lunedì 20 aprile 2015

La storicità di Gesù


Oggigiorno proliferano siti e video sul web, e alcuni scritti di dubbia valenza storica, dove si pretende, con inusitata saccenza e presunzione, di riscrivere la storia di Gesù, il personaggio fondamentale della civiltà occidentale, che inoltre ha marcato la Storia dell’umanità più di ogni altro, tanto da far nascere addirittura una nuova era.
In alcuni scritti si sostiene addirittura la teoria della non-esistenza storica di Gesù (la cosidetta teoria del “mito di Gesù”), in altri si sostiene che il Gesù descritto nei Vangeli non sarebbe mai esistito, ma al contrario sarebbe esistito un “Gesù esaltato”, o un “Gesù zelota”, che aveva come scopo l’indipendenza del popolo ebraico dal giogo dei romani.
E’ strano come gli autori di questi scritti, ignorando il dibattito storico, lungo circa duemila anni, di migliaia di filosofi, pretendano rifilarci la loro storia, il più delle volte non supportata da seri studi, addirittura come fosse una nuova verità, ovviamente inconfutabile.
A parte il fatto che non è chiaro il perché di questo interesse verso Gesù da parte di questi sedicenti “esperti storici”: se per loro Gesù non è mai esistito, o era solo un esaltato o uno zelota, perché dedicano tanto tempo per tentare di screditare la sua figura?
Gli autori di questi scritti non hanno affatto compreso il messaggio di Gesù: un’idea rivoluzionaria, non certo nel senso “militare” del termine, ma nel senso interiore e spirituale. Un messaggio che indica un cambio di paradigma, un’idea di pace, di rispetto per gli altri, e di amore persino per chi si professa tuo nemico.
Secondo le strampalate teorie dei detrattori di Gesù, mai confermate da fonti storiche, ma spinte solo da un profondo odio anticlericale (peraltro confondendo il clericalismo con il messaggio originale di Gesù), gli scrittori dei Vangeli e gli Apostoli avrebbero divulgato un Gesù mai esistito, con lo scopo di creare una religione nuova, assorbendo culti pre-esistenti (vedi Horus, spiegato più avanti nell’articolo), che avrebbe minato le basi stesse dell’impero romano.
Ai sostenitori di questo straordinario complotto ricordo che gli Apostoli sono tutti morti sul patibolo (con l’eccezione di Giovanni), per non rinnegare la Divinità di Gesù Cristo alla quale credevano fortemente. Non solo, i primi cristiani come per esempio Stefano, Paolo, Barnaba, Policarpo, Giustino, Origene, Cipriano ecc. sono anch’essi morti sul patibolo, colpevoli di non aver rinnegato la Divinità di Gesù Cristo.
Se hai il fine di un bieco e contorto complotto anti-romano, non ti fai uccidere dopo torture atroci (come quelle inflitte per esempio a Bartolomeo, che fu scorticato vivo), ma rinneghi, ti salvi la vita e porti avanti le tue idee in altri modi.
Ma qui di solito i detrattori di Gesù e del suo messaggio di amore, addirittura arrivano a sostenere che il martirio stesso era utilizzato dai primi cristiani come una forma di lotta contro l’impero romano, non comprendendone invece il vero significato.
Ma andiamo con ordine: quali sono le fonti storiche sulla vita di Gesù?
Innanzitutto le lettere di Paolo, datate dai principali storici biblisti tra il 50 e il 55 d.C., quindi solo 20 o 25 anni dopo la morte di Gesù.(1).
Quindi i Vangeli canonici. Il Vangelo secondo Marco è il più antico dei quattro canonici e fu scritto, secondo i più accreditati studiosi, come Gerd Theissen, non oltre il 70 d.C. (2). Altri studiosi fanno risalire il Vangelo di Marco addirittura al 64 d.C., la data della morte di Pietro a Roma (3). Secondo lo studioso O’Callaghan, uno dei frammenti dei Rotoli del Mar Morto, sarebbe parte del Vangelo di Marco, e risalirebbe addirittura al 50 d.C. (4).
Per il Vangelo di Matteo e il Vangelo di Luca, gli storici più accreditati indicano una datazione intorno al 70 d.C. (5).
Per il Vangelo di Giovanni, infine, gli storici più riconosciuti indicano una datazione tra il 90 e il 100 d.C. (6)
Vi sono poi le “lettere”, per esempio quelle di Pietro, databili intorno al 64 d.C., e quelle di Giovanni, databili tra il 90 e il 100 d.C. (8).
Vi è poi il Vangelo di Tommaso, testo apocrifo, ma considerato da alcuni studiosi come un testo di riferimento che potrebbe addirittura essere stato usato come fonte per gli stessi Vangeli Canonici (9). Il dibattito degli storici sulla datazione del Vangelo di Tommaso è acceso: secondo alcuni risalirebbe al primo secolo (10), mentre secondo altri sarebbe stato scritto intorno al 140 d.C. (11).
In totale vi sono decine di Vangeli apocrifi e gnostici, scritti a partire dal secondo secolo d.C. Anche se la maggioranza di essi possono essere utilizzati come prove indirette della storicità di Gesù, sono considerati testi tardivi e quindi non fonti primarie.
Vi sono poi le fonti non cristiane sulla storicità di Gesù.
Anche qui alcuni detrattori della figura storica di Gesù affermano che al di fuori di Giuseppe Flavio, scrittore romano di origine ebraica (37-100 d.C.), non vi sarebbero fonti attendibili.
Una prima, importantissima fonte non cristiana è invece quella di Cornelio Tacito, che scrive così nei suoi annali (XV, 44):

