mercoledì 18 agosto 2010

L’inframondo di Tierradentro



La zona archeologica denominata Tierradentro si trova nella Colombia meridionale, presso il confine tra i dipartimenti del Cauca e Huila, proprio alle pendici dell’imponente massiccio montagnoso chiamato Nevado del Huila (la montagna andina più alta della Colombia, di 5750 metri sul livello del mare). 
La prima notizia su Tierradentro fu divulgata dal frate Santa Gertrudis nel 1757. Qui di seguito si riporta una delle sue descrizioni del sito:
Nel luogo chiamato Pedregal ci sono molte tombe che sono state scavate sia dal prete che dal dottor Caycedo, un gesuita espulso che descriverò dopo. Il prete mi raccontò che molti anni fa trovarono molto oro. Queste due persone con queste attività di scavo sono diventate ricchissime e potenti.
Da questa testimonianza del frate Gertrudis, che fu anche il primo occidentale a descrivere San Agustin, si evince che già dal lontano 1757, ovvero 252 anni or sono, la zona di Tierradentro fu saccheggiata, depredata e purtroppo, i monili d’oro trovati, che ci avrebbero potuto dare importanti notizie sulla vita degli indigeni che vi vivevano, furono fusi e venduti, generando spropositati guadagni illeciti.
La successiva descrizione del luogo fu attuata un secolo più tardi, da generale Carlos Cuervo Marquez, che nel suo libroPreistoria e viaggi, si riferì sia a San Agustin che a Tierradentro, come luoghi dove visse una “grande popolazione preistorica”. Descrisse inoltre vari terrapieni e monticoli circolari utilizzati come luoghi di sepoltura, alla confluenza dei fiumi Santo Domingo e Culebrina, che però non furono mai più ritrovati.
A partire dal 1936 vari ricercatori come Gregorio Hernandez de Alba e Josè Perez de Barrados iniziarono a studiare le tombe e gli ipogei da un punto di vista scientifico, cercando di svelare i segreti di una misteriosa cultura esoterica, che già 9 secoli prima di Cristo celebrava liturgie occulte, il cui significato è ancora oggi avvolto nel mistero.
In seguito agli studi di vari archeologi si può giungere alla conclusione che la cultura Tierradentro risale al 900 a.C., periodo durante il quale s’iniziò la costruzione degli ipogei.
Per ben 2100 anni, fino al 1200 d.C. la cultura Tierradentro prosperò, in quanto si nota una continuità stilistica e ornamentale sia nelle decorazioni murali all’interno degli ipogei, che nella ceramica.
Intorno al XIII secolo, la zona di Tierradentro fu invasa da etnie Paez, che successivamente si batterono valorosamente contro l’avanzata spagnola nel XVI secolo.
Alcuni ricercatori hanno individuato due tipi diversi di statue nel sud dell’attuale territorio colombiano. Il primo tipo, situato nell’occidente del dipartimento di Narino e in alcune zone isolate del Cauca, è di piccola taglia, meno elaborate.
Il secondo tipo di statue, che si trovano a San Agustin, Tierradentro, Moscopan y Aguabonita, sono più grandi e dimostrano un notevole avanzamento stilistico.
A Tierradentro si sono trovate varie sculture, tutte interrate, nascoste nelle cavità delle radici degli alberi. Queste statue sono stilisticamente diverse dalle decorazioni murali degli ipogei e pertanto sembra che non siano relazionate alla cosiddetta cultura Tierradentro, ma piuttosto pare che siano da ricondursi alla cultura di San Agustin.
Tra le figure scolpite trovate a Tierradentro ve n’è una con la testa sauroforme, il cui corpo, sgretolatosi, doveva essere lungo molti metri. Le antropomorfe, sia maschili che femminili, rappresentano figure frontali solenni.
La testa è di solito più grande delle reali proporzioni, e occupa circa un terzo dell’intera figura.
Le gambe sono molto corte e le braccia sono quasi sempre parallele al busto. Sono caratteristiche molto simili allo stile agostiniano del V e VIII secolo dopo Cristo.
La differenza sostanziale rispetto a San Agustin è che quest’ultima è dominata dalla cultura del giaguaro, e pertanto le sue statue, anche quelle antropomorfe, dimostrano chiari segni del felino amazzonico, mentre le statue di Tierradentro hanno volti più semplici, meno elaborati, senza l’influenza felide.
Da notare che tutte le statue antropomorfe sono state trovate con collane, braccialetti e orecchini molto simili a quelle che venivano usate sia da culture amazzoniche, che dalle culture andine del Perù.
Purtroppo il volto di molte statue è stato distrutto, perché i cercatori d’oro della zona, detti in gergo “guaqueros”, pensano erroneamente che all’interno di esso vi sia l’ambito metallo giallo.
A mio parere coloro i quali edificarono le statue di Tierradentro, appartengono ad un’altra cultura rispetto all’etnia sconosciuta che costruì gli ipogei nel 900 a.C. Probabilmente era un gruppo di genti affini all’etnia che si stanziò a San Agustin, che però successivamente subirono un declino o si mischiarono con i nuovi arrivati, dando vita così alla cosiddetta cultura Tierradentro.
