martedì 23 dicembre 2014

Terza confutazione della religione dei testimoni di Geova: Chi è Gesù Cristo


Tutta la religione dei testimoni di Geova degrada Gesù Cristo a semplice “dio minore”. Quindi i testimoni di Geova adorerebbero due dei: Geova e il “dio minore”, che per loro è Gesù Cristo. 
Partiamo ad analizzare questi passaggi del Vangelo di Giovanni, (1, 1-3):

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

“E il Verbo era Dio” la cui pronuncia in greco è: “kai Theos en ho Logos”

Percui il Verbo è il Creatore del mondo, l’unico vero Dio (Giovanni 1,1). 
I testimoni di Geova invece, stravolgendo il passo in questione, hanno tradotto “E il Verbo era un dio”, come se il Verbo (Gesù Cristo) fosse un “dio minore”.
Innanzitutto procediamo per logica: come potrebbe essere un “dio minore” se esisteva “dal principio” e coesisteva con Dio fin “dal principio”? (infatti è scritto “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio”). Giovanni avrebbe potuto scrivere in altro modo se avesse voluto comunicarci che Gesù Cristo è un “dio minore”, e soprattutto non l’avrebbe messo nel suo Prologo. 

Vediamo un punto dei Salmi (33, 6): 

I cieli furon fatti dalla parola dell’Eterno” 

Percui nei Salmi si afferma che l’Eterno (Dio) ha creato i cieli. 

Ma nel Vangelo di Giovanni (1, 3) si afferma: 

tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

Sono in contraddizione il passaggio dei Salmi con il passaggio del Vangelo di Giovanni (1,3)? 
Niente affatto. Con una logica semplice si capisce che Dio ha creato i cieli (Salmi) e il Verbo ha creato ogni cosa (Giovanni 1,3). Ovvio, perche il Verbo è Dio. Infatti nella Bibbia si sancisce chiaramente che fu Dio a creare il cielo e la terra e non un “dio minore”, che stava presso di lui. 

Ora vediamo la Lettera ai Colossesi (1, 16-17):

perchè in lui furono create tutte le cose
nei cieli e sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili:
Troni, Dominazioni,
Principati e Potenze.
Tutte le cose sono state create
per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose
e tutte in lui sussistono.

“perchè in lui furono create tutte le cose”, quindi il Verbo è il Creatore.

Ma anche qui i testimoni di Geova, nel loro libro denominato “Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture” hanno aggiunto una parola, vediamo quale: 

perchè in lui furono create tutte le altre cose

è stata aggiunta la parola “altre” come se fosse un creatore secondario che ha creato “qualcosa”, un dio minore dunque. 

Ecco che lentamente si capisce tutta l’architettura di come si sia attuata la traduzione dei testimoni di Geova. Lo scopo principale è degradare Gesù Cristo, da Dio a un “dio minore”. Ma i primi cristiani adoravano Gesù Cristo come Dio. Come avrebbero potuto i primi cristiani andare al patibolo piuttosto di non rinnegare che Gesù Cristo è Dio, se lo avessero considerato un “dio minore”?

Se seguissimo il ragionamento dei testimoni di Geova dovremmo negare anche il verso di Giovanni (1, 3):

tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

Certo perchè qui “lui” è il Verbo, e si sancisce che ha creato “tutto”, ma secondo i testimoni di Geova lui stesso sarebbe stato creato da Dio, quindi il Verbo avrebbe creato “tutto” eccetto se stesso, e quindi non avrebbe creato “tutto” per davvero.  

Nel capitolo 17 del Vangelo di Giovanni vi sono poi affermazioni molto importanti di Gesù, che sta pregando il Padre. 

Ecco un primo, significativo passaggio Giovanni (17, 24):

Padre, voglio che anche quelli che tu mi hai dato siano con me, dove sono io, affinchè contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato, poichè mi hai amato prima della creazione del mondo.

In questo passaggio si evince che Gesù era con il Padre prima della creazione del mondo, dell’universo. Questo passo, indirettamente, conferma la Divinità di Cristo.

