venerdì 16 luglio 2010

La grandezza di Tenochtitlán, la capitale degli Aztechi


L’otto novembre 1519, un gruppo di conquistadores spagnoli, guidati da Hernan Cortes, giunse nella valle del Messico. In lontananza si poteva scorgere il lago Texcoco e vari villaggi che sorgevano sulle sue rive: Mizquic, Iztapalapa, Uitzilopochco, Coyoacan, Tlacopan, Texcoco.
Al centro del lago, brulicante di canoe, videro, su un’ampia isola attraversata da canali, una grande città: era la capitale del dominio degli Aztechi, Tenochtitlán.
Ecco un commento del conquistador Bernal Diaz del Castillo, tratto dal suo libro Historia verdadera de la conquista de la Nueva España:

Vedendo tante città e villaggi costruiti sull’acqua e altri paesi edificati sulla terraferma, rimanemmo sorpresi ad ammirare da lontano. Alcuni di noi pensarono si trattasse di un incantesimo, come quelli di cui si narra nel libro di Amadis, a causa delle grandi torri, dei templi e delle piramidi che si ergevano sull’acqua. Altri si domandavano se tutto ciò non fosse un sogno.

L’agglomerazione lacustre del lago Texcoco era formata da Tenochtitlan, isola rocciosa sulla quale erano stati costruiti i templi e gli edifici pubblici più importanti, e Tlatelolco, collegata a Tenochtitlán, dove era situato un tempio e un mercato. La città, che fu fondata dal mitico re Tenoch nel 1325, fu costruita anche su terreni pantanosi, in seguito ad un paziente lavoro di anni, utilizzando materiale di riempimento.
All’inizio del XVI secolo si estendeva su circa 1000 ettari (10 km quadrati), ed era divisa in quattro quartieri: Cuepopan, al nord; Teopan, al sud; Moyotlan, all’est e Aztacalco all’ovest.
In ogni quartiere vi erano dei gruppi di case dette Calpulli, che disponevano del proprio tempio, scuola, e capo-quartiere. I Calpulli si differenziavano anche per il lavoro dei suoi abitanti: artigiani, commercianti, pescatori.
Sulla popolazione di Tenochtititlán all’arrivo dei conquistadores si è speculato molto. Il libri degli storici spagnoli del tempo riportano che in città vi erano dai 60.000 ai 120.000 “fuochi”, cioè focolari, ovvero unità abitative.
Rimane però nel mistero quale fosse la reale popolazione di Tenochtitlán. Da alcuni libri dell’epoca, come la Historia verdadera de la conquista de la Nueva España, di Bernal Diaz del Castillo, si evince che le famiglie erano molto numerose.
Se si considera che in ogni casa vivessero in media sette persone si può stimare che un totale circa 700.000 persone vivessero nella capitale degli Aztechi.
Altre stime, più prudenti, riportano il dato di 550.000 persone. Questo valore, di tutto rispetto per il XVI secolo, faceva comunque di Tenochtitlán la più popolosa città d’America e la terza del mondo, dopo le cinesi Pechino (700.000 ab.), e Hanghzou (600.000 ab.), distanziando notevolmente Istanbul (300.000 ab.) e Siviglia (250.000 ab.).
Il centro dell’attuale Città del Messico, detto Zocalò, corrisponde a quello che fu il centro di Tenochtitlán. Nel marzo del 1978 alcuni archeologi messicani hanno trovato evidenze di quello che fu il cosiddetto Teocalli, una piramide alta 30 metri che aveva una base di 100x80 metri, nella cui sommità vi erano due santuari: Tlaloc (Dio della pioggia e dell’abbondanza), e Uitzilopochtli (Dio del Sole e della guerra).
Ai lati del Teocalli si ergevano due collegi-monasteri, detti Calmecac, che servivano come abitazioni per i sommi sacerdoti. Di fronte al Teocalli si ergeva il santuario del Dio del vento Ehcatl, una costruzione conica situata su una base di quattro gradoni. Tra quest’ultimo santuario e la muraglia che separava il centro cerimoniale (detto Coatepantli), dalla città, vi era un patio, detto Tlachtli, utilizzato per il gioco della pelota, al quale si attribuiva un significato cosmologico (la palla rappresentava il Sole). All’interno del centro cerimoniale vi erano inoltre depositi d’armi, terme per bagni rituali, un’accademia di musica e abitazioni utilizzate da nobili che arrivavano per pellegrinaggi. Vi era inoltre un luogo macabro: Nel cosiddetto Tzompantli si esponevano i crani delle vittime che erano state sacrificate.
Il palazzo del sovrano si trovava invece al di fuori del centro cerimoniale, nelle sue immediate vicinanze. La residenza di Montezuma II, il re degli Aztechi al tempo dell’arrivo di Hernan Cortes, era sontuosa.
Era una costruzione di due piani, con ampi giardini interni, dove abbondavano le piante esotiche, eleganti cigni nuotavano negli stagni artificiali e numerosi uccelli multicolori cinguettavano nelle voliere.
Henan Cortes e i suoi uomini rimasero stupiti quando Montezuma II, peccando d’ingenuità, li invitò a risiedere all’interno del palazzo.
Ecco una descrizione del conquistador spagnolo della capitale degli Aztechi, tratta dalla Segunda Carta de Relación al Emperador Carlos V (1522):

