sabato 23 aprile 2016

Il patto abramitico, preludio del Nuovo Patto


Per poter comprendere il significato profondo della Bibbia, si deve leggerla nella sua totalità, dalla Genesi all’Apocalisse. Possiamo dire che la Bibbia è la descrizione del progetto di Dio. Gesù Cristo è il centro della rivelazione di Dio all’uomo. Infatti, dopo la caduta dell’uomo, Dio non abbandona la sua creatura, ma inizia una rivelazione progressiva, durante la quale invierà prima i profeti, che annunceranno l’arrivo del Salvatore, ed infine invierà suo Figlio, con lo scopo di liberare l’uomo dalla schiavitù del peccato. Con l’invio del Figlio viene attuato il sacrificio finale e perfetto. Durante la rivelazione progressiva Dio sancisce vari patti con l’uomo.
I patti biblici si differenziano tra incondizionali e condizionali. Nei patti incondizionali, Dio si obbliga, mediante la Grazia, con la formula “IO”, a concedere determinate benedizioni per coloro i quali ha sancito il patto. 
Nei patti condizionali Dio promette benedizioni per l’uomo solo e soltanto quando l’uomo compirà perfettamente certe condizioni. 
Gli otto patti descritti nella Bibbia sono: il patto edenico, il patto adamitico, il patto con Noè, il patto abramitico, il patto mosaico, il patto palestinese, il patto davidico, e il Nuovo Patto. 
I principali patti incondizionali sono il patto abramitico, (Genesi 12-13-17-22), il patto palestinese (Deuteronomio 30, 1-10), il patto davidico (2 Samuele 7, 10-16), e il Nuovo Patto (Geremia 31, 31-40). Le caratteristiche principali di questi patti sono quattro: devono essere interpretati letteralmente, sono eterni e incondizionali, ossia è Dio che si è impegnato a realizzarli senza porre condizioni e sono rivolti al popolo di Israele (ricordiamo però  che Paolo di Tarso asserì che i Giudei sono coloro che sono circoncisi nel cuore, Lettera ai Romani 2, 28-29).
Innanzitutto facciamo una premessa. Perché Dio scelse Abramo? Nella città dove Abramo viveva, Ur dei caldei, la maggioranza delle persone credeva a culti idolatrici, all’animismo e al totemismo. La fede di Abramo era molto differente, infatti Abramo credeva in Dio Trascendente, il Creatore del mondo. Vediamo alcuni passaggi della Genesi dove si dimostra la fede in Dio di Abramo.

Abramo credeva in un Dio Altissimo
Genesi (14, 22): 
Ma Abramo rispose al re di Sodoma: «Ho alzato la mia mano all'Eterno, il Dio Altissimo, padrone dei cieli e della terra, 

Abramo credeva a YHWH, al Dio unico che lo aveva chiamato
Genesi (15, 6): 
Ed egli credette all'Eterno, che glielo mise in conto di giustizia.

Abramo credeva in un Dio onnipotente.
Genesi (17, 1):
Quando Abramo ebbe novantanove anni, l'Eterno gli apparve e gli disse: «Io sono il Dio onnipotente; cammina alla mia presenza, e sii integro; 

Abramo credeva in Dio, giudice giusto, amministratore del mondo
Genesi (18, 25):
Lungi da te il fare tale cosa: far morire il giusto con l'empio, cosicchè il giusto sia trattato come l'empio; lungi da te! Il giudice di tutta la terra non farà egli giustizia?».

Credeva in un Dio eterno: 
Genesi (22, 33):
Poi Abrahamo piantò un tamarisco a Beer-Sceba e là invocò il nome dell'Eterno, il Dio d'eternità.

Abramo credeva nel Signore e Creatore dei cieli e della terra, padrone reale e legittimo di tutta la creazione: 
Genesi (24, 1-3):
Abrahamo era ormai vecchio e di età avanzata; e l'Eterno aveva benedetto Abrahamo in ogni cosa. E Abrahamo disse al servo più anziano di casa sua che aveva il governo su tutti i suoi beni: «Deh, metti la tua mano sotto la mia coscia; e io ti farò giurare per l'Eterno, il Dio dei cieli e il Dio della terra, che tu non prenderai per moglie a mio figlio alcuna delle figlie dei Cananei, in mezzo ai quali io dimoro; 

Il patto abramitico è il primo dei quattro patti incondizionali e sta alla base della rivelazione progressiva del progetto di Dio per la salvezza dell’uomo. E’ un patto importante per la Risurrezione e per la dottrina della soteriologia cristiana. Vediamo i passaggi del patto abramitico. 