A Tierradentro il culto del morti fu importantissimo, tanto da far sì che quest’antica cultura dava forse più importanza alla vita dopo la morte che alla vita stessa. Il complesso rito del funerale e della sepoltura comprendeva varie fasi. La prima consisteva nel collocare il corpo del defunto in una tomba transitoria, di solito insieme ad alcune offerte come pietre semi-preziose, ceramica e oggetti d’oro, oltre a vasi con alimenti come mais e bevande (chicha, a base di mais). Il cadavere veniva posizionato in posizione fetale.
Gli oggetti d’oro venivano collocati presso il defunto, in quanto il metallo giallo, simboleggiava il Sole e quindi la Divinità, rappresentando una specie di ponte che poteva condurre l’anima verso l’Assoluto.
In una seconda cerimonia, le ossa rimaste venivano collocate all’interno degli ipogei, in urne funerarie. Questi templi verticali sono caratterizzati da un pozzo, all’interno del quale si può accedere utilizzando delle ripide scale a chiocciola scavate nella roccia.
La profondità di detti pozzi varia da 2 a 8 metri. L’interno degli ipogei ha di solito una larghezza tra i 2,5 e gli 8 metri. Vi sono ipogei semplici, meno profondi e con decorazioni povere, e altri complessi, molto profondi e riccamente adornati, come quelli di San Francisco e Segovia.
Per quanto riguarda le ceramiche, ne sono state trovate sostanzialmente due tipi, relazionate con il tipo di tumulazione effettuata.
La terracotta semplice, con ornamentazioni nitide e non elaborate è stata trovata nelle camere di sepoltura, dove il cadavere veniva posizionato in posizione fetale. La ceramica più bella, meglio decorata e di solito adornata con tinte rosse, nere e bianche è stata trovata invece negli ipogei.
Le urne funerarie, dove venivano collocate le ossa dei defunti, all’interno degli ipogei, furono costruite con argilla, mischiata con quarzite e mica, che serviva per dare una consistenza maggiore.
Negli ipogei più importanti le urne funerarie venivano sistemate sopra basi di pietra, che a volte assumono forme umanoidi o di esseri mitici. I motivi zoomorfi più utilizzati nella decorazione delle urne funerarie erano il serpente, la lucertola, il millepiedi e il giaguaro, simbolo del potere.
Il serpente è comunque il motivo più ricorrente, simboleggiando l’inframondo o utero della Terra, dove si pensava andassero i corpi dei morti. Il rettile strisciante veniva considerato anche come il simbolo della vita e della morte, l’energia vitale che sta alla base del tutto, il divenire continuo dove non vi è la morte definitiva, ma la continuità a differenti livelli. Il serpente che abbandona la sua vecchia pelle avvizzita, per rinascere l’indomani con una pelle nuova, turgida, sana e giovane è simbolo dell’eterno ritorno, del trascendente che in ognuno di noi continua un cammino infinito in un cosmo senza tempo. Il serpente dalle due teste, che simboleggia la vita dove c’è la morte, l’eterno rinnovarsi di ogni essere vivente.
La lucertola e il millepiedi sono anch’essi simboli dell’inframondo, perché vivono negli anfratti, nelle cavità della Terra, che conducono al centro di essa. Fanno anche parte di particolari rituali della fertilità in un mondo dove i tabù imposti dal cattolicesimo erano inesistenti.
In generale Tierradentro sembra come un libro aperto, dove sta scritto che gli antichi abitanti della valle davano un valore enorme all’anima, e tentavano di relazionarsi con le forze della natura, senza avere la presunzione di dominarle, ma interagendo con esse.
Tra i pochi oggetti d’oro recuperati negli ultimi anni vi è la famosa maschera di Inzà (custodita attualmente al Museo de Oro di Bogotà), rappresentazione di un volto zoomorfo con caratteristiche feline e orecchie di pipistrello, e il braccialetto di Tierradentro, con motivi di felide e rana, a simboleggiare la fecondità.
Tierradentro è un enorme puzzle che ancora non è stato rimesso insieme, sia perché purtroppo molte tombe sono state saccheggiate già nel XVIII secolo, sia per mancanza di studi adeguati nel secolo passato.
Non si sa chi furono i costruttori degli ipogei e se avessero relazioni con gli enigmatici abitanti di San Agustin. Non si sa da dove venivano, se dalla Meso America o se più probabilmente, dall’Amazzonia e le Ande, ed infine non si sa che lingua parlassero. Per ora tutto ciò è il più grande mistero archeologico della Colombia, ma forse in futuro, se saranno autorizzati nuovi e più profondi studi in situ, si potrebbe conoscere molto di più di questa affascinante civiltà.

YURI LEVERATTO
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