lunedì 26 ottobre 2015

La Trinità, il fondamento della fede cristiana


Molti credenti in Gesù Cristo pensano che la Trinità sia stata imposta come dogma, nel IV secolo d.C. La domanda da porsi per capire quale sia l’origine del concetto trinitario è: “cosa credevano i primi cristiani?”. Per “primi cristiani” mi riferisco non solo ai seguaci di Cristo del I secolo, ossia gli Apostoli e loro discepoli, ma anche a tutti i cristiani che vissero nel secondo e terzo secolo d.C., prima dell’imperatore Costantino. 
Innazitutto definiamo il concetto di Trinità.
Per Trinità si intende che Dio sia unico, e che unica sia la sua “sostanza”, ma che essa sia presente in tre persone, distinte tra di loro. Queste tre persone non sono tre aspetti della stessa Divinità, ma sono tutte e tre Dio. Queste tre persone sono: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Secondo questa credenza pertanto, il Padre non è il Figlio; il Figlio non è lo Spirito Santo e lo Spirito Santo non è il Padre, ma tutti e tre sono allo stesso tempo, Dio.
Vi sono vari esempi che possono spiegare questo concetto, ma di solito si mostra quello dell’acqua: sappiamo infatti che l’essenza dell’acqua sono due atomi di idrogeno legati ad una molecola di ossigeno: H2O. L’acqua si può presentare in tre stati: lo stato solido, quello liquido e quello gassoso. Nei tre stati fisici l’essenza stessa dell’acqua non cambia: è sempre H2O. L’esempio viene dato solo a titolo indicativo, ma non deve essere preso alla lettera.
Torniamo al tema centrale. Possiamo affermare con certezza quale sia l’origine di questa credenza? Faccio notare che mi riferisco all’origine storica, e non a quella teologica e formale.
Se vogliamo conoscere quello che credevano i primi cristiani dobbiamo leggere i testi più antichi da loro scritti, ossia i 27 libri del Nuovo Testamento.
E’ vero che la parola “Trinità” non si trova nella Bibbia, ma ciò non vuol dire che i primi cristiani non adorassero un solo Dio, la cui sostanza era presente in tre “persone”.
Iniziamo con analizzare alcuni passi dove la Trinità viene affermata indirettamente.
Vediamo innanzitutto un passo del Vangelo di Matteo (3, 16-17):

Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

In questo passo del Vangelo di Matteo, che secondo una tradizione antica fu scritto in aramaico o in ebraico intorno al 45 d.C. (1), non vi è solo il Figlio, Gesù Cristo, ma vi è anche lo Spirito, e il Padre, nelle cui parole c’è un richiamo al servo di YHWH (Isaia 42, 1).
Nel passo precedente lo Spirito Santo è presente, esattamente come in Genesi (1,2):

La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.

Vediamo ora un altro passaggio del Vangelo di Matteo, dove Gesù ordina il battesimo nel nome della Trinità (28, 18-20):

Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Come sappiamo lo scopo principale della missione di Gesù Cristo sulla terra è stato “togliere il peccato del mondo”. La sua missione ha però avuto anche altri obiettivi, tra i quali quello di rivelare la splendente Trinità. In questo passaggio Gesù invita a battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. E’ un invito chiarissimo ad accogliere in noi le tre persone dell’unico Dio. Da notare che Gesù Cristo disse: “battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”, e non disse: “nei nomi del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.
Vediamo un passaggio del Vangelo di Marco (14, 60-62):

Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?». Gesù rispose:
«Io lo sono! E vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo».

Con questa frase inaudita, Gesù si riferì alla profezia di Daniele (7, 13). Questa frase è indirettamente una dichiarazione trinitaria, nel senso che Gesù si dichiara Figlio di Dio e quindi per estensione Dio incarnato, inoltre afferma che egli sarà visto alla destra della Potenza (Dio Padre), venire con le nubi del cielo. Le nubi del cielo sono una rappresentazione simbolica dello Spirito.
Vediamo ora un passaggio della Lettera ai Romani di Paolo di Tarso (8, 14-17):

Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

Innazitutto qui Paolo descrive lo Spirito di Dio. Ci dice che lo Spirito guida i figli di Dio.
Lo Spirito ci predispone ad invocare il Padre. Ma solo se prendiamo parte alle sofferenze di Cristo, ossia se portiamo la nostra croce, possiamo dirci veramente figli di Dio. E’ una meravigliosa rivelazione trinitaria fatta da Paolo, scritta possibilmente a Corinto tra il 55 e il 58 d.C.
Vediamo ora l’ultimo passaggio della Seconda Lettera ai Corinzi (13, 13):

La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

La grazia del Signore Gesù Cristo è il dono della rinascita e della salvezza che possiamo ottenere se crediamo in lui. Senza di lui i nostri peccati non potrebbero essere tolti. L’amore di Dio è rappresentato da quanto Dio Padre ci ama, proprio perché ci ha donato il Figlio. La comunione dello Spirito Santo, è la partecipazione personale effettuata dallo Spirito di Dio.
Vediamo ora un passaggio della Lettera agli Ebrei (2, 2-4):

Se, infatti, la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda, e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto giusta punizione, come potremo noi scampare se avremo trascurato una salvezza così grande? Essa cominciò a essere annunciata dal Signore, e fu confermata a noi da coloro che l’avevano ascoltata, mentre Dio ne dava testimonianza con segni e prodigi e miracoli d’ogni genere e doni dello Spirito Santo, distribuiti secondo la sua volontà.

La parola di Dio fu inizialmente trasmessa per mezzo degli angeli di YHWH. Poi cominciò ad essere annunciata dal Signore Gesù e confermata dai suoi apostoli sia con miracoli che con doni dello Spirito Santo. Anche questa è una rappresentazione della Trinità.
Vediamo ancora un passaggio della Lettera agli Ebrei (9, 13-14):

Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perchè serviamo al Dio vivente?

Anche qui si nota un riferimento alla Trinità: è Gesù Cristo che, spinto dallo Spirito eterno, offrì se stesso a Dio Padre per la remissione dei peccati.
Vediamo ora un passaggio della Prima Lettera di Pietro (1, 1-2):

Pietro, apostolo di Gesù Cristo, ai fedeli che vivono come stranieri, dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia, scelti secondo il piano stabilito da Dio Padre, mediante lo Spirito che santifica, per obbedire a Gesù Cristo e per essere aspersi dal suo sangue: a voi grazia e pace in abbondanza.

E’ Dio Padre che attira a se i suoi figli, attraverso lo Spirito che rende santi, con lo scopo di seguire la via indicata da Gesù Cristo, affinchè si possa essere salvati dal suo sangue. In questa frase è presente la Trinità, in tutta la sua meravigliosa pienezza.
Nei libri del Nuovo Testamento vi sono molti riferimenti diretti a Dio Padre, per esempio nella Prima Lettera a Timoteo (1, 17):

Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Dio è la causa prima. E’ eterno. Vediamo un passaggio del Libro dei Salmi (90, 2):

Prima che nascessero i monti
e la terra e il mondo fossero generati,
da sempre e per sempre tu sei, o Dio.

E’ onnipotente. Vediamo un passaggio del Libro di Geremia (32, 27):

Ecco, io sono il Signore, Dio di ogni essere vivente; c’è forse qualcosa di impossibile per me?

E’ onniscente. Vediamo due passaggi del Libro di Geremia (23, 23-24):

Sono forse Dio solo da vicino?
Oracolo del Signore.
Non sono Dio anche da lontano?
Può nascondersi un uomo nel nascondiglio
senza che io lo veda?
Oracolo del Signore.
Non riempio io il cielo e la terra?
Oracolo del Signore.

E’ fedele. A tale proposito vediamo un passaggio della Seconda Lettera di Timoteo (2, 13):

se siamo infedeli, lui rimane fedele,
perchè non può rinnegare se stesso.

E’ onnipresente. A tale proposito leggiamo un passo dei Salmi (139, 7-12):

Dove andare lontano dal tuo spirito?
Dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei;
se scendo negli inferi, eccoti.
Se prendo le ali dell’aurora
per abitare all’estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.
Se dico: «Almeno le tenebre mi avvolgano
e la luce intorno a me sia notte»,
nemmeno le tenebre per te sono tenebre
e la notte è luminosa come il giorno;
per te le tenebre sono come luce.

E’ il nostro Salvatore. A tale proposito vediamo un passaggio della lettera di Tito (1, 3):

e manifestata al tempo stabilito nella sua parola mediante la predicazione, a me affidata per ordine di Dio, nostro salvatore

Sarà il nostro giudice, come si evince dagli Atti degli Apostoli (17, 30-31):

Ora Dio, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, ordina agli uomini che tutti e dappertutto si convertano, perchè egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare il mondo con giustizia, per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti».

