venerdì 9 gennaio 2015

Confutazione al “Video Gesù Messia di Israele parte 2” di David Donnini


                                       


Confutazione di Yuri Leveratto al “Video Gesù Messia di Israele parte 2” di David Donnini.

Premetto che questa non è minimamente una critica alla persona di David Donnini, o alla sua spiritualità personale, ma è semplicemente una confutazione delle tesi sul tema “Gesù storico e Gesù della fede”, da lui esposte nel video caricato su youtube “Gesù Messia di Israele parte 2”, dove espone le sue teorie presenti nel suo libro “Gesù Messia di Israele”. Al contrario, spero di conoscere personalmente David Donnini, al quale tendo la mano per una sincera amicizia, malgrado le differenti opinioni sull’identità di Gesù Cristo.

Al minuto 0,29 inizia a parlare la signora Donastella che sta seduta davanti al computer che dice: “C’è un episodio dove si dice che Maria Maddalena unge i piedi (di Gesù), con i suoi capelli”.

Ma nei Vangeli non vi è scritto “Maria Maddalena unge i piedi con i suoi capelli”. Nel Vangelo di Luca, infatti si riporta, Vangelo di Luca (7, 36-39):

Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sè: “Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!”.

Yuri Leveratto:

Pertanto nel Vangelo di Luca si riporta che una donna cosparse di profumo i suoi piedi, ma non si nomina Maria Maddalena. Sappiamo che ci sono teorie che sostengono che la donna che cospargeva i piedi di Gesù di profumo fosse Maria Maddalena, però anche se fosse stata realmente lei, ciò non prova la “teoria ierogamica” di Donnini.

Poi la signora Donastella dice: “il fatto che sia un vaso di alabastro”. Ma anche qui la signora confonde, e si riferisce forse ai Vangeli di Matteo e Marco dove si nomina l’alabastro, ma non certo a quello di Luca, dove non si nomina. Poi si accenna ad una certa non ben identificata situazione cabalistica che deriverebbe da i fatti narrati nei Vangeli.

Al minuto 1,38

Donnini riprende la parola e sponsorizza un suo libro futuro su Maddalena e Gesù. Dicendo che “evidentemente c’era qualcosa che era legato a delle concezioni orientali”.

Yuri Leveratto:

Sembra di capire che Donnini si basi sul fatto che, siccome il nardo viene dall’India, qualcosa di orientale debba esserci stato nelle cerimonie di unzione narrate nel Vangelo. Assume per forza che vi sia un’influenza orientale su Gesù basandosi su particolari come quello del nardo, che potrebbe benissimo essere stato importato dall’India, come altri prodotti, per esempio le spezie. Ancora ci si riferisce ai matrimoni ierogamici, che però sono indicativi di unione simbolica tra due dei, ed inoltre non facenti parte della cultura ebraica, ma piuttosto delle culture orientali, come induismo e buddismo, e delle antiche religioni mesopotamiche. In ogni caso questa disgressione sulle unzioni da parte di Donnini, non dimostrano che il Gesù storico sia differente dal Gesù della fede. Poi finalmente si leggono i rispettivi passi dei Vangeli che descrivono le unzioni, assumendo che si descriva un solo evento. Ma nei Vangeli non si descrive un solo evento, si descrivono eventi diversi. Forse solo l’episodio narrato in Marco e Matteo si riferiscono allo stesso evento.

Al minuto 3.30

David Donnini dice che l’unzione era simbolica perché doveva predisporre la penetrazione nell’atto sessuale. Sta descrivendo le unioni ierogamiche, ma nessuna delle sue frasi prova che Gesù stesse preparandosi per un matrimonio ierogamico.

Al minuto 4,25

David Donnini mostrando un’iconografia della donna che piange ai piedi di Gesù, ancora sostiene che fosse Maria Maddalena e afferma che siccome aveva i capelli sciolti cio “rinforzerebbe la tesi che ella fosse la futura moglie di Gesù”.

Yuri Leveratto:

E’ un opinione personale di Donnini, ma non solo non ha riscontro nei fatti storici, ma anche nella logica del racconto. Se infatti quella donna si stava pentendo dei propri peccati, non c’è alcun risvolto nascosto: semplicemente piangeva sentendo la colpa dei propri atti e riconosceva in Gesù un grande maestro che avrebbe potuto consolarla e addirittura perdonarla, infatti, nel successivo verso (Vangelo di Luca 7, 48), Gesù, avendo la autorità per farlo, siccome è il Signore, perdona i suoi peccati.

Al minuto 5

David Donnini dice: “dopo questa dichiarazione messianica Gesù viene dichiarato Messia attraverso una ceremonia di unzione”. Ma a quale ceremonia si riferisce Donnini? A quella narrata nel Cap. 14 di Marco simile a quella del cap. 26 di Matteo, o a quelle nel cap 7 di Luca, molto lontana dalla crocifissione, o a quella narrata nel cap 12 di Giovanni, da parte di Maria sorella di Lazzaro?


Al minuto 5.30 si legge un passo del Vangelo di Giovanni successivo all’unzione da parte di Marta sorella di Lazzaro, la parte dove Gesù entra in Gerusalemme sulla groppa di un asinello. (Vangelo di Giovanni 12, 12-15)

Poi Donnini fa vedere nello schermo la profezia di Zaccaria:

Zaccaria 9, 9:

Esulta grandemente, figlia di Sion,
giubila, figlia di Gerusalemme!
Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso,
umile, cavalca un asino,
un puledro figlio d’asina.

Quindi Donnini dice: “il fatto che Gesù sia entrato in Gerusalemme nel giorno in cui Gerusalemme era gremita da decine di migliaia di pellegrini intervenuti per la festa vuol dire che lui voleva dichiarare a tutti, con un gesto che si rifaceva ad una profezia, di essere il Messia regale, non sacerdotale”.


Yuri Leveratto:

"Regale e non sacerdotale" è un opinione personale di David Donnini perché come abbiamo visto la distinzione tra messia regale e sacerdotale si è trovata (ma non è provato che sia autentico il ritrovamento) in un testo non biblico, appunto la “Regola della Comunità”.

Comunque si nota che Donnini parla di Gesù come se avesse voluto mostrarsi come Messia e pertanto se non lo era realmente, sarebbe stato un impostore.

Ma la tesi del Gesù impostore non quadra con i miracoli, con la folla che lo acclamava, con la Risurrezione, con le apparizioni e poi con la vita vissuta dai suoi seguaci e soprattutto da come i suoi seguaci vollero morire per affermare il suo nome. Su tutto questo sembra che David Donnini sorvoli.

Al minuto 8.05 si legge un brano del Vvangelo di Luca (19: 35-40).

Donnini sostiene il fatto che Gesù avrebbe, in alcuni punti del Vangelo, rifiutato il suo ruolo messianico, mentre invece qui non l’avrebbe rifiutato perche al passo 40 Gesù dice:

Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».


Yuri Leveratto:

Ma in molti altri punti del Vangelo di Luca, Gesù Cristo si è mostrato come colui che doveva venire, per esempio in questi passi (7: 18-23): 

Giovanni fu informato dai suoi discepoli di tutte queste cose. Chiamati quindi due di loro, Giovanni li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”». In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

David Donnini non specifica dove secondo lui Gesù avrebbe rifiutato il suo ruolo messianico. 

Al minuto 9.15 

Donnini descrive l’episodio quando Gesù scacciò i mercanti dal tempio riferendosi ai passi di Matteo (21,12-13). Donnini sostiene che alcuni fatti “qui non ci vengono raccontati”. 

Donnini poi mostra l’episodio in questione tratto dal film non biblico “Gesù di Nazareth” di Zeffirelli. Scrivo “non biblico”, perché mentre ci sono stati alcuni film fedeli passo per passo i vangeli, come per esempio il film “Gospel of John”, interpretato da Henry Ian Cusick nel ruolo di Gesù, il film di Zeffirelli non era biblico, ma romanzato. A questo punto Donnini cita S.G.F. Brandon, uno scrittore del secolo scorso che diffuse la tesi dello Gesù zelota. Cita un passo dove Brandon sosteneva che addirittura Gesù avesse tentato di conquistare il tempio in quell’azione. Cioè Brandon sosteneva che Gesù non fece quell’azione dimostrativa scacciando i mercanti dal tempio (che peraltro non fu violenta in quanto non toccò e non bastonò nessun essere umano ne animale, ma solo scacciò alcuni animali), ma che Gesù volle realmente conquistare il tempio, con un’azione violenta. 

Ovviamente David Donnini sembra avvallare la posizione di Brandon, anzi dice, senza nessuna base storica, che quel tentativo è fallito e quindi oggi ci viene raccontata la versione che leggiamo nei Vangeli come fosse una “bizzarria di Gesù”.

Yuri Leveratto:
A parte il fatto che non si capisce la logica di Donnini, se poco prima Gesù era entrato a Gerusalemme su un asinello, in modo pacifico e umile, perché avrebbe dovuto fare un atto di sedizione così grave? E se l’avesse fatto, perché non l’avrebbero arrestato subito, in quanto era davanti ai sacerdoti e c’erano pure guardie? Ma non si capisce perché non l’avrebbero arrestato se veramente fosse stato un atto di sedizione, o una vera e propria sommossa. 

Al minuto 12.50 

David Donnini dice “a parte il fatto che se Gesù si fosse scandalizzato dei commerci intorno al tempio non capisco come mai qualcuno oggi, fervente cattolico, non si scandalizzi delle ricchezze vaticane”

Yuri Leveratto:

Con questa frase ancora una volta Donnini mostra il suo anticlericalismo, ma soprattutto mostra di confondere i fatti della vicenda di Gesù con i fatti del Vaticano attuale, dimenticando innazitutto che sono situazioni non comparabili. In altre parole il fatto che la Chiesa Cattolica abbia proprietà e immobili, non avvalla la tesi di Donnini che il Cristo storico non sia uguale al Cristo della fede; sono cose indipendenti l’una dall’altra. Inoltre Donnini dimentica anche che attualmente nel mondo ci sono circa 1,2 miliardi di persone che credono in Gesù Cristo e non sono cattoliche. Cioè Donnini parla come se la Chiesa Cattolica avesse l’esclusiva di Gesù sulla terra.

Al minuto 13.20 
David Donnini parla dell’ultima cena e dice che “è un romanzo di fantascienza”. 

Yuri Leveratto:
Tralascio il punto quando dice che “Giovanni potrebbe essere Maddalena”, perché non ha nessuna base storica. 

