mercoledì 18 febbraio 2015

Le strategie della globalizzazione


Per capire il complesso fenomeno della globalizzazione si deve immaginare il concetto della mente e delle due braccia. La mente guida, comanda e controlla, in modo astuto e sottile, mentre le due braccia eseguono gli ordini lottando a volte separatamente l’una dall’altra, a volte invece una contro l’altra, altre volte unendo le forze. Qualcuno potrebbe subito chiedere in modo affannoso: chi sono le braccia, e soprattutto, chi è la mente?
Per spiegare le strategie della globalizzazione vorrei partire da un concetto importante. Se un gruppo di potere ha un progetto, e ha lo scopo di farlo accettare alla società, non lo vorrà imporre con la forza, scoprendo le sue carte, ma, disponendo di tempo e mezzi, creerà un substrato fertile in modo che quell’idea sia lentamente accettata. Farà stampare libri, finanzierà scrittori ed attori famosi, diffonderà messaggi subliminali, supporterà campagne politiche e sociali. Dopo anni, o a volte dopo decenni, quel progetto si sarà imposto. Ecco la strategia dei globalisti.
Il primo e più importante dei tasselli del progetto globale è il tentativo di far allontare ogni persona del pianeta dalle sue credenze religiose. Come sappiamo infatti la fede in Dio è una delle componenti fondamentali di ogni persona, in quanto influisce sulla cultura e quindi sulla vita di ogni essere umano.
Ma per raggiungere questo scopo i globalisti, hanno favorito la crescita e la diffusione già a partire dal secolo XIX di vari movimenti, i quali a loro volta hanno influenzato le menti di tantissime persone.
Nel 1875 H.P. Blavatsky fondò a New York la Società Teosofica, una filosofìa-religione che porterebbe l’uomo alla vera conoscenza di Dio, quindi un concetto gnostico, ben distinto dal Cristianesimo, alla cui base vi è l’umiltà e il pentimento, con il fine del raggiungimento della salvezza.
A partire dal 1945, si è iniziata a diffondere, secondo alcuni proprio sulle basi della Teosofia, la New Age, o Nuova Era dell’Acquario, una filosofìa-religione composta da una molteplicità di correnti, come il pantesimo, l’antroposofia, lo spiritismo, lo yoga, il neopaganesimo, tutte caratterizzate dall’idea di fondo che in ognuno di noi vi sia una “particella di Dio”, e che con il perfezionamento morale e la conoscenza, possiamo (o potremo) raggiungere “l’unione con Dio”, o addirittura, come sostengono alcune frange estreme che vedremo più avanti, arrivare a sostituire Dio, in quanto “Dio non esiste”, o, come affermava Nietzsche, nella sua opera “la gaia scienza”, “Dio è morto”.
Un altro concetto base della New Age, che viene ben caratterizzato dal simbolo della società teosofica è l’assimilzazione di differenti credenze, tutte considerate “giuste”. Il simbolo teosofico è infatti formato dalla svastica (a sua volta simbolo di induismo, buddismo e gianismo), dalla stella di Davide (simbolo del giudaismo), dalla croce ansata (simbolo assiale derivante dall’antico Egitto), dall’Om (ancora simbolo di induismo, buddismo e gianismo, ma anche del sikhismo), tutti contorniati dall’Ouroboros, il serpente che si morde la coda, l’eterno ritorno, che è un simbolo, nelle culture pre-abramitiche, ma anche nelle culture indigene sud-americane, della vita, dell’eterno rigenerarsi.
Quando s’inizia a creare un substrato di questo tipo, il cui processo, ripeto, può durare decenni, o anche secoli, molte persone cominciano lentamente ad accettare l’idea che la Verità non stia proprio nella loro religione, ma che ci siano altre “verità”, tutte ugualmente giuste. Ecco che lentamente l’idea del relativismo, ossia che “tutte le religioni siano uguali”, perchè tutte “predicano l’amore e la pace”, si fa spazio nelle menti degli esseri umani.
Ma le religioni sono realmente tutte uguali? Proprio tutte predicano l’amore, e proprio tutte hanno hanno alla base l’umiltà, con la credenza che Dio si sia incarnato in un uomo che abbia caricato su di se tutti i peccati del mondo, donandoci così la possibilità di raggiungere la salvezza?
Non proprio, visto che per le religioni orientali predominano concetti diversi, per esempio quello del nirvana, dell’unione con l’assoluto, o il concetto stesso del panteismo, ossia di un dio che è in tutte le cose.
Ecco che iniziamo a capire che per il Deismo, uno dei concetti alla base della Massoneria, Gesù sarebbe assimilabile a Budda, Krisna o Zoroastro, e cioè ad un saggio, un grandissimo filosofo e pensatore, o forse il più grande di tutti, ma pur sempre un uomo, e non, come nella credenza cristiana, il “Salvatore del Mondo”, il “Verbo”, ossia “Dio Figlio”.
Quando si perdono i veri valori della religione ecco che si forma un “vuoto”, che viene automaticamente colmato con un eccesso di materialità. Ecco che il denaro e le ricchezze materiali occupano lentamente un posto primario all’interno della vita delle persone.
Ecco che abbiamo analizzato la prima e più importante strategia dei globalisti estremi, che serve a far crollare il “primo muro” di ognuno di noi; la Fede in Dio.
Una volta crollato, o anche semplicemente messo in dubbio, il “primo muro”, gli altri potrebbero cadere più facilmente.
Il secondo muro che dovrebbe cadere è quello dell’etica.
