domenica 20 aprile 2014

Confutazione della religione islamica

La parola “islam” significa “sottomissione” e si riferisce alla sottomissione a Dio. Il nome “musulmano” viene dalla stessa radice e significa “colui che si sottomette”. La storia della sua origine ed espansione è interconnessa con le guerre di conquista che alcuni gruppi di musulmani portarono a termine a partire dal settimo secolo d.C. Il fondatore dell’Islam fu Maometto, che nacque alla Mecca nel 570 d.C. 
La tradizione degli arabi si rifaceva ai tempi di Abramo e alla promessa che Dio aveva fatto nei confronti di suo figlio Ismaele (Genesi 17, 20). Secondo gli arabi l’angelo di Dio parlò ad Agar nei pressi della Mecca quando Agar stava fuggendo da Sarai (Genesi 16). Sempre secondo la visione araba la profezia ebbe il suo compimento nel moltiplicarsi delle tribù dei discendenti di Ismaele, il figlio di Abramo e Agar. Gli arabi credevano che Ismaele, e non Isacco, era il figlio che Abramo stava per sacrificare nel monte Moriah quando Dio intervenne. Ma la Bibbia è chiara e nel capitolo 22 della Genesi si descrive chiaramente che Abramo stava per sacrificare Isacco e non Ismaele, quando poi Dio intervenne e interruppe il sacrificio. E’ chiaro inoltre, come si evince dalla Bibbia, che la persona con la quale Dio fece un’alleanza perenne fu Isacco, e non Ismaele. Vediamo il passaggio biblico corrispondente, Genesi (17, 19-22): 

E Dio disse: «No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e lo chiamerai Isacco. Io stabilirò la mia alleanza con lui come alleanza perenne, per essere il Dio suo e della sua discendenza dopo di lui. Anche riguardo a Ismaele io ti ho esaudito: ecco, io lo benedico e lo renderò fecondo e molto, molto numeroso: dodici prìncipi egli genererà e di lui farò una grande nazione. Ma stabilirò la mia alleanza con Isacco, che Sara ti partorirà a questa data l’anno venturo». Dio terminò così di parlare con lui e lasciò Abramo, levandosi in alto.