Poi Donnini parla dell’istituzione dell’Eucarestia come fosse tutta una storiella o un’invenzione. Dice che il sangue è visto male nella cultura ebraica, per esempio quando dice che le donne mestruate sono impure. Gli ebrei hanno, per Donnini, un forte tabù del sangue. Poi sorridendo, Donnini dice che la frase di Gesù: “mangiate il mio corpo e bevete il mio sangue”, è “una barzelletta”.

Al minuto 14: 38 

Donnini dice “E’ veramente una barzelletta, infatti ne parlano i tre sinottici, ma Giovanni non ne parla affatto”. 

Yuri Leveratto:
Come Giovanni non ne parla affatto? Forse Donnini farebbe bene a rileggere il Vangelo di Giovanni al capitolo 6, dove Gesù spiega il concetto che lui stesso è il pane della vita. 

Vediamo il famoso passaggio del Vangelo di Giovanni (6: 48-58):

Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Al minuto 15 

David Donnini dice che nel Vangelo di Giovanni, nella descrizione dell’ultima cena, non si descrive l’eucarestia teofagica. 

Yuri Leveratto:
La mia confutazione è semplice: sarebbe auspicabile che Donnini leggesse il cap. 6 del vangelo di Giovanni, ampiamente dedicato all’eucarestia teofagica. Il fatto che Giovanni non descriva l’eucarestia nei passi dell’ultima cena non vuol dire che non scrisse sul tema, infatti lo scrisse nel cap.6 del suo Vangelo.

Al minuto 15.13 

David Donnini dice “vi erano innumerevoli teologie precristiane dove si doveva mangiare la carne di un animale che rappresentava il Dio”. Dando ad intendere che il cristianesimo antico non sarebbe una religione originale ma sarebbe la copia di antichi culti misterici. 

Yuri Leveratto:

Innanzitutto in quei culti pre-cristiani nessun profeta o Messia ha esposto il concetto eucaristico così come lo ha esposto Gesù, che è stato un personaggio storico reale, mentre queli culti sono basati su personaggi leggendari e mitologici. Inoltre il concetto dell’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, e il concetto che il Messia avrebbe dovuto caricare su di se i peccati dell umanità ed espiarli con il suo sacrificio finale e perfetto, viene da profezie bibliche, quindi non è affatto “ridicolo”. Vediamo la famosa profezia di Isaia (53: 3-9):

Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
nè vi fosse inganno nella sua bocca.

Al minuto 15. 27 

Qui nuovamente Donnini cita San Paolo. Dice che è lui che “avrebbe appiccicato sulla storia di Gesù queste teologie ellenistico orientali”. 

Yuri Leveratto:

Se fosse vero quello che dice Donnini come si spiegherebbe la profezie di Isaia (cap. 53), e molte altre? Il concetto dell’agnello senza macchia e del fatto che si caricherà dei peccati e li espierà per noi è un concetto biblico, non è un invenzione di Paolo. A parte che se Paolo di Tarso avesse inventato questo concetto, sarebbe stato un impostore sapendo di esserlo e pertanto, come potrebbe aver sostenuto le sue idee fino all’estrema conseguenza del martirio?

Al minuto 15.40 
Donnini cita la Didachè, testo cristiano siriaco scritto sulla fine del primo secolo dove secondo Donnini si spezzerebbe il pane e si darebbe da bere il vino ma solo ringraziando il Signore, ma senza il concetto dell’ “eucarestia teofagica”.

Yuri Leveratto:

E vero che nella Didachè non vi sono riferimenti all’eucarestia teofagica, ma non vi sono neppure riferimenti alla Risurrezione di Gesù. E’ risaputo che alcune correnti cristiane si sono discostate dalle credenze dei primi cristiani indicate nei libri del Nuovo Testamento. La Didachè infatti non fu inclusa nel Canone del Nuovo Testamento. Ma ciò che secondo me bisogna fare è cercare di individuare la credenza cristiana più antica e soprattutto quella degli Apostoli, ossia di chi ha vissuto con Gesù Cristo. Hanno vissuto con Gesù Cristo gli autori della Didachè? Non si può affermare in quanto l’opera è anonima. 

Al minuto 16.42
Qui David Donnini descrive il fatto che nel Vangelo di Luca (22, 36), Gesù esorta i suoi discepoli a comprare delle spade. Sembra che Donnini abbia trovato finalmente il punto che gli faccia provare il presunto militarismo di Gesù. Infatti poi fa notare che le spade sono servite, infatti Pietro taglia l’orecchio a uno dei servi del sommo sacerdote tagliandogli l’orecchio. 

Ma Donnini non cita i passi precedenti e successivi a Luca (22, 36), vediamoli, Luca (22, 35-38):

Poi disse loro: «Quando vi ho mandato senza borsa, nè sacca, nè sandali, vi è forse mancato qualcosa?». Risposero: «Nulla». Ed egli soggiunse: «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così chi ha una sacca; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché io vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: E fu annoverato tra gli empi. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo compimento». Ed essi dissero: «Signore, ecco qui due spade». Ma egli disse: «Basta!».

Infatti Gesù si riferiva alla profezia di Isaia 53, 12:

Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli.

Yuri Leveratto:

Gesù, intendeva affermare che era ormai giunto il tempo della lotta contro le tenebre. Si era ormai compiuta la divisione, netta come il taglio di una spada, tra il bene e il male. Però voleva anche che si comprassero delle spade anche affinchè la scrittura di Isaia si compiesse. Quando i discepoli gli mostrano due spade Gesù replicò con uno sconsolato «Basta!», che si riferisce all’ottusità dei suoi discepoli. Che non capirono il senso di quella richiesta. 

Dopo aver letto il brano Donnini rimarca che si sta parlando di spade, e quindi dando ad intendere che Gesù deve essere stato per forza un violento. Tralascia però il passo sucessivo, Luca (22, 49-50):

staccò l’orecchio Allora quelli che erano con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: «Signore, dobbiamo colpire con la spada?». E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli destro. Ma Gesù intervenne dicendo: «Lasciate! Basta così!». E, toccandogli l’orecchio, lo guarì.

Se fosse stato un violento Gesù avrebbe istigato alla risposta armata nei confronti delle guardie dei sacerdoti, ma non lo fece e anzi fermò la reazione irruente di uno degli Apostoli e si consegnò pacatamente alle guardie. 

Ma vi è un altro punto a sfavore delle teorie di Donnini: Se realmente Gesù fosse stato un violento zelota, e se Luca avesse voluto scrivere il contrario, quindi in mala fede, occultando i fatti reali, perché mai avrebbe nominato questo particolare? Avrebbe benissimo potuto ometterlo completamente e noi non lo avremmo mai saputo. 

Al minuto 20 
Donnini mostra il passo di Marco 14, 43:

E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani.

Poi Donnini dice, “quindi sono le autorità giudaiche che decidono di arrestare Gesù”. Poi aggiunge “bene, io vi anticipo e dopo vi dimostrerò che questa è una balla, perché ad arrestare Gesù sono andati i romani”. 

Quindi Donnini sostiene che Marco era un gentile, cioè un non-ebreo, e che scrisse un Vangelo rivolto ad un pubblico ellenizzato-romano e quindi non avrebbe mai potuto dire che Gesù era un capo zelota che stava per fare una rivolta anti-romana. 

Yuri Leveratto:
Stranamente Donnini, mentre nel Video n1 disse che gli autori dei Vangeli erano pseudo-epigrafi, ora attribuisce il Vangelo di Marco a Marco, quindi si smentisce da solo. 

Poi Donnini dice: “Doveva presentarlo come una persona assolutamente innocente di fronte ai romani”. Quindi Donnini avvalla ancora una volta la tesi del complotto dei Vangeli, in questo caso, il “complotto di Marco”. 

Al minuto 21.48 
Donnini afferma che il Vangelo di Marco è stato scritto dopo il 70 d.C. 

Yuri Leveratto:

Il Vangelo secondo Marco è il più antico dei quattro canonici e fu scritto, secondo i più accreditati studiosi, come Gerd Theissen, non oltre il 70 d.C. Altri studiosi fanno risalire il Vangelo di Marco addirittura al 64 d.C., la data della morte di Pietro a Roma (Mary Healy, Peter Williamson, The Gospel of Mark). Secondo lo studioso O’Callaghan, uno dei frammenti dei Rotoli del Mar Morto, sarebbe parte del Vangelo di Marco, e risalirebbe addirittura al 50 d.C. (http://www.statveritas.com.ar/Varios/JLoring-01.htm).

Al minuto 22  
Donnini dice: “Come possiamo dire che il Vangelo di Marco è stato scritto dopo il 70 d.C.? Ma se sul Vangelo di Marco c’è la predizione del crollo delle mura di Gerusalemme, è ovvio che si sapeva già che le mura di Gerusalemme erano state distrutte da Tito, quindi non poteva essere stato scritto prima. E sull’eco di questo fatto, del trionfo dei romani nella guerra contro gli ebrei, era importante far apparire Gesù come un personaggio che contro i romani non aveva assolutamente niente, perché gli zeloti e gli esseni erano odiatissimi dai romani”.

Yuri Leveratto:

Ecco il ragionamento di Donnini: “siccome il tempio è stato distrutto nel 70 d.C. è ovvio che, siccome nel Vangelo di Marco c’è scritto che il tempo deve essere distrutto, allora il Vangelo di Marco è stato scritto dopo il 70 d.C.”

Donnini sembra voglia dimostrare che l’autore del Vangelo di Marco abbia scritto furbescamente una specie di “profezia postuma”.

Ma Donnini legge le profezie di Gesù in modo superficiale. Si sta riferendo al Vangelo di Marco (13, 1-36). Su queste profezie gli esegeti hanno dibattuto per molti anni, e hanno dimostrato che la profezia della distruzione del tempio e la guerra giudaica potrebbero non essere in relazione.

Gesù, interrogato su quando questo evento dovrà accadere, (Vangelo di Marco, 13, 4), allude al verificarsi di eventi di guerra, ma non fornisce date precise. Rispondendo a uno dei suoi discepoli, profetizza che il tempio verrà distrutto e non rimarrà pietra su pietra.

Le parole di Gesù però possono essere inequivocabilmente ricondotte alla guerra giudaica del 66-74?

Osserviamo che al passo 8 vi è scritto “si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno”, e non allude esplicitamente ad un attacco diretto da nemici contro la sola città di Gerusalemme. Anzi Gerusalemme non viene neppure nominata.