Vediamo alcuni passaggi dell’Apocalisse: 

(1, 17-18):
Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la sua destra, disse: «Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi.

(22, 13):
Io sono l’Alfa e l’Omèga, il Primo e l’Ultimo, il Principio e la Fine.


Vediamo ora questo passaggio: 
(1, 8): 
Dice il Signore Dio: Io sono l’Alfa e l’Omèga, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!

Per cui ancora una volta, si sancisce che Dio è il primo e l’ultimo. Ma siccome nei passaggi (1, 17-18) e (22, 13) era Gesù Cristo il primo e l’ultimo, allora Gesù Cristo è il Signore Dio. 

I nostri amici testimoni di Geova, sostengono che ci sia un solo Dio, “Geova”, e un “dio minore”, Gesù Cristo, il figlio. Ma ciò ci mostra che essi credono in due dei, uno maggiore e uno minore, mentre la Bibbia ci dice chiaramente che vi è un solo Dio! Ora il paradosso, è che se credono in due dei sono politeisti, mentre se ammettono di adorare solo Geova, allora ammettono di non essere cristiani. Infatti fanno parte di un’altra religione, quella dei testimoni di Geova. 

Quando Gesù nacque significa che il Verbo (Dio) si fece carne e Gesù Cristo fu riconosciuto varie volte come Dio. Infatti vediamo questo punto riferito a Tommaso: 
Vangelo di Giovanni (20, 28):

Rispose Tommaso e gli disse: “Signore mio e Dio mio!”

In questo caso Gesù non ha negato di essere Dio, ma ha risposto, in Giovanni (20, 29): 

Gli disse Gesù: “Perchè mi hai visto hai creduto? Beati coloro che hanno creduto senza vedere”.

Isaia ci dice che tutto fu creato da Yahweh. Ora nel Nuovo Testamento ci viene detto che tutto fu creato per mezzo del Verbo, Gesù Cristo. Certo perchè Gesù Cristo, il Verbo, è Dio, quindi è Yahweh!

Ma per i testimoni di Geova c’è un Dio Creatore e un “dio minore”, ecco quindi che negano i versi di Isaia, per esempio (40, 28) o (44, 24): 

Così dice l'Eterno, il tuo Redentore, colui che ti ha formato fin dal seno materno: «Io sono l'Eterno che ho fatto tutte le cose, che da solo ho spiegato i cieli e ho distesa la terra; chi era con me?

Non vi era un “dio minore” quando Dio ha fatto tutte le cose. E’ chiaro.

Lo stesso si può applicare al concetto di Salvatore. Nella Bibbia è Yahweh, nel Nuovo Testamento è Cristo. Abbiamo quindi due salvatori? Niente affatto. Il Salvatore è uno.

In Isaia (42, 8), c’è scritto: 

Io sono il Signore: questo è il mio nome;
non cederò la mia gloria ad altri,
nè il mio onore agli idoli.

Ma nel Vangelo di Giovanni (17, 5) c’è scritto: 

E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.

Quindi Gesù Cristo dice chiaramente che aveva gloria presso il Padre prima che il mondo fosse, ossia prima della notte dei tempi, cioè dall’eternità!
Come potrebbe Gesù Cristo aver fatto un’affermazione così inaudita se fosse solo un “dio minore”? (ovviamente ne fece altre di inaudite come “io invece vi dico” che ho spiegato nel mio articolo “La vera identità di Gesù Cristo”). 

Notiamo anche che Isaia (44, 6) il Signore è il primo e l’ultimo. 

Così dice il Signore, il re d’Israele,
il suo redentore, il Signore degli eserciti:
«Io sono il primo e io l’ultimo;
fuori di me non vi sono dèi.

Esattamente come nell’Apocalisse 1:17-18 e 22:13

Come potrebbe aver detto Gesù Cristo “io sono il primo e l’ultimo” se fosse un “dio minore”? Come potrebbe l’Apostolo Giovanni aver ricevuto questa rivelazione e poi averla scritta se Gesù Cristo fosse un “dio minore”? 
Un “dio minore” che dice le stesse cose dette da Dio in Isaia (44, 6)? Impossibile. 