Analizziamo ora alcuni passaggi neo-testamentari dove si attesta la Divinità del Figlio e dello Spirito Santo.
I primi cristiani, infatti, dimostravano di adorare e credere alle tre persone della Trinità, come ora vedremo.
Gesù Cristo era adorato come Dio fin dai primi anni dopo la sua Risurrezione.
Innanzitutto le prime comunità cristiane si rivolgevano a Gesù con il termine “Signore”, utilizzato nella Bibbia per riferirsi a Dio. Vi è un passaggio della Prima Lettera ai Corinzi molto indicativo a tale proposito (16, 22):

Se qualcuno non ama il Signore, sia anàtema! Maràna tha!

Maràna tha significava “Signore Nostro Vieni”, in lingua aramaica.
Vediamo ora il versetto della Lettera ai Colossesi (2, 9):

“È in lui che dimora corporalmente tutta la pienezza della divinità”.

Paolo afferma che in Cristo si ha “tutta la pienezza della divinità”, cioè l'Essenza divina. Cristo è Dio. Egli, in quanto Persona, si distingue dal Padre per la relazione che ha con il Padre essendo lui il Figlio Unigenito, ma una sola è l’essenza. Tutta la pienezza della Divinità “abita corporalmente” in lui, cioè non per via di semplice azione della Divinità su di un corpo umano, ma per l’unione ipostatica delle due nature, quella divina e quella umana. In Cristo vi sono due nature, in un unica Persona. In Dio si hanno tre Persone uguali e distinte nell’unica Essenza. Dio è Trinità.
Vi sono poi altri passaggi di Paolo di Tarso dove si afferma la piena Divinità di Gesù Cristo.
Per esempio la Prima Lettera a Timoteo (3, 16), (2):

Senza alcun dubbio, infatti, è grande il mistero della pietà:
Dio si è manifestato nella carne
Fu giustificato nello spirito
Apparve agli angeli
Fu predicato alle nazioni
Fu creduto nel mondo
Fu assunto nella gloria

“Dio si è manifestato nella carne”, (Vangelo di Giovanni 1, 14). La frase è chiara: Dio (il Verbo), si è fatto carne, ed è venuto tra di noi (Vangelo di Giovanni 1, 11).
Analizziamo adesso un passaggio della Lettera ai Romani (9, 4-5):

Essi sono Israeliti, loro è l’adozione a figli, la gloria le alleanze, a loro è stata data la legge, il culto le promesse, i patriarchi, da loro proviene Cristo secondo la sua natura umana, egli che domina tutto è Dio, Benedetto nei secoli, amen.

In questo passaggio è chiaro che Paolo sosteneva la piena Divinità del Figlio.
Ovviamente il fatto che Paolo credesse e divulgasse la piena Divinità di Gesù Cristo si evince anche dalla Prima Lettera ai Corinzi (15, 1-11), dove si descrive la Risurrezione e le apparizioni di Gesù. Secondo Paolo, infatti, Gesù Cristo, con la Risurrezione, ha vinto la morte e ha dimostrato il suo potere su di essa. Solo Dio stesso, che ha creato l’universo, ha il potere di vincere il peccato e la morte. Senza Risurrezione, come scrive Paolo, la fede in Cristo sarebbe inutile. Solo nella religione cristiana Dio si è incarnato in un essere umano, che è venuto sulla terra (si descrive anche nel Vangelo di Giovanni, 1, 11), con lo scopo di “togliere il peccato del mondo” (Vangelo di Giovanni, 1, 29), vincere il peccato e la morte, fatto attestato dalla Risurrezione. E tutto questo Paolo lo ha sancito chiaramente, fino alle estreme conseguenze, ossia fino al martirio.
Da vari passaggi dei Vangeli si evince che il Padre e il Figlio sono “della stessa sostanza”.
E’ Gesù stesso che lo ha affermato, dipanando ogni dubbio sulla sua identità e sulla sua missione.
Ecco un primo passaggio del Vangelo di Matteo, (11, 27):

Tutto mi è stato dato dal Padre mio: nessuno conosce il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo.

Continuiamo con l’analisi del Vangelo di Giovanni. Nel seguente passo (8, 18-19) è scritto:

Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me». Gli dissero allora: «Dov’è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete nè me nè il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio».

Frase significativa, perchè indica che solo conoscendo e accettando lui, si può accettare il Padre. Naturalmente vi sono tanti altri passaggi dei libri neo-testamentari dai quali si evince la piena Divinità del Figlio, che ho approfondito nel mio articolo “la vera identità di Gesù Cristo”.
Passiamo ora ad analizzare nello specifico alcuni punti degli scritti neo-testamentari dai quali si evince la Divinità dello Spirito Santo.
Innazitutto lo Spirito Santo, nella fede cristiana, è Dio, ma è anche una persona distinta dal Padre e dal Figlio. Ha una personalità propria, ma ha la stessa sostanza del Padre e del Figlio. Dagli scritti neo-testamentari, si evince che i primi cristiani lo adoravano e lo consideravano Dio, al pari del Padre e del Figlio.
Vediamo subito un passaggio degli Atti degli Apostoli (5, 3-4)

Ma Pietro disse: «Anania, perchè Satana ti ha riempito il cuore, cosicchè hai mentito allo Spirito Santo e hai trattenuto una parte del ricavato del campo? Prima di venderlo, non era forse tua proprietà e l’importo della vendita non era forse a tua disposizione? Perchè hai pensato in cuor tuo a quest’azione? Non hai mentito agli uomini, ma a Dio».

In questo passaggio si nota chiaramente che Pietro credeva che lo Spirito Santo è Dio.
Naturalmente la Divinità dello Spirito Santo si evince anche da vari passaggi dell’Antico Testamento. Vediamo un passaggio dei Salmi (139, 7-8):

Dove andare lontano dal tuo spirito?
Dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei;
se scendo negli inferi, eccoti.

Torniamo al Nuovo Testamento e alle credenze dei primi cristiani. Vediamo cosa scrive Paolo di Tarso nella sua Prima Lettera ai Corinzi (2, 10-11):

Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi infatti conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai conosciuti se non lo Spirito di Dio.

Lo Spirito Santo è pertanto onniscente, in quanto conosce ogni cosa. Conosce persino le profondità di Dio, in quanto egli stesso è Dio.
Analizziamo ora un altro passaggio della Lettera ai Romani (12, 12-13):

Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.

Se una persona non ha lo Spirito di Cristo non appartiene a lui. In pratica Paolo di Tarso credeva che per ricevere lo Spirito Santo bisognava accettare Gesù Cristo, fatto comprovato anche dalla credenza del battesimo.
Vediamo ora un importante passaggio della Prima Lettera ai Corinzi (12, 4-13):

Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.
Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

In questi passaggi, Paolo indirettamente afferma la meravigliosa Trinità. Uno solo infatti è Dio, ma anche lo Spirito è uno solo ed il Signore è uno solo. I doni spirituali sono dati secondo la volontà dello Spirito, che li distribuisce come vuole. Lo Spirito Santo viene ricevuto quando si crede nell’azione salvifica di Gesù Cristo.
Vediamo ora due versetti della Lettera agli Efesini (2, 17-18):

Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini.
Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.

Solo attraverso Gesù Cristo possiamo presentarci con un solo Spirito al Padre.
Vediamo ora un passaggio della Lettera agli Ebrei (9, 14):

quanto più il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perchè serviamo al Dio vivente?

Lo Spirito Santo è eterno, ossia è sempre esistito. Non vi è stato un momento durante il quale Dio esisteva e lo Spirito Santo non esisteva.
Da altri passaggi neo-testamentari si evince inoltre che i primi cristiani credevano nella onnipotenza dello Spirito Santo. Vediamo per esempio il Vangelo di Luca (1, 35):

Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio.

E vediamo questo passaggio degli Atti degli Apostoli (1, 6-8):

Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra».

In questi passi vi è una meravigliosa rappresentazione della Trinità. Vengono infatti nominati Dio Padre e lo Spirito Santo ed il Figlio dice che si dovrà dare testimonianza di lui.
Da vari altri passaggi dei testi neo-testamentari si evince che lo Spirito Santo ha le proprietà di una persona. Vediamo alcuni passaggi del Vangelo di Giovanni:

(14, 26):
Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

(15, 26):
Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me;

(16, 12-14):
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perchè non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perchè prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.

Vediamo pertanto che lo Spirito Santo è una persona che insegna, ricorda e da testimonianza. Da tutti questi passi si evince che lo Spirito Santo era venerato e adorato come Dio, allo stesso tempo del Padre e del Figlio.
Il concetto della Trinità era presente anche negli scritti di alcuni Padri della Chiesa, nel secondo secolo d.C. Vediamo a tale proposito alcuni passaggi della Prima Lettera di Clemente (morto nel 100 d.C.)

(46, 6):
Non abbiamo un solo Dio, un solo Cristo e un solo spirito di grazia effuso su di noi e una sola vocazione in Cristo?