E’ vero però che nella profezia nel Vangelo di Luca, (19: 44), Gerusalemme viene nominata. Però non viene espressamente dichiarata la data della sua distruzione.

L’idea che Gerusalemme venga distrutta alla fine dei tempi al termine dei quali si sarebbe instaurata una grande pace universale, non è una novità del Nuovo Testamento. Infatti troviamo una profezia nell’Antico Testamento che nomina la distruzione di Gerusalemme alla fine dei tempi:

Zaccaria (14, 1-9): 

[1] Ecco, viene un giorno per il Signore; allora le tue spoglie saranno spartite in mezzo a te. [2] Il Signore radunerà tutte le genti contro Gerusalemme per la battaglia; la città sarà presa, le case saccheggiate, le donne violate, una metà della cittadinanza partirà per l'esilio, ma il resto del popolo non sarà strappato dalla città. [3] Il Signore uscirà e combatterà contro quelle nazioni, come quando combattè nel giorno della battaglia. [4] In quel giorno i suoi piedi si poseranno sopra il monte degli Ulivi che sta di fronte a Gerusalemme verso oriente, e il monte degli Ulivi si fenderà in due, da oriente a occidente, formando una valle molto profonda; una metà del monte si ritirerà verso settentrione e l'altra verso mezzogiorno. [5] Sarà ostruita la valle fra i monti, poichè la nuova valle fra i monti giungerà fino ad Asal; sarà ostruita come fu ostruita durante il terremoto, avvenuto al tempo di Ozia re di Giuda. Verrà allora il Signore mio Dio e con lui tutti i suoi santi. [6] In quel giorno, non vi sarà nè luce nè freddo, nè gelo: [7] sarà un unico giorno, il Signore lo conosce; non ci sarà nè giorno nè notte; verso sera risplenderà la luce. [8] In quel giorno acque vive sgorgheranno da Gerusalemme e scenderanno parte verso il mare orientale, parte verso il Mar Mediterraneo, sempre, estate e inverno. [9] Il Signore sarà re di tutta la terra e ci sarà il Signore soltanto, e soltanto il suo nome.

Vi sono altre profezie: Daniele 9, 26, Enoc 91, 93, 99 100, Levitico 28, Deuteronomio 28

Ecco dimostrato che le profezie sulla distruzione del tempio citate in Marco (cap 13), ma anche in Matteo (24, 1-51) e Luca (21, 5-36), anche ammettendo che fossero state scritte dopo il 70 d.C. (e comunque non è provato perché i maggiori storici sostengono che il Vangelo di Marco sia stato scritto prima del 70 d.C.), potrebbero benissimo essere riferite alla fine dei tempi.

Inoltre c’è un’altro punto a sfavore del ragionamento di Donnini. Nella profezia del cap 13 di Marco al passo 26-27 vi è scritto:

“Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo”.

Questa è la prova che la profezia citata al cap 13 del Vangelo di Marco si riferisce alla fine dei tempi e non alla guerra giudaica. Infatti il Figlio dell’uomo non è arrivato nel 70 d.C.

Se il Vangelo di Marco fosse stato scritto dopo la distruzione del tempio, pertanto dopo il 70 d.C., colui che ha scritto che “Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria", avrebbe scritto il falso, se si fosse riferito alla guerra giudaica del 70 d.C., perché “il Figlio dell’uomo”, non venne nel 70 d.C., ma attenzione: l’autore avrebbe scritto il falso, sapendo di aver scritto il falso. E ciò non è possibile. Ciò prova che, anche nel caso il Vangelo di Marco sia stato scritto dopo il 70 d.C., quella profezia si riferiva alla fine dei tempi.

Al minuto 22.45:
Donnini mostra alcuni passi del Vangelo di Giovanni il 18:3 e il 18: 12

18, 3:

Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi

18, 12:

Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono

Poi Donnini sostiene animatamente che i versi in questione sarebbero stati adulterati. Sostiene che nei passi citati non vi è scritto che furono i romani ad arrestare Gesù, ma sostiene che in realtà nel testo greco del Nuovo Testamento vi sarebbe scritto. Nomina la parola σπειραν che in greco si traduce corte militare e nomina la parola χιλιαρχος che in greco significa tribuno militare ed era possibilmente usato come “comandante romano”.

Al minuto 24.15.
Dimostrando un acceso anticlericalismo Donnini dice: “Questa è una traduzione falsa. Questi professori di greco nelle università cattoliche, che il greco lo sanno benissimo, lo traducono in una maniera menzognera, per prendere in giro la gente”.

Yuri Leveratto:
In effetti la giusta traduzione è quella greca che indica che, all’arresto di Gesù, oltre ai capi farisei vi era anche un tribuno militare.

Donnini avrebbe dovuto dire espressamente quale traduzione stava mostrando nello schermo. Non entro nel giudicare la traduzione che Donnini mostrava proprio perché non so che traduzione usava. Però mi preme sottolineare un punto. In tutta questa disgressione Donnini non ha fatto altro che smentire se stesso. Certo, perché prima diceva che gli autori dei Vangeli non potevano mostrare che erano anche i romani ad aver arrestato Gesù, mentre qui si vede chiaramente che nel Vangelo di Giovanni è scritto (nel testo greco originale), che in realtà anche soldati romani insieme ai capi farisei arrestarono Gesù. Quindi? Ecco dimostrato che non vi è nessun occultamento. Se i Vangeli fossero stati adulterati per scopi occulti e non ben precisati, ossia se fossero stati manipolati, gli autori avrebbero deciso cosa scrivere a tavolino, e tutte le versioni avrebbero coinciso perfettamente. Il fatto che nel Vangelo di Marco non vi sia scritto che i romani arrestarono Gesù, mentre nel Vangelo di Giovanni vi è scritto che “anche” i soldati romani, insieme ai capi farisei arrestarono Gesù, non dimostra che gli autori dei Vangeli entrarono in contraddizione tra loro, ne dimostra che il Vangelo di Marco fu adulterato o nascose la verità. Analizzando i diversi Vangeli si nota che alcuni fatti riportati in un Vangelo non sono riportati in un altro. Ciò non significa e non prova la non attendibilità dei Vangeli. In questo caso solamente significa che Giovanni descrisse l’arresto di Gesù indicando che oltre ai capi farisei vi era un tribuno militare, mentre Marco omise questo passo. Possiamo affermare con certezza che Marco falsificò il testo, omettendo quel punto e sapendo di volerlo omettere? Marco potrebbe aver ascoltato un racconto dell’arresto dove non si descriveva esattamente che anche un tribuno militare era presente all’arresto di Gesù.

In ogni caso sappiamo che un tribuno vi era, perché Giovanni lo descrisse. E il fatto che Giovanni lo descrisse prova che gli evangelisti, né i primi cristiani che ammisero il canone nel 170 d.C., non volevano occultare ai romani che anche un tribuno romano aveva arrestato Gesù.

Al minuto 24.55

Donnini sostiene addirittura che i soldati che arrestarono Gesù furono 600, proprio come se Gesù fosse stato il più pericoloso e violento zelota del tempo. Ma nei passi da lui citati in particolare il Vangelo di Giovanni 18, 12 vi è la parola σπειρα che può essere tradotta anche con “gruppo di soldati”. Le parole “seicento soldati”, non vi sono in nessun Vangelo.

Al minuto 25.38

Donnini dice: “E chi l’ha mandata la coorte?” Dando già per assodato che fosse una coorte di 600 soldati. Quindi poi accenna all’atteggiamento di Ponzio Pilato rispetto a Gesù nel processo, dando ad intendere che tutto il processo a Gesù come ce lo mostrano i Vangeli sarebbe un falso. Infatti dice: “Queste sono balle, nel vero senso della parola”.

Poi ancora dipingendo Gesù come un pericoloso e violento zelota, Donnini dice: “Ma voi ve lo immaginate cosa sarebbe successo se un manipolo di zeloti fosse riuscito ad infervorare decine di migliaia di ebrei presenti in Gerusalemme?”

Pertanto sempre secondo Donnini, i pericolosi Apostoli di Gesù avrebbero voluto realmente organizzare una rivolta armata.

A questo punto Donnini continua nel ribadire la sua visione di Gesù, senza portare prove storiche di quello che afferma, e quindi sostiene che i Vangeli, descrivono un Gesù non corrispondente al vero Gesù, che secondo lui è stato un pericoloso zelota, un leader militare con lo scopo dell’indipendenza della Palestina dai romani.

Yuri Leveratto:
Secondo questa tesi, pertanto, gli Evangelisti sarebbero stati in mala fede, in combutta tra loro per divulgare un falso Gesù, mai esistito, con lo scopo di “fondare una nuova religione per scopi occulti”.

A queste accuse banali e infondate io rispondo così: fino a prova contraria la storia è fatta dalle fonti, che devono essere affidabili e soprattutto in accordo tra di esse. In questo caso le fonti cristiane sono numerose e non in disaccordo tra di loro, pertanto la perversa logica del complotto viene a cadere.

Per quanto riguarda le fonti non cristiane: se noi avessimo solo una fonte non cristiana che ci descrivesse un Gesù non in disaccordo con il Gesù dei Vangeli, potremmo anche pensare che questa fonte sia stata in mala fede, o troppo filo-cristiana. Ma anche le fonti non cristiane che descrivono Gesù come un uomo saggio che fu poi crocifisso, in sintonia quindi con i Vangeli, sono numerose, e fino a quando non ci saranno delle fonti affidabili opposte e contrarie, l’ipotesi di un Gesù esaltato o zelota, è storicamente inaccettabile.

Oltretutto se la persona in questione fosse stata un esaltato, non avrebbe avuto i seguaci che ebbe, e non si sarebbero scritte le fonti primarie su di lui. Chi seguirebbe un esaltato? Forse una persona, due, ma non decine o centinaia.

Se invece fosse stato un zelota o addirittura un impostore zelota, (cioè uno che si mostra Figlio di Dio ma in realtà è un semplice zelota), non si spiegano vari fatti: primo: perché uno storico come Giovanni Flavio non l’ha descritto come uno zelota? Secondo: perché nel Talmud babilonese invece di descrivere Gesù come apostata (visione degli ebrei non credenti in lui, che coincide con i Vangeli), non è stato descritto come uno zelota, ossia come un inspiratore o leader militare?

Perché Cornelio Tacito nella sua descrizione di Cristo non l’ha descritto come uno zelota?