Genesi (12, 1-3):

Or l'Eterno disse ad Abramo: «Vattene dal tuo paese, dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre, nel paese che io ti mostrerò. Io farò di te una grande nazione e ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai una benedizione. E benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà; e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra». 

Genesi (13, 14-17):

E l'Eterno disse ad Abramo, dopo che Lot si fu separato da lui: «Alza ora i tuoi occhi e mira dal luogo dove sei a nord, a sud; a est e a ovest. Tutto il paese che tu vedi, io lo darò a te e alla tua discendenza, per sempre. E renderò la tua discendenza come la polvere della terra; per cui, se qualcuno può contare la polvere della terra, si potrà contare anche la tua discendenza. Levati, percorri il paese in lungo e in largo, perchè io lo darò a te». 

Genesi (17, 2-8):

e io stabilirò il mio patto fra me e te e ti moltiplicherò grandemente». Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e Dio gli parlò, dicendo: «Quanto a me, ecco io faccio con te un patto: tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni. E non sarai più chiamato Abramo, ma il tuo nome sarà Abrahamo, poichè io ti faccio padre di una moltitudine di nazioni. Ti renderò grandemente fruttifero. Quindi ti farò divenire nazioni e da te usciranno dei re. E stabilirò il mio patto fra me e te, e i tuoi discendenti dopo di te, di generazione in generazione; sarà un patto eterno, impegnandomi ad essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te. E a te, e alla tua discendenza dopo di te, darò il paese dove abiti come straniero: tutto il paese di Canaan, in proprietà per sempre; e sarò il loro Dio».

Genesi (22, 18):

E tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua discendenza, perchè tu hai ubbidito alla mia voce».

Analizziamo le promesse che Dio ha fatto ad Abramo. 
Il nome di Abramo sarà reso grande. 
Una grande nazione si originerà da lui. 
In lui saranno benedette tutte le famiglie della terra.
A lui personalmente e alla sua discendenza si darà in eredità la Palestina, per sempre.
La sua discendenza sarà numerosa come la polvere della terra.
Chiunque lo benedirà sarà benedetto e chiunque lo maledirà sarà maledetto. 
Lui sarà il padre di molte nazioni. 
Dei re procederanno da lui. 
Il patto sarà perpetuo, per sempre. 
La terra di Canaan sarà sua proprietà, per sempre.
Dio sarà il suo Dio e della sua discendenza. 
La sua discendenza possiederà la porta dei suoi nemici. 
Nella sua discendenza saranno benedette tutte le nazioni della terra. 

Come notiamo alcune promesse sono state date ad Abramo, altre alla nazione di Israele, della quale Abramo è il padre, e alcune benedizioni sono universali quindi date a tutte le nazioni. 
Il patto abramitico può essere considerato come il seme con il quale poi furono stabiliti altri patti con la nazione di Israele. Ed ha importanza anche per quanto riguarda la dottrina escatologica cristiana.
Le promesse del patto abramitico riferite alla terra, (Genesi 12, 1 – 13, 14-15 - 13, 17), si svilupparono poi nel Patto palestino, che dette ad Israele la sicurezza sulla terra del popolo ebraico (Deuteronomio 30, 3-5 – Ezechiele 20, 33-37, 42, 44). 
Le promesse del patto abramitico riferite ai discendenti (Genesi 12, 2 – 13, 16 -17, 2-8), si svilupparono nel patto davidico, che ha a che vedere con la promessa di dinastia, nazione e trono (2 Samuele 7, 11 – 13, 16 – Geremia 33, 20-21, 31, 35-37). 
Le promesse del patto abramitico di benedizione e redenzione nazionale e universale per la sua discendenza (Genesi 12, 3 – 22, 18), hanno a che vedere con il Nuovo Patto (Geremia 31, 31-40 – Lettera agli Ebrei 8, 6-13) e si descrivono anche nella Lettera ai Galati (13, 16):

Ora è appunto ad Abramo e alla sua discendenza che furono fatte le promesse. Non dice la Scrittura: «E ai discendenti», come se si trattasse di molti, ma: E alla tua discendenza, come a uno solo, cioè Cristo. 

