martedì 6 giugno 2017

L’effusione dello Spirito Santo


Uno degli eventi fondamentali del Cristianesimo è stata l’effusione dello Spirito Santo avvenuta nel giorno di Pentecoste, quindi sette settimane dopo la Pasqua ebraica. Innanzitutto l’invio dello Spirito Santo fu profetizzato da Gioele, nel V secolo a.C., vediamo il passaggio corrispondente del Libro di Gioele (2, 28-29): 

Dopo questo avverrà che io spanderò il mio Spirito sopra ogni carne; i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri vecchi faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni. In quei giorni spanderò il mio Spirito anche sui servi e sulle serve. (1)

Inoltre Gesù Cristo aveva annunciato ai suoi seguaci questo evento prima del suo arresto. Vediamo alcuni passaggi corrispondenti. 

Vangelo di Luca (24, 49):

Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finchè non siate rivestiti di potenza dall’alto».

Vangelo di Giovanni (14, 16-17):

e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perchè rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perchè non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perchè egli rimane presso di voi e sarà in voi. 

Vangelo di Giovanni (15,26):

Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perchè siete con me fin dal principio.

Vangelo di Giovanni (16, 7-8):

Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perchè, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio.

Finalmente, cinquanta giorni dopo la Pasqua ebraica, lo Spirito Santo giunse sugli Apostoli. Vediamo il passaggio corrispondente, negli Atti degli Apostoli (2, 1-4): 

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.

Questo fatto che gli Apostoli cominciarono a parlare in lingue era stato profetizzato da Isaia in questo passaggio del suo libro (28, 11): 

Con labbra balbettanti e in lingua straniera parlerà a questo popolo

Dopo l’effusione dello Spirito Santo gli Apostoli furono investiti di potenza. In loro vi fu un cambiamento poderoso. Da dubbiosi e timidi, incapaci di sanare gli infermi e deboli nel diffondere la Parola di Dio, divennero sicuri, decisi, capaci di diffondere il Vangelo con fermezza. Vediamo il primo discorso di Pietro: Atti degli Apostoli (2, 22-36): 

Allora Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò a loro così: «Uomini di Giudea, e voi tutti abitanti di Gerusalemme, vi sia noto questo e fate attenzione alle mie parole. Questi uomini non sono ubriachi, come voi supponete: sono infatti le nove del mattino; accade invece quello che fu detto per mezzo del profeta Gioele:

Avverrà: negli ultimi giorni – dice Dio –
su tutti effonderò il mio Spirito;
i vostri figli e le vostre figlie profeteranno,
i vostri giovani avranno visioni
e i vostri anziani faranno sogni.
E anche sui miei servi e sulle mie serve
in quei giorni effonderò il mio Spirito
ed essi profeteranno.
Farò prodigi lassù nel cielo
e segni quaggiù sulla terra,
sangue, fuoco e nuvole di fumo.
Il sole si muterà in tenebra
e la luna in sangue,
prima che giunga il giorno del Signore,
giorno grande e glorioso.
E avverrà:
chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.

Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nàzaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene –, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perchè non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Dice infatti Davide a suo riguardo: 

Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perchè io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne riposerà nella speranza, perchè tu non abbandonerai la mia vita negli inferì nè permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza.

Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. Ma poichè era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: questi non fu abbandonato negli inferi, nè la sua carne subì la corruzione.
Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire. Davide infatti non salì al cielo; tuttavia egli dice:

Disse il Signore al mio Signore: siedi alla mia destra, finchè io ponga i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi.

Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso».

Che trasformazione! Dal timido Pietro che aveva rinnegato per tre volte il Signore al valoroso Pietro che diffonde il Vangelo senza timore, rischiando persino la vita. 
Ma quando qualcuno chiede a Pietro quale sia la strada da percorrere, Pietro risponde con autorità (2, 38-39): 

E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro».

In seguito vi è la prima guarigione nel nome di Gesù. Vediamo i passaggi corrispondenti (3, 1-16):

Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera delle tre del pomeriggio. Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita; lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta Bella, per chiedere l’elemosina a coloro che entravano nel tempio. Costui, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, li pregava per avere un’elemosina. Allora, fissando lo sguardo su di lui, Pietro insieme a Giovanni disse: «Guarda verso di noi». Ed egli si volse a guardarli, sperando di ricevere da loro qualche cosa. Pietro gli disse: «Non possiedo nè argento nè oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!». Lo prese per la mano destra e lo sollevò. Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e, balzato in piedi, si mise a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio. Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio e riconoscevano che era colui che sedeva a chiedere l’elemosina alla porta Bella del tempio, e furono ricolmi di meraviglia e stupore per quello che gli era accaduto.
Mentre egli tratteneva Pietro e Giovanni, tutto il popolo, fuori di sè per lo stupore, accorse verso di loro al portico detto di Salomone. Vedendo ciò, Pietro disse al popolo: «Uomini d’Israele, perchè vi meravigliate di questo e perchè continuate a fissarci come se per nostro potere o per la nostra religiosità avessimo fatto camminare quest’uomo? Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino. Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni. E per la fede riposta in lui, il nome di Gesù ha dato vigore a quest’uomo che voi vedete e conoscete; la fede che viene da lui ha dato a quest’uomo la perfetta guarigione alla presenza di tutti voi.