Già dalla seconda metà del secolo scorso vari movimenti sociali e politici sono stati finanziati e supportati con lo scopo di fare accettare l’idea che l’aborto sia giusto, e sia assimilabile ad un diritto. Vi è stata poi la battaglia per l’eutanasia, considerando che la morte sia un “diritto”, e che quindi potrebbe essere provocata con il fine di non prolungare la sofferenza di una persona in stato di malattia terminale.
Una delle ultime tendenze della cosidetta cultura globale, è la cosidetta “teoria gender” (genere), secondo la quale l’uomo e la donna sarebbero sostanzialmente uguali e le loro differenze deriverebbero solo dalla differente educazione.
Quindi la filosofìa gender nega le differenze sessuali. Ecco che secondo questo concetto non esisterebbero più il padre e la madre, ma “genitore uno” e “genitore due”. Pertanto l’umanità futura non si dividerebbe tra maschi e femmine, ma sarà un’umanità di persone che scelgono chi vorranno essere.
In quest’ottica quindi ecco che si avvalla il matrimonio tra persone dello stesso sesso e anche l’adozione di bambini destinati a persone dello stesso sesso, oltre a pratiche innaturali come l’utero in affitto (surrogazione di maternità). Ricordiamo che già oggi il matrimonio tra persone dello stesso sesso è valido in venti Stati sovrani (tra i quali la Spagna, la Francia e gli USA), ed è consentito da religioni neopagane (Wicca) e persino dal Buddismo (1).
Purtroppo la UE sta favorendo il diffondersi dell’ideologia gender, che se fosse diffusa a livello planetario e universalmente accettata, stravolgerebbe completamente l’intera umanità cosi come la conosciamo.
Ma la filosofìa “gender” non è la più preocupante delle tendenze globali sul piano dell’etica. Vi sono l’ingegneria genetica, la clonazione umana e l’eugenetica, che è il tentativo di perfezionare artificialmente la specie umana. Quest’ultima pratica, che ha un precedente durante il nazismo, permetterebbe di forgiare una “umanità migliore”. L’ultima tendenza estrema dell’eugenetica collegata alla tecnologia è il transumanesimo, che porterebbe una ristretta elite di persone a cercare addirittura l’immortalità, credendo di potersi sostituire a Dio.
Il terzo muro che deve essere abbattuto sono le singole culture nazionali.
Mi riferisco alla cultura letteraria, popolare, teatrale, gastronomica, folcloristica. In un villaggio globale le culture locali non servono, in quanto sono indice di arretratezza.
Considerando ogni cultura ugualmente valida, si appiattiscono i costumi e le tradizioni, si uniformano gli usi, si liquefano le differenze tra le etnie, e si fa così il gioco dei poteri forti, che hanno proprio questo come obiettivo, con lo scopo di vendere un prodotto su scala planetaria. Chi perde le proprie tradizioni, il modo di concepire le relazioni interpersonali e i costumi, chi non si riconoscerà più nella sua cultura, e accetterà facilmente il prodotto globale, anzi lo difenderà e addirittura si identificherà con esso.
Con questo ultimo mio paragrafo ho fatto intendere quali siano gli scopi della globalizzazione economica, che è però solo un braccio della “mente”.
Un altro modo per favorire una graduale assimilazione delle culture, è la caduta delle barriere nazionali, unita ad un’immigrazione eccessiva e forzata di differenti etnie con religioni diverse. In questo modo, con l’aiuto del relativismo culturale che già ha fatto presa in molti strati della società, vi sarà un ulteriore allontanamento dalla cultura e dalla religione locale e una graduale accettazione di differenti etnie. Nel villaggio globale che ne risulterà, nessuno sarà più legato fortemente alla sua tradizione, e la cultura unica prevarrà.
Oltre a ciò i globalisti si avvantaggiano dalla forte immigrazione incontrollata in Occidente, potendo così contare su un substrato di persone che accetteranno bassi salari e appiattiranno le richieste dei lavoratori.
Il quarto muro che dovrebbe cadere in ognuno di noi è quello della pace. Ognuno di noi vuole vivere in serenità e pace con il mondo, ma ciò è reso difficile. Vi è la guerra, il terrorismo, e, in ultima analisi, il caos.
A tale proposito ricordiamo che il motto “ordo ab chao”, che si può tradurre “ordine dal caos”, si cita in una delle più importanti opere del massone Albert Pike, “Morali e Dogma”.
A volte le due braccia si scontrano tra loro, come è successo per esempio nella seconda guerra mondiale quando opposti nazionalismi estremi (nazismo e comunismo), sono stati sovvenzionati e finanziati per anni, con lo scopo della guerra, e quindi del successivo dominio e controllo economico e culturale degli Stati sconfitti.
Ma la seconda guerra mondiale è solo un esempio di quello che sta succedendo oggi nel mondo e di quello che potrebbe succedere. Gli opposti nazionalismi estremi vengono anche oggi finanziati e supportati, in modo che scontrandosi tra loro siano indeboliti, soggiogati, dominati. Ad esempio di ciò si potrebbe portare la destabilizzazione in atto in Africa, l’immigrazione forzata in Occidente, che causa attriti con le popolazioni locali, o le guerre interne tra le due fazioni dell’Islam, solo per citare i casi più noti.
Ecco che abbiamo individuato le quattro strategie dominanti della globalizzazione estrema. In quest’ottica, in un mondo futuro non vi saranno più religioni, ne guerre, ne malattie, ne culture locali. Una cultura globale dominerà il pianeta.
La realtà invece è che siamo davanti ad un progetto escludente e pericoloso, che nasconde in modo subdolo un piano strategico alla base del quale vi è un idea presuntuosa: il concetto di sostituirsi a Dio e addirittura di superarlo.