Torniamo alla grammatica: 

“E il Verbo era Dio” la cui pronuncia in greco è: “kai Theos en ho Logos”
I testimoni di Geova sostengono che siccome davanti alla parola “Dio” non ci sia l’articolo determinativo ho = ‘il’, “Dio” si dovrebbe tradurre come “dio”, cioè “dio minore”.
Il fatto che non ci sia l’articolo determinativo “ho” davanti a “Dio”, ma che “ho” sia davanti a “Logos” (Parola, Verbo), non significa che “Dio” (Theos), sia un “dio minore”. 
Da un punto di vista grammaticale, “ho Logos” è il soggetto, e Theos è il predicato nominale. In greco non è necessario usare l’articolo determinativo con un predicato nominale in questo tipo di frase. Se si fosse scritto “ho Theos” avrebbe significato che il Verbo è la stessa persona del Padre, (infatti nella seconda frase del passo 1, Dio si riferisce al Padre). Ma l’Apostolo Giovanni ha voluto dirci che il Verbo, pur essendo Dio, non è la stessa persona del Padre. 
Tutto ciò è stato confermato da eminenti studiosi come  C. H. Dodd, (“New Testament Translation Problems II,” The Bible Translator 28, 1[January 1977]:103).
Anche altre traduzioni dove è scritto: “Il Verbo era divino” sono errate, in quanto Giovanni ha detto: kai theos en ho logos (e Dio era il Verbo), e non ha detto “kai theios en ho logos”.
Per cui la traduzione “e il Verbo era un dio” è errata sia dal punto di vista logico (comparando con gli altri passi dell’intera Bibbia, e del Vangelo di Giovanni in particolare, in modo da capire quale era realmente il suo pensiero), sia dal punto di vista grammaticale. 
Vi sono poi altre frasi e comportamenti di Gesù che indicano la sua natura consustanziale al Padre. Nel capitolo quinto del Vangelo di Matteo, parlando della legge mosaica, ossia la legge data da Dio, Gesù ripetè varie volte: “avete inteso che fu detto…io invece vi dico”. Gesù quindi insegna sui giusti comportamenti da tenere nel caso di matrimonio, giuramenti, amore al prossimo. Per sei volte viene ripetuta la frase: “io invece vi dico”. 
Come potrebbe un semplice profeta aggiungere o modificare le leggi date da Dio se non chi è per sua natura consustanziale al Padre? 
I profeti dicevano: “Così parla il Signore”, mentre Gesù disse: “io invece vi dico”.
E’ noto che i giudei osservavano la legge del riposo durante il sabato, e per questo criticarono Gesù per aver curato un paralitico di sabato Giovanni (5, 1, 10). Ma Gesù, dimostrando di essere al di sopra della legge dice (Vangelo di Giovanni 5, 17):

Ma Gesù rispose loro: “Mio Padre è all’opera fino ad ora ed anch’io sono all’opera”.

Gesù si pone quindi al di sopra della legge, per esempio anche quando dice:

“Si, il Figlio dell’uomo è padrone del sabato” (Matteo, 12, 8).

Sono affermazioni inaudite, che mai uscirono dalla bocca di nessun uomo, e che provano la sua verà natura di Gesù Cristo, che è consustanziale al Padre. 

E’ Onnipotente: Giovanni (1: 3), Lettera ai Colossesi (1, 16-17).  

Inoltre Gesù Cristo ha invitato i credenti a pregare in lui, Vangelo di Giovanni (14, 14):

Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò

Ma qui i testimoni di Geova traducono: “Se chiedete qualcosa in mio nome, io la farò”. 

Hanno tolto il “mi” come per indicare che non è lui al quale dobbiamo chiedere.