(58, 1-2):
Ubbidiamo dunque al suo nome santissimo e glorioso e sfuggiamo alle minacce fatte dalla Sapienza contro i disobbedienti, per riposare fiduciosi nel nome santissimo della sua Maestà. 2. Ascoltate il nostro consiglio, e non avrete a pentirvi.
Vive Dio, vive il Signore Gesù Cristo e lo Spirito Santo, la fede e la speranza degli eletti. Chi avrà praticato in umiltà, con costante mitezza e senza rimpianto i comandamenti e i precetti dati da Dio sarà posto e annoverato nel numero dei salvati da Gesù Cristo, per mezzo del quale a Lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Vediamo alcuni passaggi della Lettera agli Efesini (Libro 9) di Ignazio di Antiochia (35-107 d.C):

Ho inteso che sono venuti alcuni portando una dottrina malvagia. Voi non li avete lasciati seminare in mezzo a voi, turandovi le orecchie per non ricevere ciò che speravano. Voi siete pietre del tempio del Padre preparate per la costruzione di Dio Padre, elevate con l'argano di Gesù Cristo che è la croce, usando come corda lo Spirito Santo. La fede è la vostra leva e la carità la strada che vi conduce a Dio. Siete tutti compagni di viaggio, portatori di Dio, portatori del tempio, portatori di Cristo e dello Spirito Santo, in tutto ornati dei precetti di Gesù Cristo. Mi rallegro di essere stato stimato degno delle cose che vi scrivo, per trattenermi con voi e congratularmi perchè per una vita diversa non amate che Dio solo.

Vediamo alcuni passaggi della Lettera ai Magnesii di Ignazio di Antiochia, (XIII, 1-2):

Cercate di tenervi ben saldi nei precetti del Signore e degli apostoli perché vi riesca bene tutto quanto fate nella carne e nello spirito, nella fede e nella carità, nel Figlio, nel Padre e nello Spirito, al principio e alla fine, con il vostro vescovo che è tanto degno e con la preziosa corona spirituale dei vostri presbiteri e dei Diaconi secondo Dio. Siate sottomessi al vescovo e gli uni agli altri, come Gesù Cristo al Padre, nella carne, e gli apostoli a Cristo e al Padre e allo Spirito, affinché l’unione sia carnale e spirituale

Vediamo un passaggio tratto dal Libro prima Apologia (6,2) di Giustino Martire (100-168 d.C.):

Lui veneriamo e adoriamo, e il Figlio che da Lui è venuto e che ci ha insegnato queste dottrine, con l’esercito degli altri angeli buoni che Lo seguono e Lo imitano e lo Spirito Profetico: li onoriamo con ragione e verità trasmettendo con generosità quanto abbiamo imparato a chiunque voglia apprenderlo.

Vediamo un altro passaggio tratto dal Libro Prima Apologia di Giustino (LXV. 1-3).

Noi allora, dopo aver così lavato chi è divenuto credente e ha aderito, lo conduciamo presso quelli che chiamiamo fratelli, dove essi si trovano radunati, per pregare insieme fervidamente, sia per noi stessi, sia per l'illuminato, sia per tutti gli altri, dovunque si trovino, affinché, appresa la verità, meritiamo di essere nei fatti buoni cittadini e fedeli custodi dei precetti, e di conseguire la salvezza eterna. Finite le preghiere, ci salutiamo l'un l'altro con un bacio. Poi al preposto dei fratelli vengono portati un pane e una coppa d'acqua e di vino temperato; egli li prende ed innalza lode e gloria al Padre dell'universo nel nome del Figlio e dello Spirito Santo, e fa un rendimento di grazie per essere stati fatti degni da Lui di questi doni.

Vediamo un ultimo passaggio tratto dal Libro Prima Apologia di Giustino (LXVII 1-2).

Da allora noi ci ricordiamo a vicenda questo fatto. E quelli che possiedono, aiutano tutti i bisognosi e siamo sempre uniti gli uni con gli altri. Per tutti i beni che riceviamo ringraziamo il creatore dell'universo per il Suo Figlio e lo Spirito Santo.

Vediamo ora due passaggi del libro “Supplica intorno ai cristiani” di Atenagora di Atene (133-190 d.C.).

(10, 5):
Chi dunque non rimarrebbe attonito nell’udire che vengono detti atei quelli che riconoscono Dio Padre e Dio Figlio e lo Spirito Santo, che ne dimostrano e la potenza nell’unità e la distinzione nell’ordine? Né a ciò si ferma la nostra dottrina teologica, ma ammettiamo anche un gran numero di angeli e di ministri, che Dio, fattore e creatore del mondo, per opera del suo Verbo, distribuì e ordinò a sovrintendere agli elementi e ai cieli e al mondo e a ciò che v’è in esso, e al buon ordine loro.

(24, 2):
Come infatti, affermiamo esservi Dio e il Figlio, il Verbo di lui, e lo Spirito Santo, un essere solo per natura, il Padre, il Figlio e lo Spirito, perché Mente, Verbo e Sapienza del Padre è il Figlio, ed emanazione come luce da fuoco lo Spirito, tosi abbiamo compreso esservi anche altre nature che esplicano la loro attività sulla materia e per mezzo della materia. Di queste l’una è nemica a Dio, non già nel senso che un qualche essere possa contrapporsi a Dio, come la discordia all’amore secondo la teoria di Empedocle , o la notte al giorno secondo quel che appare (perché se qualche cosa si fosse opposta a Dio avrebbe cessato di esistere, andando distrutta la sua sussistenza dalla potenza e dalla forza di Dio) ma nel senso che questo spirito occupato circa la materia, creato da Dio, come furono creati da lui anche gli altri angeli, e al quale fu affidato il governo sulla materia e sulle specie della materia, contrasta alla bontà di Dio la quale è suo attributo e in lui coesiste come il colore al corpo, senza di cui non può essere (non perché sia quasi parte di lui, ma perché è quasi una conseguenza che necessariamente coesiste in lui, unita e incorporata come il colore fulvo col fuoco e l’azzurro con l’etere).

Vediamo ora alcuni passaggi dell’opera “Martirio di Policarpo” (14, 1-3), possibilmente scritta nella prima metà del terzo secolo (3):

Non lo inchiodarono ma lo legarono. Con le mani dietro la schiena e legato come un capro scelto da un grande gregge per il sacrificio, gradita offerta preparata a Dio, guardando verso il cielo disse: “Signore, Dio onnipotente Padre di Gesù Cristo tuo amato e benedetto Figlio, per il cui mezzo abbiamo ricevuto la tua scienza, o Dio degli angeli e delle potenze di ogni creazione e di ogni genia dei giusti che vivono alla tua presenza. Io ti benedico perché mi hai reso degno di questo giorno e di questa ora di prendere parte nel numero dei martiri al calice del tuo Cristo per la risurrezione alla vita eterna dell’anima e del corpo nella incorruttibilità dello Spirito Santo. In mezzo a loro possa io essere accolto al tuo cospetto in sacrificio pingue e gradito come prima l’avevi preparato, manifestato e realizzato, Dio senza menzogna e veritiero. Per questo e per tutte le altre cose ti lodo, ti benedico e ti glorifico per mezzo dell'eterno e celeste gran sacerdote Gesù Cristo tuo amato Figlio, per il quale sia gloria a te con lui e lo Spirito Santo ora e nei secoli futuri. Amen”.

Come si vede i Padri della Chiesa credevano fortemente nel concetto trinitario, in quanto nei loro scritti rispecchiavano la fede dei seguaci di Cristo (4). In ogni caso, già verso la fine del secondo secolo i tempi erano maturi per una prima ufficializzazione del credo trinitario. I dottori delle antiche chiese cristiane non avrebbero potuto certo introdurre un dogma dal nulla, sopratutto se esso non fosse già accettato nel culto cristiano. Il primo vescovo cristiano che utilizzò un termine simile al termine “Trinità”, fu Teofilo di Antiochia (che morì nel 185 d.C.), che nel suo libro “L'Apologia ad Autolico” utilizzò il termine greco τριας (triàs), riferendosi al Padre, al Figlio e alla Sapienza (attributo dello Spirito di Dio). Fu però Tertulliano (155-230 d.C.) che, in alcuni suoi scritti usò ufficialmente il termine Trinitas riferendosi al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.
Siamo giunti alla fine della nostra disamina sulla credenza della Trinità.
Abbiamo visto che nella credenza cristiana Dio è pertanto unico, ma presente in tre persone. Le tre persone della Trinità sono uguali tra di loro in quanto a essenza, e le tre persone hanno l’attributo dell’eternità. Ognuna di esse ha una personalità distinta e riflette intelligenza e volonta soprannaturali.
C’è però un ultimo concetto da analizzare. Abbiamo visto che la Trinità era la credenza dei primi cristiani. Nel concetto di Trinità il Padre ha amato il Figlio e lo Spirito Santo fin dalla notte dei tempi. I concetti di amore, bontà e misericordia hanno da sempre fatto parte dell’essenza di Dio. Nella visione cristiana Dio è sempre stato infinitamente misericordioso e deve pertanto poter perdonare tutti i peccati. Però Dio deve essere anche infinitamente giusto e pertanto deve poter punire ogni peccato. Vediamo pertanto che Dio è allo stesso tempo infinitamente misericordioso e giusto.
Ma come potrebbero essere perdonati i peccati degli uomini? Ogni peccato è infinito, in quanto è un offesa ad un Dio infinito. Nessuno potrebbe espiare “da solo” i suoi peccati.
Solo attraverso l’azione salvifica di Gesù Cristo i peccati possono essere perdonati, e solo dopo che lo Spirito Santo è sceso su di lui (Vangelo di Matteo 3, 16-17).
Pertanto Dio perdona i peccati non “da fuori”, ma pagando lui stesso. L’amore e la misericordia fanno parte della sua essenza. Solo con la meravigliosa Trinità si spiega l’amore infinito del Creatore. Dio non ha giudicato dall’alto i peccati e non ha delegato ad una sua “creatura”, la sofferenza sulla Croce.
Dio stesso era sulla croce, perchè amava talmente l’uomo che si è sacrificato per lui espiando tutti i suoi peccati, e salvando così tutti coloro che credono in lui.