Terzo: la logica dice che se Gesù fosse stato uno zelota, i suoi Apostoli non avrebbero divulgato la sua parola diffondendo un messaggio di pace come in effetti fecero, ma avrebbero divulgato un messaggio di odio e di risposta armata al giogo di Roma e ovviamente non sarebbero andati al martirio pur di non rinnegare che Gesù era il Figlio di Dio.

Ma Donnini vede quello che vuol vedere, senza naturalmente citare le fonti storiche non cristiane che descrivono Gesù (attenzione ho scritto “non cristiane”, vedere mio articolo sulla Storicità di Gesù).

Al minuto 27

Donnini continua nella sua esposizione descrivendo che Ponzio Pilato doveva per forza soffocare sul nascere la rivolta del “Gesù zelota”. Ovviamente Donnini ha tutto l’interesse a mostrare che i sommi sacerdoti non spingevano per crocifiggere Gesù, in quanto lo consideravano blasfemo per essersi dichiarato Figlio di Dio. Per Donnini tutto il processo è incentrato su Gesù zelota, non su Gesù Figlio di Dio.

27.58

Da qui si legge un altro passo del Vangelo di Matteo (27: 27-31), dove Gesù viene deriso. Donnini dice che lo scherniscono per il fallimento della sua ambizione messianica.

Yuri Leveratto:

Prima Donnini dice che i romani lo avevano arrestato come sobbillatore militare e capo zelota, poi invece dice che lo scherniscono per la sua ambizione messianica.

Poi Donnini fa vedere il cartello che Pilato fece mettere nella croce, dove era scritto INRI (Iesus Nazarenus rex Iodaeorum, Gesù nazareno re dei giudei), come se Donnini volesse affermare: vedete, l’unica ragione per la quale è stato ucciso è che è stato accusato di voler essere il re dei giudei da un punto di vista terreno, quindi era un semplice capo militare.

Yuri Leveratto:

Si, ma Donnini dimentica che nella concezione messianica gli ebrei aspettavano il Figlio di Dio, che doveva essere anche re di Israele. Infatti Natanaele disse, nel Vangelo di Giovanni 1, 49:

Natanaele gli rispose: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele».

Al minuto 30
Donnini fa un riassunto.

Yuri Leveratto:

A questo punto della sua trattazione Donnini da per scontato che i punti del suo riassunto siano veri. Questi punti sono stati già confutati da me, ma anche io li riassumo per contro-dimostrare che gli assiomi di Donnini non sono attinenti alle fonti storiche.


Punto 1 di Donnini:

I sacerdoti riconoscono nel comportamento di Gesù un eventuale motivo perché i romani reagiscano in modo violento:

Yuri Leveratto

Ho dimostrato nella prima confutazione a Donnini che i sacerdoti e i farisei si riferivano al fatto che Gesù facendo molti miracoli era seguito dalle masse, che pertanto lo avrebbero potuto acclamare come re di Israele non riconoscendo più ne il potere temporale del re Erode Antipa ne il potere spirituale dei sommi sacerdoti e quindi indirettamente affermarono che si sarebbero creati disordini, disordini che avrebbero causato il non pagamento dei tributi, e che avrebbero spinto i romani ad intervenire.

Punto 2 di Donnini:

Gesù subisce pubblicamente un unzione messianica

Yuri Leveratto:

Abbiamo visto che Gesù non ha “subito” un’unzione messianica ne, ha partecipato a un “matrimonio ierogamico”. Sono opinioni personali di Donnini, non supportate da fonti storiche.

Punto 3 di Donnini:

Gesù entra in Gerusalemme come il messia della profezia di Zaccaria.

Yuri Leveratto:

Ovviamente si nota che Donnini descrive Gesù come un impostore che voleva mostrarsi come il Messia. Ma la tesi del Gesù impostore non quadra con i miracoli, con la folla che lo acclamava, con la Risurrezione, con le apparizioni e poi con la vita vissuta dai suoi seguaci e soprattutto da come i suoi seguaci vollero morire per affermare il suo nome. Su tutto questo sembra che David Donnini sorvoli.

Punto 4 di Donnini:

Gesù assale il tempio con un’azione violenta

Yuri Leveratto:

Anche qui abbiamo visto che non ci fu alcuna azione violenta, in quanto se fosse stata veramente un’azione violenta lo avrebbero arrestato subito. Ovviamente Donnini vedendo solo il Gesù armato, zelota, violento e impostore non si sofferma sul significato reale dell’episodio di quando Gesù scaccia i mercanti dal tempio. 

Punto 5 di Donnini:

Gesù raccoglie i suoi seguaci armati sul monte degli ulivi.

Yuri Leveratto:

Qui Donnini addirittura paragona Gesù a un Che Guevara del primo secolo, un rivoluzionario violento ed armato. Ma solo perché ha detto di comprare alcune spade affinchè si avverrasse la profezia. Ovviamente Donnini sorvola sul fatto che quando uno dei suoi discepoli reagisce violentemente all’arresto, Gesù lo blocca e gli insegna che la violenza non deve mai essere usata.

Punto 6 di Donnini:

Gesù viene arrestato da una coorte romana

Yuri Leveratto:

Qui Donnini addirittura sostiene che furono seicento soldati romani ad arrestare Gesù. Mentre nel testo originale greco si parla di un tribuno militare con altri farisei e sacerdoti ebrei. Donnini afferma questo con il fine di rimarcare che Gesù fosse pericoloso in senso violento e militare. Mentre era pericoloso per il potere costituito, ma nel senso che diffondeva una rivoluzione interiore e spirituale potentissima, infatti ha cambiato la storia umana tanto da creare una nuova era.

Punto 7 di Donnini:

Gesù viene processato, condannato e crocifisso, per un crimen laesae maiestatis, essersi dichiarato re dei giudei.

Yuri Leveratto:

Anche qui Donnini rimarca e sottolinea solo la sua opinione personale e cioè che Gesù fosse un violento e pericoloso zelota, pertanto minimizza il fatto che gli ebrei lo consideravano, secondo la loro visione, un blasfemo, che si era dichiarato Figlio di Dio.

Al minuto 30.45

Donnini cambia registro, passando a narrare una vecchia teoria, ossia che vi fossero due messia al processo di Pilato. Donnini dice: “Al processo di Pilato ci sono due prigionieri i cui nomi sono Gesù e Barabba, altra menzogna, Barabba non è un nome, è un titolo, non c’è nessuno che si chiama Barabba in ebraico”.

Yuri Leveratto

Innazitutto il termine bar abba è derivato dall’aramaico:   בר-אבא  “figlio del padre”.

Poi non è vero che nessuno fosse chiamato così durante il primo e secondo secolo. Infatti nella località di Giv'at ha-Mivtar, vicino a Gerusalemme, il nome bar abba, è stato trovato nella lapide di una tomba del primo secolo, e Bar abba inoltre appare come nome personale nella sezione Gemara del Talmud ebraico, in alcuni passi che risalgono dal 200 al 400 d.C.  (Brown, Raymond E. (1994) The Death of the Messiah, Vol. 1. New York: Doubleday pp. 799-800).

Poi Donnini mostra nello schermo che Bar-abba significa figlio del padre, (e scrive Padre maiuscolo, e abba accentato, ma ciò confonde), e assume che bar-abba voglia dire anche “figlio di Dio”. Ma “Figlio di Dio” per esempio nel Vangelo di Giovanni (1, 34) è tradotto υιος του θεου, cioè Dio non è tradotto abba, ma Theh-os. E anche nel Vangelo di Matteo (4, 3) il titolo “Figlio di Dio” è tradotto con la parola greca Theh-os.

Poi Donnini dice: “In realtà veniamo a scoprire che Barabba era “il figlio di Dio”.

Al minuto 32, 42

Donnini mostra un brano del Nuovo Testamento, pubblicato, dice lui, nel 1933 dall’Istituto Biblico Pontificio. Sembra che Donnini si riferisca a un brano del Vangelo di Matteo, scritto in greco e lo mostra come se avesse fatto una grande scoperta, che discrediterebbe in un sol colpo Gesù Cristo e la Chiesa Cattolica. In pratica fa vedere che nel Vangelo scritto in greco c’è la dicitura Ἰησοῦν Βαραββᾶν”, cioè Gesù Barabba, per indicare, appunto, Barabba.

Yuri Leveratto:

Tutto ciò non prova affatto la tesi di Donnini.

A parte il fatto che in molti testi derivati dal Textus Receptus vi è al passo 27, 15 del Vangelo di Matteo la dicitura “Gesù Barabba”, per indicare Barabba. Sappiamo che Gesù era un nome diffuso e non ci stupisce se i due prigionieri si chiamavano con lo stesso nome.

Ma vediamo il testo greco originale, senza omettere il passo successivo, naturalmente.

Mt 27:16  εἶχον δὲ τότε δέσμιον ἐπίσημον λεγόμενον Ἰησοῦν Βαραββᾶν.

“E allora avevano un prigioniero segnalato, detto Gesù Barabba”.

Mt 27:17 συνηγμένων οὖν αὐτῶν εἶπεν αὐτοῖς ὁ Πιλᾶτος, Τίνα θέλετε ἀπολύσω ὑμῖν, Ἰησοῦν τὸν Βαραββᾶν ἢ Ἰησοῦν τὸν λεγόμενον Χριστόν;

“Essendo essi adunque radunati, Pilato disse loro: Qual volete che io vi liberi, Gesù Barabba o Gesù, detto il Cristo?”

Non c’è quindi alcun ulteriore complotto, come Donnini afferma, ma semplicemente due persone, che nel passo 27, 17 del Vangelo di Matteo, vengono molto ben individuate: Gesù Barabba e Gesù Cristo.

Vediamo di spiegare meglio questa teoria inizialmente diffusa dall’ebreo britannico Hyam Maccoby.

La prima variante di questa teoria sostiene che non ci fossero stati due personaggi al processo, ma solo uno: Gesù, il cui vero nome era Gesù Barabba.

In questo caso perché Pilato avrebbe chiesto alla folla di scegliere tra i due personaggi, se la persona era una sola?

Pertanto si evince che i personaggi al processo erano per forza due, i cui nomi li conosciamo dal passo 27, 17 del Vangelo di Matteo, ma anche dal cap. 15 del Vangelo di Marco e dal Vangelo di Luca cap. 23.

Nella seconda variante della teoria, ripresa da Donnini ma inizialmente diffusa da Maccoby, si sostiene che Gesù era in realtà Barabba e che non fu quindi crocifisso. Mentre fu crocifissa un’altra persona, chi? Il vero Barabba, ossia il malfattore.  