YURI LEVERATTO
Copyright 2016

lunedì 22 dicembre 2014

Seconda confutazione della religione dei testimoni di Geova: il nome di Dio


I testimoni di Geova si riferiscono a Dio, con il nome “Geova”. In questo articolo dimostreremo che denominare l’unico e vero Dio con un nome “non biblico”, è errato.
Nel Tanakh (conformato dai 39 libri che oggi noi cristiani denominiamo Antico Testamento), Dio, il Creatore del mondo, era nominato in diversi nomi, proprio per il fatto che l’Onnipotente non può essere limitato da un solo nome. Il nome più utilizzato nella Bibbia per riferirsi a Dio, è YHWH, il tetragramma biblico. 
Secondo alcuni studiosi (1) il tetragramma biblico, o YHWH, (uno dei nomi di Dio, il più ricorrente nella Bibbia, citato 6823 volte, la cui pronuncia è Yahweh), deriverebbe dalla radice triconsonantica dell’ebraico biblico היה, che significa “essere”.
Naturalmente Dio, nella Bibbia viene citato innumerevoli volte anche con altri termini: Elohim, El, Shaddai, Elyon, Adonai, ecc. (Kyrios in greco, ossia: Signore) (2). Dio si è anche auto definito con il nome IO SONO. 
I primi cristiani credevano con fermezza assoluta che Gesù Cristo fosse il Dio della creazione biblica, IO SONO, e questo lo si evince dai seguenti passi dell’Esodo, comparati con i passi del Vangelo di Giovanni. Vediamoli.

Esodo (3, 13, 14): 
Mosè disse a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi”. Mi diranno: “Qual è il suo nome?”. E io che cosa risponderò loro?». Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: “Io-Sono mi ha mandato a voi"». 

Quindi qui Dio si definisce Io-Sono, esattamente come nel seguente passaggio di Giovanni (8, 23-24), 

E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati».

E ancora in Giovanni (8, 53-58):

Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».

E’ chiaro pertanto che gli Apostoli, gli Evangelisti e i primi cristiani credevano nell’assoluta corrispondenza tra YHWH e Gesù Cristo. I testimoni di Geova negano ovviamente la Divinità di Gesù Cristo, e utilizzano il nome Jehovah (o Geova in italiano), anche quando nella Bibbia il nome di Dio è indicato con altri termini. 
Nella “Traduzione del Nuovo Mondo e delle Sacre Scritture”, il libro di riferimento per i testimoni di Geova, in Genesi (18, 3) c’è scritto Jehovah (in  inglese), e non Adonai come invece è scritto nel testo originale. 
Quindi vediamo che già a partire dalla Genesi i testimoni di Geova hanno sovvertito le Sacre Scritture addirittura cambiando uno dei nomi di Dio. 
Similmente si potrebbe dire per Esodo (4, 10-13) dove Mosè si rivolge a Dio con il nome di Signore, ma nuovamente nella “Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture”, si traduce nuovamente con Jehovah.
La Watchtower Society (o “società della torre di guardia”), pone enfasi nel nome Jehovah, ma ciò non è supportato dai testi biblici e tantomeno dalla predicazione di Gesù Cristo. 

La pronuncia corretta di YHWH è Yahweh o Jehovah (italianizzato Geova)?

A pagina 23 del “Kingdom interlinear translation” (dei testimoni di Geova), la Watchtower society ammette che la pronuncia corretta è “Yahweh”. 

C’è scritto: “While inclining to view the pronunciation “Yahweh”, as the more correct way, we have retained the form “Jehovah”, because of people familiarity, with it since the 14 th century”. 

Che tradotto all’italiano significa: 

Anche se siamo inclini a riconoscere che Yahweh è il modo corretto, abbiamo adottato il nome Jehovah perchè è popolare tra la gente fin dal secolo quattordicesimo. 