YURI LEVERATTO
Copyright 2015

Note:
1-Jean Carmignac, Nascita dei Vangeli sinottici, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 1986.
2-Textus Receptus
3-Cf. Moss, p.573-574
4- Altri riferimenti al credo trinitario si trovano nelle seguenti opere della patristica: "Martirio di Policarpo" (XXII, 1-3), Lettera agli Smirnesi di Ignazio di Antiochia (saluto iniziale), Apologia Prima di Giustino XIII, 3, Dialogo con Trifone XXII, 3.

venerdì 23 ottobre 2015

Lo scopo principale della missione di Gesù Cristo sulla terra



Per molti credenti, il messaggio centrale della missione di Gesù Cristo sulla terra è stato il suo infinito amore, la sua misericordia e la sua bontà. Con i suoi insegnamenti il Figlio di Dio ci ha indicato la via da seguire e ci ha mostrato come contemplare la gloria della sua creazione.
Per chi crede in lui tutto ciò è certamente vero, in quanto Gesù Cristo, essendo Dio, è infinitamente buono e misericordioso, e con il suo amore ci da ogni giorno l’esempio per poter condurre una vita pura, camminando nella luce.
Siamo sicuri però che questo sia stato lo scopo principale della sua missione sulla terra? Siamo proprio sicuri che basti confidare nel suo amore e nella sua bontà per essere salvi?
E’ vero che Dio è infinitamente buono e misericordioso, quindi vuole poter perdonare tutti i peccati. Ma dobbiamo considerare che Dio è anche infinitamente giusto, pertanto deve poter condannare tutti i peccati.
Ma siccome Dio è anche infinitamente sacro, non ci potrà mai essere peccato al suo cospetto. Percui, dopo la nostra morte, potremo stare al suo cospetto, o non potremo?
Noi, anche se tenteremo in tutti i modi di essere completamente puri, non potremo essere completamente esenti dal peccato. Peccheremo, con le azioni, con le parole, perfino con i pensieri. Ogni atto di non-umiltà è un peccato contro Dio. Siccome abbiamo peccato, per definizione non potremo stare al suo cospetto, in quanto Dio non può coesistere con il peccato.
Ecco che si spiega il dono, il meraviglioso regalo che il Padre ci ha fatto avendoci inviato il Figlio. Senza il Figlio, non potremmo salvarci, ma saremmo perduti.
E quindi, Dio deve sacrificare se stesso in forma umana, a causa del peccato, deve togliere il peccato del mondo, e non c’è nulla che potremmo fare noi, da soli, per stare al cospetto di Dio senza peccato. Dio ci ama talmente, che nonostante i nostri peccati continuerà ad amarci e ci offrirà sempre la possibilità di essere salvi.
Anche se questo significa la sua umiliazione, anche se questo significa che Dio non è adorato da angeli su di un trono, ma crocifisso dopo indicibili umiliazioni. Dio vuole fare ciò perché ama l’uomo più di quanto ami la sua maestà.
In effetti nella credenza cristiana, come potrebbero i nostri peccati essere espiati senza il sangue di Cristo? Vediamo il perché.
Quando si pecca e si realizza di aver peccato, di solito si tenta di riparare.
Ma anche se tentiamo di riparare ad un peccato, magari cercando di dare una compensazione, il peccato rimane. Nessuno può togliere il peccato, eccetto Cristo. E questo è stato lo scopo principale della sua missione sulla terra: togliere il peccato del mondo. Attenzione: non “togliere il peccato di Israele”, ma “togliere il peccato del mondo”. (Giovanni 1, 29):

Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!

Chi crede che il sangue di Cristo possa lavare i suoi peccati e si affida a lui, crede in lui. Chi non crede che il suo sangue possa togliere i suoi peccati, semplicemente non crede in lui. Vangelo di Giovanni (3, 16-21):

Dio infatti ha tanto amato il mondo, che ha dato il Figlio suo Unigenito, affinchè chiunque crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non mandò il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome del Figlio Unigenito di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.

Secondo la credenza cristiana, pertanto, Dio non perdona i peccati “dall’alto”, ma pagando lui stesso. Dio non ha delegato ad una sua “creatura” la sofferenza sulla croce. Dio stesso era sulla croce, dandoci il massimo esempio di umiltà, perché amava talmente l’uomo che si è sacrificato per lui, caricando su di se tutti i peccati del mondo e rendendoci così liberi. Solo Dio inoltre, essere infinito, poteva pagare con il suo sangue per tutti i peccati del mondo, che per definizione, essendo peccati contro Dio, hanno una gravità infinita.
Con lo scopo di studiare l’origine di questa credenza vedremo alcuni passi dell’Antico e del Nuovo Testamento. Dimostreremo che i primi cristiani credevano che il sangue di Cristo potesse togliere il peccato, e vedremo come questa credenza influenzò le loro vite così tanto, addirittura da portarli al martirio per affermare la Verità.
Innanzitutto analizziamo alcuni versi dell’Antico Testamento. Gli ebrei, prima di Cristo, come espiavano i loro peccati? Vediamo il passo corrispondente nel Libro Levitico (4, 32-35):

Se porterà una pecora come offerta per il peccato, porterà una femmina senza difetto. Poserà la mano sulla testa della vittima offerta per il peccato e la scannerà, in sacrificio per il peccato, nel luogo dove si scanna la vittima per l’olocausto. Il sacerdote prenderà con il dito un po’ del sangue della vittima per il peccato e lo porrà sui corni dell’altare degli olocausti e verserà tutto il resto del sangue alla base dell’altare. Preleverà tutte le parti grasse, come si preleva il grasso della pecora del sacrificio di comunione, e il sacerdote le brucerà sull’altare, in aggiunta alle vittime consumate dal fuoco in onore del Signore. Il sacerdote compirà per lui il rito espiatorio per il peccato commesso e gli sarà perdonato.

Nell’Antico Testamento Dio aveva ordinato di sacrificare animali perfetti, senza macchia. La persona che offriva il sacrificio si identificava con l’animale e doveva ucciderlo. Gli ebrei credevano che questo rito provvedesse il perdono dei peccati da parte di Dio.
Il sacrificio animale serviva pertanto come “punizione” nei confronti di un peccatore, infatti si uccideva un agnello del suo gregge. Gli si toglieva un animale, prezioso in tempi di carestia, ed inoltre il peccatore, vedendo che l’animale innocente moriva, sentiva pena per quell’essere vivente che moriva a causa del suo peccato.
Nella Bibbia poi vi sono alcuni passaggi importante che descrivono la venuta del Messia e il suo sacrificio finale e perfetto. Vediamo la famosa profezia di Isaia (53: 3-9):

Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
nè vi fosse inganno nella sua bocca.

Ecco pertanto che già Isaia aveva predetto, vari secoli prima della venuta di Gesù Cristo sulla terra, che il Messia avrebbe dovuto caricarsi delle nostre sofferenze e addossarsi i nostri dolori.
Secondo la credenza cristiana pertanto, questa ed altre profezie si sono avverate con l’incarnazione del Verbo in un essere umano, Gesù Cristo. Con lui infatti, si è compiuto il sacrificio finale e perfetto. Con il suo sangue lui ha tolto tutti i peccati del mondo, proprio tutti, i passati, i presenti e i futuri.
E’ questo lo scopo principale della missione di Gesù Cristo sulla terra, infatti il sacrificio del Figlio di Dio, è per definizione è il sacrificio finale e perfetto, come si deduce da questo passaggio della lettera agli Ebrei (7, 27):

Il quale non ha bisogno tutti i giorni, di offrire vittime prima per i propri peccati, poi per quelli del popolo come i sommi sacerdoti, perché questo egli ha fatto una volta per tutte offrendo se stesso.