A parte il fatto che non si capisce ancora una volta la logica di Donnini. Ha speso una buona mezz’ora del suo video N2 per dimostrare che Gesù era un pericolosissimo zelota che fu arrestato con l’intervento di seicento soldati armati fino ai denti, ed ora quando è al processo, non lo crocifiggono, ma ne crocifiggono un altro. Donnini contraddice le sue stesse teorie, secondo me perché tenta, di unire tutte le teorie che degradano la figura di Gesù e poi non si rende conto che anche tra queste false teorie, una esclude l’altra, con la logica.

Ma torniamo alla teoria di Maccaby. Come potrebbe essere stato che il vero crocifisso non fu Gesù? Impossibile, perché Gesù detto il Cristo (ossia Gesù il Messia), era stato facilmente individuato nel volto e nelle fattezze fisiche quando fu arrestato in quanto fu tradito da un suo discepolo, Giuda. Fu poi presentato al sinedrio, quindi si conosceva benissimo il suo volto.

Inoltre la logica dice che se veramente Barabba il malfattore fu mandato al patibolo, perché Barabba stesso, sapendo di essere scambiato per Gesù, non lo avrebbe detto? Nessuno va alla morte felice, sapendo di essere scambiato per un altro.

Inoltre Gesù era chiamato Gesù il Cristo (numerosissime volte). Altre volte Gesù era detto “Figlio di Ypsistou”, figlio dell’Altissimo, per esempio in Marco 5:7; Luca 1:32 e Luca 8:28.

Nella Bibbia non è scritto da nessuna parte che Gesù “detto il Cristo” viene definito Gesù “detto il Barabba”.

Inoltre se ad essere condannato fosse stato Barabba e non Gesù non si spiega perché Pilato avrebbe fatto apporre il cartello sulla croce “Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum”. Infatti il personaggio negativo Barabba, non si era mai distinto per il titolo di re, mentre per Gesù detto il Cristo, il titolo re dei Giudei o re di Israele era stato usato varie volte.

Al minuto 33.55

Ancora Donnini afferma che Gesù il Cristo fu liberato e non crocifisso.

Poi Donnini fa leggere il passaggio del Corano dove vi è scritto appunto che Gesù non morì sulla croce, come se cercasse nel libro dell’islam una controprova delle sue teorie. Dice Donnini: “Gli islamici sono convinti che Gesù non è mai finito sulla croce, che è coerente con quello che stava scritto sugli antichi manoscritti del Vangelo di Matteo.”

Yuri Leveratto:

Ma nel testo antico del Vangelo di Matteo non vi è scritto che Gesù non morì in croce, semmai vi sono solo scritti i nomi “Gesù Barabba”, per individuare Barabba il malfattore, che per omonimia si chiamava anch’egli Gesù.

Donnini inoltre sostiene che i “Padri della Chiesa” avrebbero censurato quel verso scrivendolo in altro modo. Insiste ancora sulla teoria complottista dei “Padri della Chiesa”. Ma non c’è alcun complotto, infatti nel Textus Receptus, nella Bibbia King James vi sono riportate le diciture “Gesù Barabba” per descrivere Barabba il malfattore.

A parte il fatto che ripeto, se colui che morì sulla croce non fu Gesù, perché fu scritto quel cartello sulla croce “Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum”?

Ma analizziamo la tesi che Gesù non morì sulla croce, partendo dalla Risurrezione:   

Un primo argomento che viene usato dagli scettici della Risurrezione è che Gesù non risorse perché semplicemente non morì sulla croce, e quindi fu visto tre giorni dopo la sua morte apparente.

Se però gli Apostoli credevano nella Risurrezione di Gesù era perché erano certi della sua morte. Se avessero divulgato una Risurrezione mai avvenuta, sapendo di divulgare il falso, ecco che sarebbero stati degli impostori. Ma se fossero stati degli impostori non sarebbero andati al martirio per affermare la loro predicazione e i loro scritti. (Infatti quasi tutti gli autori dei Libri del Nuovo Testamento morirono da martiri, mi riferisco a Marco, Matteo, Paolo, Pietro, Giuda Taddeo, Giacomo). Inoltre, naturalmente, se Gesù non fosse morto in croce, apparendo poi tre giorni dopo e dichiarando di aver vinto la morte, Gesù stesso sarebbe stato un impostore, perché avrebbe mentito. In questo caso gli Apostoli stessi, se fossero stati onesti, lo avrebbero smascherato e ovviamente non avrebbero divulgato la Buona Novella.

Ma è realmente possibile che Gesù non sia morto sulla croce?

Innanzitutto bisogna sottolineare che oggigiorno nessun storico del Nuovo Testamento avvalla questa tesi. La crocifissione era il metodo più cruento per uccidere un uomo durante l’impero romano. E’ fortemente improbabile che la vittima di una crocifissione potesse sopravvivere, e anche ammettendo che Gesù avesse potuto sopravvivere, non vi sono fonti storiche che affermano questo fatto.

Vi sono invece varie fonti storiche dove si descrive la sua crocifissione, vediamole. Innazitutto vi è quella di Cornelio Tacito, che scrive così nei suoi annali (XV, 44):

"Nerone si inventò dei colpevoli e sottomise a pene raffinatissime coloro che la plebaglia, detestandoli a causa delle loro nefandezze, denominava cristiani. Origine di questo nome era Christus, il quale sotto l'impero di Tiberio era stato condannato all'estrema condanna dal procuratore Ponzio Pilato".

Tacito, anche se li disprezza, descrive i cristiani e conferma quello che c’è scritto nei Vangeli:

Gesù Cristo, visse sotto l’impero di Tiberio (che governò dal 14 al 37 d.C.) e gli fu imposta l’estrema condanna (crocifissione) da Ponzio Pilato.

Vi è poi il libro “Antichità Giudaiche” dove, nel passaggio detto Testimonium Flavianum, Giuseppe Flavio descrive la crocifissione di Gesù e persino la sua Risurrezione:

"Ci fu verso questo tempo Gesù, uomo saggio, se è lecito chiamarlo uomo: era infatti autore di opere straordinarie, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità, ed attirò a sè molti Giudei, e anche molti dei greci. Questi era il Cristo. E quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti apparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già annunziato i divini profeti queste e migliaia d'altre meraviglie riguardo a lui. Ancor oggi non è venuta meno la tribù di quelli che, da costui, sono chiamati Cristiani."

Vediamo un’altra fonte storica sulla crocifissione di Gesù: il Talmud Babilonese, una collezione di scritti rabbinici ebrei:

"Alla vigilia della Pasqua, Yeshu fu appeso. Per quaranta giorni prima dell'esecuzione, un araldo…gridava: "Egli sta per essere lapidato perché ha praticato la stregoneria e ha condotto Israele verso l'apostasia".

Questo passaggio non solo è una delle prove dell’esistenza stessa di Gesù, ma spiega indirettamente, dal punto di vista degli ebrei che non credettero in lui, il motivo della sua crocifissione, infatti si sostiene che abbia praticato la “stregoneria” e che “abbia portato Israele all’apostasia”. Da una parte si confermano i miracoli, considerati come “stregoneria” da chi non credeva, dall’altra parte si confermano i Vangeli, che descrivono il perché Gesù fu mandato al patibolo, in quanto dal punto di vista degli ebrei non credenti, lui era un apostata, ovvero una persona blasfema che non crede nelle sacre scritture, ma si sostituisce ad esse.

Vi sono altre fonti storiche sulla crocifissione di Gesù, come per esempio quella dello scettico Luciano di Samostata nell’opera “La morte di Peregrino”.

Abbiamo visto pertanto che Gesù Cristo morì realmente sulla croce, ed ogni altra teoria che nega la sua morte in croce na ha alcun credito tra la maggioranza degli storici moderni. Pertanto l’ipotesi di Donnini, risulta essere priva di fondamento. 

Al minuto 34.58

Donnini fa leggere un non ben identificato Vangelo gnostico, pertanto scritto nel secondo secolo, dove si ribadisce l’idea della non morte di Gesù in croce. La lettura di questo testo non è di per se una prova di nulla. Chiunque nel secondo secolo può aver scritto ciò che più gli piaceva, senza nessun riscontro storico. E soprattutto questo autore del non specificato Vangelo gnostico che Donnini fa leggere, era disposto ad andare alla morte per quel Gesù che stava divulgando?

Al minuto 35 47:

Donnini dice: “ma allora chi è stato crocifisso? Ricordiamoci che i messia di Israele erano due.”

Yuri Leveratto:

Qui Donnini ritorna alla teoria del messia di Israele e il messia di Aronne, non comprovata e non biblica, e la mischia con la teoria islamica dello scambio di persona al processo e della morte apparente di Gesù.

Poi Donnini aggiunge: “evidentemente quello che era stato liberato era Gesù il Figlio di Dio, quello che aveva il ruolo sacerdotale. E quindi non era colpevole di colpe contro la legge romana”. Quello che è stato crocifisso era un altro messia, quello di Israele. Che io identifico come uno dei figli del fondatore della setta zelota, tal Giuda il Galileo”

Yuri Leveratto:

Ancora, Donnini sta dicendo che “colui che fu liberato” era Gesù, che aveva il ruolo messianico sacerdotale. Ma se Donnini stesso ha passato gran parte della conferenza a descrivere che Gesù era un agitatore, violento e zelota, come può ora dire che chi fu liberato era il messia sacerdotale?

Fine della seconda confutazione.

YURI LEVERATTO

mercoledì 7 gennaio 2015

Confutazione al Video “Gesù Messia di Israele parte 1” di David Donnini


Premetto che questa non è minimamente una critica alla persona di David Donnini, o alla sua spiritualità personale, ma è semplicemente una confutazione delle tesi sul tema “Gesù storico e Gesù della fede”, da lui esposte nei video caricati su youtube “Gesù Messia di Israele parte 1 e parte 2”. Al contrario, spero di conoscere personalmente David Donnini, al quale tendo la mano per una sincera amicizia, malgrado le differenti opinioni sull’identità di Gesù Cristo.

Al minuto 2.55
David Donnini dice:

“Cominciai a studiare il personaggio di Gesù Cristo cercando di dimostrare che vi erano delle relazioni tra quello che Gesù diceva, faceva, e l’oriente”.

Yuri Leveratto:

E’ palese che Donnini non si riferisca qui al Vicino Oriente o Medio Oriente, ma all’India, infatti più avanti parlerà dell’India varie volte. Non esiste nessuna prova storica, riconosciuta da moderni esperti studiosi, che avvalli la tesi che Gesù sia stato in India o in estremo oriente, o che avvalli la tesi che Gesù abbia avuto delle influenze orientali nel suo pensiero, nei suoi detti, nelle sue azioni. E’ un’ipotesi, fantasiosa, ma non storica.