E’ una dichiarazione inaudita che prova che l’esatta pronucia di uno dei nomi di Dio non è ritenuta importante dai vertici della Watchtower Society. Inoltre, anche se fosse stato vero che Jehovah sia stato un modo popolare di riferirsi a Dio, non era l’unico! E Gesù Cristo non disse mai che nelle preghiere si includesse alcun nome per indicare Dio.
Inoltre la frase del “Kingdom interlinear translation” è sbagliata anche perchè la forma errata di Geova è apparsa per la prima volta in una traduzione inglese della Bibbia per opera di Williarn Tyndale, che risale solo al 1530 dopo Cristo, quindi semmai al sedicesimo secolo, e non quattordicesimo. Questa forma errata è, entrata poi sia nelle traduzioni della Bibbia di questi ultimi quattro secoli sia in alcune iscrizioni, anche di chiese cattoliche. Ma tutti questi documenti a favore della forma Geova non sono anteriori all’anno 1530. In nessun documento prima di quell’anno, e in nessuna traduzione della Bibbia prima del 1530 d.C., è presente la forma “Geova”.

Ricapitolando: Ci sono vari nomi divini nella Bibbia. Nelle scritture in ebraico, l’Antico Testamento, la più utilizzata è YHWH, il tetragramma, la cui pronuncia esatta non si conosce, ma quella che si pensa sia la più corretta è Yahweh. 
Nelle scritture greche, si pregava principalmente nel nome di Gesù Cristo. E inoltre si insegnava che Gesù Cristo è l’unico nome per mezzo del quale si possa essere salvati. I primi cristiani battezzavano nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, indicando chiaramente la loro fede nella Trinità. Inoltre i primi cristiani hanno vissuto e sono morti da martiri per affermare il nome di Gesù Cristo, non per affermare il nome “Jehovah”. 
I nomi Yahweh e Gesù Cristo non sono affatto in competizione tra di loro, ma confermano invece che Gesù Cristo è Yahweh, come vedremo nella terza confutazione alla religione dei testimoni di Geova. 

YURI LEVERATTO
Copyright 2015

Note: 
1-http://www.jewishencyclopedia.com/articles/11305-names-of-god
2-https://en.wikipedia.org/wiki/Names_of_God_in_Judaism

sabato 20 dicembre 2014

Prima confutazione della religione dei testimoni di Geova


La religione dei testimoni di Geova è stata fondata nel 1884 da Charles Taze Russell. Si basa sugli scritti di Russel e Rutherford e sulla loro interpretazione della Bibbia. 
Charles Taze Russel fu inizialmente un seguace della Chiesa presbiteriana. Era particolarmente affascinato dal tema del secondo avvento di Cristo, e iniziò a studiare le profezie. Aveva considerato la predizione che aveva fatto Guglielmo Miller sull’arrivo di Cristo nella terra nel 1844. Anche se Miller aveva fallito, Russell si convinse che qualcosa doveva pur esserci di vero in quel metodo, e cominciò a fare i suoi propri calcoli in modo da predire il secondo avvento del Signore. 
Già a partire dal 1870 Russel iniziò a dare proprie interpretazioni della Bibbia, in particolare sulla Risurrezione del Signore, insegnando che Gesù Cristo non era risuscitato nella carne, ma solo nello spirito. Già dall’inizio della sua predicazione Russel si stava quindi allontanando dalla Bibbia, la Parola di Dio. 
Secondo Russel Gesù Cristo sarebbe ritornato sulla terra nel 1874, quindi il millennio sarebbe iniziato in quell’anno. Pertanto si doveva proclamare il piano divino e unire i veri “cristiani” in modo che partecipassero al regno del Signore. Nel 1879 Russel iniziò a pubblicare il periodico “The Watchtower and herald of Christ presence” (La torre di guardia e l’annuncio della presenza di Cristo). Quindi nel 1884 fu fondata la “società della torre di guardia”. 
Le predizioni di Charles Russel e dei suoi sucessori risultarono false in ripetute occasioni. Vediamole: 

1899. L’Apocalisse inizierà nel 1914.
«La “battaglia del gran giorno di Dio Onnipotente” (Apocalisse 16,14), che si concluderà nel 1914 dC con il rovesciamento completo del presente dominio della terra, è già iniziata» (C. Russell, “The Time Is at Hand”, p. 101, 1908 edition).