"Nerone si inventò dei colpevoli e sottomise a pene raffinatissime coloro che la plebaglia, detestandoli a causa delle loro nefandezze, denominava cristiani. Origine di questo nome era Christus, il quale sotto l'impero di Tiberio era stato condannato all'estrema condanna dal procuratore Ponzio Pilato".

Tacito pertanto conferma quello che c’è scritto nei Vangeli: Gesù Cristo, visse sotto l’impero di Tiberio (che governò dal 14 al 37 d.C.) e gli fu imposta l’estrema condanna (crocifissione) da Ponzio Pilato.
Anche Svetonio, (vissuto dal 70 al 126 d.C.), che scrisse alla corte dell’imperatore Adriano, fa riferimento a Gesù nelle “Vite dei dodici Cesari" (12) quando scrive:

"Claudio espulse i giudei da Roma, visto che sotto l'impulso d'un certo Cresto non cessavano di agitarsi." 

La maggioranza degli studiosi interpreta il nome "Cresto" come "Cristo" e di conseguenza individua che i tumulti furono causati dall'opposizione che crebbe tra i giudei di Roma nei confronti della predicazione del Vangelo dei giudei-cristiani.

Ci sono poi le lettere di Plinio il Giovane, governatore della Bitinia, all’imperatore Traiano, datate al 112 d.C. In una di queste lettere Plino il Giovane descrive la comunità dei Cristiani, con il fine di chiedere all’imperatore il modo più adatto per procedere legalmente contro chi si professi cristiano, colpevole di non sacrificare agli dei pagani. Ecco il passaggio della lettera:

"Essi avevano l'abitudine di incontrarsi in un certo giorno prestabilito prima che facesse giorno, e quindi cantavano in versi alternati a Cristo, come a un dio, e pronunciavano il voto solenne di non compiere alcun delitto, nè frode, furto o adulterio, nè di mancare alla parola data, nè di rifiutare la restituzione di un deposito; dopo ciò, era loro uso sciogliere l'assemblea e riunirsi poi nuovamente per partecipare al pasto, un cibo di tipo ordinario e innocuo." (13).