Il giorno seguente al mio arrivo alla cibdade di Iztapalapa, decisi di partire e dopo aver camminato circa mezza lega, entrai in una strada ampia che attraversa la laguna fino ad arrivare alla gran cibdade di Temixtitlán, (Tenochtitlán), che è fondata nel bel mezzo di codesto lago; la strada che percorremmo era così larga che avrebbero potuto avanzarvi otto cavalli uno a fianco dell’altro…
E così seguendo codesta strada a circa mezza lega dall’entrare nella città di Temixtitlán, vi si unisce un'altra strada che la connette alla terra ferma, e proprio ivi vi è un castello con doppio torrione, un alta muraglia e due entrate principali, una per entrare e una per uscire. A pochi passi vi è un ponte di legno largo circa dieci passi…attraversato detto ponte ci venne a ricevere il Signore Monteczuma con altre dugento Signorie…
Questa gran cibdade di Temixtitlan è fondata nel centro di questo lago e dalla terra ferma fino a codesta cibdade trovansi due leghe da ogni parte si voglia entrare. Vi sono quattro entrate principali tutte raggiungibili con strade ampie, uguali a quella che ho descritto. Codesta cibdade è tanto grande come Siviglia e Cordova unite. Le strade principali di detta cibdade sono tanto larghe e diritte, e alcune sono percorse da canali dove vi sono moltitudini di canoe. In codesta cibdade vi sono molte piazze dove c’è un mercato continuo, e gente che vuole vendere e comprare. C’è pure una piazza tanto grande quanto la cibdade intera di Salamanca, in Castiglia, tutta circondata da portici, dove quotidianamente vi sono circa sessantamila persone comprando e vendendo…

Oltre ad un centro cerimoniale e politico di primaria importanza, Tenochtitlán era anche un polo commerciale attivissimo. Come descritto nella Carta de Relación, il mercato principale si trovava a Tlatelolco, dove vi erano circa 25.000 commercianti che vendevano alimenti (mais, fagioli, pomodori, cacao, patate dolci, sale, miele, tacchini e altri uccelli commestibili, pesce, crostacei, molluschi), tessuti, calzature, pelli di puma e giaguaro, utensili di pietra, ossidiana e rame, ceramica, tabacco, legno intagliato e altri oggetti d’artigianato, gioielli d’oro e giada.
Siccome non esisteva la moneta, ogni cosa doveva essere barattata, ma aveva sempre più seguito l’usanza di intercambiare oggetti con semi di cacao o fave. Era un primo rudimentale tentativo di utilizzare un bene come “moneta” ossia come mezzo di pagamento. Si generavano comunque numerose controversie e per questo vi erano vari vigilanti oltre a tre magistrati che, in caso di contestazione, emettevano una sentenza immediata.
Poiché l’acqua della laguna non poteva essere bevuta poiché era insalubre, il sovrano Montezuma I (1440-1469), fece costruire un acquedotto lungo 5 chilometri dalle fonti di Chapultepec.
In seguito all’aumento demografico l’acqua fresca e pulita iniziò a scarseggiare. L’imperatore Auitzotl (1486-1503), fece costruire un secondo acquedotto, lungo 8 chilometri, che trasportava acqua dalle alture di Coyoacán.
Tenochtitlán era una città lacustre che dipendeva dal lago Texcoco per l’approvvigionamento di pesce, crostacei e molluschi, ma le frequenti inondazioni, soprattutto durante la stagione delle piogge, sottoponevano la sua popolazione a dure prove. Montezuma I fece costruire, nel 1449, una grande diga, lunga ben 16 chilometri, con lo scopo di contenere le piene del lago Texcoco.
All’inizio del XVI secolo, quindi, Teonochtitlán era una città cosmopolita dove s’incrociavano diverse culture dell’altopiano messicano. Quale sarebbe stato lo sviluppo di tale metropoli del mondo antico se non vi fosse stato, nel 1519, il terribile impatto distruttore dei conquistatori spagnoli?

YURI LEVERATTO
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