Al minuto 4,15 Donnini dice:

“Vedremo che le ragioni che hanno portato alla crocifissione di Gesù sono diverse da quelle che ci vengono presentate dalla religione cattolica”.

Yuri Leveratto:

Da questa frase si inizia a capire il senso dell’intervento di Donnini. Quasi come se la Chiesa Cattolica avesse presentato un qualcosa di falso. Ma le ragioni che hanno portato alla crocifissione di Gesù sono spiegate nei Libri del Nuovo Testamento. E questi libri furono scritti nel primo secolo e furono riconosciuti canonici già nel secondo secolo con il canone muratoriano. Nel secondo secolo non esisteva ancora la “Chiesa Cattolica”, come la intendiamo oggi. Infatti le comunità cristiane erano avversate dal potere di allora, il potere dell’impero romano, e non erano gerarchicizzate come lo furono a partire da Costantino, il quale ufficializzò il culto cristiano, attuando dei parziali sincretismi con alcuni culti precedenti.

Dal minuto 4.34 al minuto 5.42

La signora Donastella, seduta al computer, legge alcuni scritti dove si descrive che nel Medio Evo (esattamente nel Concilio di Tolosa del 1229), si proibì il possesso della Bibbia ed inoltre descrive altri fatti relazionati con la proibizione della lettura della Bibbia nei sei secoli successivi. Anche Donnini poi commenta questi fatti storici. Sembra che anche qui lui dimostri un certo anticlericalismo.

Yuri Leveratto:

Le vicende storiche medievali che portarono alla proibizione di leggere e di possedere la Bibbia sono ampiamente conosciute e divulgate. Tutto ciò deriva proprio dal periodo post-costantiniano, quando la Chiesa Cattolica iniziò ad aggiungere alcuni dogmi non presenti nei Testi del Nuovo Testamento (come per esempio il dogma che un bambino appena nato debba essere battezzato perché se non lo fosse, e poi morisse per una causa fortuita, non potrebbe andare in paradiso. Questo dogma è aggiunto, infatti non è presente nei libri del Nuovo Testamento, dove infatti si descrive un battesimo differente, dove sono gli adulti che coscientemente decidono di farsi battezzare). Siccome alcuni dottori della Chiesa Cattolica aggiunsero questi dogmi, ovviamente la Chiesa non volle che si leggesse la Bibbia perché qualcuno avrebbe potuto dire: “Mi mostrate dove è scritto che questo dogma che voi dite, noi lo dovremmo riconoscere?”.

In ogni caso non si capisce il senso di questa disgressione, sulla Chiesa medievale. Cosa ha a che vedere con la vicenda storica di Gesù Cristo? Sembra che si voglia predisporre gli ascoltatori a vedere come negativa la Chiesa Cattolica, per poi far accettare loro altri concetti esposti successivamente.

Dal 6.50 al minuto 7.31

David Donnini dice che secondo lui possedere o leggere una Bibbia sarebbe stato proibito affinché non si sapesse che vi è “una differenza abissale tra il Cristo della storia e il Cristo della fede”, prospettando pertanto un “complotto”, da parte della Chiesa Cattolica. Inoltre dice che il Cristo della storia e quello della fede sono due personalità senza “nessun punto d’incontro”.

A questo punto Donnini cita il poeta libanese Kahlil Gibran e afferma che disse appunto che se il “Cristo storico incontrasse il Cristo della fede i due non si capirebbero”.

Yuri Leveratto:

A parte il fatto che si dovrebbe verificare la storicità della citazione di Gibran, ma in ogni caso anche se Gibrain avesse detto questa frase, ciò non prova nulla.

Fino a prova contraria infatti, nei 27 testi del Nuovo Testamento, scritti nel primo secolo, è narrata la vita reale di Gesù, la sua morte in croce e la sua Risurrezione dai morti. Tutti gli autori del Nuovo Testamento, infatti, cambiarono radicalmente le loro vite, predicando la Buona Novella per tutta la loro vita e quasi tutti gli autori di questi libri morirono martiri per affermare quello che avevano scritto e divulgato. (Mi riferisco a Marco, Matteo, Paolo, Pietro, Giuda, Giacomo).

Al minuto 7,56 inoltre David Donnini dice, che il poeta Gibrain, (e Donnini riamarca che era arabo e islamico), notò questa differenza tra il Cristo storico e il Cristo della fede.

Yuri Leveratto:

Non voglio certo criticare la visione del poeta Gibrain, ma forse il fatto che era islamico potrebbe averlo influenzato. Infatti gli islamici negano che Gesù Cristo sia morto in croce, dicendo che fu sostituito da un altro.

In primo luogo bisogna considerare il fatto che tutte le fonti storiche non cristiane (Tacito, Giuseppe Flavio, Talmud babilonese), affermano che Gesù è realmente morto sulla croce.

Ma se Gesù Cristo non fosse morto in croce e poi si sarebbe presentato agli apostoli mostrandosi come risorto allora sarebbe stato un impostore, perchè avrebbe mentito. Ecco che allora la visione islamica su Gesù mostra forti contraddizioni: come potrebbe Gesù essere un grande profeta di Dio, se avesse mentito? Ma Donnini addirittura cita Gibrain come fosse un’autorità in materia e cita la visione islamica su Gesù come se fosse perfettamente comprovata.

Al minuto 8,10

David Donnini dice che “il Gesù della fede è una “confezione teologica” per costruire la quale ci sono voluti molti, molti secoli”.

Yuri Leveratto:

Se la sua affermazione fosse vera non si spiegherebbero i martiri, a cominciare da Stefano, che fu martire nel 36 d.C., e non si spiegherebbe il fatto che il kerygma della fede cristiana, ossia che Gesù Cristo è morto sulla croce per togliere il peccato del mondo, risorto dai morti il terzo giorno e apparso ai suoi seguaci, si dichiarava già pochi anni dopo la sua Risurrezione (vedere 1 Corinzi 15: 1-11).

Al minuto 8,15

David Donnini parlando dei Padri della Chiesa, dimostra di fare confusione, citando Paolo di Tarso, Agostino, Tommaso d’Aquino e Costantino, come se mettesse questi personaggi storici sullo stesso piano, un piano di manipolazione e complotto.

Yuri Leveratto:

Però Paolo di Tarso, dopo la rivelazione che ottenne da Gesù, essendo contemporaneo agli Apostoli, e avendoli conosciuti, divulgò per tutta la sua vita la Buona Novella in modo perfettamente attinente al vero messaggio di Gesù, ossia l’ottenimento della salvezza attraverso l’umiltà, il pentimento dei propri peccati e il credere che il sangue di Cristo possa toglierli, inoltre Paolo dimostrò di anteporre il nome di Gesù Cristo alla sua stessa vita, nel martirio. Pertanto Paolo non ha attuato alcun complotto. Gli altri “Padri della Chiesa”, che Donnini cita, sono tutti successivi a Costantino, quindi vissero durante o oltre il quarto secolo d.C., e pertanto vissero durante o dopo il processo di ufficializzazione del credo cristiano, e durante o dopo il processo di sincretismo con alcuni culti pre-esistenti. Aggiunsero dei dogmi al Nuovo Testamento e instituirono un sistema di potere, che in parte dura fino ad oggi.

Ma tutto questo cosa ha a che fare con Paolo di Tarso?

Al minuto 8.35

David Donnini dice che il Nuovo Testamento che leggiamo oggi è “una cosa che di sicuro risale a non prima del quarto secolo”.

Yuri Leveratto:

Questa teoria della manipolazione dei testi neo-testamentari da parte di Costantino è facilmente confutabile. Il canone muratoriano è un documento storico che risale al 170 d.C. Nel canone vi era la lista dei libri del Nuovo Testamento, quindi già nel 170 d.C. era chiaro quali fossero questi libri.

Inoltre abbiamo a nostra disposizione 127 antichi papiri del Nuovo Testamento presenti nelle biblioteche e musei di tutto il mondo. Molti di questi antichi papiri risalgono al secondo secolo. Vi sono poi numerose controprove della veridicità e accuratezza dei testi neo-testamentari.

In particolare vi sono migliaia di citazioni del Nuovo Testamento nelle opere dei primi cristiani. Per esempio, 2400 citazioni di Clemente di Alessandria vengono dai libri del Nuovo Testamento, eccetto tre. Tertulliano cita il Nuovo Testamento ben 7000 volte. Secondo alcuni studiosi sarebbero ben 32.000 le citazioni del Nuovo Testamento di tutti gli autori cristiani prima del concilio di Nicea. E queste citazioni concordano con i frammenti di papiri descritti nell’articolo.Pertanto da tutto ciò si evince che il Nuovo Testamento era un insieme di libri già accettato nel secondo secolo.

Certo, vi erano altre correnti, come la cristiana-gnostica, che sostenevano che per raggiungere la salvezza non era necessario il pentimento e la fede in Cristo, ma Cristo era visto come un ponte, attraverso il quale, con la conoscenza ci si avvicinava alla sapienza di Dio. Ma erano concetti opposti al Cristianesimo delle origini.

Pertanto Costantino si trovò già di fronte al Canone e non poté, ne volle cambiarlo o modificarlo per i suoi scopi. Certo che utilizzò e corruppe i cristiani dell’epoca per i suoi fini di potere, ma non poté cambiare il canone, perché il canone di cui noi siamo in possesso, con quei papiri e con le citazioni, risale al 170 d.C. Pertanto per riassumere il mio pensiero: Costantino ha attuato sincretismi con culti pre-esistenti? Si. Con quale scopo? Assimilazione delle masse al nuovo culto e accettazione delle masse. Lui o i teologi sucessivi a lui (Agostino d’Ippona), hanno introdotto dogmi che non stavano nel Canone? Si.

Ma Costantino ha cambiato i libri del Nuovo Testamento? No, in quanto abbiamo i vangeli originali (i papiri confrontati con le note dei primi cristiani), e vediamo che non differiscono dal Nuovo Testamento in nostro possesso.

In particolare se leggiamo i testi derivati dal Textus Receptus (King James, Reina Valera, Diodati), notiamo che sono conformi ai testi originali (che si ricavano dalle citazioni dei primi cristiani.

Al minuto 9.05

David Donnini dice: “Non parliamo poi delle attribuzioni dei Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, sono delle attribuzioni pseudoepigrafiche”.