Proprio il passaggio “a Cristo, come a un Dio” indica che adoravano una persona realmente esistita, come se fosse un Dio (14). Inoltre questo passaggio ci descrive la comunità dei Cristiani, visti non come pericolosi zeloti o violenti rivoluzionari, ma pacifici seguitori del messaggio di un uomo.
Un’attenta lettura del passaggio di Plinio il Giovane rivela inoltre che i primi Cristiani seguivano alla lettera gli insegnamenti di Gesù: “pronunciavano il voto solenne” di seguire precise norme morali, e quindi, aggiunge Plinio, si riunivano per partecipare al pasto “un cibo di tipo ordinario e innocuo”. Plinio non individua alcuna colpa in queste congregazioni, ma proprio perché avevano tanti proseliti avrebbero potuto scardinare le fondamenta non solo dell’impero, ma della società tutta, dando inizio ad una nuova era per l’umanità. Vedremo più avanti come Costantino riuscì, con il suo “ibrido”, a corrompere la Chiesa, creando un culto a lui favorevole, annacquando il messaggio di Gesù, e trasformandolo, per i suoi fini di conquista e di potere.
Passiamo ora ad un’altra fonte non cristiana sulla storicità di Gesù: gli scritti di Giuseppe Flavio, uno storico giudeo-romano nato nel 37 d.C. Nel suo libro “Antichità Giudaiche” descrive varie volte l’attività di Gesù o dei suoi seguaci.
Per esempio in questo passaggio:

"Con il carattere che aveva, Anano pensò di avere un’occasione favorevole alla morte di Festo mentre Albino era ancora in viaggio: così convocò i Giudei del Sinedrio e introdusse davanti a loro un uomo di nome Giacomo, fratello di Gesù, che era soprannominato Cristo, e certi altri, con l’accusa di avere trasgredito la Legge, e li consegnò perché fossero lapidati" (15).

In questo passaggio poi, detto Testimonium Flavianum, Giuseppe Flavio descrive Gesù in modo più dettagliato:

"Ci fu verso questo tempo Gesù, uomo saggio, se è lecito chiamarlo uomo: era infatti autore di opere straordinarie, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità, ed attirò a sè molti Giudei, e anche molti dei greci. Questi era il Cristo. E quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti apparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già annunziato i divini profeti queste e migliaia d'altre meraviglie riguardo a lui. Ancor oggi non è venuta meno la tribù di quelli che, da costui, sono chiamati Cristiani." (16)

Anche se questo passaggio è stato confutato da alcuni detrattori di Gesù, vari studiosi lo considerano autentico (17).
Lo storico ebreo Sholmo Pines ha rinvenuto nei primi anni 70’ del secolo scorso, la forma originaria del Testimonium Flavianum, contestualizzata all’interno del libro “Storia Universale” di Agapio di Ierapoli (X secolo):

«Egli afferma nei trattati che ha scritto sul governo dei Giudei: «In questo tempo viveva un uomo saggio che si chiamava Gesù, e la sua condotta era irreprensibile, ed era conosciuto come un uomo virtuoso. E molti fra i Giudei e le altre nazioni divennero suoi discepoli. Pilato lo condannò a essere crocifisso e morire. E quelli che erano divenuti suoi discepoli non abbandonarono la propria lealtà per lui. Essi raccontarono che egli era apparso loro tre giorni dopo la sua crocifissione, e che egli era vivo. Di conseguenza essi credevano che egli fosse il Messia, di cui i Profeti avevano raccontato le meraviglie». (18)

In questo caso, Giuseppe Flavio, descrive Gesù come un personaggio realmente esistito e descrive gli Apostoli come seguaci di un uomo, giusto, saggio e virtuoso. Inoltre descrive la Risurrezione, affermando che i suoi seguaci vi credevano e credevano che Gesù fosse il Messia.