Ecco che Gesù, è venuto tra di noi (Giovanni 1,11), ha soggiornato presso di noi, e di noi ebbe compassione. Ha provato ed ha sperimentato le nostre stesse emozioni. Solo con un corpo umano il Verbo avrebbe potuto realmente sentire il nostro dolore, la nostra sofferenza e la nostra tristezza. Ha voluto sentirla su di sè, non per un motivo vacuo, ma perché l’atto di caricare su di se tutto il dolore del mondo, tutta la sofferenza del mondo, e tutti i peccati del mondo era la condizione necessaria per salvare l’umanità. Senza l’azione salvìfica di Cristo, pertanto, nessun uomo potrebbe espiare i suoi peccati.
Solo affidandosi a lui e credendo che il suo sangue è servito per lavare i nostri peccati, saremo salvi, solo però se perseveremo in lui fino alla fine, ovviamente.
Ecco che si spiega il fatto che il Verbo si fece carne. Se ci avesse giudicato dall’alto, come per esempio in altre religioni, chi si sarebbe salvato? Nessuno avrebbe potuto ottenere la vita eterna. Invece lui è venuto in forma di servo, umiliandosi fino alla morte in croce (leggere la Lettera ai Filippesi, 2: 5-11).
Analizziamo ora alcuni passaggi degli scritti neo-testamentari dove l’avvento salvìfico di Gesù Cristo è predicato e divulgato. Le Lettere di Paolo di Tarso sono importanti per capire quello che era stato divulgato oralmente fin dai primissimi anni dopo la Risurrezione. Sono quindi fondamentali per rendersi conto di quello che i primi cristiani credevano.
Ecco alcuni passi della Prima Lettera ai Corinzi (11, 23-26):

Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finchè egli venga.

Già in questa lettera, quindi, scritta da Efeso nel 54-55 d.C., alla comunità cristiana dei Corinzi, l’eucarestia, il sacramento istituito da Gesù nell’ultima cena, viene divulgata in forma scritta.
Vediamo ora un passaggio importante della Prima Lettera ai Corinzi (15, 1-8):

Vi proclamo poi, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato. A meno che non abbiate creduto invano!
A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè
che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture
e che fu sepolto
e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture
e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto.

Secondo alcuni storici moderni questo era un detto che circolava tra i cristiani già nei primissimi anni dopo la Risurrezione di Gesù (1). Oltre a descrivere la sua morte, la sua Risurrezione e le sue apparizioni, nel terzo verso c’è scritto “che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture”. Pertanto questo verso prova che i primi cristiani credevano già che il sacrificio di Gesù sia servito a togliere “i peccati”.
Nel 54-55 d.C. Paolo scrisse anche la lettera ai Galati, nella quale ci sono riferimenti all’azione salvìfica di Gesù. Vediamo il passo (1, 3-5):

grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo, che ha dato se stesso per i nostri peccati al fine di strapparci da questo mondo malvagio, secondo la volontà di Dio e Padre nostro, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Anche qui, come vediamo, vi è espresso il concetto che Gesù ha dato la sua vita in remissione dei peccati, per sottrarci al dominio del maligno.
Sempre nella lettera ai Galati vi è un passaggio molto forte, ma che rende bene l’idea dell’azione salvìfica di Cristo (3: 13-14):

Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, diventando lui stesso maledizione per noi, poichè sta scritto: Maledetto chi è appeso al legno, perché in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse ai pagani e noi, mediante la fede, ricevessimo la promessa dello Spirito.

Sono parole dure, ma qui si vuole sottolineare che Cristo ha assunto, ha indossato questa stessa nostra carne che è soggetta al peccato, ma pur essendo lui senza peccato, la maledizione del peccato è ricaduta su lui.
Interessante è anche un passaggio sucessivo (3, 19-22):

Perché allora la Legge? Essa fu aggiunta a motivo delle trasgressioni, fino alla venuta della discendenza per la quale era stata fatta la promessa, e fu promulgata per mezzo di angeli attraverso un mediatore. Ma non si dà mediatore per una sola persona: ora, Dio è uno solo. La Legge è dunque contro le promesse di Dio? Impossibile! Se infatti fosse stata data una Legge capace di dare la vita, la giustizia verrebbe davvero dalla Legge; la Scrittura invece ha rinchiuso ogni cosa sotto il peccato, perché la promessa venisse data ai credenti mediante la fede in Gesù Cristo.

Qui Paolo mette in evidenza le differenze tra la Legge e la fede. La Legge fu data da un mediatore, Mosè, con lo scopo di arginare il peccato. Ma la Legge non toglieva il peccato, non poteva dare la giustificazione, in quanto non era capace di dare la vita. La promessa salvìfica di Dio viene data solo con la fede in Gesù, ovvero con la fede che solo lui, in quanto creatore della vita, può togliere il peccato, vincendo la morte.
Nella sua fervente azione evangelizzatrice Paolo giunse in Macedonia, da dove scrisse la Seconda Lettera ai Corinzi. Vediamo il passaggio (5, 14-15):

L’amore del Cristo infatti ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro.

In questo passaggio viene espresso che Gesù è morto per noi, con lo scopo che noi non viviamo più per noi stessi, ma affinche noi possiamo vivere in lui.
Analizziamo ora alcuni passaggi significativi della Lettera ai Romani, scritta nel 57-58 d.C. Vediamo innazitutto il passo (1: 16-17):

Io infatti non mi vergogno del Vangelo, perché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo, prima, come del Greco. In esso infatti si rivela la giustizia di Dio, da fede a fede, come sta scritto: Il giusto per fede vivrà.

Il Vangelo, ossia la Buona Novella, è la salvezza di chiunque creda. Non di tutti pertanto, ma solo di chi ci crede.
Ora vediamo questo passaggio del capitolo terzo della Lettera ai Romani (3, 21-26):

Ora invece, indipendentemente dalla Legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla Legge e dai Profeti: giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. Infatti non c’è differenza, perché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù. È lui che Dio ha stabilito apertamente come strumento di espiazione, per mezzo della fede, nel suo sangue, a manifestazione della sua giustizia per la remissione dei peccati passati mediante la clemenza di Dio, al fine di manifestare la sua giustizia nel tempo presente, così da risultare lui giusto e rendere giusto colui che si basa sulla fede in Gesù.

Ancora una volta viene espresso il concetto che la giustizia di Dio, che fu testimoniata dalla Legge e dai Profeti, si è manifestata per mezzo della fede in Gesù Cristo, ovviamente per tutti quelli che credono in lui. La giustificazione, ossia la rimossione del peccato è data gratuitamente, ed è pertanto un dono. Gesù è pertanto uno strumento di espiazione, per mezzo della fede nel suo sangue.
Vediamo ora il passaggio (4: 24, 25), della Lettera ai Romani:

ma anche per noi, ai quali deve essere accreditato: a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù nostro Signore, il quale è stato consegnato alla morte a causa delle nostre colpe ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione.

Gesù è stato crocifisso per le nostre colpe, e la cui Risurrezione è stata la certificazione che i nostri peccati sono stati tolti.
Ora vediamo un altro passaggio della Lettera ai Romani (5, 6-11):

Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

Qui si sviluppa ancora il concetto che Gesù Cristo morì per tutti noi peccatori. La salvezza attraverso la fede in Gesù, riconcilia l’uomo con Dio, gli da pace, serenità.
Nel seguente passaggio della Lettera ai Romani si espone invece il concetto dell’azione salvìfica di Cristo contrapposta alla caduta di Adamo, il primo uomo.

(5, 17-21):
Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.
Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.
La Legge poi sopravvenne perché abbondasse la caduta; ma dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia. Di modo che, come regnò il peccato nella morte, così regni anche la grazia mediante la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore.

E’ la caduta di Adamo che ha fatto entrare il peccato nel mondo. Ed è per l’azione salvìfica di Cristo che il peccato è stato tolto dal mondo.
Analizziamo ora i seguenti passi della Lettera ai Romani (6, 3-10):

O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinchè, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova.
Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione. Lo sappiamo: l’uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con lui, affinchè fosse reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è liberato dal peccato.
Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui.
Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio.

In questi celebri passi Paolo ci ricorda il battesimo cristiano. L’uomo vecchio si spoglia dei suoi peccati e, credendo nell’azione salvìfica di Gesù, risorge con lui verso una vita di luce, libera dal peccato. Nell’ultimo passo si esprime il concetto che Gesù morì, per il peccato, ma la sua Risurrezione dimostra che lo ha vinto.
Analizziamo ora un passo della Lettera agli Efesini, composta nel 62 d.C. (1, 7):

In lui, mediante il suo sangue,
abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe,
secondo la ricchezza della sua grazia

E’ pertanto attraverso il sangue di Cristo che possiamo ottenere la redenzione dei nostri peccati.
Nella Prima Lettera di Paolo a Timoteo (1, 15-16):

Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna.