La discendenza di Abramo è infatti Gesù Cristo. Se una persona è di Cristo, è discendente di Abramo, ed è erede, conforme alla promessa. A tale proposito vediamo un passaggio della Lettera ai Romani (4, 16): 

Eredi dunque si diventa in virtù della fede, perché sia secondo la grazia, e in tal modo la promessa sia sicura per tutta la discendenza: non soltanto per quella che deriva dalla Legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi 

Il patto abramitico risulta essere pertanto di particolare importanza proprio in quanto preludio al Nuovo Patto, in quanto esso ha a che vedere con la benedizione spirituale e la redenzione della nazione di Israele. Vediamo i passi del Nuovo Patto descritto in Geremia (31, 31-40): 

«Ecco verranno giorni - dice il Signore - nei quali con la casa di Israele e con la casa di Giuda io concluderò una alleanza nuova. Non come l'alleanza che ho conclusa con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dal paese d'Egitto, una alleanza che essi hanno violato, benchè io fossi loro Signore. Parola del Signore. Questa sarà l'alleanza che io concluderò con la casa di Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo. Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri, dicendo: Riconoscete il Signore, perchè tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il Signore; poichè io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato». Così dice il Signore che ha fissato il sole come luce del giorno, la luna e le stelle come luce della notte, che solleva il mare e ne fa mugghiare le onde e il cui nome è Signore degli eserciti: «Quando verranno meno queste leggi dinanzi a me - dice il Signore - allora anche la progenie di Israele cesserà di essere un popolo davanti a me per sempre».
Così dice il Signore: «Se si possono misurare i cieli in alto ed esplorare in basso le fondamenta della terra, anch'io rigetterò tutta la progenie di Israele per ciò che ha commesso». Oracolo del Signore. «Ecco verranno giorni - dice il Signore - nei quali la città sarà riedificata per il Signore dalla torre di Cananeèl fino alla porta dell'Angolo. La corda per misurare si stenderà in linea retta fino alla collina di Gàreb, volgendo poi verso Goà. Tutta la valle dei cadaveri e delle ceneri e tutti i campi fino al torrente Cedron, fino all'angolo della porta dei Cavalli a oriente, saranno consacrati al Signore; non sarà più sconvolta nè distrutta mai più».

La profezia di Geremia si riferisce alla missione di Gesù Cristo sulla terra che ha sancito il Nuovo Patto con il suo sangue versato sulla croce per tutti noi. Il verso di Geremia (31, 33), è ripreso nella Seconda Lettera ai Corinzi (3, 3). Vediamo nello specifico, Geremia (31, 33): 

Questa sarà l'alleanza che io concluderò con la casa di Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo. 

Seconda Lettera dei Corinzi (3, 3):

È noto infatti che voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma su tavole di cuori umani.

Inoltre il verso di Geremia (31, 34) è riportato nella Lettera agli Ebrei (8, 6-13), e termina con una grandiosa promessa: «Io perdonerò la loro iniquità, e non mi ricorderò più del loro peccato» (verso 34; ripreso in Atti degli Apostoli 10, 36-43, specialmente nel passo 43). Vediamo nello specifico, Geremia (31, 34):

Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri, dicendo: Riconoscete il Signore, perchè tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il Signore; poichè io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato».

Atti degli Apostoli (10, 36-43):

Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti. Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni;  cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».

Pertanto, la profezia di Geremia si riferisce alla missione di Gesù Cristo sulla terra, poichè il «sangue dell’alleanza» è stato sparso per molti (Vangelo di Matteo 26, 28):

perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. 