Da tutte queste testimonianze storiche di scrittori romani o ebrei risulta abbastanza chiaro che Gesù era descritto come un “uomo saggio” che fu crocifisso sotto Ponzio Pilato. E’ evidente che gli scrittori non cristiani non divulgarono la Divinità di Cristo, proprio perché non essendo cristiani, non vi credevano, però lo descrivono come una persona realmente esistita, un saggio, e affermano che anche dopo la sua morte i suoi seguaci mettevano in pratica il suo messaggio, e sotto minaccia di morte non lo rinnegavano, perché la loro fede era fortissima. E’ evidente che il Gesù biblico, descritto nel Nuovo Testamento coincide con il Gesù storico, descritto appunto dagli storici non cristiani.
Restando nelle fonti non cristiane sulla storicità di Gesù non possiamo non riportare il Talmud Babilonese, una collezione di scritti rabbinici ebrei compilato a partire dal 70 d.C. Eccone un passaggio:

"Alla vigilia della Pasqua, Yeshu fu appeso. Per quaranta giorni prima dell'esecuzione, un araldo…gridava: "Egli sta per essere lapidato perché ha praticato la stregoneria e ha condotto Israele verso l'apostasia" (19).

Questo passaggio non solo è una prova dell’esistenza stessa di Gesù, ma spiega indirettamente, dal punto di vista degli ebrei che non credettero in lui, il motivo della sua crocifissione (20), infatti si sostiene che abbia praticato la “stregoneria” e che “abbia portato Israele all’apostasia”. Da una parte si confermano i miracoli, considerati come “stregoneria” da chi non credeva, dall’altra parte si confermano i Vangeli, che descrivono il perché Gesù fu mandato al patibolo, in quando da un punto di vista degli ebrei non credenti lui era un apostata, ovvero una persona blasfema che non crede nelle sacre scritture, ma si sostituisce ad esse.
Vi sono poi alcune fonti greche del secondo secolo, come per esempio quella di Luciano di Samostata (120-180), nella sua opera “La morte di Peregrino”.

"I Cristiani…tutt'oggi adorano un uomo, l'insigne personaggio che introdusse i loro nuovi riti, e che per questo fu crocifisso…Ad essi fu insegnato dal loro originale maestro che essi sono tutti fratelli, dal momento della loro conversione, e negano gli dèi della Grecia, e adorano il saggio crocifisso, vivendo secondo le sue leggi".(21)