1916. Il Regno millenario è iniziato nel 1873.
«La cronologia biblica qui presentata mostra che i sei grandi 1000 anni iniziati con Adam sono finiti e che il grande 7° giorno, dei 1000 anni del regno di Cristo, è iniziato nel 1873» (C. Russell, “The Time Is at Hand”, page II)

1917. L’Armageddon è cominciato.
«L’attuale grande guerra in Europa è l’inizio dell’Armageddon descritto dalle Scritture» (Pastor Russell’s Sermons, 1917, page 676)

1918. I santi saranno resuscitati nel 1925.
«Perciò possiamo fiduciosamente aspettarci che il 1925 segnerà il ritorno di Abramo, Isacco, Giacobbe e dei profeti fedeli del passato, in particolare quelli nominati dall’Apostolo in Ebrei 11» (C. Russell, “Millions Now Living Will Never Die”, page 89)

1922. Gesù ritornerà nel 1925.
«La data del 1925 è ancora più distintamente indicata dalle Scritture rispetto al 1914» (“The Watchtower”, September 1st, 1922, page 262)

1923. Gesù ritornerà nel 1925.
«Il nostro pensiero è che il 1925 è sicuramente previsto dalle Scritture. Come Noè, il cristiano ha ora molto più su cui basare la sua fede, Noè basava invece la sua fede in un diluvio a venire» (“The Watchtower”, April 1st, 1923, page 106)

1925. Gesù ritornerà nel 1925.
«L’anno 1925 è qui. Con grandi aspettative i cristiani hanno atteso quest’anno. Molti hanno fiduciosamente atteso che tutti i membri del corpo di Cristo cambieranno nella gloria celeste nel corso di quest’anno. Ciò può essere realizzato. A tempo debito Dio porterà a compimento i suoi propositi. I cristiani non dovrebbero essere così profondamente preoccupati per ciò che potrebbe accadere quest’anno» (“The Watchtower”, January 1st, 1925, page 3)

1940. L’Armageddon avverrà entro l’anno.
«L’anno 1940 sarà certamente l’anno più importante, perchè l’Armageddon è molto vicino» (“Informant”, May 1940)

1941. Gesù tornerà dai Monti.
«Riceveremo il dono, i bambini marceranno stretti, non un giocattolo per il loro piacere, ma saremo strumenti del Signore per un lavoro più efficace nei restanti mesi prima dell’Armageddon» (“The Watchtower”, September 15th, 1941, page 288)

1946. L’Armageddon è alle porte.
«Il disastro dell’Armageddon, maggiore di quello che accadde a Sodoma e Gomorra, è alla porta». (“Let God be True”, 1946, page 194)
Charles Russel morí nel 1916, ma anche il suo sucessore Josè Rutherford continuò a proporre false predizioni, che ovviamente non si verificarono. Intorno al 1925 i testimoni di Geova insegnavano che la fine del mondo sarebbe avvenuta nel 1975 (Cesar Vidal Manzanares, ricordi di un testimonio di Geova, pag. 14-16). 
E’ evidente pertanto che tutte le predizioni fatte dai testimoni di Geova si sono rivelate false. A questo punto i testimoni di Geova avrebbero potuto ponderare su questo passaggio biblico, Deuteronomio (18, 22): 

“Quando il profeta parlerà in nome del Signore e la cosa non accadrà e non si realizzerà, quella parola non l’ha detta il Signore. Il profeta l’ha detta per presunzione. Non devi aver paura di lui.”

Ma evidentemente non lo fecero. 
Analizziamo ora alcuni punti della teologia dei testimoni di Geova. 
Innanzitutto il libro al quale fanno riferimento i testimoni di Geova non è la Bibbia, ma è una traduzione della Bibbia che riflette la loro visione teologica, detta “Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture”. Questo libro differisce dalla Bibbia in molti punti fondamentali, ma soprattutto sulla persona di Gesù Cristo che viene presentato non come il Verbo, Dio incarnato, vero Dio e vero uomo, ma come un “dio minore”, quindi creato dal Padre. Inoltre il nome di Dio viene indicato in Geova, quando sappiamo che nel Tanakh i nomi di Dio sono numerosi, ma mai viene utilizzato il nome Geova, come analizzeremo nella seconda confutazione. 
Inoltre Russell e Rutherford hanno sempre sostenuto che la chiave per comprendere la “Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture” sarebbe stata lo studio dei propri scritti e delle proprie opere. Ma la Bibbia non può  essere una interpretazione privata. Infatti, Seconda Lettera di Pietro, (1, 20): 

