lunedì 3 febbraio 2014

L’Amazzonia minacciata: la costruzione delle dighe sul Rio Madeira


Il sistema fluviale della Bolivia fa parte quasi interamente della conca amazzonica. I suoi fiumi più importanti sono il Beni e il Mamoré.
Entrambi hanno la loro origine nella cordigliera delle Ande, ma mentre il Rio Beni convoglia le acque della Bolivia occidentale, ed inoltre riceve le acque del suo affluente maggiore, il Rio Madre de Dios, presso la città amazzonica di Riberalta, il Rio Mamoré convoglia le acque della Bolivia centrale e orientale, ricevendo affluenti importanti come il Rio Grande (che viene dalla cordigliera di Cochabamba), e il Rio Guaporé (o Itenez).
Il Rio Beni e il Rio Mamoré unendosi, danno luogo al poderoso Rio Madeira, che è considerato il più grande affluente del Rio delle Amazzoni (per portata, superando di poco il gigantesco Rio Negro). (1)
La confluenza del Rio Beni con il Rio Mamoré, che ha luogo presso le coordinate, 10° 23′ 15″ S, 65° 23′ 30″ W, si trova sulla frontiera tra Bolivia e Brasile. Da quel punto il fiume si denomina Madeira e segna la frontiera con la Bolivia fino alla confluenza con il Rio Abunà, da dove si inoltra nel territorio del Brasile.
E’ palese dunque che il 98% delle acque della Bolivia (si escludono alcuni bacini endoreici dell’altopiano andino e alcuni piccoli affluenti della conca del Paraguai), confluisce nel Rio Madeira.
Come sappiamo nella zona del Rio Madeira, già in territorio brasiliano, che va dalla confluenza del Rio Abunà fino alla città di Porto Velho, sono state costruite due dighe che hanno sbarrato il flusso del fiume. La prima è la diga Jirau, a circa 120 km da Porto Velho, la seconda, è la diga San Antonio, a circa 7 km dalla capitale della Rondonia.
Le due dighe, pertanto, imbrigliano tutta l’acqua che viene dalla Bolivia.
Si stima che a pieno regime, nel 2016, genereranno una potenza complessiva di circa 6850 Megawatt.
La caratteristica principale di queste dighe sono le turbine Kaplan, che sono adatte per piccoli dislivelli d’acqua nei fiumi a grande portata. In pratica il flusso del Rio Madeira non viene fermato, ma l’acqua scorrendo attraverso le turbine genera elettricità. Secondo i costruttori di queste dighe, le due opere faraoniche non avrebbero creato laghi immensi come invece è successo nella diga delle tre gole in Cina, che è una costruzione tradizionale.
In effetti non si sono creati grandi laghi, ma durante i primi mesi del 2014, a seguito di forti piogge, il livello del fiume a monte delle dighe è cresciuto di molti metri e gran parte della Bolivia amazzonica è rimasta allagata.
La costruzione delle due dighe sul Rio Madeira, deve essere vista da un ampio punto di vista, per cercare di comprendere quale sia il progetto che vi sia dietro e quale sia lo scopo finale di queste faraoniche infrastrutture.
Innanzitutto bisogna conoscere il progetto IIRSA (Iniziativa per l’integrazione dell’infrastruttura regionale in Sud America).
Lo scopo di questo progetto è integrare le vie di comunicazione del continente, principalmente per costruire vie di uscita alle esportazioni brasiliane verso l’Oceano Pacifico.
In effetti le due dighe sul Rio Madeira sono state costruite in punti del fiume dove vi erano delle piccole cascate che non permettevano la navigazione.
Con la costruzione delle dighe e di varie chiuse, invece, sarà possibile navigare lungo il fiume verso la Bolivia e quindi raggiungere la città di Guayaramirim, sulla frontiera. Si potrà pertanto aumentare la navigabilità del Rio Madeira e dei fiumi del suo bacino, con lo scopo principale di raggiungere poi, via terra, i porti dell’Oceano Pacifico peruviano, (Ilo, Mollendo), ed esportare prodotti agricoli, (principalmente soia transgenica), in Asia.
Il progetto IIRSA è pertanto destinato sostanzialmente a beneficiare le grandi imprese produttrici di soia, e non a creare vero sviluppo in un’ottica di incrementare il lavoro e il reddito per i piccoli proprietari terrieri e le piccole imprese di manifattura.