Tornando al patto abramitico, la promessa del patto sta alla base della refutazione di Gesù Cristo ai Sadducei che negavano la Risurrezione (Vangelo di Matteo 22, 23-32). Per quelli infatti che negavano la possibiltà della Resurrezione, il Signore affermò che non solo era possibile, ma necessaria. Dio, infatti, con la proclamazione del patto abramitico entra in relazione con Abramo, Isacco, Giacobbe, (Esodo 3, 13-15), ma questi uomini sono morti senza ricevere il compimento delle loro promesse. (Lettera agli Ebrei 11, 13). Siccome il patto non può  essere rotto, in quanto è incondizionale, Dio risusciterà queste persone, per compiere la promessa. 
Infatti Paolo di Tarso davanti ad Agrippa, mette in relazione la “promessa fatta da Dio ai nostri padri” con la risurezione dai morti. Vediamo il passaggio in questione, Atti degli Apostoli (26, 6-8):

E ora sto qui sotto processo a motivo della speranza nella promessa fatta da Dio ai nostri padri, e che le nostre dodici tribù sperano di vedere compiuta, servendo Dio notte e giorno con perseveranza. A motivo di questa speranza, o re, sono ora accusato dai Giudei! Perchè fra voi è considerato incredibile che Dio risusciti i morti?

Quindi la Risurrezione di Gesù Cristo, è la prova che il patto abramitico è vigente. 

YURI LEVERATTO
Copyright 2016

Immagine: Wenceslas Hollar, la separazione di Abrahamo e Lot

Bibliografia: Eventos del porvenir, estudios de escatología bíblica, J.Dwight Pentecost

martedì 12 aprile 2016

La fondazione della scuola alessandrina


La cristianizzazione dell’Egitto iniziò con la missione dell’ebreo Marco, l’evangelista. Secondo la tradizione delle Chiese Copte e Ortodosse di Alessandria, Marco giunse in Egitto nel 49 d.C. ed iniziò a predicare la Buona Novella. Marco battezzò Aniano, che fu in seguito il secondo vescovo di Alessandria. Pur essendo vescovo di Alessandria, Marco si assentò per un periodo di due anni, durante i quali viaggiò in Cirenaica, nella città di Tolemaide, e quindi a Roma ed Aquileia. Al suo ritorno in Egitto, Marco trovò che la comunità dei cristiani si era sviluppata e che era stata costruita una Chiesa nella località di Bucolia, presso il porto di Alessandria. 
Secondo San Girolamo, Marco fu anche il fondatore della scuola catechetica di Alessandria, il cui primo decano fu Giusto (1). 
Durante il primo secolo Alessandria era una città cosmopolita dove convivevano differenti popoli e varie credenze religiose. Vi erano egiziani, greci, romani, etiopi e la lingua più parlata era il greco. 
Fin dalla fondazione della città portuale, per opera di Alessandro il Grande, si erano sviluppate varie correnti culturali: l’orientale, erede delle tradizioni babilonesi, persiane e indiane (vediche); l’egiziana, erede delle antiche religioni dei faraoni, all’interno della quale si adoravano ancora Horus, Iside e Osiride; e la greca, con gli dei del pantheon olimpico. 
Ad Alessandria però vi erano anche dei giudei adoratori di YHWH, e fin dal secondo secolo a.C. vi era stato un certo intercambio culturale tra la cultura giudaica e quella greca, in quanto era stato tradotto al greco il Tanakh, ovvero i libri che ora conformano l’Antico Testamento (la Bibbia dei settanta).  
Uno dei più famosi saggi giudei di Alessandria del I secolo fu Filone, che individuava il demiurgo o Logos di Platone come il Dio della tradizione ebraica.  
Secondo una tradizione copta Marco fu martirizzato nel 68 d.C. quando dei pagani, adoratori del dio egizio Serapide, lo legarono alla coda di un cavallo e lo fecero trascinare per la città fino alla sua morte (2).
Il secondo vescovo di Alessandria fu Aniano, dal 68 d.C. fino all’83 d.C., la sua data di morte. 
Giusto di Alessandria fu il decano della scuola alessandrina fino al 118 d.C., quando fu eletto vescovo. I sucessivi decani della scuola furono Eumene di Alessandria (118-129 d.C.) e Marco II di Alessandria (129-152 d.C.). 
A partire dal II secolo si sentì la necessità di difendere la fede cristiana contro possibili attacchi esterni. Fu questa la ragione che la scuola alessandrina si sviluppò e fiorì, proprio nella città dove era più diffuso lo gnosticismo, una tendenza opposta al Cristianesimo apostolico. 
La visione gnostica non fu una fede originale, ma fu un adattamento di concetti gnostici applicati al Cristianesimo, in forte contrapposizione all’Antico Testamento. Gli gnostici, vedendo solo le negatività del mondo terreno, ossia il male, il dolore e la sofferenza, le attribuirono a YHWH, che identificavano con il demiurgo cattivo. 
Gesù Cristo invece non potevano ripudiarlo, perchè è stato un personaggio storico e molti erano disposti a morire per lui. Pertanto attuarono un sincretismo, adattandolo alla loro credenza. 
Il “Gesù gnostico” che ne derivava, pertanto, non era più quello narrato dagli Apostoli, che furono coloro che vissero con il Salvatore, ma era quello inventato e idealizzato dagli gnostici. Quel “Gesù gnostico” non aveva sofferto in croce, in quanto la sua natura prettamente divina gli impediva di soffrire, e pertanto anche la Risurrezione non aveva senso, era un’allegoria. L’importanza della venuta di Gesù era solo e solamente la sua azione di “ponte” che avrebbe potuto portare l’uomo alla vera gnosi e quindi, a Dio. Ne risultò un Gesù completamente falsato e non attinente ai testi neo-testamentari.
I due filosofi più conosciuti che divulgavano la fede gnostica ad Alessandria erano Basilide e Valentino, entrambi attivi nel secondo secolo. 
Le quattro caratteristiche della scuola alessandrina furono: il contenuto metafisico nella predicazione della fede, l’influenza platonica, la direzione concettualmente idealistica e il metodo di interpretazione allegorico di vari passaggi scritturali. 
Uno dei più importanti decani della scuola alessandrina fu Panteno, che diresse la scuola a partire dal 181 d.C. 
Secondo Eusebio di Cesarea Panteno viaggiò come missionario fino in India. Vediamo il passo corrispondente tratto dalla sua opera “Storia ecclesiastica”, (5, 10): 