Secondo la tradizione araba Abramo e Ismaele avrebbero edificato la Kaaba nel deserto nel luogo dove successivamente si costruì la città della Mecca. Inoltre la tradizione indicava che in un lato della Kaaba vi era la pietra nera, (probabilmente un meteorite), che l’angelo Gabriele avrebbe portato dal cielo. 
La storia stessa confuta questa tesi, in quanto innazitutto come abbiamo visto dalla Bibbia, il figlio di Abramo con il quale Dio fece il patto era Isacco, e non Ismaele, inoltre Abramo non viaggiò mai nella penisola arabica, ma viaggò da Ur a Carran (città della Mesopotamia settentrionale, oggi situata in Turchia), per poi spostarsi definitivamente nella terra di Canaan (odierno Israele). La Kaaba inoltre era una costruzione preislamica (1), ed è comprovato che vi si adoravano idoli pagani come la divinità maschile Hubal (2). Intorno al settimo secolo d.C., pertanto, gli arabi, pur riconoscendo la loro discendenza da Abramo, si erano allontanati dalla fede di Abramo in un solo Dio, IO SONO – YHWH, e avevano iniziato ad adorare una moltitudine di idoli e dei. Ovviamente nella penisola arabica vi erano anche cristiani apostolici, cristiani nestoriani ed ebrei ortodossi. 
Intorno al 610 d.C. Maometto affermò che l’angelo Gabriele gli era apparso in sogno e gli aveva detto che lui avrebbe dovuto predicare quello che Allah (termine usato dagli arabi per indicare Dio), gli avrebbe detto. Maometto iniziò  quindi a predicare quello che per lui era il messaggio divino. Non scrisse nulla, ma dopo la sua morte altre persone ricompliarono i suoi detti nel libro del Corano. 
Molte persone nella Mecca ripudiavano il messaggio di Maometto e in poco tempo la sua vita fu in pericolo. Alcuni dei suoi seguaci scapparono in Etiopia. Maometto e il suo amico Abu Bakr si spostarono a Medina, città dalla quale scapparono il 20 giugno del 622 d.C. Questa data viene ricordata come la fondazione della religione islamica (la cosidetta egira). Nella città di Medina, comunque, la dottrina di Maometto influenzò molte persone e quindi indusse i suoi seguaci ad una “guerra santa”, (jihad), per sottomettere ogni persona alla fede in Allah. Quattro anni dopo, nel 624 d.C. i musulmani guidati da Maometto combatterono contro le forze della Mecca nella battaglia di Badr. Ma fu nel 630 d.C. che Maometto, a capo di un esercito di circa diecimila soldati, guidò le forze musulmane alla conquista della Mecca. In seguito alla vittoria delle forze musulmane, la religione islamica si diffuse nella penisola arabica. Maometto depurò la Kaaba degli idoli, e ne fece un santuario islamico. 
Anche qui si notano forti differenze tra la diffusione iniziale del Cristianesimo e la diffusione dell’Islam. Il Cristianesimo non si impose con la forza, in quanto i primi cristiani erano avversati dal potere, erano infatti perseguitati ed uccisi dal potere romano. L’Islam invece si impose con la forza e fin dalla conquista della Mecca, l’Islam stesso si identificò con il potere politico e militare dominante, prima in Arabia e poi in gran parte del Medio Oriente. 
Moemetto stabilì i cinque pilastri dell’islam, requisiti per ogni musulmano: il credo, la preghiera, la elemosina, il digiuno (ramadan) e il pellegrinaggio (hajj). Inizialmente Maometto trattava con rispetto i cristiani e gli ebrei, ma vedendo che essi si rifiutavano di accettare le sue tesi, la sua attitudine verso di loro cambiò. S’iniziò ad osservare il venerdì come giorno sacro, e non il sabato, come era secondo la tradizione biblica, ed inoltre s’impose che nella preghiera il fedele dovesse rivolgersi verso la Mecca, e non verso Gerusalemme. 
Quando Maometto morì nel 632 d.C. Abu Bakr fu nominato suo sucessore. Inizialmente fu ordinato di ricompilare i detti di Maometto e ordinarli in un libro, il Corano. Il sucessore di Abu Bakr fu un giovane militare di nome Omar, che guidò la conquista armata dei alcuni paesi vicini come la Palestina, la Siria, la Persia e parte dell’Egitto. 
Analizziamo ora la dottrina dell’Islam dal punto di vista teologico. Innanzitutto la credenza islamica si riferisce ad un solo Dio, onnipotente. Per i musulmani Dio è il Dio della Bibbia, ed è anche il Dio che ha ispirato i profeti dell’Antico Testamento. Nel Corano vi è scritto espressamente che che la Bibbia (ci si riferisce alla Torah e ai Vangeli, denominati Ingil), è la parola di Dio, vediamo alcuni passaggi corrispondenti: 

Sura (5, 46): 

Facemmo camminare sulle loro orme Gesù figlio di Maria, per confermare la Torah che scese prima di lui. Gli demmo il Vangelo, in cui vi è guida e luce, a conferma della Torah che era scesa precedentemente: monito e direzione per i timorati.

Sura (3, 3-4): 

Ha fatto scendere su di te il Libro con la verità, a conferma di ciò che era prima di esso. E fece scendere la Torâh e l'Ingîl, in precedenza, come guida per le genti. E ha fatto scendere il Discrimine. In verità, a coloro che negano i segni di Allah, un duro castigo! Allah è potente e vendicatore.

Sura (2, 136):

Dite: “Crediamo in Allah e in quello che è stato fatto scendere su di noi e in quello che è stato fatto scendere su Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe e sulle Tribù, e in quello che è stato dato a Mosè e a Gesù e in tutto quello che è stato dato ai Profeti da parte del loro Signore (Tora, Salmi ed il Vangelo), non facciamo differenza alcuna tra di loro e a Lui siamo sottomessi.”