In questo importante passaggio ancora una volta Paolo ci dice che Gesù venne per salvare i peccatori, cioè tutti noi. Nel verso 16 Paolo ribadisce che solo coloro i quali credono in lui sono da lui salvati ed hanno la vita eterna.
In questo passo successivo, (2, 5-6), si sottolinea ancora che Gesù ha dato la sua vita in riscatto per i peccati di tutti.

Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti

Vediamo ora un passaggio significativo della Seconda Lettera a Timoteo (1, 9-10):

Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo

Con la sua Risurrezione, Gesù ha vinto la morte e il peccato. Ci ha pertanto dimostrato che la sua opera salvìfica si è compiuta.
Analizziamo anche la la Lettera a Tito, al passo (2, 11-14):

È apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sè un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.

Qui Paolo ci mostra l’azione salvìfica di Cristo, che ha dato la sua vita per noi, ossia per riscattarci dalle nostre iniquità.
Vediamo un ultimo passaggio della Lettera a Tito (3, 4-7):

Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo, che Dio ha effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, affinchè, giustificati per la sua grazia, diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna.

Anche qui si ribadisce con forza che siamo stati salvati per mezzo di Gesù Cristo, affinchè potessimo ottenere la vita eterna.
Analizziamo ora la Lettera agli Ebrei, scritta probabilmente prima del 70 d.C. Anche in questa famosa epistola, la cui paternità è incerta, vi sono vari riferimenti all’azione salvìfica di Cristo. Abbiamo già visto all’inizio dell’articolo il passaggio (7, 27), dove si è espresso il concetto del sacrificio finale e perfetto di Cristo.
Ora vediamo altre frasi, iniziando dal passaggio (1, 1-3):

Dio, dopo aver anticamente parlato molte volte e in svariati modi ai padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo di suo Figlio, che egli ha costituito erede di tutte le cose, per mezzo del quale ha anche fatto l'universo. Egli, che è lo splendore della sua gloria e l'impronta della sua essenza e che sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza, dopo aver egli stesso compiuto l'espiazione dei nostri peccati, si è posto a sedere alla destra della Maestà nell'alto dei cieli,

Da questo passo si ribadisce che il Figlio ha espiato i nostri peccati, ossia ha pagato per i nostri peccati, togliendoli con il suo sangue.
Nel passo (2, 9), si ribadisce che Gesù ha pagato con la morte per tutti noi.

ma vediamo coronato di gloria e d'onore per la morte che sofferse, Gesù, che è stato fatto per un po' di tempo inferiore agli angeli, affinchè per la grazia di Dio gustasse la morte per tutti.

Vediamo ora il passo (2, 17-18):

Egli doveva perciò essere in ogni cosa reso simile ai fratelli, perché potesse essere un misericordioso e fedele sommo sacerdote nelle cose che riguardano Dio, per fare l'espiazione dei peccati del popolo. Infatti, poichè egli stesso ha sofferto quando è stato tentato, può venire in aiuto di coloro che sono tentati.

Dio doveva incarnarsi in un uomo, per poter soffrire come un uomo, in questo modo ha potuto espiare i peccati del mondo. E siccome è stato tentato, può venire in nostro aiuto.
Anche questo seguente passaggio della Lettera agli Ebrei, (9, 11-17), è importante per capire l’azione salvìfica di Cristo:

Ma Cristo, essendo venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso un tabernacolo più grande e più perfetto non fatto da mano d'uomo, cioè non di questa creazione, entrò una volta per sempre nel santuario, non con sangue di capri e di vitelli, ma col proprio sangue, avendo acquistato una redenzione eterna. Infatti, se il sangue dei tori e dei capri e la cenere di una giovenca aspersi sopra i contaminati li santifica, purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo, che mediante lo Spirito eterno offerse se stesso puro di ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire il Dio vivente! E perciò egli è il mediatore del nuovo patto affinchè, essendo intervenuta la morte per il riscatto dalle trasgressioni commesse sotto il primo patto, i chiamati ricevano la promessa dell'eterna eredità. Poichè dove c'è un testamento, ci deve essere necessariamente anche la morte del testatore. Il testamento infatti è valido solo dopo la morte di qualcuno, perché non ha alcuna forza mentre vive ancora il testatore.

Non è stato più il sangue di capri e di vitelli, che toglieva temporalmente il peccato, ma questa volta è stato il sangue di Cristo, che ha infinitamente più valore del sangue di animali senza macchia. Il suo sangue è stato anche il sigillo del Nuovo Testamento, che ha assunto validità solo con la morte del testatore.
Nel seguente passaggio ancora una volta si ribadisce il senso del sacrificio di Cristo, finale e perfetto (9, 23-28):

Era dunque necessario che i modelli delle cose celesti fossero purificati con queste cose; ma le cose celesti stesse lo dovevano essere con sacrifici più eccellenti di questi. Cristo infatti non è entrato in un santuario fatto da mani d'uomo, figura delle cose vere, ma nel cielo stesso per comparire ora davanti alla presenza di Dio per noi, e non per offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra ogni anno nel santuario con sangue non suo, altrimenti egli avrebbe dovuto soffrire più volte dalla fondazione del mondo; ma ora, una sola volta, alla fine delle età, Cristo è stato manifestato per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come è stabilito che gli uomini muoiano una sola volta, e dopo ciò viene il giudizio, così anche Cristo, dopo essere stato offerto una sola volta per prendere su di sè i peccati di molti, apparirà una seconda volta senza peccato a coloro che lo aspettano per la salvezza.

Frasi molto significative: innanzitutto Cristo si è manifestato una sola volta per tutte con il fine di togliere il peccato. Inoltre, l’uomo muore una sola volta e dopo e sottoposto al giudizio.
Questo concetto è ribadito anche nei seguenti passi 

(10, 8-10):
Dopo aver detto: «Tu non hai voluto e non hai gradito nè sacrificio nè offerta nè olocausti nè sacrifici per il peccato, che sono offerti secondo la legge», egli aggiunge: «Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà». Egli toglie il primo, per stabilire il secondo. Per mezzo di questa volontà, noi siamo santificati mediante l'offerta del corpo di Gesù Cristo, fatta una volta per sempre.

(10, 12-14):
egli invece, dopo aver offerto per sempre un unico sacrificio per i peccati, si è posto a sedere alla destra di Dio, aspettando ormai soltanto che i suoi nemici siano posti come sgabello dei suoi piedi. Con un'unica offerta, infatti, egli ha reso perfetti per sempre coloro che sono santificati.

Nel passo successivo (10, 19-22), si ribadisce che per entrare nel santuario, ossia nel Regno di Dio, è necessario il suo sangue e il suo corpo, un richiamo dunque all’eucarestia e alla fede in lui:

Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel santuario, in virtù del sangue di Gesù, che è la via recente e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, e avendo un sommo sacerdote sopra la casa di Dio, accostiamoci con cuore sincero, in piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi per purificarli da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura.

Vediamo ora l’ultimo passo della Lettera agli Ebrei (13, 10-12):

Noi abbiamo un altare del quale non hanno diritto di mangiare quelli che servono al tabernacolo. Infatti i corpi degli animali, il cui sangue è portato dal sommo sacerdote nel santuario per il peccato, sono bruciati fuori del campo. Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, ha sofferto fuori della porta.

Nell’Antico Testamento si sacrificavano gli animali senza macchia fuori dagli accampamenti. Gesù, l’Agnello di Dio, è stato sacrificato fuori dalle mura di Gerusalemme.
Analizziamo ora i passi dei Vangeli che esprimono il concetto che Gesù Cristo stesso toglie i nostri peccati.
Vediamo un primo passaggio, nel Vangelo di Marco (2, 5):

Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati».

Gesù perdona i peccati delle persone che hanno fede. Può farlo perché lui stesso è Dio. Ovviamente alle orecchie degli ebrei tutto ciò sembrava una bestemmia, ma per Gesù era normale dirlo e farlo, in quanto era veramente il Figlio di Dio.
Vediamo ora alcuni passaggi del Vangelo di Matteo. Iniziamo con (1, 20-21):

Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

E’ l’angelo del Signore ad affermare, che Gesù salverà il suo popolo dai suoi peccati. Ecco pertanto che già all’annunciazione del bambino, si sancisce come già detto da Isaia e da altri profeti, la natura salvìfica della missione di Gesù sulla terra.
Nel passo (8, 17) del Vangelo di Matteo non si fa altro che ribadire un passo della profezia di Isaia (cap 53):

perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie.

Questa è una prova che i primi cristiani (ricordiamoci che ci sono alcuni indizi che il Vangelo di Matteo sia stato scritto in aramaico o in ebraico intorno al 45 d.C., nota 2), credevano al concetto che Gesù all’atto della crocifissione si sia caricato di tutti i peccati del mondo.
Vediamo il passo (17, 12) del Vangelo di Matteo:

Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro».