Anche se Luciano non menziona il nome di Gesù, è ovvio che a lui si riferisce. Interessante vedere che Luciano riporta che dal momento della conversione, i cristiani sono tutti “fratelli”.
Vi sono poi altre fonti non cristiane sulla storicità di Gesù (Dione Cassio, gli scritti dell’imperatore Adriano, Marco Aurelio).
I detrattori di Gesù, a questo punto continuano nella loro cieca opera di discredito, e di solito affermano che i Vangeli, siano essi canonici, apocrifi o gnostici, descrivono un Gesù non corrispondente al vero Gesù, che secondo loro è stato o un esaltato, o uno zelota, un leader militare con lo scopo dell’indipendenza della Palestina dai romani.
Secondo questa tesi, pertanto, gli Evangelisti sarebbero stati in mala fede, in combutta tra loro per divulgare un falso Gesù, mai esistito, con lo scopo di “fondare una nuova religione per scopi occulti”.
A queste accuse banali e infondate io rispondo così: fino a prova contraria la Storia è fatta dalle fonti, che devono essere affidabili e soprattutto in accordo tra di esse. In questo caso le fonti cristiane sono numerose e non in disaccordo tra di loro, pertanto la perversa logica del complotto viene a cadere.
Per quanto riguarda le fonti non cristiane: se noi avessimo solo una fonte non cristiana che ci descrivesse un Gesù non in disaccordo con il Gesù dei Vangeli, potremmo anche pensare che questa fonte sia stata in mala fede, o troppo filo-cristiana. Ma anche le fonti non cristiane che descrivono Gesù come un uomo saggio che fu poi crocifisso, in sintonia quindi con i Vangeli, sono numerose, e fino a quando non ci saranno delle fonti affidabili opposte e contrarie, l’ipotesi di un Gesù esaltato o zelota, è storicamente inaccettabile.
Oltretutto se la persona in questione fosse stata un esaltato, non avrebbe avuto i seguaci che ebbe, e non si sarebbero scritte le fonti primarie su di lui. Chi seguirebbe un esaltato? Forse una persona, due, ma non decine o centinaia.
Se invece fosse stato un zelota o addirittura un impostore zelota, non si spiegano vari fatti: primo: perché uno storico come Giovanni Flavio non l’ha descritto come uno zelota? Secondo: perché nel Talmud babilonese invece di descrivere Gesù come apostata (visione degli ebrei non credenti in lui, che coincide con i Vangeli), non è stato descritto come uno zelota, ossia come un inspiratore o leader militare? Terzo: la logica dice che se Gesù fosse stato uno zelota, i suoi Apostoli non avrebbero divulgato la sua parola diffondendo un messaggio di pace come in effetti fecero, ma avrebbero divulgato un messaggio di odio e di risposta armata al giogo di Roma.
Facciamo adesso un salto fino al 313 d.C.
Di solito i detrattori del Cristianesimo sostengono che Costantino e i Padri della Chiesa abbiano attuato un sincretismo con culti pagani pre-esistenti per far accettare alle masse la nuova religione. Tutto ciò in effetti ha dei fondamenti storici, come ho anche espresso nel mio articolo “L’ibrido costantiniano".
E’ ovvio che l’imperatore utilizzò il Cristianesimo come uno strumento per consolidare il suo regno. Si rese conto che questa nuova religione faceva presa sulle masse e invece di continuare a contrastarla, la incorporò nello Stato, corrompendone i principi fondamentali e snaturandone i valori. I Cristiani, vedendosi accettati, e poi addirittura privilegiati, in realtà si allontanarono dagli insegnamenti originali di Gesù, ed iniziarono addirittura a perseguire chi criticava la loro dottrina.
Ma tutto questo cosa c’entra, con il messaggio originale di Gesù contenuto nel Nuovo Testamento, che è un insieme di opere scritte nel I secolo?
A questo punto i denigratori di Gesù sostengono che la figura di Gesù sia stata volutamente (e quindi seguendo nuovamente la logica del complotto) presentata come sulla falsariga di miti pre-esistenti come per esempio quello di Horus.
Ma Horus non ha nulla a che vedere con Gesù.
Vediamo perché: nella mitologia egizia Osiride e Iside si sposano. Osiride viene però ucciso da Seth (il suo fratello malvagio) che lo fa a pezzi. Iside resuscita Osiride e dalla loro unione nasce Horus, il dio del Sole.
Di solito i sostenitori del mito di Gesù comparano Iside a Maria e Gesù a Horus. Dimenticano che se un sincretismo c’è stato, esso è stato attuato a partire appunto dal 313 d.C., ma non è presente nei Vangeli. Infatti per esempio in Giovanni 1:1-5, vi è scritto che Gesù è il Verbo, creatore quindi dell’Universo, e pertanto anche del sole. Mentre Horus è il Dio-Sole.
Vi è pure in alcuni scritti una presunta attinenza di Osiride con Gesù, ma Gesù non fu squartato, secondo Giovanni infatti non gli fu rotto alcun osso (Giovanni 19:36), e non fu Maria (Iside) che lo resuscitò, ma lui stesso resuscitò perché vinse la morte, essendo Dio (Luca 24:6).
Oltre a tutto ciò, come possono questi supposti “esperti storici”, comparare un mito egizio risalente al 3100 a.C. per il quale non ci sono fonti storiche attendibili, con la vita di Gesù, sulla quale ci sono innumerevoli fonti storiche?
In ogni caso i simboli solari sono stati introdotti dopo il 313 d.C. e rispondono pertanto ad una logica di assimilazione e sincretismo, ma nulla hanno a che vedere con il messaggio originale del Nuovo Testamento.
Secondo la tradizione Horus nacque la notte del 25 dicembre, giorno del Sole nelle culture tradizionali. Questa data, indicata come la nascita di Gesù solo a partire dal III secolo, non è citata nel Nuovo Testamento, ed è stata ufficialmente aggiunta nel 336 d.C. (22). Quindi anche qui il culto di Horus o del Sol Invictus è un qualcosa di accessorio, ma che nulla ha a che vedere con il messaggio originale di Gesù, contenuto nel Nuovo Testamento.
Per coloro invece che associano il culto di Mitra al culto di Gesù, affermando che entrambi nacquero da una Vergine, cercando di discreditare in specialmodo il Vangelo di Luca, come fosse appunto “una copia di un culto precedente”, ricordo che secondo la mitologia, il dio Mitra non nacque da una Vergine, ma da una roccia, ed inoltre nacque già adulto. (23).
Ecco quindi che la storicità di Gesù, e l’infondatezza della teoria del “mito di Gesù”, sono fatti ampliamente dimostrati da fonti storiche attendibili riconosciute da studiosi seri ed imparziali.
Altra cosa naturalmente è credere nella Divinità di Gesù.
Il credere o meno è un fatto personale, intimo, ed ovviamente con questo articolo non voglio certo evangelizzare il lettore. Il percorso spirituale del lettore o del supposto denigratore di Gesù, se ci sarà, sarà un fatto personale e interiore. Inoltre con questo articolo vorrei tendere una mano ai denigratori o detrattori di Gesù, non certo per convertirli, ripeto, ma perché si avvicinino a questa figura storica immensa, in modo sommesso, umile, cercando di capire e non di divulgare acide sentenze.