Da queste citazioni coraniche si evince che il Corano stesso afferma che la Bibbia (inclusi i Vangeli) è la Verità, data da Dio all’uomo. Ma la Bibbia contraddice il Corano in molti punti. Per esempio nella Bibbia vi è scritto che Gesù Cristo morì in croce, mentre nel Corano si nega la morte in croce di Gesù Cristo. Pertanto già all’inizio della nostra confutazione ci troviamo davanti ad una logica deficitaria per l'Islam: se il Corano dice il vero, la Bibbia è la Verità. Ma se la Bibbia è la Verità, il Corano non è la verità. (3).
Alcuni musulmani rispondono a questa critica dicendo che i Vangeli sarebbero stati alterati, ma nel Corano non si dice che i Vangeli siano stati alterati. Pertanto è lo stesso Corano che si contraddice fortemente. 
Analizziamo ora la visione islamica di Gesù. Innazitutto vediamo il passaggio dove si nega la morte in croce di Gesù: 

Corano (4, 157-158):

e dissero: “Abbiamo ucciso il Messia Gesù figlio di Maria, il Messaggero di Allah!” Invece non l'hanno nè ucciso nè crocifisso, ma così parve loro. Coloro che sono in discordia a questo proposito, restano nel dubbio: non hanno altra scienza e non seguono altro che la congettura. Per certo non lo hanno ucciso ma Allah lo ha elevato fino a Sè. Allah è eccelso, saggio.

Questo passaggio, nel quale si nega la morte in croce di Gesù, è completamente anti-storico e anti-logico. Innazitutto dalla Sura (5, 46), abbiamo visto che i Vangeli sono la Verità. Ma se i Vangeli sono la Verità, siccome negli stessi Vangeli si afferma ripetutamente la morte in croce di Gesù, ecco che il Corano stesso che afferma che Gesù non è morto in croce, si discosta dalla verità. Inoltre sappiamo che da un punto di vista storico la morte in croce di Gesù Cristo è un fatto storico e comprovato, non solo dalle fonti documentali, ma anche dalla logica. Ho analizzato questi concetti nel mio articolo “La morte in croce di Gesù Cristo”(4). Si pensa che la tesi della non morte in croce di Gesù, derivi da alcuni Vangeli gnostici che circolavano in Arabia già a partire dal quarto secolo (5).
I musulmani poi considerano che Dio non possa avere un Figlio. Ma questo concetto è confutato dalla Bibbia in numerosi passaggi, per esempio nei Salmi (2, 7): 

Voglio annunciare il decreto del Signore.
Egli mi ha detto: «Tu sei mio figlio,
io oggi ti ho generato.

Ma anche in molte altre profezie bibliche che annunciano l’incarnazione, la morte, e la Risurrezione del Figlio di Dio (6).
Naturalmente poi ci sono i numerosi passaggi dei Vangeli dove si descrive l’incarnazione di Gesù Cristo, per esempio il seguente passaggio del Vangelo di Luca (1, 35): 

Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio.

Inoltre Dio parlò dal cielo annunciando che Gesù era suo Figlio (Vangelo di Matteo 3, 13-17; 17, 1-5). Oltre a ciò Gesù si riferì a Dio come suo Padre e si denominò “Figlio di Dio”, (Vangelo di Giovanni 3, 16; 5, 17-29).
Per quanto riguarda lo Spirito Santo, i musulmani negano che esso sia una delle tre persone divine, facenti parte della Trinità. Alcuni musulmani interpretano erroneamente alcuni passaggi del Vangelo di Giovanni, asserendo che Gesù si riferisse a Maometto quando promise la venuta del Paraclito (Vangelo di Giovanni 14, 16-26). 
Ovviamente è lo stesso Vangelo di Giovanni che confuta questa fantasiosa ipotesi dei musulmani. Vediamo infatti questo passaggio, Vangelo di Giovanni (14, 26):

Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

La venuta dello Spirito Santo che si descrive negli Atti degli Apostoli (2, 1-4) è il compimento della promessa fatta nei seguenti passaggi neo-testamentari: Vangelo di Luca (3, 16); Vangelo di Giovanni (14, 16-26) e Atti degli Apostoli (1, 1-8). Ciò  viene confermato da Pietro negli Atti degli Apostoli (11, 15-16). 
I musulmani negano anche la Trinità. A volte qualche musulmano asserisce che i cristiani adorebbero tre dei: Dio Padre, Gesù e Maria. Ovviamente sappiamo che la Trinità è la Verità di Dio, unico e in tre persone: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Ho approffondito vari passaggi biblici che si riferiscono alla Trinità in uno dei miei articoli (7).
Pertanto cristiani e musulmani non pregano lo stesso Dio come a volte si sente dire: per i cristiani, Dio è unico, ed è Trinità, nelle persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Anche per quanto riguarda la salvezza la dottrina coranica differisce molto dalla Bibbia. Siccome il Corano stesso afferma che la Bibbia è la Verità (Sura 5, 46), ecco che la strada proposta nel Corano per raggiungere la salvezza (differente da quella che propone la Bibbia), non può essere la verità. Per i musulmani Dio farà un bilancio degli atti buoni e degli atti cattivi commessi dall’uomo, e poi con la sua misericordia  deciderà se inviare l’uomo in paradiso o all’inferno. 
Il concetto di salvezza espresso nella Bibbia è completamente diverso da quello esposto nel Corano. Fondamentale per i cristiani è il sacrificio che Gesù Cristo ha attuato per tutti noi sulla croce. I musulmani siccome negano la morte in croce di Gesù Cristo, non riconoscono neppure che Gesù Cristo sia morto per i nostri peccati. L’espiazione dei peccati sulla croce da parte di Gesù Cristo è descritta in numerose profezie dell’Antico Testamento, oltre che naturalmente nei Vangeli e negli altri libri del Nuovo Testamento. Vediamo alcuni passaggi: 

Libro di Isaia (53, 4-5):

Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.

Libro di Isaia (53, 11-12):

Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perchè ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli.

Vangelo di Matteo (26, 27-28):

Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perchè questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati.

E’ Gesù stesso a ribadire che il suo sangue è versato per il perdono dei peccati. Secondo la Bibbia solo chi si pente dei propri peccati e crede che Gesù Cristo, l’Agnello di Dio, morendo, abbia espiato i suoi peccati sulla croce, ossia che Gesù Cristo sia morto al suo posto, ottiene la giustificazione e la vita eterna. Il ladrone che stava sulla croce al lato di Gesù infatti, si è salvato per la fede che ebbe in Gesù e non per le sue opere, che non furono buone (Vangelo di Luca 29, 39-43). 
Ho analizzato vari passaggi biblici concernenti l’espiazione dei peccati attuata da Gesù Cristo sulla croce in uno dei miei articoli (8).
Per concludere aggiungo che con questa mia confutazione alla religione islamica, intendo aprire un dibattito amichevole con le persone musulmane, con il fine di indicare loro la unica strada per la salvezza: Gesù Cristo.

YURI LEVERATTO
Copyright 2016

Bibliografia: Luisa Jeter de Walker, Quale cammino? Ed. Vida

Note:
1-Si veda il lemma «Kaʿba»,a cura di J. A. Wensinck e di J. Jomier, su: The Encyclopaedia of Islam, dove si può leggere: "formerly the word was also used to designate other similarly shaped sanctuaries".
2- Claudio Lo Jacono, "Le religioni dell'Arabia preislamica e Muhammad", in Islām, a cura di G. Filoramo, Roma-Bari, Laterza, 1999.
3- http://www.pergrazia.com/apologetica/se-il-corano-e-vero-allora-il-corano-e-falso/2014/
4- http://yurileveratto2.blogspot.com/2015/11/la-morte-in-croce-di-gesu-cristo.html
5- http://www.answering-islam.org/authors/masihiyyen/gnostic_islamic_crucifixion.html
6- http://camcris.altervista.org/messia.html
7- http://yurileveratto2.blogspot.com/2015/11/la-trinita-il-fondamento-della-fede.html
8- http://yurileveratto2.blogspot.com/2015/11/lo-scopo-principale-della-missione-di.html