1. Un uomo celeberrimo per la sua cultura, di nome Panteno, dirigeva allora la scuola dei fedeli di quella città, dato che per antica usanza esisteva presso di loro una scuola di dottrina sacra: essa si è conservata fino a noi, e abbiamo saputo che è tenuta da uomini abili nella parola e nello studio delle cose divine. Si narra che il suddetto Panteno si sia distinto tra i più brillanti di quel tempo, in quanto proveniente dalla scuola filosofica dei cosiddetti Stoici.
2. Si dice quindi che mostrò un tale ardore nella sua fervidissima disposizione per la parola divina, da essere designato araldo del Vangelo di Cristo alle nazioni d'Oriente, giungendo sino all'India. V'erano infatti, v'erano ancora a quei tempi, numerosi evangelisti della parola, che avevano cura di portare zelo divino ad imitazione degli apostoli per accrescere ed edificare la parola divina.
3. Anche Panteno fu uno di loro, e si dice che andò tra gli Indiani, dove trovò, come narra la tradizione, presso alcuni del luogo che avevano imparato a conoscere Cristo, che il Vangelo secondo Matteo aveva preceduto la sua venuta: tra loro, infatti, aveva predicato Bartolomeo, uno degli apostoli, che aveva lasciato agli Indiani l'opera di Matteo nella scrittura degli Ebrei, ed essa si era conservata fino all'epoca in questione.
4. Panteno, comunque, dopo numerose imprese, diresse infine la scuola di Alessandria, commentando a viva voce e con gli scritti i tesori dei dogmi divini.