YURI LEVERATTO
Copyright 2015

E’ possibile riprodurre questo articolo a patto che:
1-Sia riprodotto integralmente.
2-Non si alteri il titolo, alcuna parte di esso nè le fonti bibliografiche.
3-Si aggiunga in vista dopo il titolo e alla fine dell’articolo: opera di Yuri Leveratto.

Bibliografia:
(1) Vidal Garcìa (2007). Pablo de Tarso a Roma
(2) Opere di Gerd_Theissen,
(3) Mary Healy,Peter Williamson, The Gospel of Mark
(4) http://www.statveritas.com.ar/Varios/JLoring-01.htm
(5) Dal C. Allison Jr., "Matthew", in Muddiman e Barton, "The Gospels - The Oxford Bible Commentary", 2010.
(6) The Gospel according to John, The Cambrige Bible Commentary, Cabridge University Press, 1965.
(7) Wayne A. Grudem, The First Epistle of Peter: an introduction and commentary, 1999.
(8) Bruno Maggioni, Introduzione all'Opera giovannea, in La Bibbia, Edizioni San Paolo, 2009
(9) Gerd Theissen e Annette Merz, The Historical Jesus: A Comprehensive Guide Minneapolis, 1998
(10) Marvin Meyer, Albert Schweitzer and the Image of Jesus in the Gospel of Thomas
(11) Arland J. Hultgren, The Parables of Jesus: A Commentary, Wm. B. Eerdmans Publishing, 2002, p. 432.
(12) Svetonio (Vite dei dodici Cesari)
(13) Plinio, Epistole X, 96
(14) M. Harris, "References to Jesus in Early Classical Authors"
(15) Antichità Giudaiche XX, 200
(16) Antichità Giudaiche XVIII, 63-64
(17) Come lo studioso Ètienne Nodet, (http://ebaf.academia.edu/EtienneNodet)
(18) SHLOMO PINES - AN ARABIC VERSION OF THE TESTIMONIUM FLAVIANUM AND ITS IMPLICATIONS - THE ISRAEL ACADEMY OF SCIENCES AND HUMANITIES - JERUSALEM 1971.
(19) Talmud Babilonese, trad. di I. Epstein, vol. III, 43a/281; cfr. Sanhedrin B, 43b
(20) Il termine "appeso" indica la crocifissione. Infatti in Galati 3:13 si può leggere che Cristo fu "appeso", negli Atti 10:39 che fu "appeso al legno", e Luca 23:39 questo termine viene usato anche per i criminali che furono crocifissi assieme a Gesù.
(21) Luciano, De morte Peregrini., 11-13, trad. di H.W. Fowler
(22) Joseph F. Kelly: "in 336 the local church at Rome proclaimed December 25 as the dies natalis Christi". Lo stesso autore precisa che "the document containing the affirmation of December 25 as the 'dies Natalis Christi' in 336 is called "The Cronograph of 354" (Cfr. Joseph F. Kelly, "The Origins of Christmas", p. 64).
(23) Vermaseren, M. J. "The miraculous Birth of Mithras". In Làszlò Gerevich. Studia Archaeologica. Brill. pp. 93–109. Retrieved 10-04-2011.

