2010

I geoglifi amazzonici, indizi di una civiltà sconosciuta



La colonizzazione europea della Rondonia e dell’Acre è relativamente recente. Il primo portoghese che esplorò la zona fu Antonio Raposo Tabares, nel 1650. Fu solo a partire dal 1770 però, che alcuni portoghesi s’istaurarono nell’area con la costruzione, nel 1776, del Forte Principe da Beira, sulle rive del Rio Guaporè.
L’attuale Stato della Rondonia rimase tuttavia abitato solo da gruppi d’indigeni isolati fino alla fine del secolo XIX quando l’esploratore Candido Rondon portò a termine alcune spedizioni nella zona. 
Lo Stato dell’Acre, che apparteneva alla Bolivia, fu acquisito dal Brasile solo nel 1903, e solo da allora iniziò una lenta colonizzazione. 
Dal punto di vista antropico, si sa che le tribù che vivevano nei territori di questi due Stati erano numerose e costituivano società complesse, delle quali però si sa molto poco.
Dagli studi di alcuni linguisti si evince che mentre nel Rio Juruà (Stato di Acre), vivevano tribù appartenenti al ceppo linguistico pano, nella conca del Rio Purus e del Rio Acre (Stato di Acre), vivevano indigeni appartenenti al ceppo linguistico arawak.
Siccome la grande maggioranza dei gruppi indigeni che vivevano nei bacini dei fiumi Madre de Dios, Beni, Mamorè e Guaporè (mi riferisco principalmente ai Moxos), facevano anch’essi parte della familia linguistica arawak, si può avanzare l’ipotesi di una certa continuità culturale, in un’area che va dal Rio Purus fino al Rio Mamorè e comprende anche parte dello Stato di Rondonia attigua al Rio Guaporè (la zona del Paititi storico). 
La conca del Rio Machado invece (affluente diretto del Rio Madeira), era abitata da indigeni d’idioma tupi guaranì.
Nella zona d’influenza arawak oggi appartenente al Brasile (Acre), sono stati individuati, a partire dal 1977, vari geoglifi, o grandi segni geometrici nella Terra, riconoscibili solo dal cielo. 
Il primo, circolare, di circa 100 metri di diametro, fu avvistato nel 1977. 
Il secondo avvistamento, sempre nell’Acre, avvenne nel 1985. Si trattava di un grande geoglifo quadrangolare, inserito all’interno di un geoglifo circolare. 
I geoglifi, siano essi il risultato di scavi (canali), o riempimenti (terrapieni), sono visibili anche nei dipartimenti boliviani di Pando e Beni e anche nello Stato brasiliano della Rondonia.
Nello Stato di Acre i geoglifi più significativi si trovano nella proprietà Jaco Sà (09º 57’39,9’’ Sud e 67º 29’ 43’’ Ovest), e nella proprietà Colorada (9º 52’ 15’’ Sud e 67º 31’ 55’’ Ovest). In questi siti vi sono geoglifi quadrangolari (lati di circa 150 metri) e circolari (diametro di circa 150 metri). 
Nello Stato di Acre vi sono altri geoglifi come quelli della proprietà Calazon da Silva (10º 01’ 18’’ Sud e 67º 30’ 23’’ Ovest), e Baixa Verde (10º 02’ 57’’ Sud e 67º 32’ 07’’ Ovest) entrambi quadrangolari. Nella zona dei geoglifi è stata trovata varia ceramica che è stata datata (col metodo del carbonio 14), al 1294 d.C.
Anche nella Rondonia sono stati individuati vari geoglifi. Nel mio recente viaggio in Brasile ho potuto studiare, insieme al ricercatore Joaquim Cunha da Silva, uno dei geoglifi da lui individuati nella zona di Nova Brasilandia. 
Si tratta di un geoglifo circolare del diametro di circa 200 metri, ubicato in una zona coltivata a mais. Parte del geoglifo è occultato nella foresta.
Vi sono poi altri geoglifi circolari in Rondonia, che si possono scorgere dall’alto nelle zone che sono state deforestate. Probabilmente vi sono ancora decine di geoglifi sconosciuti nascosti nella foresta sia in Acre che in Rondonia. 
L’ipotesi più accreditata sulla origine di questi geoglifi è che fossero antichi canali o terrapieni che delimitavano dei villaggi fortificati. Nelle cronache dei conquistatori infatti (per esempio Schnidel, del 1554), si descrissero villaggi difesi da alte palizzate di legno.
Se vi erano villaggi fortificati significa che i popoli che vi vivevano dovevano difendersi da invasori. L’espansione dei popoli d’idioma tupi-guaranì e pano in terre abitate da indigeni che parlavano arawak potrebbe spiegare in parte questa tesi. 
Questa teoria non spiega però i geoglifi doppi ovvero quelli costituiti da un circolo all’interno di un quadrato come quello della proprietà di Jaco Sà. Forse alcuni di questi geoglifi venivano creati per motivi rituali ovvero per rendere un tributo alla divinità come nel caso dei geoglifi di Nazca?

YURI LEVERATTO
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