mercoledì 16 aprile 2014

Critica al relativismo culturale, il caso delle comunità islamiche in Occidente


Dal 2007 in Inghilterra è in funzione il cosidetto “Muslim Arbitration Tribunal”(1), una specie di tribunale alternativo per persone di religione islamica, che non vogliono risolvere le dispute tra di loro affidandosi alla legge inglese, ma preferiscono farlo affidandosi alla sharia. 
E’ stato il governo laburista a permettere l’istituzione di questi tribunali alternativi islamici (a Londra ed in altre quattro città), che hanno competenze sul diritto famigliare, sui divorzi e sulle questioni di eredità.
Per esempio nel tribunale della città di Nuneaton, un caso di eredità tra cinque fratelli (tre sorelle e due fratelli), è stato risolto aggiudicando ai due fratelli una parte di eredità uguale al doppio rispetto a quella aggiudicata alle tre sorelle, secondo i precetti della sharia (2).  
Nel caso dei divorzi, spesso le donne musulmane si affidano a questi tribunali per tentare di chiudere un matrimonio fallito. Quando per esempio una donna ottiene il divorzio secondo la legge inglese, suo marito può continuare a negarle il divorzio religioso e la comunità continua a considerarla sposata. 
Il tribunale islamico però, come è noto, darà sempre più priorità alle richieste degli uomini in quanto il “talaq” (divorzio chiesto dall’uomo), è molto più veloce e facile da ottenere di un “khula” (divorzio chiesto da una donna). 
In seguito a questi fatti in Inghilterra sono sorte alcune associazioni contro questi tribunali, che sostengono l’idea di una sola legge per ogni etnia. (3)
L’associazione “onelawforall.org.uk”, fa notare che il diritto famigliare basato sulla sharia è la causa della sottomissione e della disciminazione delle donne e dei bambini. (4). Inoltre questa associazione sostiene che molte donne che si affidano alle corti islamiche non lo fanno per libera scelta, ma perché temono di essere perseguitate e accusate di apostasia se non lo facessero. (4)
Alcune donne iraniane e curde residenti in Inghilterra hanno denunciato questa situazione sostenendo che questi tribunali, basandosi sulla sharia, discriminano le donne e portano alla divisione della società (5). 
Infatti sono proprio le donne ad essere vittime di un sistema che vuol trapiantare la sharia in Inghilterra, pretendendo di far adottare leggi e precetti propri dei paesi musulmani in Gran Bretagna. 
Il caso dei tribunali islamici in Inghilterra è secondo me molto significativo e deve essere analizzato con molta attenzione. 
Come è potuto succedere che nell’Inghilterra di oggi, culla della democrazia e del diritto, si siano potuti implementare degli arbitrati basati sulla sharia?
Per tentare di capire questo strano processo che, a mio parere potrebbe essere pericoloso per il futuro della libertà in Occidente, bisogna fare un passo indietro. 
Secondo il relativismo culturale, i cui sostenitori principali furono gli antropologi Franz Boas e Melville Jean Herskovits, non esistono principi universali assoluti, nè di etica, nè culturali, pertanto ogni società e cultura è unica nel suo contesto. 
Secondo questa tesi, ogni comportamento culturale non potrebbe essere giudicato, anche se cruento, ma dovrebbe essere rispettato e valorizzato, sennò si cadrebbe nell’etnocentrismo, giudicando una cultura sulla base di una visione unilaterale. 
In alcuni miei articoli (come quello sul caso degli infanticidi indigeni in Amazzonia, ma si potrebbe ampliare al tema dell’infibulazione), ho criticato il relativismo culturale, che a mio parere è un concetto valido, nel suo contesto, solo quando non è in contrasto con la “Dichiarazione Universale dei Diritti umani” (1948). 
Sono proprio i valori di tolleranza e rispetto per le libertà (di pensiero, di parola, di stampa, di religione), tipici delle nostre società occidentali, che hanno indotto alcune persone a considerare giusto che si debbano implementare leggi o precetti non uguali per tutti, ma diversi a seconda della religione.
L’errata interpretazione della teoria del relativismo culturale è pertanto il substrato che ha favorito l’instaurazione di questi tribunali, in quanto si è considerato che popoli di cultura diversa debbano poter utilizzare una giustizia diversa per dirimere le proprie controversie. 
