lunedì 12 maggio 2014

Il potere economico globale e le aree di sfruttamento


Tratto da "Il futuro dell'Amazzonia"

Da un’attenta analisi della proprietà delle 100 più grandi imprese del pianeta, si evince che il potere economico è concentrato in tre grandi aree:
1-Il blocco atlantico, conformato dai paesi del NAFTA (USA, Canada e Messico), l’Unione Europea e i paesi EFTA.
2-La Russia, il paese più esteso del pianeta, con immense possibilità di sfruttamento energetico e minerario. Ad oggi la Russia è il 1º produttore di petrolio del mondo con quasi 11 milioni di barili diari, superando l’Arabia Saudita. Questo paese difficilmente permetterà investimenti esteri all’interno del proprio territorio a causa di un forte nazionalismo.
3-I paesi dell’Estremo Oriente: Cina, Giappone, Sud Corea e Taiwan.
Le economie dei paesi dominanti hanno bisogno di risorse per funzionare e per espandersi. In particolare d’idrocarburi (petrolio e gas), minerali, acqua e biodiversità.
Quali sono e quali saranno le aree più ricche di risorse naturali del pianeta?

1-Siberia
2-Medio Oriente
3-Africa
4-America del Sud

La Siberia, estesa circa 13 milioni di chilometri quadrati, è totalmente inclusa nel territorio della Federazione Russa.
E’ un territorio smisurato, poco popolato (solo 40 milioni di ab.), e ricchissimo di risorse strategiche: petrolio, gas, uranio, ferro, minerali rari e acqua.
Solo occasionalmente sarà permesso ad imprese estere di fare investimenti in Siberia, pertanto possiamo concludere che quasi esclusivamente le società russe si avvantaggeranno dall’estrazione delle sue sterminate risorse.
Il Medio Oriente, esteso circa 7 mioni di chilometri quadrati, è importante soprattutto perché è ricchissimo di risorse petrolifere. La maggioranza degli stati Medio-Orientali sono alleati degli USA (Arabia Saudita, Kuwait, EAU), e quindi vendono il petrolio al blocco atlantico. Nel futuro però quando le riserve petrolifere del Medio-Oriente si esauriranno, quest’area del mondo sarà dipendente sempre di più da altri stati, sia per la scarsità di risorse idriche, che per la mancanza di biodiversità.
Le altre due aree del pianeta ricche in risorse naturali sono, appunto, l’Africa e l’America del Sud.
In questi due continenti il colonialismo, inteso come quel processo di sfruttamento da parte di stati più avanzati verso stati in via di sviluppo continua, in una forma subdola, sottile, e spesso non facilmente verificabile.
Nei paesi africani e sudamericani sono tutt’ora in corso politiche estrattiviste.
In pratica si permette ad una multinazionale estera di sfruttare una determinata area, a cambio di piccole percentuali di guadagno.
Chi si avvantaggia da questo nuovo colonialismo?
Sicuramente le imprese estere, ma anche funzionari governativi corrotti che autorizzano la concessione e mettono a tacere eventuali abusi e contaminazioni.
Il continente africano, esteso circa 30 milioni di chilometri quadrati, è conformato da 54 stati sovrani.
Si stima che in Africa vi sia il 90% del cobalto del mondo, il 90% del platino, il 50% dell’oro, il 98% del cromo, il 70% della tantalite, il 64% del manganese, oltre al 30% dell’uranio.
La Repubblica Democratica del Congo ha il 70% del coltan del pianeta e il 30% dei diamanti. La Guinea è il più grande esportatore di bauxite del pianeta.
Negli ultimi anni la Repubblica Popolare Cinese ha fortemente investito in Africa, spesso con la modalità del cosiddetto “land-grabbing”.
Il Sud America, esteso circa 18 milioni di chilometri quadrati, e conformato oggi da tredici stati sovrani, ha attuato politiche estrattiviste fin dal tempo della conquista europea, nel XVI secolo, quando si esportava oro e argento per finanziare le casse della monarchia spagnola.
Dopo l’indipendenza l’economia degli stati sudamericani ha continuato a basarsi sull’estrattivismo: canna da zucchero, caffè, banane, cacao, caucciù, prodotti per i quali non si è mai creato un valore aggiunto, ma spesso si esportavano in Inghilterra o negli USA e venivano poi trasformati in prodotti finiti.
La canna da zucchero veniva re-importata come bottiglie di rum.
Il caffè grezzo era re-importato come caffè in polvere, e il caucciù veniva re-importato in forma di pneumatici e altri oggetti per il mercato automobilistico.
Dopo la seconda guerra mondiale, le politiche estrattiviste sono continuate: il Venezuela ha esportato petrolio e gli stati dell’area andina hanno esportato oro, argento, rame, litio.
Negli ultimi anni gli investimenti stranieri in Sud America sono aumentati esponenzialmente, in particolare in Brasile (65 miliardi di dollari, nel 2012), ma anche in Cile (30 miliardi di $), Colombia (15 miliardi di $), Perú (12 miliardi di $) e Argentina (12 miliardi di $).
Oggi l’estrattivismo continua in particolare in Colombia, Perú, e Brasile, ma c’è un’area dell’America del Sud che per la sua immensità, e abbondanza di risorse, potrebbe facilmente convertirsi nella nuova frontiera dello sfruttamento estrattivista mondiale: l’Amazzonia.
L’Amazzonia può essere senza dubbio considerata l’area strategica più importante del pianeta perché, anche se rispetto alla Siberia e all’Africa, ha meno risorse minerarie e di idrocarburi, ha una maggiore quantità di bio-diversità e di acqua, che risulteranno essere due caratteristiche di primaria importanza nei decenni futuri.

YURI LEVERATTO
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