YURI LEVERATTO
Copyright 2015

Nota:
1-http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/asia/tibet/10682492/Dalai-Lama-supports-gay-marriage.html

mercoledì 4 febbraio 2015

I fondamenti della civiltà occidentale


Spesso si sente dire che la civiltà occidentale è in declino, che l’Europa e gli Stati Uniti d’America sono sulla via del tramonto e che altre civiltà e altre culture presto domineranno il mondo. Il declino demografico degli stati occidentali, fa pensare che in un futuro prossimo altri popoli prenderanno il sopravvento e imporranno la loro cultura nella parte di mondo che viene denominata “Occidente”. Di solito i sostenitori di questa tesi affermano anche che in Occidente non ci sono valori, e che altre culture invece tendono a una più pura visione del mondo.
Sono proprio invece i valori della nostra società occidentale che a volte sono usati da gruppi di persone intolleranti e fanatiche per infiltrarsi e cercare di imporre la loro cultura all’interno del nostro mondo occidentale (mi riferisco per esempio al tentativo da parte di alcuni gruppi di islamici di fare accettare la sharia in alcuni quartieri di Londra).
Il relativismo culturale, il concetto secondo il quale ogni cultura deve essere messa sullo stesso piano e non può essere giudicata, sta dimostrando tutti i suoi limiti. Ecco così che la libertà di espressione, la democrazia e la tolleranza verso il diverso, stanno per essere usati deliberatamente dai “diversi”, contro il concetto stesso di civiltà occidentale.
Ma quali sono i valori che distinguono la nostra civiltà?
Molti storici concordano sul fatto che la nostra civiltà derivi dagli antichi Greci. Come sappiamo fu Clistene, nel 508 a.C. che introdusse la prima forma di democrazia, (dal greco “potere al popolo”), portando avanti l’opera di Solone.
La filosofìa greca fu, con Platone e Socrate, la prima che si pose il problema in modo critico della ricerca della verità e del fatto se il bene e il male siano relativi.
E’ proprio questa “tendenza alla critica”, che ha contraddistinto la nostra cultura nel corso dei secoli. Aristotele, approfondendo la metafìsica, è stato uno dei primi filosofi che si è posto domande fondamentali sull’esistenza di Dio o l’immortalità dell’anima.
Anche la repubblica romana (509 a.C.-27 a.C.), viene considerata all’origine della civiltà occidentale, specialmente quando, nel 367 a.C. furono promulgate le leggi Liciniae Sextiae, che davano più potere ai plebei, permettendo loro di accedere al consolato.
In ogni caso la persona che più ha influenzato la civiltà occidentale è stata senza dubbio Gesù Cristo.
La nascita di Gesù Cristo, oltre a indicare una nuova era, ha segnato il consolidamento della civiltà occidentale, per vari motivi. Innanzitutto per il messaggio di pace e amore di Gesù Cristo, (Vangelo di Giovanni 13, 34):

Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Ma anche per la celebre frase «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Vangelo di Matteo, 22, 21), che implicitamente ammette la separazione tra Stato e Chiesa, quindi giustifica la laicità dello Stato, un concetto basilare in Occidente.
I due eventi cardine della civiltà occidentale sono stati a mio parere la morte in croce e la Risurrezione di Gesù Cristo. Per chi crede in Gesù Cristo la sua morte in croce è stato il sacrificio espiatorio finale e perfetto, con lo scopo di “togliere il peccato del mondo” (Vangelo di Giovanni 1, 29). Anche per chi non crede in lui, comunque, la morte in croce di Gesù Cristo rappresenta un tassello fondamentale della storia umana in quanto è un simbolo di umiltà e perdono universale. La Risurrezione di Gesù Cristo è stato l’evento che ha causato la predicazione degli Apostoli e dei loro seguaci, e pertanto ha indirettamente influenzato tutto il mondo occidentale e non solo questo (si pensi alla Cristianità antica in Medio Oriente, Armenia, Etiopia, India, e Asia Centrale, in quest'ultimo caso con il nestorianesimo).
Durante i primi tre secoli della nostra era, i primi cristiani hanno affermato pacíficamente il nome di Gesù Cristo, ma hanno anche divulgato i valori giudaico-cristiani, per esempio sostenevano che l’unico matrimonio possibile sia quello tra uomo e donna (Vangelo di Marco 10, 6-8), ed erano contro l’aborto. A tale proposito vediamo uno scritto di Tertulliano, (Apologia cap. 9):

Nel nostro caso, giacché l’assassinio è assolutamente proibito in ogni sua forma, neppure potremmo uccidere il feto nell’utero. Fermare una nascita è semplicemente una forma più rapida di uccidere. Non importa se si uccide una vita appena nata o se si distrugge una vita che ancora non è nata.

Un altro evento centrale nella storia della civiltà occidentale è stata l’accettazione della religione cristiana da parte dell’imperatore Costantino il grande. A partire dal 313 d.C. la religione cristiana è stata permessa nell’impero. Questo fatto, anche se per alcuni storici cristiani, come David Bercot, è stato un allontanamento dal cristianesimo originale, ha influenzato enormemente tutto il mondo occidentale e il suo relazionarsi con il mondo esterno.
Uno dei più grandi filosofi del Cristianesimo è stato Agostino d'Ippona (354-430 d.C.), che riuscì a fare da cerniera tra il pensiero platonico e il Cristianesimo. Agostino però si inserì perfettamente nel sistema di potere creato da Costantino, conosciuto come "ibrido costantiniano" e introdusse alcuni concetti e dogmi non presenti nel Nuovo Testamento che influenzarono in negativo tutto il mondo occidentale almeno per i successivi quindici secoli. Vediamone alcuni: la teoria della "guerra giusta", (in aperto contrasto con i precetti non-violenti divulgati da Gesù Cristo); il concetto dell'immacolata concezione di Maria (ribadito poi nel concilio di Efeso nel 431 d.C.); il dogma del battesimo agli infanti e il concetto (non biblico), che essi non si salverebbero se morissero senza essere battezzati; il concetto che i morti si possono beneficiare del sacrificio dell'eucarestia; il concetto della predestinazione assoluta. 
La civiltà occidentale, dopo la caduta dell’impero romano si è chiusa in sè stessa e solo con l’epoca delle grandi scoperte geografiche inaugurate da Cristoforo Colombo nel 1492, ha iniziato una espansione territoriale che ha portato gli europei a dominare gran parte del pianeta. Tutto ciò senza dimenticare che questa espansione ha causato vari genocidi, come per esempio quello degli indigeni d’America, che però nella sua gran parte è stato causato più dai virus portati inconsapevolmente dagli europei che da guerre portate a termine deliberatamente.
Nel XVII secolo il filosofo Baruch Spinoza è stato uno dei primi a proporre il cosidetto paneteismo, ossia il concetto che Dio sia immanente nell’universo ma allo stesso tempo lo trascenda. La sua critica alla concezione tradizionale di Dio ha portato allo sviluppo della corrente illuminista, propugnatrice dello scetticismo religioso e quindi anche opposta al “diritto divino dei re”. Ma un’ulteriore spinta verso il secolo dei lumi fu data dal razionalismo di Gottfried Wilhelm von Leibniz che sosteneva che tutta la conoscenza può essere raggiunta attraverso la ragione.
Il secolo XVIII è molto importante per lo sviluppo del pensiero occidentale. L’Illuminismo, inteso come quel movimiento che ha liberato l’uomo dalla gabbia delle culture, prese piede nella Francia dominata dall’assolutismo monarchico e dal clero cattolico.
Il pensiero illuminista, guidato in Francia dai filosofi Voltaire, D’Alembert, Diderot e Montesquieu, ha superato il concetto del buon selvaggio, ossia l’idea che gli indigeni siano buoni e conoscano il male solo quando vengono in contatto con il progresso. Dimostrando invece che ogni uomo ha insito nella sua anima il concetto di bene e male, gli illuministi sono andati oltre, tentando di stabilire dei principi generali, che liberino l’uomo dal suo relativismo culturale, affermando l’universalità dell’etica.
Ecco cosa fu per Emmanuel Kant l’Illuminismo, tratto dal suo libro “Risposta alla domanda: che cos’è l’Illuminismo”:

"L'Illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l'incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stesso è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto d'intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! È questo il motto dell'Illuminismo."

Dal punto di vista della visione storica l’Illuminismo condannò il fanatismo e l’oscurantismo religioso del medioevo, indicando ancora una volta nel razionalismo e nell’uguaglianza tra le persone la chiave per il vero progresso materiale. Da questa visione della Storia emergono pertanto i concetti di uguaglianza, tolleranza, fratellanza e libertà, di espressione, di scelta, di pensiero, di religione, di impresa.
Vi fu anche un parziale allontanamento dal Cristianesimo antico, in quanto si andava affermando il relativismo e con esso il Deismo, che affermava che le religioni hanno tutte un fondo di verità.
Ecco quindi la critica alla religione cristiana, e il diffondersi di idee massoniche, oltre alla spinta alla soppressione della Compagnia del Gesù.
Tutto ciò ha portato alla critica del “Diritto divino dei re”, e indirettamente ha causato due eventi importanti della civiltà occidentale, la Rivoluzione Americana (1776) e la Rivoluzione Francese (1789).
Alla Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America (1776), seguì la Costituzione degli Stati Uniti d’America (ratificata nel 1789), e la Dichiarazione dei Diritti (Bill of Rights), il primo documento ufficiale che attesta diritti fondamentali dell’uomo, ancora oggi in vigore, come la libertà di parola, stampa e culto, oltre al diritto di riunirsi pacificamente.
Il 1789, oltre ad essere l’anno nel quale entrò in vigore la Costituzione degli USA, fu anche l’anno della Rivoluzione Francese e l’anno della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino.
Ecco pertanto che due documenti importanti della nostra civiltà sono stati emanati da due stati appena nati, due repubbliche, gli Stati Uniti d’America e la Francia.
A questo punto i critici della civiltà occidentale potrebbero argomentare che anche se è vero che i diritti umani sono stati sanciti inizialmente negli USA e in Francia, negli anni inmediatamente successivi si è incrementato il colonialismo in Africa e Asia, la schiavitù è stata abolita solo dopo decenni, e nel secolo XX gli USA hanno dominato il pianeta a suon di guerre indotte e di un’economia imperialista. Tutto ciò è vero, ma è anche vero che non si può giudicare la Storia a priori. Quello che è successo, mi riferisco ai crimini che alcuni Paesi occidentali hanno perpetrato, è deprecabile, ma ciò non toglie che nelle società occidentali vi siano dei valori che le contraddistinguono (ed inoltre anche altre civiltà hanno commesso crimini atroci, come per esempio i turchi ottomani, nel genocidio degli armeni, effettuato per motivi pan-islamici).
Questi valori sono stati ancora una volta sanciti nella Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo, firmata a Parigi nel 1948. Particolare rilevanza ha avuto il diritto alla vita e alla libertà (di pensiero, di parola, di stampa, di movimiento, di impresa).
Questi sono i valori principali della civiltà occidentale, ed è bene che i giovani li studino, rendendosi conto che in alcuni paesi non facenti parte dell’Occidente, questa Dichiarazione non è stata firmata.
L’Occidente non ha imposto questi valori negli stati del mondo che non hanno ratificato la Dichiarazione del 1948, ma deve essere chiaro che nessuno deve approfittare della tolleranza, della libertà di culto o di espressione, con lo scopo di diffondere odio o di tentare d’imporre le proprie leggi o precetti nella società occidentale.

YURI LEVERATTO
Copyright 2014