Yuri Leveratto:

Anche qui Donnini discredita gli autori dei Vangeli sostenendo che non fossero gli Apostoli. Però non cita studiosi seri che sostengano questa tesi.

Per esempio il professore emerito dell’Università di California Stephen Harris sostiene che fu realmente Luca a scrivere il Vangelo di Luca e gli Atti. E lo stesso si potrebbe dire degli altri libri del Nuovo Testamento. Se poi qualcuno dei libri del Nuovo Testamento è stato fisicamente scritto da dei discepoli degli Apostoli, ciò non cambia la loro veridicità, nel senso che se un Apostolo ebbe un seguace è possibile e ragionevole che gli abbia comunicato il libro che stava scrivendo ed è anche normale che il suo seguace lo abbia scritto in vece sua. Ma questa non è pseudo-epigrafia che significa, dal greco, “iscrizione falsa”. In questo caso infatti la paternità e la responsabilità dell’opera è dell’Apostolo, e non del seguace che ha fisicamente scritto il testo.

Al minuto 9.20

David Donnini dice: “La dottrina cristiana che noi ci ritroviamo oggi parte dal pensiero di San Paolo ed è stata costruita da un numero grandissimo di padri della Chiesa”

Yuri Leveratto:

Qui confuto Donnini in quanto usa i termini “dottrina cristiana”. Avrebbe dovuto dire semmai “dottrina cattolica”. La fede cristiana deriva solamente dalla lettura dei 27 libri del Nuovo Testamento e tutto quello che è aggiunto, non è accettato dai cristiani non cattolici.

Al minuto 9.46

David Donnini dice che “nella dottrina ci sono concetti come quello della Trinità, che non ne trovate una sola sillaba in tutto il Nuovo Testamento”.

Yuri Leveratto:

E’ vero che la parola Trinità non è presente nella Bibbia ma il fatto che i primi cristiani vi credessero sin da subito, ossia credessero in un unico Dio in tre persone, si evince già da tantissimi passi del Nuovo Testamento. Per esempio il battesimo (Vangelo di Matteo, 28, 19), ma anche dal fatto che considerassero Gesù Cristo come Dio incarnato (vedere le lettere di Paolo e il Vangelo di Giovanni), e lo Spirito Santo come Dio. Pertanto i primi cristiani credevano nella Trinità, anche se questa parola non fu scritta nel Nuovo Testamento.

E qual’è la prova cardine che credevano nella Divinità del Figlio? Andavano alla morte pur di negarla. Che poi nel secolo quarto la Trinità sia stata ufficializzata, questo è un’altro discorso, ma a noi preme sapere cosa credevano i primi cristiani e per cosa erano disposti a morire.

Al minuto 9.58

David Donnini parla della veriginità perpetua di Maria dichiarata come dogma nel diciannovesimo o nel ventesimo secolo.

Yuri Leveratto:

Vero, ma cosa ha a che vedere questo con i primi cristiani? Non dimostra che il Cristo storico sia diverso dal Cristo della fede.

Al minuto 10.15

Da questo minuto David Donnini inizia a parlare delle scoperte di Nag Hammadi (in Egitto), dove sono stati trovati i Vangeli gnostici. Donnini poi dice che il Cristianesimo primitivo non era unitario ma c’erano varie correnti.

Yuri Leveratto:

Questo fatto è vero, e qui Donnini sembra dimostrare un particolare interesse verso questo Cristianesimo perduto, appunto il Cristianesimo gnostico. Intanto ricordiamo che questi Vangeli gnostici sono successivi ai Testi canonici del Nuovo Testamento in quanto i più antichi risalgono al secondo secolo, e non al primo. Ma per capire chi era veramente Gesù Cristo a mio parere è auspicabile studiare chi erano, cosa fecero e cosa credettero i cristiani del primo secolo, cioè coloro i quali lo conobbero o conobbero i suoi Apostoli. Per esempio Policarpo conobbe Giovanni, Clemente di Roma conobbe Pietro, ed infatti scrisse di lui. E’ ovvio che poi ci furono altre tendenze cristiane, appunto i cristiani gnostici.

Quando una nuova fede si sta diffondendo in un territorio, questa nuova fede si scontra con altre fedi ed altri culti pre-esistenti. Questi culti erano le cosidette religioni misteriche. Per accedervi bisognava passare attraverso delle iniziazioni, e solo chi faceva parte di una certa cerchia era ammesso nei gradi alti del culto. Ora questa gente, quando il Cristianesimo prese piede, non se la sentiva di negare completamente Gesù Cristo, ma non abbracciava neppure il messaggio centrale del Nuovo Testamento ossia il fatto che Gesù Cristo sia venuto per togliere il peccato del mondo. Questa gente credeva che la salvezza non si raggiungesse attraverso il pentimento dei propri peccati e attraverso il riconoscere che Gesù Cristo è venuto per toglierli con il suo sangue (concetti espressi nell’Antico Testamento, con le profezie, vedi Isaia 53, e nel Nuovo Testamento), ma credevano che la salvezza si raggiunge con la gnosi, ossia con la conoscenza.

Il gnosticismo aveva pertanto una caratteristica iniziatica, una diversa concezione cristologica, in quanto per loro il Verbo non poteva essersi fatto carne, ma si manifestò nello spirito mostrando un corpo materiale (docetismo).

Nel gnosticismo gli iniziati erano superiori agli altri, mentre nel Cristianesimo gli ultimi saranno i primi, nel senso che i “poveri di spirito” (quelli che non si vantano ma sono consapevoli di non essere arrivati al Regno di Dio), possono accedere al Regno, se si pentono dei propri peccati e riconoscono che Gesù Cristo è venuto per togliere il peccato del mondo. Ma anche un ricco, anche un potente, se diventa umile e si spoglia delle sue ricchezze, o della sua presunzione, può accedere al Regno. Ecco che si nota che gnosticismo e Cristianesimo antico non potevano essere in accordo, perchè sono all’opposto. Gli gnostici pertanto, non rinunciarono alle loro tradizioni misteriche, ma adattarono Gesù Cristo alla loro tradizione. In pratica lo accolsero, come dire “Gesù, è dei nostri”, ma travisarono i concetti base del Nuovo Testamento e quindi predicavano un Gesù mai esistito. Questa tendenza a prendere “Gesù dalla tua parte”, si nota oggi per esempio nella massoneria. Se si domanda a un massone chi era Gesù risponderà che “era un grande saggio, un iniziato, un maestro massone” (digitate su google “Jesus master mason” e vedrete), certo, la loro risposta non mi sorprende affatto, perché i massoni tendono ad adattare Gesù alla loro tradizione iniziatica e misterica. Ovviamente non riconoscono il vero Gesù Cristo, che è stato descritto da chi ha vissuto con lui e da chi poi è morto per lui.

Al minuto 12.17

Da questo minuto Donnini inizia a parlare dei Manoscritti del Mar Morto (Kumran, Palestina), trovati nel 1947. Dice che il prete cattolico Roland de Vaux li ha tenuti nascosti per 20 anni, come se volesse far credere che anche qui ci fu un “complotto”, con lo scopo di occultare al mondo il contenuto di questi manoscritti.

Yuri Leveratto:

Innanzitutto biosogna dire che la prima scoperta dei manoscritti di Qumran risale al 1946, mentre Roland de Vaux portò a termine delle ricerche in loco insieme all’archeologo Gerald Lancaster Harding nel 1949, per conto del Dipartimento di Antichità Giordano, e pertanto non della Chiesa Cattolica. In ogni caso Donnini sostiene che un occultamento da parte della Chiesa Cattolica vi sia stato, senza portare prove, ovviamente.

Al minuto 12.45

David Donnini riporta che Robert Eiseman chiese a Roland de Vaux di poter visionare i rotoli ma che l’accesso ai rotoli gli fu negato. Donnini dice: “la Chiesa aveva una paura bestiale che dai Manoscritti del Mar Morto potesse uscire qualcosa che disturbasse la dottrina della Chiesa”. Poi fa intendere, anche se dice di non poter provare ciò che dice, che “da qualche parte nell’archivio Vaticano ci sarebbero dei documenti importanti trovati a Qumran che la Chiesa Cattolica occulterebbe”. Non si capisce poi cosa la Chiesa Cattolica dovrebbe occultare visto che i Manoscritti del Mar Morto sono nella maggioranza testi dell’Antico Testamento e non del Nuovo Testamento.

Al minuto 16.17

David Donnini inizia a parlare di un fatto che secondo lui riguarda la “questione di Gesù Cristo”. Cioè dice che i Manoscritti del Mar Morto parlano dell’attesa messianica degli ebrei. Quindi fa leggere un brano della “Regola della Comunità”, un manoscritto non biblico trovato a Qumran, dove è scritta la frase: “fino alla venuta del profeta e dei Messia di Aronne e di Israele”. Quindi Donnini inizia a sostenere che in Israele si attendevano due messia, e non uno. Un messia regale ed uno spirituale, dice Donnini.

Yuri Leveratto:

A tale proposito bisogna ricordare che La “Regola della Comunità” è contenuta non solo nel rotolo 1QS, da cui proviene l’estratto citato da Donnini, ma anche nel rotolo 4QSe, che è più antico: in quest’ultimo rotolo non compaiono i versi di cui sopra (manca la parte da VIII, 15 fino a IX, 12) e di conseguenza non ci sono i riferimenti ai due Messia. E’ possibile pertanto che in origine la “Regola della Comunità” non contenesse affatto questo riferimento, aggiunto in seguito al manoscritto, più recente, ritrovato nella grotta 1. Pertanto è verosimile che la teoria dei due Messia sia stata una aggiunta, ed elaborata soltanto nell’ultima fase degli scritti di Qumran. Pertanto l’idea che gli ebrei attendessero due messia, innanzitutto non è biblica, ma in secondo luogo non è affatto provata. Stessa cosa per il Documento di Damasco, che non è biblico, e quindi eventualmente, anche se fosse comprovato che sia vero, rispecchiava solamente la visione della comunità di Qumran.

Al minuto 18.20

A partire da questo minuto Donnini inizia a sostenere che il termine “Messia”, inteso dal punto di vista cristiano, non corrisponderebbe al termine Mashiach ebreo. Quindi si mostra uno spezzone di un film dove si vede l’investitura del re Davide. Sembra di capire che si voglia convincere il pubblico in sala che il Messia di Israele era e doveva essere solo un re, nel senso politico e militare del termine.