In questo passo, Gesù descrive Giovanni Battista, dicendo che ha subìto delle iniquità. Allo stesso modo dice che anche lui dovrà soffrire.
Vediamo ora il passaggio del Vangelo di Matteo (18, 11):

Poichè il Figlio dell'uomo è venuto per salvare ciò che era perduto.

Ancora una volta si ribadisce il concetto della salvezza, portata da lui, il Figlio dell’uomo.
Anche nel successivo passo (20, 28), si ribadisce un concetto simile:

Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti»

Vediamo un ultimo passaggio del Vangelo di Matteo (26, 27-28):

Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati.

E’ Gesù stesso a ribadire che il suo sangue è versato per il perdono dei peccati.
Analizziamo ora il Vangelo di Luca. Nei passi (1, 67-79), vi è la profezia di Zaccaria, il padre di Giovanni il Battista. Dopo aver riaquistato la parola egli inizia a profetare, annunciando la redenzione dei peccati. Ecco due passaggi:

(1, 68):
«Benedetto il Signore, Dio d’Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo,

(1, 77):
per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
nella remissione dei suoi peccati.

Pochi passi più avanti, vi è l’annuncio dell’angelo del Signore (2, 11):

oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore.

A partire dal passo (2, 25), è narrata la vicenda di Simone ed Anna, anziani che riconoscono nel bambino il vero Messia di Israele. Vediamo il passo (29-32):

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».

Nel passo 34 poi l’anziano Simone rivela l’azione salvìfica di Gesù:

Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione

La Risurrezione sarà data a molti, non a tutti. Solo a coloro che credono in lui.
Nel passo (3, 4-6) Luca riporta un’altra profezia di Isaia (40, 3-5), vediamo:

com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

“Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio”, certo, perché Gesù Cristo è il Salvatore e senza di lui non vi è possibilità di esser salvi.
Ancora nel verso (4, 18-19), Luca narra che Gesù, nella sinagoga di Nazaret, lesse una profezia di Isaia (61, 1-4):

Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore.

I prigionieri sono gli schiavi del peccato, che con la fede in Gesù saranno liberi.
Nel passo di Luca (5, 17-26) è riportato lo stesso episodio narrato in Matteo (9, 1-8) e in Marco (2, 1-12). Nelle tre descrizioni Gesù perdona i peccati delle persone che hanno fede.
Vediamo ora il seguente passo del Vangelo di Luca (9, 22):

«Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Qui Gesù annunzia la sua passione e sofferenza, oltre al fatto che alcuni non accetteranno il suo avvento e lo negheranno. Inoltre anuncia la sua morte e la sua Risurrezione. Analizziamo ora il seguente passo del Vangelo di Luca (19, 10):

Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Qui si ribadisce ancora che Gesù è venuto a salvare il mondo e non a giudicarlo.
Vediamo poi questo ultimo passo del Vangelo di Luca (22, 19-20):

Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me». E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi».

Ecco che torna il concetto del corpo e del sangue che saranno offerti come sacrificio finale e perfetto, con lo scopo di togliere il peccato.
Passimo ora al Vangelo di Giovanni:
Innanzitutto il passo già citato (Giovanni 1, 29):

Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!

Vediamo poi il passo (3, 14-15):

E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

Qui Giovanni si rifà ad un passo del Libro Numeri (21, 8). L’episodio del serpente di bronzo viene preso come immagine e prefigurazione della Risurrezione, affichè chi crede in Gesù Cristo abbia la vita eterna.
Poi vi sono i celebri passi del Vangelo di Giovanni (3, 16-21), già riportati all’inizio di questo articolo.
Vi è poi il passaggio del Vangelo di Giovanni (4, 41-42):

Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Dopo l’episodio della samaritana la gente del villaggio si era convinta che Gesù era veramente il Messia e che era venuto per salvare il mondo, e non per condannarlo.
Vediamo ora tre importanti passaggi del Vangelo di Giovanni.

(6, 35-40):
Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete. Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

e (6, 47-51):
In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

e (6, 53,58):
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Ecco che Gesù inizia a descrivere il concetto che lui stesso è il pane della vita. L’eucarestia viene da lui annunciata in modo gioioso, come un dono, un regalo che Dio fa agli uomini. Chi lo accetta e crede in lui avrà la vita eterna. Inoltre nel verso 51, si ribadisce che il suo corpo è dato in sacrificio per la vita del mondo, affinché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Nel verso 54 si rimarca che solo chi mangia il suo corpo e chi beve il suo sangue avrà la vita eterna. E’ l’azione salvìfica di Gesù che si dimostra nella fede e nell’eucarestia.
Vediamo ora due passaggi del capitolo 8.

(8, 31-32):
Gesù allora disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi»

e (8, 36):
Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero.

La Verità, che è Gesù Cristo (Giovanni 14, 6), rende liberi, nel senso che con lui ci si libera dal peccato, e quindi avendo fede in lui ci si salva. La vera libertà è la salvezza. E la salvezza viene solo da Gesù Cristo (Giovanni 14, 6).
Vediamo ora un’altro passaggio del Vangelo di Giovanni (10, 27-28):

Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.

E’ Gesù che mediante la sua azione salvìfica da la vita eterna alle sue pecore, ossia a coloro che lo riconoscono e credono in lui.
Vediamo ora il celebre dialogo tra Gesù e Marta, che precede il miracolo della risurrezione di Lazzaro, (Vangelo di Giovanni 11, 25-27):

Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Qui ancora una volta Gesù dichiara apertamente che lui stesso è la risurrezione e la vita. Coloro i quali credono in lui avranno vita eterna. Marta riconosce in lui il Messia, il Figlio di Dio.
Continuiamo nell’analisi del Vangelo di Giovanni. Vediamo il passo (12, 44-50):

Gesù allora esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».

Ancora Gesù afferma parole inaudite, che hanno una potenza sconvolgente.
Lui è venuto per salvare il mondo, non per condannarlo. In queste frasi vi è espresso il concetto salvìfico di Gesù, ma anche il concetto che lui stesso è consustanziale al Padre.
Vediamo un ultimo passaggio del Vangelo di Giovanni (17, 2-3):

Così parlò Gesù. Poi, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo.

La vita eterna viene data a quelli che lo accolgono, i “figli di Dio”, (Vangelo di Giovanni 1, 12).
Passiamo ora all’analisi di alcuni passi degli atti degli Apostoli e delle Lettere universali, dove si descrive il sacrificio di Gesù Cristo per togliere il peccato del mondo.
Vediamo innazitutto il passaggio (3, 18-19), degli Atti degli Apostoli:

Ma Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo doveva soffrire. Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati.

Qui Pietro dice che Gesù Cristo doveva soffrire ed inoltre esorta i suoi ascoltatori a convertirsi e credere in Cristo in modo che i loro peccati siano cancellati. Ciò prova pertanto che all’azione salvìfica di Gesù si credeva fin da subito, pochi giorni dopo la Risurrezione.
Altro passaggio importante degli Atti è il seguente (4, 10-12):

sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato. Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati».

Qui Pietro ribadisce che solo attraverso Gesù si può essere salvati.
Analizziamo anche i seguenti passaggi,

(10, 40-43):
ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».

(13, 37-39):
Ma colui che Dio ha risuscitato, non ha subìto la corruzione. Vi sia dunque noto, fratelli, che per opera sua viene annunciato a voi il perdono dei peccati. Da tutte le cose da cui mediante la legge di Mosè non vi fu possibile essere giustificati, per mezzo di lui chiunque crede è giustificato.

Nel primo passaggio Pietro testimonia la Risurrezione di Gesù, e testimonia che chiunque crede che lui sia il Figlio di Dio riceve il perdono dei peccati. Anche qui indirettamente viene sancito che Gesù ha tolto i peccati del mondo, con la sua azione salvìfica.
Nel secondo passaggio Paolo anuncia il perdono dei peccati per chi crede in Gesù Cristo.
Varie volte Paolo spiega il concetto dell’azione salvìfica di Cristo, non solo nelle sue lettere ma anche negli Atti, attraverso la narrazione di Luca.
Vediamo il passo degli Atti (17, 1-3):

Percorrendo la strada che passa per Anfìpoli e Apollònia, giunsero a Tessalònica, dove c’era una sinagoga dei Giudei. Come era sua consuetudine, Paolo vi andò e per tre sabati discusse con loro sulla base delle Scritture, spiegandole e sostenendo che il Cristo doveva soffrire e risorgere dai morti. E diceva: «Il Cristo è quel Gesù che io vi annuncio».

Gesù doveva soffrire, doveva caricare su di se tutti peccati, per poter espiare le colpe di tutti noi. Vediamo ora l’ultimo passaggio degli Atti (26, 22-23):

Ma, con l’aiuto di Dio, fino a questo giorno, sto qui a testimoniare agli umili e ai grandi, null’altro affermando se non quello che i Profeti e Mosè dichiararono che doveva accadere, che cioè il Cristo avrebbe dovuto soffrire e che, primo tra i risorti da morte, avrebbe annunciato la luce al popolo e alle genti».