Sappiate anzitutto questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione

La Bibbia vuol dire semplicemente quello che vi è scritto, ed ogni interpretazione privata si allontana dal senso che volevano intendere gli autori, che erano ispirati dallo Spirito Santo. Già Cristo disse che non vi è alcuna necessità di una chiave, nel Vangelo di Giovanni (5, 39): 

Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me.

Per quanto riguarda il concetto di Dio, i testimoni di Geova ripudiano la dottrina della Trinità e affermano che sarebbe una “dottrina pagana”. Per loro pertanto Gesù Cristo non è Dio, e neppure lo Spirito Santo lo è. Per loro solo il Padre, che denominano erroneamente Geova, è Dio. 
La Bibbia insegna però che Dio è uno in tre persone: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. La Trinità non è un’interpretazione pagana, ma è insita nella Parola di Dio. Vediamo alcuni passaggi: Vangelo di Matteo (3, 16-17):

Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

In questo passo del Vangelo di Matteo, che secondo una tradizione antica fu scritto in aramaico o in ebraico intorno al 45 d.C., non vi è solo il Figlio, Gesù Cristo, ma vi è anche lo Spirito, e il Padre, nelle cui parole c’è un richiamo al servo di YHWH (Isaia 42, 1).
Vediamo ora un altro passaggio del Vangelo di Matteo, dove Gesù ordina il battesimo nel nome della Trinità (28, 18-20):

Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Come sappiamo lo scopo principale della missione di Gesù Cristo sulla terra è stato “togliere il peccato del mondo” (Vangelo di Giovanni, 1, 29). La sua missione ha però avuto anche altri obiettivi, tra i quali quello di rivelare la splendente Trinità. In questo passaggio Gesù invita a battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. E’ un invito chiarissimo ad accogliere in noi le tre persone dell’unico Dio. Da notare che Gesù Cristo disse: “battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”, e non disse: “nei nomi del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.
Anche per quanto riguarda lo Spirito Santo, i testimoni di Geova negano che egli sia una delle persone della Trinità e pertanto, Dio. Ma anche per lo Spirito Santo i passaggi biblici che certificano la sua Divinità sono molti, per esempio vediamo subito un passaggio degli Atti degli Apostoli (5, 3-4)

Ma Pietro disse: «Anania, perchè Satana ti ha riempito il cuore, cosicchè hai mentito allo Spirito Santo e hai trattenuto una parte del ricavato del campo? Prima di venderlo, non era forse tua proprietà e l’importo della vendita non era forse a tua disposizione? Perchè hai pensato in cuor tuo a quest’azione? Non hai mentito agli uomini, ma a Dio».

In questo passaggio si nota chiaramente che Pietro credeva che lo Spirito Santo è Dio.
Sono tantissimi i passaggi della Bibbia che fanno esplicito riferimento alla Trinità, per chi volesse approfondire rimando al mio articolo corrispondente: (http://yurileveratto2.blogspot.com.co/2015/11/la-trinita-il-fondamento-della-fede.html). 