Il consorzio responsabile per la costruzione delle dighe è la ESBR - Energia Sostentavel do Brasil, che è composto per il 60% dall’impresa multinazionale Suez e per il rimanente 40% da due imprese brasiliane.
Questo consorzio è stato accusato di stravolgere il delicato ecosistema del Rio Madeira, imbrigliandolo con due mega dighe, allo scopo di produrre energia che sarà principalmente venduta a fabbriche del sud del Brasile (stati di Sao Paulo, Minas Gerais, Paranà) e non servirà per lo sviluppo delle zone depresse dell’Amazzonia.
Torniamo all’impatto ambientale: la costruzione delle dighe ha causato l’aumento del livello del fiume e la diminuzione della velocità del flusso, con conseguente aumento della possibilità di allagamento del territorio boliviano, come si è visto nelle catastrofiche esondazioni del 2014.
Ricordiamoci che nel marzo del 2009, il Brasile fu condannato simbolicamente dal Foro mondiale dell’acqua, tenutosi ad Istanbul, per la costruzione di queste opere faraoniche, che alterano il ciclo dell’acqua, non permettono ai pesci di passare dal basso all’alto Rio Madeira, e causano l’aumento sconsiderato del livello del fiume (fino a 16 metri durante la stagione delle piogge).
Tutto ciò ha causato, una diminuzione della pesca, con enormi danni alle popolazioni rivierasche che, vedendo la sua principale risorsa diminuire, sono costrette ad ammassarsi nelle favelas di Porto Velho. Vi è stato inoltre un aumento esponenziale della malaria e del dengue a causa delle inondazioni.
In pratica il fiume si è meccanizzato, ed è passato ad essere un anti-fiume, come è stato battezzato da alcuni contestatori boliviani.
Il fatto è che non si deve fermarsi a guardare soltanto i benefici che vengono dalla costruzione di queste dighe. Bisogna tentare di capire e contestualizzare il perchè di queste grandi costruzioni, come per esempio le dighe in costruzione sul Rio Xingú, sempre in Amazzonia.
L’Amazzonia, viene ad essere così una terra depredata e svuotata delle sue risorse.
Non solo si procede ad una deforestazione sempre più rapida, spesso utilizzando il fuoco per distruggere la foresta, ma in seguito si usano i suoli per allevamento di bovini o piantagioni di soia transgenica, tutte modalità fortemente inquinanti. Poi si costruiscono strade, enormi ferite nella selva utilizzate spesso per permettere ad imprese multinazionali di raggiungere i luoghi dove saranno effettuati sfruttamenti petroliferi (come la BR 230 o la strada che attraversa il Tipnis, in Bolivia).
Oppure si delimitano enormi aree, manipolando la nobile idea indigenista per poter sfruttare sconsideratamente i suoli (vedi mio articolo sulla Riserva Roosevelt).
Negli ultimi anni, invece, sono iniziati progetti di costruzioni di dighe faraoniche, che stravolgono la vita delle popolazioni locali, azzerano la pesca, modificano i microlimi causando spesso veri stravolgimenti climatici.
Per esempio la costruzione della gigantesca diga Tucuruí, nel Rio Tocantins, un affluente del Parà, sempre nella conca amazzonica, inaugurata nel 1984.
Il lago che si è formato, di ben 2850 chilometri quadrati, ha causato la sommersione di 2,5 milioni di metri cubi di alberi e piante la cui conseguente decomposizione ha causato l’immissione nell’atmosfera di circa 10 milioni di tonnelate di Co2, nel 1990, circa il doppio delle emissioni annuali della città di San Paulo (che nel 1990 contava già 17 milioni di abitanti, nell’area metropolitana). (2).
Nel corso degli anni 90’ e in seguito dagli anni 2000 fino ad oggi sono state costruite molte altre grandi dighe, che hanno stravolto il clima amazzonico.
Ultimamente però, la costruzione delle dighe giganti ha avuto un ulteriore impulso, con le due che imbrigliano il Rio Madeira e con quella sullo Xingù, non ancora terminata.

YURI LEVERATTO
Copyright 2014

Note:
(1)-http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_rivers_by_discharge
(2)-www.academia.edu/1188078/Gases_de_efeito_estufa_em_hidrel%C3%A9tricas_da_Amaz%C3%B4nia