Qui Paolo parla al re Agrippa, sostenendo che Gesù avrebbe dovuto soffrire per tutti noi, per poi annunciare la luce nella Risurrezione.
Analizziamo ora la Prima Lettera di Pietro (1, 17-21):

E se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri. Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.

E’ il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia che “libera”, cioè che toglie il peccato.
Vediamo ora i passi (2, 24-25):

Egli portò i nostri peccati nel suo corpo
sul legno della croce,
perché, non vivendo più per il peccato,
vivessimo per la giustizia;
dalle sue piaghe siete stati guariti.
Eravate erranti come pecore,
ma ora siete stati ricondotti
al pastore e custode delle vostre anime.

In questi passi Pietro si rifà a due profezie bibliche: Isaia (53, 4-12) ed Ezechiele (34-5).
Ora vediamo un ultimo passo della Prima Lettera di Pietro (3, 18):

perché anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito.

Cristo è morto per togliere i peccati. E’ morto giusto, per cui innocente, per gli ingiusti, per i peccatori, ossia per tutti noi, per darci la possibilità di essere ricondotti a Dio.
Anche nella Prima Lettera di Giovanni vi sono alcuni passaggi che chiarificano lo scopo principale della missione di Gesù Cristo sulla terra.
Vediamo il passaggio (1, 7-9):

Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, il Figlio suo, ci purifica da ogni peccato.
Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.

Per essere salvi dobbiamo confessare i nostri peccati e credere in Gesù Cristo. In questo caso i nostri peccati saranno perdonati per mezzo del suo sangue.
Vediamo ora il passaggio (2, 1-2):

Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.

Giovanni ribadisce ancora: Gesù ha versato il suo sangue per espiare i nostri peccati, non solo i nostri, ma quelli di tutto il mondo.
Vediamo il passaggio (3, 4-6):

Chiunque commette il peccato, commette anche l’iniquità, perché il peccato è l’iniquità. Voi sapete che egli si manifestò per togliere i peccati e che in lui non vi è peccato. Chiunque rimane in lui non pecca; chiunque pecca non l’ha visto nè l’ha conosciuto.

Gesù si manifestò per togliere il peccato. Chi rimane in lui, non pecca, chi pecca si allontana da lui. In quanto lui, essendo Dio, è infinitamente sacro.
Vediamo due ultimi passi della Prima Lettera di Giovanni.

(4, 9-10):
In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.

e (4, 14-16):
E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi. Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.

Ancora una volta Giovanni ribadisce che Gesù è stato inviato per espiare i nostri peccati, in quanto lui è il Salvatore del mondo.
Per concludere passiamo ad analizzare l’Apocalisse di Giovanni. In questo libro profetico, scritto da Giovanni sul finire del primo secolo d.C., vi sono molti riferimenti all’Agnello di Dio e alla sua azione salvìfica. Vediamone alcuni.

(1, 4-5):
Giovanni, alle sette Chiese che sono in Asia: grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene, e dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono, e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra. A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue

Gesù Cristo ci ha liberato dai peccati con il suo sangue.

(2, 7):
Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese. Al vincitore darò da mangiare dall’albero della vita, che sta nel paradiso di Dio”.

L’albero della vita, è il simbolo di colui che è la vita, Gesu Cristo. La Risurrezione, sarà donata a coloro che hanno creduto in lui.

(5, 8-9):
E quando l’ebbe preso, i quattro esseri viventi e i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all’Agnello, avendo ciascuno una cetra e coppe d’oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi, e cantavano un canto nuovo:
«Tu sei degno di prendere il libro
e di aprirne i sigilli,
perché sei stato immolato
e hai riscattato per Dio, con il tuo sangue,
uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione,

Gesù è stato immolato e con il suo sangue ha riscattato uomini di ogni popolo.

(5,11-12):
E vidi, e udii voci di molti angeli attorno al trono e agli esseri viventi e agli anziani.
Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia e dicevano a gran voce: «L’Agnello, che è stato immolato, è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione».

L’Agnello di Dio è stato immolato per togliere il peccato del mondo.

(7, 9-10):
Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello».

I salvati hanno lavato i loro peccati nel sangue dell’Agnello.

(12, 9-11):
E il grande drago, il serpente antico, colui che è chiamato diavolo e il Satana e che seduce tutta la terra abitata, fu precipitato sulla terra e con lui anche i suoi angeli. Allora udii una voce potente nel cielo che diceva:
«Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo,
perché è stato precipitato
l’accusatore dei nostri fratelli,
colui che li accusava davanti al nostro Dio
giorno e notte.
Ma essi lo hanno vinto
grazie al sangue dell’Agnello
e alla parola della loro testimonianza,
e non hanno amato la loro vita
fino a morire.

Ancora una volta si ribadisce che è il sangue dell’Agnello che ha vinto il peccato, la morte e Satana. E’ successo all’inizio, quando Satana si ribellò a Dio, è successo con l’azione salvìfica di Gesù Cristo, e succederà alla fine dei tempi.
Oltre alla sua morte sulla croce, quando Gesù Cristo ha caricato su di se tutti peccati del mondo e li ha tolti con il suo sangue, vi è poi l’evento fondamentale della sua missione: la Risurrezione (Nei Vangeli: Matteo, 28; Marco 16; Luca, 24; Giovanni, 20). Nella Risurrezione Gesù Cristo ha vinto la morte e ha dimostrato il suo potere su di essa. Solo Dio stesso, che ha creato l’universo, ha il potere di vincere il peccato e la morte.
La Risurrezione è inoltre la dimostrazione che Dio ha accettato l’estremo sacrificio di Cristo fatto per tutti gli esseri umani e certifica che coloro che credono in Gesù Cristo saranno risuscitati a Vita Eterna.
Eccoci giunti alla fine di questa disamina, dove abbiamo visto molti riferimenti al concetto dell’Agnello e all’azione salvìfica di Gesù Cristo, nei vari libri del Nuovo Testamento.
C’è però un ultimo passo del Vangelo di Giovanni che vorrei analizzare. E’ il passo (14, 6):

Gli disse Gesù: "Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me".

Concentriamoci sulla frase: “io sono la via, la verità e la vita”.
Solo chi è il creatore della vita, (Giovanni 1, 3), solo chi è la vita stessa, può vincere la morte. E quindi può vincere il peccato, che è l’origine della morte. Chi non è la vita stessa non può togliere il peccato. Solo Gesù Cristo, che è la vita, può togliere il peccato del mondo.

YURI LEVERATTO
Copyright 2015

Note: 
1-Neufeld, The Earliest Christian Confessions (Grand Rapids: Eerdmans, 1964) p. 47; Reginald Fuller, The Formation of the Resurrection Narratives (New York: Macmillan, 1971) p. 10 (ISBN 0281024758); Wolfhart Pannenberg, Jesus—God and Man translated Lewis Wilkins and Duane Pribe (Philadelphia: Westminster, 1968) p. 90 (ISBN 0664208185); Oscar Cullmann, The Early Church: Studies in Early Christian History and Theology, ed. A. J. B. Higgins (Philadelphia: Westminster, 1966) p. 64; Hans Conzelmann, 1 Corinthians, translated James W. Leitch (Philadelphia: Fortress 1975) p. 251 (ISBN 0800660056); Bultmann, Theology of the New Testament vol. 1 pp. 45, 80–82, 293; R. E. Brown, The Virginal Conception and Bodily Resurrection of Jesus (New York: Paulist Press, 1973) pp. 81, 92 (ISBN 0809117681) . see Wolfhart Pannenberg, Jesus—God and Man translated Lewis Wilkins and Duane Pribe (Philadelphia: Westminster, 1968) p. 90 (ISBN 0664208185); Oscar Cullmann, The Early church: Studies in Early Christian History and Theology, ed. A. J. B. Higgins (Philadelphia: Westminster, 1966) p. 66–66; R. E. Brown, The Virginal Conception and Bodily Resurrection of Jesus (New York: Paulist Press, 1973) pp. 81 (ISBN 0809117681); Thomas Sheehan, First Coming: How the Kingdom of God Became Christianity (New York: Random House, 1986) pp. 110, 118 (ISBN 0394511980); Ulrich Wilckens, Resurrection translated A. M. Stewart (Edinburgh: Saint Andrew, 1977) p. 2 (ISBN 071520257X); Hans Grass, Ostergeschen und Osterberichte, Second Edition (Gottingen: Vandenhoeck und Ruprecht, 1962) p. 96; Grass favors the origin in Damascus. Hans von Campenhausen, "The Events of Easter and the Empty Tomb," in Tradition and Life in the Church (Philadelphia: Fortress, 1968) p. 44; Archibald Hunter, Works and Words of Jesus (1973) p. 100 (ISBN 0334018064)
(2)Jean Carmignac, Nascita dei Vangeli sinottici, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 1986.