Al minuto 23.44:

David Donnini esprime un dubbio. Dice che non è convinto che Gesù morì sulla croce.

Yuri Leveratto:

E’ un opinione personale di Donnini, ma non supportata dalle fonti storiche.

E se Gesù non morì sulla croce e si presentò poi agli Apostoli dicendo di essere risuscitato, sarebbe stato un impostore. Ma gli stessi Apostoli lo avrebbero smascherato perchè avrebbero saputo dell’eventuale complotto per non farlo morire in croce, pur mostrando che invece era morto. E chi lo avrebbe architettato, questo complotto? Solo gli Apostoli e Gesù? Anche i romani avrebbero dovuto partecipare al complotto. Per gli Apostoli è impossibile perchè poi hanno divulgato per tutta la loro vita la Buona Novella fino all’estremo sacrificio del martirio, mentre per per i romani è impossibile perché abbiamo le fonti della crocifissione. Vediamo pertanto che sostenere l’idea che Gesù non sia morto in croce è un’opinione non solo non supportata dalla storia ma neppure dalla logica.

Al minuto 24 si inizia a leggere un passo del Vangelo di Giovanni (11: 47-53)

Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.

A questo punto il ragionamento di Donnini è questo: “Se Gesù fosse stato un innocuo predicatore addirittura legalista e lealista, ma per quale ragione avrebbe dovuto generare il pericolo che i romani si facessero venire in mente di distruggere il tempio e la nazione?”.

Yuri Leveratto:

Per cui David Donnini interpreta questo passo nel senso che Gesù fosse veramente un pericolo per la nazione ebraica, nel senso militarista, ossia nel senso che avrebbe capeggiato una rivolta armata, la quale avrebbe dato fastidio ai Romani.

Ma dicendo quello che ha detto Donnini innazitutto tralascia il verso 47 del cap. 11 dove è scritto “Quest’uomo compie molti segni”. Infatti non è scritto: “Quest’uomo ha fatto già azioni violente e ne farà altre”.

In pratica Donnini vede quello che vuole vedere, vuole vedere un rivoluzionario militarista e lo vede. Ma i sacerdoti e i farisei si riferivano al fatto che Gesù facendo molti miracoli era seguito dalle masse, che pertanto lo avrebbero potuto acclamare come re di Israele non riconoscendo più ne il potere temporale del re Erode Antipa ne il potere spirituale dei sommi sacerdoti e quindi indirettamente affermarono che si sarebbero creati disordini, disordini che avrebbero causato il non pagamento dei tributi, e che avrebbero spinto i romani ad intervenire.

Ma se Gesù fosse stato un leader militare zelota o addirittura un impostore zelota, non si spiegano vari fatti. Primo: perché uno storico come Giovanni Flavio non l’ha descritto come uno zelota? Secondo: perché nel Talmud babilonese invece di descrivere Gesù come apostata (visione degli ebrei non credenti in lui, che coincide con i Vangeli), non si descrive Gesù come uno zelota, ossia come un inspiratore o leader militare? Terzo: la logica dice che se Gesù fosse stato uno zelota, i suoi Apostoli non avrebbero divulgato la sua parola diffondendo un messaggio di pace come in effetti fecero, ma avrebbero divulgato un messaggio di odio e di risposta armata al giogo di Roma.

Al minuto 25.46

David Donnini allude alla Guerra giudaica del 66 d.C. e degli anni seguenti, come dire che era vero che Gesù era un militarista, tanto militarista che ispirò altri movimenti che hanno portato addirittura alla guerra giudaica.

Yuri Leveratto:

Ma la guerra giudaica ci fu per cause storiche comprovate, e non certo per la predicazione di Gesù. Ripeto, nel suo discorso Donnini non prova che Gesù era un leader militarista, inoltre questa è una tesi sconfutata dalla vita dei suoi seguaci, soprattutto nel periodo che va dalla sua Risurrezione al tempo di Costantino.

Al minuto 26:42

David Donnini ci dice che al processo davanti al sommo sacerdote non si accuserebbe Gesù di sedizione o di militarismo ma solo di blasfemia, perchè si dichiara il Figlio di Dio. E aggiunge “ma come, prima avevano detto che era così pericoloso ed ora lo condannano per aver bestemmiato?”. In pratica Donnini sostiene che questo processo non avvenne, o avvenne in modo diverso da come è descritto nei Vangeli.

Yuri Leveratto:

Una cosa non esclude l’altra. I sommi sacerdoti non sarebbero stati preoccupati se Gesù non fosse stato capace di fare segni (miracoli), per i quali la gente lo seguiva. A parte il fatto che questo prova che invece che i “segni” li faceva realmente, perché i sommi sacerdoti erano preoccupati. Se non avesse fatto alcun miracolo, o se fosse stato un semplice impostore, nessuno lo avrebbe seguito e il problema non si sarebbe posto. Ma ripeto una cosa non esclude l’altra. Per i sacerdoti era blasfemo e per i sacerdoti e i farisei era pure pericoloso perché se avesse continuato a fare miracoli tutti lo avrebbero seguito e il potere avrebbe tremato. Anche oggi se si affermasse il “vero Cristianesimo” il potere tremerebbe, certo, perché cadrebbe il commercio di armi, il capitalismo estremo e le enormi disparità di ricchezza che vi sono nel mondo.

Al minuto 27: 24

David Donnini dice che il processo ebraico a Gesù non sarebbe mai esistito, secondo lui il fatto che lo accusarono di blasfemia non concorderebbe con i passi del Vangelo di Giovanni (11: 47-53), citati al minuto 24.

Yuri Leveratto:

Nei Vangeli ci sono molti passi dove Gesù viene accusato di blasfemia, pertanto non si capisce il perché secondo Donnini i sommi sacerdoti non avessero potuto anch’essi accusarlo di blasfemia. Ma così facendo Donnini praticamente dice che i Vangeli sono dei falsi totali. Pertanto gli autori dei Vangeli avrebbero mentito sapendo di mentire. Come si spiega pertanto che almeno due autori dei Vangeli, Marco e Matteo sono andati alla morte per non rinnegare i loro scritti? Il discorso si potrebbe ampliare agli altri autori del Nuovo Testamento che sono andati al martirio, e che hanno divulgato gli stessi concetti. Sarebbe andato al martirio Pietro se avesse adulterato le sue lettere nel Nuovo Testamento? Sarebbe andato al martirio Paolo se avesse adulterato le sue lettere nel Nuovo Testamento?E si potrebbe ampliare anche a Policarpo. Sarebbe andato al martirio Policarpo, il discepolo di Giovanni, se avesse intuito o saputo che Giovanni adulterò i Vangeli? (Ovviamente abbiamo fonti storiche per questi atti di martirio).

Al minuto 27:34

David Donnini dice che il processo ebreo non è mai esistito anche perché “inserendolo nei Vangeli”, si farebbe cadere la responsabilità della condanna di Gesù sugli ebrei, e non sui romani.

Yuri Leveratto:

Opinione personale di Donnini, ma non supportata da fonti storiche. Innanzitutto non vi è alcuna fonte storica dove si legge che il processo a Gesù da parte dei sommi sacerdoti non sia avvenuto, ma oltre a ciò abbiamo il Talmud Babilonese, una collezione di scritti rabbinici ebrei dove è scritto:

"Alla vigilia della Pasqua, Yeshu fu appeso. Per quaranta giorni prima dell'esecuzione, un araldo…gridava: "Egli sta per essere lapidato perchè ha praticato la stregoneria e ha condotto Israele verso l'apostasia".

Questo passaggio supporta il fatto che ci sia stato un processo da parte degli ebrei. Infatti spiega indirettamente, dal punto di vista degli ebrei che non credettero in lui, il motivo della sua crocifissione, infatti si sostiene che abbia praticato la “stregoneria” e che “abbia portato Israele all’apostasia”. Da una parte si confermano i miracoli, considerati come “stregoneria” da chi non credeva, dall’altra parte si confermano i Vangeli, che descrivono il perchè Gesù fu mandato al patibolo, in quanto dal punto di vista degli ebrei non credenti, lui era un apostata, ovvero una persona blasfema che non crede nelle sacre scritture, ma si sostituisce ad esse. 

Al minuto 27: 37

Qui David Donnini parla dell’unzione di Betania (Vangelo secondo Giovanni cap. 12), episodio narrato nel Vangelo di Giovanni. Poi Donnini dice che Lazzaro, Marta, e Maria, compaiono solo nel Vangelo di Giovanni e non nei sinottici, come insinuando che questo sarebbe un indizio che appunto i Vangeli sono adulterati o falsi.

Yuri Leveratto:

Ma molti personaggi che invece sono citati in altri Vangeli non sono citati in quello di Giovanni. Questa tesi non prova nulla. Al contrario, se quattro personaggi ipotetici avessero voluto inventare da zero i quattro racconti, si sarebbero messi a tavolino, e avrebbero deciso di riportare tutti le stesse cose.

Comunque Donnini mostra una iconografìa dove si vede che una donna unge un uomo nella fronte. Sembra pertanto riferirsi all’unzione di Betania del Vangelo di Matteo (cap. 26) e del Vangelo di Marco (cap. 14), e non quella del Vangelo di Giovanni, dove si descrive l’unzione dei suoi piedi. Donnini dice che Gesù viene unto da una donna, che “gli versa del profumo addosso” e sostiene che questo fatto ci viene mostrato come devozionale. Inoltre Donnini dice: “questa è una mistificazione”.

Al minuto 28: 40

Donnini afferma che immediatamente dopo “tutti i commesali si arrabbiano”. Si riferisce pertanto al Vangelo di Marco e Matteo, perchè in quello di Giovanni solo Giuda Iscariota mostra contrarietà. Poi Donnini dice che la donna unge Gesù per dichiarare che Gesù è il messia. Inoltre Donnini ci racconta che nelle antiche cerimonie (o nozze sacre) l’olio usato dalla sacerdotessa (o dea, dice Donnini), quando si ungeva il re, era appunto il nardo. In più ci dice che il nardo non cresceva in Israele ma veniva dall’India. Poi Donnini ci dice che queste cerimonie, che definisce ierogamiche, si facevano quando la futura regina ungeva il suo sposo. Poi Donnini ci dice che nei vangeli sinottici (ma non aveva iniziato parlando di Lazzaro, Marta e Maria presenti nel Vangelo di Giovanni?), è stranissimo che si descriva un comportamento che lui definisce “orientale”.

Fine della prima confutazione. Segue la seconda.

Yuri Leveratto