martedì 7 aprile 2015

Il mondo islamico, ultimo scoglio alla globalizzazione


Il 1989 è stato un anno fondamentale per l’accelerazione del piano dei globalisti estremi.
A giugno vi sono state le proteste di Piazza Tiananmen, a Pechino. In seguito la Cina ha aperto alla globalizzazione e allo sbarco di imprese straniere nel suo territorio, e poi, nel 2002, è entrata a far parte del WTO.
Nel mese di novembre, con la caduta del muro di Berlino, l’Europa dell’Est si apriva lentamente alla globalizzazione.
Ma anche l’Urss, solo due anni dopo (dicembre 1991), sarebbe crollata, implodendo. L’enorme spazio russo sarebbe stato così integrato lentamente nel mondo globalizzato, anche se oggi vediamo che il forte nazionalismo di Putin ha parzialmente richiuso le porte al progetto globalista.
Negli anni che seguirono l’Unione Europea si allargava ad Est includendo le nazioni dell’ex patto di Varsavia.
Ormai il progetto globalista stava dilagando nel pianeta, ma vi era ancora uno sterminato territorio, esteso dalla Mauritania al Pakistan, e abitato da più di un miliardo e duecento milioni di persone, dove la globalizzazione non era ancora arrivata.
Mi riferisco al mondo islamico.
Eccettuate poche isole globalizzate, come per esempio Dubai, o Abu Dhabi, l’intero blocco islamico era una barriera al piano globalista. Le grandi banche e multinazionali non vi erano ancora arrivate. In pratica non era possibile mangiare da KFC o comprare le Nike a Khartum, la capitale del Sudan, o nello Yemen, o in Iran.
Il mondo islamico, proprio per la sua forte caratterizzazione culturale, ed essendo ancora oggi un tutt’uno di religione-cultura-leggi, non poteva essere facile preda dei poteri forti, ossia delle multinazionali e banche, facenti parte del circo globale. Perchè?
Ma è ovvio, il mondo islamico non avendo attuato critiche alla sua religione, come invece è stato fatto in Occidente, non ha compiuto una decisa separazione tra religione, cultura e leggi (sharia). La cultura islamica, quindi, era, ed è vista come una barriera granitica alla globalizzazione.
Il piano messo in atto dai globalisti per la conquista economica e culturale del mondo islamico si sta attuando sia nei paesi musulmani sia, indirettamente, nei paesi occidentali.
Il primo passo di questo piano è la massiccia diffusione del relativismo culturale in Occidente, ma anche nel mondo islamico.
Considerando ogni cultura ugualmente valida, si appiattiscono i costumi e le tradizioni, si uniformano gli usi, si liquefano le differenze tra le etnie, e si fa così il gioco dei poteri forti, dei capi di banche e multinazionali, che hanno proprio questo come obiettivo, con lo scopo di vendere un prodotto su scala planetaria.
L’afflusso di milioni di immigrati islamici in Occidente, dalla cultura aggressiva ed esigente, ha lo scopo di disorientare gli occidentali.
In nome del relativismo, masse di europei e nord-americani potrebbero iniziare lentamente ad accettare in Occidente pratiche culturali ostili alla loro tradizione (mi riferisco alla sharia), e quindi i loro valori cristiani ed illuministici saranno lentamente annacquati.
Se hai perso le tue tradizioni, il tuo modo di concepire le relazioni interpersonali e i tuoi costumi, se non ti riconoscerai più nella tua cultura, accetterai facilmente il prodotto globale, anzi lo difenderai e addirittura ti identificherai con esso.
Oltre a ciò i globalisti si avvantaggiano dalla forte immigrazione incontrollata in Occidente, potendo così contare su un substrato di persone che accetteranno bassi salari e appiattiranno le richieste dei lavoratori.
