venerdì 18 marzo 2011

La fondazione di Panamá, la più antica città costruita dagli Europei nella costa americana dell’Oceano Pacifico




Il processo esplorativo e di colonizzazione degli Europei nel Nuovo Mondo, chiamato America, a partire dal 1507, ebbe come data determinante la scoperta del Mare del Sud (chiamato poi Oceano Pacifico). L’avvistamento, effettuato dall’avventuriero spagnolo Vasco Nuñez de Balboa, avvenne nel settembre del 1513.
Anche se il navigatore italiano Amerigo Vespucci aveva già intuito che le terre del Nuovo Mondo erano separate dal continente asiatico, nel 1513 gli Spagnoli comprovarono sul terreno la geografia del continente americano, rendendosi conto che una sottile striscia di terra chiamata Panamá dagli indigeni, separava il Mare del Nord (Oceano Atlantico), dal Mare del Sud (Oceano Pacifico).
La notizia più importante però, che giunse alle orecchie di Balboa in un viaggio precedente, fu l’esistenza di un paese ricchissimo di oro, denominato Birú, situato nella costa occidentale del continente americano, molto più a sud rispetto a Panamá.
La scoperta del nuovo mare e le ulteriori informazioni reperite dagli indigeni, non fecero altro che ravvivare negli spagnoli la smania di organizzare delle spedizioni per poter raggiungere quel fantastico paese chiamato Birú (in seguito denominato Perú).
L’ubicazione della prima città costruita dagli Europei nella terraferma americana, chiamata Santa Maria la Antigua del Darien, situata nel golfo di Urabá, nel lato caraibico del Darien, non era particolarmente favorevole.
Da quando, nel 1514, Pedro Arias de Avila (conosciuto come Pedrarias Davila, 1460-1531), assunse il controllo di Santa Maria la Antigua come governatore e capitano generale della Castilla de Oro (territorio compreso tra il golfo di Urabá e il Rio Belen), la situazione di tensione con gli indigeni andò peggiorando sempre più.
Pedrarias Davila non fu capace d’instaurare un rapporto amichevole con gli autoctoni e, intorno al 1518, iniziò a pensare di trasferirsi, insieme al suo esercito, in un luogo più favorevole.
Quale fu il motivo predominante che spinse l’astuto Pedrarias Davila a fondare una nuova città nella costa americana del Pacifico?
A mio parere l’anziano avventuriero si rese conto che le voci che descrivevano il legendario Birú come il paese più ricco del mondo, avevano un fondo di verità, e pensò di costruire un villaggio nella costa occidentale delle nuove terre, proprio nel punto dove l’istmo che connette il nord e il sud del continente americano è più stretto, in modo da poter comunicare facilmente con il Mar dei Caraibi.
Panamá fu fondata il 15 agosto del 1519, nel luogo oggi conosciuto come Panamá la Vieja.
In quella zona avevano vissuto fin da tempi remoti degli indigeni pacifici che vivevano di pesca e artigianato. Il nome Panamá sembra possa essere tradotto: luogo dove vi è abbondanza di pesci e farfalle.
Ultimamente è stata studiata la ceramica degli indigeni che vivevano in quel luogo e si è potuto comprovare con la prova del carbonio 14 che i reperti risalgono ad un periodo compreso tra il VI e il XIII secolo dell’era di Cristo.
Come nella maggioranza dei casi la fondazione di una nuova città nel Nuovo Mondo fu pertanto effettuata dove già vi era un villaggio indigeno, sia per motivi strategici, sia per la vicinanza del centro abitato a fonti d’acqua fresca. Non sembra ci siano stati scontri cruenti con i nativi, e ciò fa pensare che essi fossero amichevoli. Forse Pedrarias Davila fece tesoro dell’esperienza vissuta a Santa Maria la Antigua del Darien, e decise di proporsi in modo tranquillo con gli autoctoni.
Probabilmente il numero dei coloni spagnoli nell’anno 1519 non superava le cento unità. A partire dall’anno succesivo fu nominato sindaco Francisco Pizarro, che all’epoca aveva già 47 anni. Gli altri personaggi influenti di Panamá nel 1520 erano Diego de Almagro, il prete Hernando de Luque e l’avventuriero basco Pascual de Andagoya.
Il destino delle città è molto curioso: mentre Santa Maria la Antigua del Darien, la prima città costruita nella terraferma americana, nel 1510, stava per essere abbandonata definitivamente proprio perche risultava essere fuori dal flusso esplorativo e colonizzatore, Panamá risultava essere situata in un punto strategico importantissimo, in quanto da essa si stavano organizando le future spedizioni verso l’ultimo regno sconosciuto al mondo occidentale, l’impero degli Incas.
In effetti il primo avventuriero che tentò la conquista del Perú fu il basco Pascual de Andagoya, che già nel periodo compreso tra il 1521 e 1523 viaggiò con direzione sud nell’intento di raggiungere l’impero degli Incas. Si fermò però presso il fiume San Juan, nell’attuale costa pacifica colombiana. Fu nominato governatore di San Juan e ottenne varie notizie sul leggendario paese del Birú, che secondo gli indigeni si trovava piú a sud. Al suo ritorno a Panamá, nel 1523, divulgò le notizie che aveva ottenuto dai nativi le quali causarono nei coloni un fortíssimo desiderio di organizzare nuove spedizioni.