I testimoni di Geova negano la Divinità di Gesù Cristo. Spesso associano Gesù Cristo all’arcangelo Michele, in modo molto confuso. Nel loro “Studio della Scrittura” riportano, al volume 5: “Il nostro Redentore esistette come spirito prima di farsi carne e vivere tra gli uomini. Era conosciuto come l’arcangelo Michele”. Nella rivista Atalaya, del 1961, si afferma: “Cristo Gesù, Michele, combatté con il drago e questo fu gettato a terra”. 
La Bibbia è però  chiara sulla Divinità del Figlio, espressamente nei passaggi seguenti: Vangelo di Giovanni (1,1) – (10, 30), Lettera ai Filippesi (2, 3-11), 1 Giovanni (5, 20), Lettera ai Colossesi (2, 8-9). Per chi volesse approfondire sulla Divinità di Gesù Cristo può leggere il mio articolo corrispondente (http://yurileveratto2.blogspot.com.co/2015/11/la-vera-identita-di-gesu-cristo.html). 
Inoltre i testimoni di Geova negano l’incarnazione di Cristo, e insegnano che Gesù non possedeva due nature, ossia vero Dio e vero uomo quando si trovava sulla terra e che nemmeno ora le possiede. Per loro Gesù era semplicemente un essere umano perfetto. 
I passaggi biblici sull’incarnazione del Verbo (Dio) sono invece vari. Per esempio: 1 Timoteo (3, 16); (2, 5); 1 Giovanni (1, 7); Lettera agli Ebrei (10, 11-14); Lettera ai Filippesi (2, 6-11); Libro di Isaia (9, 6). 
(Chi volesse approffondire il concetto della doppia natura di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, può leggere qui: 
http://yurileveratto2.blogspot.com.co/2015/12/la-doppia-natura-di-gesu-cristo-vero.html)

I testimoni di Geova negano la Risurrezione corporale di Cristo. Sappiamo invece da numerosi passaggi biblici che la Risurrezione avvenne in carne, non nello spirito: Vangelo di Luca (24, 36-49); Vangelo di Giovanni (20, 19-31). Naturalmente il corpo di Gesù Cristo risuscitato non era lo stesso di prima: era glorificato. Possiamo approfondire la Prima Lettera ai Corinzi (15, 1-58) per renderci conto di come Cristo resuscitò e di come anche i credenti in lui avranno un corpo glorificato. 
Anche per quanto riguarda il concetto di salvezza i testimoni di Geova differiscono sostanzialmente dalla fede cristiana. Per loro Gesù espiò solo il peccato di Adamo, e credono che nella croce fu versato il sangue di un uomo. In realtà ciò che da efficacia al sangue di Cristo è il fatto stesso che Gesù Cristo è Dio. Siccome la Bibbia dice chiaramente che solo Dio può perdonare i peccati (Vangelo di Marco 2, 7), ecco che Dio ha potuto attuare l'espiazione dei peccati sulla croce. 
Spogliando Cristo della sua Divinità i testimoni di Geova negano l'espiazione sulla croce per i nostri peccati, in quanto se Cristo era solo un uomo, anche se perfetto, non avrebbe potuto espiare tutti peccati sulla croce. (Per chi volesse approffondire: http://yurileveratto2.blogspot.com.co/2015/11/lo-scopo-principale-della-missione-di.html)

Secondo i testimoni di Geova i malvagi avrebbero un’altra opportunità per ricevere a Cristo durante il millennio. Ma la Bibbia spiega chiaramente che chi si pente dei propri peccati e riconosce Gesù Cristo come unico Signore e Salvatore otterrà il perdono dei propri peccati e la salvezza. Per esempio lo si vede nell'episodio del buon ladrone, che non per le opere, ma per ammettere di essere un peccatore e avere fede in Gesù, si salva. Infatti ecco il passaggio corrispondente nella Seconda Lettera ai Corinzi (6, 2): 

“Egli dice infatti:
Al momento favorevole ti ho esaudito
e nel giorno della salvezza ti ho soccorso.
Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!”

Anche sul tema escatologico le dottrine insegnate dai testimoni di Geova non sono bibliche, ma rispecchiano gli insegnamenti errati di Russell e Rutherford. Secondo i testimoni di Geova coloro i quali resusciteranno avranno mille anni di tempo per prendere una decisione. Se non obbediranno al Vangelo durante questo tempo di mille anni saranno annichilati. 
La Bibbia invece insegna molto chiaramente che solo i i salvi resusciteranno prima del millennio, e il resto dei morti (ossia i non giusti, i non salvati), risusciteranno alla fine del millennio e saranno e saranno giudicati da Dio e inviati al fuoco eterno (Apocalisse 20, 5-6; 11, 15; Lettera agli Ebrei 9, 27). 

YURI LEVERATTO
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