Contestualmente nel mondo islamico sono stati introdotti i social media, (come facebook, google plus, twitter), e grandi catene televisive come Al Jazeera e CNN in arabo, che ne hanno favorito l’occidentalizzazione culturale ed economica.
Inoltre i paesi occidentali, con in prima linea gli Stati Uniti d’America, hanno spinto i paesi islamici integralisti a concedere maggiori diritti alle donne, e ad aprire le società al libero mercato.
Con il famoso discorso del Cairo di Barack Obama (2009, “A New Beginning”), il leader americano ha sottolineato i risultati della civiltà islamica nel passato, favorendo un’integrazione con l’Occidente, che in realtà avvantaggia il globalismo estremo.
In pratica i leader dell’Occidente spingono per un allontanamento del mondo arabo dalla sharia e una progressiva integrazione nei valori occidentali. Se questo si verificherà la cultura islamica sarà annacquata e sarà quindi facile preda della globalizzazione.
Il progetto globalista ha come unico scopo quello di appiattire le culture, smussare le differenze, considerare tutte le religioni simili e ugualmente valide, quanto invece non sono affatto uguali, in quanto si basano su concetti spesso in antitesi tra di loro.
In definitiva questo piano è individuabile come un tentativo di omologazione globale dell’umanità sotto una sola ed unica bandiera, quella del consumismo. Quindi le differenze di cultura e di religione rappresentano, per i globalisti estremi, solo una barriera al loro obiettivo.
Ecco così che l’Unione Europea ha rinunciato a dichiarare le radici cristiane come patrimonio comune europeo. Se invece si fossero sancite si sarebbe posto un freno all’inclusione forzata del mondo islamico, come invece si sta facendo. Ed inoltre la UE spinge per includere al suo interno la Turchia, paese islamico e non europeo.
L’immigrazione islamica in Europa fa parte del piano globale. E’ vero che molti islamici che vengono a vivere in Europa si sono radicalizzati, abbracciando il fondamentalismo e addirittura appoggiando il terrorismo, ma, secondo la visione globalista, la maggioranza di essi si occidentalizzerà, perdendo in parte i loro valori islamici.
Il disegno finale dei globalisti è un Medio-Oriente sempre più simile all’Europa e un’Europa sempre più islamizzata, proprio perché, senza differenze, i cittadini-consumatori, che ormai avranno perso completamente la loro identità, accetterrano i prodotti globali, non riconoscendosi più nella loro cultura originaria.
Come arginare tutto ciò?
Molti sostengono che il progetto globalista vada fermato uscendo dall’euro e tornando alle valute nazionali. A questa tesi ho risposto che con una valuta nazionale debole i singoli stati sarebbero ancora più preda delle fameliche multinazionali, anche cinesi, che s’impadronirebbero degli ultimi gioielli in vendita, come per esempio le imprese strategiche europee (vedi: Finmeccanica).
L’euro è solo uno strumento di pagamento, ma non è responsabile di questo piano globalista che tende ad appiattire le culture con lo scopo di dominare economicamente il pianeta.
A mio parere i singoli stati dell’Unione Europea dovrebbero innanzitutto riconoscere le radici comuni cristiane, e fermare subito l’allargamento della UE (chiudendo definitivamente all’ingresso della Turchia), che contribuirebbe solo ad annacquarne ulteriormente i valori. Quindi dovrebbe essere fermato il processo d’islamizzazione, che mischiando popoli di culture in antitesi tra loro, non fa altro che favorire il piano dei globalisti.
Le differenze tra culture non sono una cosa negativa, l’importante e che i popoli si rispettino e fondino i loro rapporti su basi amichevoli.

YURI LEVERATTO
Copyright 2015

Bibliografia: http://en.wikipedia.org/wiki/A_New_Beginning