A mio parere però questa teoria, non può giustificare che si instauri un differente sistema giudiziario (anche se per ora quello in Inghilterra è solo alternativo alla legge inglese), in un paese i cui precetti fondamentali sono diversi da quelli dei paesi musulmani. 
Ricordiamoci infatti che la maggioranza dei paesi musulmani non hanno firmato la “Dichiarazione Universale dei Diritti umani” del 1948, ma al contrario hanno firmato una “Dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo” (6), proprio perché la Dichiarazione di Parigi del 1948 non è compatibile con la concezione della persona e della comunità che proviene dalla sharia.  
Il relativismo culturale, che considera uguali le differenti culture del pianeta, mostra pertanto tutti i suoi limiti. 
Il portare a considerare uguali religioni e culture diverse, può essere fuorviante. In questo caso si vengono a contrapporre due idee di mondo, profondamente differenti, quella occidentale e quella islamica.
L’instaurazione di questi tribunali in Occidente, è a mio parere errata e pericolosa: innanzitutto nel futuro, ogni comunità con una cultura e con una religione differente, per esempio quella degli ebrei, potrebbe voler istituire i loro tribunali ed essere giudicati secondo le proprie leggi (in questo caso la halakhah).
Inoltre, se un’illegalità fosse commessa per esempio da un non-musulmano ai danni di un musulmano, potrebbe sorgere addirittura una controversia sul sistema giudiziaro da applicarsi, con conseguenze preoccupanti.
Oltre a ciò comunità di radicalisti potrebbero spingere per ampliare le competenze di questi tribunali, per esempio proibendo l’abbandono della religione islamica (apostasia), considerato delitto punibile con la norte secondo i dettami della sharia, in aperto contrasto con la Dichiarazione dei Diritti umani del 1948, o esigendo la separazione tra uomo e donna, o in generale ampliando le regole e i precetti della sharia.
Oltre all’instaurazione di questi controversi tribunali in Inghilterra, si nota che l’errata interpretazione del relativismo culturale ha portato a legittimare alcuni comportamenti illegali, giustificandoli perché attuati da soggetti di religione musulmana.
Per esempio nel 2005 l’assasinio di Hatun Surucu, una donna curda che viveva in Germania. E’ stata uccisa dai suoi fratelli che l’accusavano di comportamenti giudicati immorali tra i quali essersi separata dal marito con il quale era stata obbligata a sposarsi all’età di sedici anni. 
Uno dei fratelli è stato condannato a soli nove anni di carcere, mentre gli altri due sono stati assolti, in considerazione della loro cultura (7).
Anche per qunto riguarda la poligamia, pratica diffusa nei paesi musulmani, sono sorte varie controversie. In Inghilterra il governo ha concesso ai poligami assegni famigliari per ogni moglie aggiuntiva, purchè i matrimoni siano stati celebrati in paesi dove il rito è legale. (8). Anche in questo caso questa legge è stata istituita per assecondare la cultura delle persone in questione, anche se la poligamia in Inghilterra è proibita dalla legge.
Da tutto ciò traspare che molti appartenenti alle comunità islamiche in Occidente, non si integrano nella società, ma tendono a creare delle comunità chiuse, escludenti, e richiedono il riconoscimento di leggi e precetti che porterebbero ad un’ulteriore separazione tra le etnie. 
Tutto ciò porterebbe ad un Occidente comunitarista, dove ad ogni etnia sarebbe riconosciuto il diritto di farsi le proprie leggi e di adottare i propri precetti e costumi, anche se in aperto contrasto con i valori occidentali. Questa situazione potrebbe portare alla divisione della società ed a una situazione di caos totale. 

YURI LEVERATTO
Copyright 2014

Note: 
(1)-http://en.wikipedia.org/wiki/Muslim_Arbitration_Tribunal
(2)-http://www.lawandreligionuk.com/2012/10/24/sharia-law-the-arbitration-act-1996-and-the-arbitration-and-mediation-services-equality-bill/
(3)http://www.onelawforall.org.uk/
(4)http://www.onelawforall.org.uk/about/
(5)-http://www.telegraph.co.uk/news/uknews/law-and-order/8686504/Sharia-a-law-unto-itself.html
(6)-http://it.wikipedia.org/wiki/Dichiarazione_islamica_dei_diritti_dell%27uomo
(7)-http://en.wikipedia.org/wiki/Honor_killing_of_Hatun_S%C3%BCr%C3%BCc%C3%BC
(8)-http://www.corriere.it/esteri/08_febbraio_04/bigamia_gran_bretagna_a1be4be0-d326-11dc-8916-0003ba99c667.shtml