Questa citazione indica che possibilmente Panteno ripercorse i sentieri dell’Apostolo Bartolomeo e trovò  una copia del Vangelo di Matteo scritta forse in aramaico. Nella via del ritorno verso Occidente Panteno si fermò  per alcuni anni nella città di Edessa e fu ordinato prete dal vescovo di Antiochia, Serapione. Panteno insieme a Serapione fu attivo nella confutazione delle tesi gnostiche di Bardesane, che in quel tempo si era stabilito alla corte di Agbar IX, re di Osroene. Panteno rientrò ad Alessandra nel 200 d.C. data della sua morte. 
Durante l’assenza di Panteno, la direzione della scuola alessandrina fu assunta dall’ateniese Clemente (Atene, 150 d.C. – Cesarea di Cappadocia, 215 d.C.). 
Per Clemente tra la filosofia greca e le Sacre Scritture esiste una relazione armoniosa voluta da Dio. Il Creatore ha dato la Legge ai giudei e la filosofia ai greci. Entrambe vengono da Dio ed entrambe conducono a Cristo. 
Sia il pensiero di Clemente Alessandrino che quello dei suoi predecessori (come Giustino, Atenagora, Teofilo di Antiochia) e dei suoi successori (Origene, Alessandro di Gerusalemme) furono caratterizzati dal riconoscimento del valore del pensiero di Platone, il filosofo che per primo ha ammesso l’esistenza di un piano metafisico, non con la fede, ma con la ragione. Nei filosofi cristiani alessandrini però vi è il riconoscimento della superiorità del Cristianesimo sulla filosofia greca, perchè la Verità, che i greci avevano solo sfiorato, con la descrizione del Logos, con il Cristianesimo si è rivelata in tutta la sua pienezza. 
In quest’ottica non si può parlare di ellenizzazione del Cristianesimo, ma di cristianizzazione del mondo ellenico. Per loro Gesù Cristo è la Verità ultima, ed è venuto per completare non solo la legge giudaica, ma anche la filosofia greca, in quanto ci ha svelato se stesso, il Logos che si è fatto carne. Il Cristianesimo pertanto, oltre ad essere l’unica vera religione, è per loro l’unica vera filosofia divina. 
Sappiamo che il Cristianesimo apostolico si basava sul pentimento dei propri peccati e la fede in Gesù Cristo per ottenere la salvezza, mentre lo gnosticismo era incentrato sulla conoscenza, o gnosi, per raggiungere l’unione con Dio. Clemente alessandrino indica una terza via, in quanto per lui la fede e la conoscenza stanno in una relazione intima. La fede per Clemente è il fondamento della gnosi. Per lui ogni credente può essere gnostico, ma lo gnostico ecclesiastico è il perfetto cristiano. 
La prima opera di Clemente fu il Protrettico, (dal greco “esortazione”, scritto possibilmente tra il 180 d.C. e il 200 d.C. Era un esortazione alla conversione al Cristianesimo rivolta ai pagani e soprattutto ai culti dei greci. 
La sua seconda opera fu il Pedagogo, dove al cristiano viene insegnata la disciplina e una vita di rettitudine. 
La terza opera di Clemente alessandrino è denominata Stromateis (Miscellanea), perchè analizza molti argomenti con lo scopo di individuare la giusta vita cristiana attraverso la fede e la conoscenza, che secondo lui avrebbero portato alla vera gnosi. 
In pratica le tre opere sono legate da un filo sottile. E come fosse Gesù Cristo stesso che prima esorta a intraprendere il cammino della conversione, quindi insegna la retta via da percorrere ed infine come un maestro, indica la via da percorrere attraverso la fede, per la vera conoscenza. 
Clemente scrisse anche altre opere tra le quali si ricordano le Disposizioni che furono dei commenti alla Bibbia e ad alcuni testi non canonici, come l’epistola di Barnaba e l’Apocalisse di Pietro. 
Nel 202 l’imperatore Settimio Severo ordinò  la persecuzione dei cristiani nella parte orientale dell’impero e in Egitto. Clemente alessandrino fu così costretto a lasciare l’Egitto e la direzione della scuola passò ad Origene Adamanzio. 
Clemente si diresse a Cesarea di Cappadocia, nell’attuale Turchia centrale, dove si dedicò alla Chiesa locale in quanto il vescovo Alessandro era stato imprigionato. Morì a Cesarea di Cappadocia pochi anni dopo probabilmente nel 215 d.C.
Durante quegli anni la scuola alessandrina era diretta da Origene Adamanzio (Alessandria, 185 d.C. – Tiro, 254 d.C.), uno dei principali filosofi del Cristianesimo antico. 
Nel terzo secolo la convinzione che la Verità fosse stata rivelata contemporaneamente agli ebrei con la Bibbia, e ai greci con la filosofia, e la credenza che essa si fosse incarnata nella persona di Gesù Cristo, si scontrarono con il pensiero dei filosofi neo-platonici, tra i quali si ricordano Ammonio Sacca, Plotino e Porfirio.   

YURI LEVERATTO
Copyright 2016

Note:
(1)-http://www.copticchurch.net/topics/patrology/schoolofalex/I-Intro/chapter1.html
(2)- http://www.copticchurch.net/topics/synexarion/mark.html