Già nel 1524 pertanto, la città di Panamá si trovava al centro di un flusso di conquista molto importante. In quel periodo erano solo 5 le città abitate da europei nel Nuovo Mondo: Santo Domingo, la prima città fondata dagli Europei nell’intero continente americano (1496), Veracruz (1519), fondata da Cortes nella sua avanzata verso il Messico, Città del Messico, (la ex Tenochtitlán degli Aztechi), dove risiedeva Cortes, e Panamá (1519), da dove si stava organizando la conquista del Perú. (Santa Maria la Antigua del Darien ebbe vita effimera, solo dal 1510 al 1524).
Nel 1524 Francisco Pizarro costituí una società con il prete Hernando de Luque e con l’avventuriero Diego de Almagro e intraprese due viaggi esplorativi (1524-1526) verso il sud del litorale dell’Oceano Pacifico corrispondente all’odierna Colombia ed Ecuador.
In seguito alla conquista del Perú (1532-1533), Panamá divenne ancor di più un centro strategico importantissimo, attraverso la quale passavano gli avventurieri dirigendosi verso il Perú (direzione sud) e rientravano i conquistadores con il quinto reale (la quantità d’oro destinata alla Corona spagnola, direzione nord).
Già nel 1541 la città contava una popolazione di 4000 abitanti (considerando gli indigeni e gli schiavi africani). Le case, costruite in pietra, erano già un centinaio e si costruì una strada, lunga circa 80 chilometri, per connettere Panamá con il villaggio di Nombre de Dios, situato nella costa caraibica, in modo da permettere un più agevole flusso di viaggiatori e merci tra le due sponde dell’istmo.
Nel corso dei decenni sucessivi la città si espanse ulteriormente. In particolare in seguito alla sfruttamento della ricchissima miniera d’argento di Potosí, a partire dal 1550, il flusso d’argento verso la Spagna s’incrementò notevolmente. Panamá rinforzò il suo ruolo di centro economico e snodo dei trasporti (hub).
Intorno al 1570 le più grandi città del Nuovo Mondo erano: Potosí (50.000 abitanti, fondata nel 1545), La Ciudad de Los Reyes (Lima, fondata nel 1535), Panamá (1519), Santa Marta (1525), Cartagena de Indias (1533), Veracruz (1519).
Negli anni successivi Panamá, proprio per essere situata al centro dei flussi commerciali da e per il Perú, si espanse ulteriormente.
Nel 1610 la città disponeva di varie strade pavimentate, e una piazza principale; si raggiunsero i 5000 abitanti e si consolidò il ruolo centrale di snodo per la rotta per il Perú.
Nel 1644, quando la popolazione di Panamá raggiungeva gli 8000 abitanti, ci fu un gran incendio che distrusse circa ottanta case e la cattedrale.
Nel 1671, quando la popolazione raggiunse i 15.000 abitanti, una nuova minaccia stava per incombere sulla città: il pirata británnico Henry Morgan assaltò la città proveniendo da Nombre de Dios.
I panamegni risultarono essere totalmente impreparati ad un incursione proveniente dai monti, perché erano abituati ad assalti dal mare (i precedenti blocchi di Hernando de Bochica e Pedro Alonso de Hinojosa avevano come scopo impedire alle forze realiste di giungere al Perú durante la rivolta di Gonzalo Pizarro, nel 1544).
Henry Morgan, che disponeva di un esercito di 1400 uomini si dedicò al saccheggio di Panamá per circa un mese, dal 28 gennaio al 24 di febbraio 1671. Circa 600 spagnoli e vari pirati britannici morirono durante la battaglia.
Henry Morgan non riuscì nell’intento di depredare totalmente l’oro e l’argento di Panamá anche perché il capitano generale Juan Perez de Guzman ordinò la distruzione del deposito dove era situata la polvere da sparo, in modo da provocare un incendio e la distruzione totale della città, causando confusione e permettendo ad alcuni coloni di scappare con alcune imbarcazioni verso l’Ecuador, proteggendo così parte del tesoro.
In ogni caso Henry Morgan poté ritirarsi con un bottino di 175 muli carichi d’oro e argento, altre a centinaia di progionieri che vennero poi liberati dietro pagamento di un riscatto.
La città fu ricostruita due chilometri ad occidente, nel luogo che corrisponde oggi al Casco Antiguo. Si decise di non ricostruire la vecchia Panamá perché si reputò che quel luogo era diffícilmente difendibile e inoltre si comprovò che il porto non era ideale in quando doveva essere dragato continuamente.
Nel corso dei secoli sucessivi la città di Panamá tornò ad essere il centro dei flussi commerciali e di trasporto del continente americano. Le due date chiave dell’espansione di Panamá furono il 1855 e il 1914 che corrispondono rispettivamente alla costruzione della ferrovia transistmica e all’apertura del canale interoceanico.

YURI LEVERATTO
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