Gli Apostoli erano pieni di Spirito Santo. A tale proposito vediamo come parlò Pietro davanti agli anziani quando gli fu domandato con quale autorità aveva sanato il paralitico. Vediamo questi versi corrispondenti, in Atti degli Apostoli (4, 7-10):

Li fecero comparire davanti a loro e si misero a interrogarli: «Con quale potere o in quale nome voi avete fatto questo?». Allora Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: «Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato.

In seguito all’effusione dello Spirito Santo gli Apostoli predicarono il Vangelo con decisione e continuarono a sanare le persone malate. Il risultato fu che molti si convertirono al Signore e si fecero battezzare. A tale proposito vediamo questi versi, in Atti degli Apostoli (5, 12-16):

Molti segni e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone; nessuno degli altri osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava. Sempre più, però, venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di donne, tanto che portavano gli ammalati persino nelle piazze, ponendoli su lettucci e barelle, perchè, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro. Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti impuri, e tutti venivano guariti.

Da quel momento i credenti stabilirono una relazione con lo Spirito Santo, il Paraclito, come era stato annunziato da Gesù Cristo.
Gli Apostoli pertanto ricevettero lo Spirito Santo e annunziarono il Vangelo per tutta la loro vita, fino alle estreme conseguenze del martirio (eccetto l’Apostolo Giovanni che morì di vecchiaia). La loro vita era cambiata radicalmente in quanto erano stati investiti di autorità, dall’alto.

Yuri Leveratto

Nota: 1-Commento di Charles Ryrie alla profezia di Gioele: "Il compimento di questa profezia avverrà negli ultimi giorni, immediatamente prima del ritorno di Cristo. in Atti degli Apostoli 2, 17-18 Pietro ricordò ai suoi ascoltatori che, conoscendo la profezia di Gioele, dovrebbero aver riconosciuto che quello che stavano vedendo era opera dello Spirito". 

lunedì 5 giugno 2017

Il significato della lotta di Giacobbe con l’Angelo del Signore


L’episodio descritto nel trentaduesimo capitolo della Genesi nel quale Giacobbe lotta con un Angelo del Signore ha dato adito a differenti interpretazioni e controversie. In quest’articolo analizzerò il significato di questa narrazione. Vediamo i versi corrispondenti: 

Genesi (32, 23-30):

Durante quella notte egli si alzò, prese le due mogli, le due schiave, i suoi undici bambini e passò il guado dello Iabbok. Li prese, fece loro passare il torrente e portò di là anche tutti i suoi averi. Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora. Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all’articolazione del femore e l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui. Quello disse: «Lasciami andare, perchè è spuntata l’aurora». Giacobbe rispose: «Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!». Gli domandò: «Come ti chiami?». Rispose: «Giacobbe». Riprese: «Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perchè hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!». Giacobbe allora gli chiese: «Svelami il tuo nome». Gli rispose: «Perchè mi chiedi il nome?». E qui lo benedisse. 

Innanzitutto sappiamo che il significato del nome “Giacobbe” è “soppiantatore”, infatti «al momento del parto, teneva con la mano il calcagno del fratello gemello (Genesi 25, 26). Giacobbe era poi riuscito ad acquistare la primogenitura con l’inganno da suo fratello Esau, e, sempre con l’inganno, era riuscito a carpire la benedizione che era destinata a Esau da parte di suo padre Isacco. Giacobbe era quindi un peccatore. 
Però nel capitolo trentaduesimo si mostra che Giacobbe aveva avuto un cambio interiore, vediamo (32, 9-12): 

Pensava infatti: «Se Esaù raggiunge un accampamento e lo sconfigge, l’altro si salverà». Giacobbe disse: «Dio del mio padre Abramo e Dio del mio padre Isacco, Signore, che mi hai detto: “Ritorna nella tua terra e tra la tua parentela, e io ti farò del bene”, io sono indegno di tutta la bontà e di tutta la fedeltà che hai usato verso il tuo servo. Con il mio solo bastone avevo passato questo Giordano e ora sono arrivato al punto di formare due accampamenti. Salvami dalla mano di mio fratello, dalla mano di Esaù, perchè io ho paura di lui: che egli non arrivi e colpisca me e, senza riguardi, madri e bambini! 

Pertanto egli si riteneva indegno della bontà e fedeltà che Dio gli aveva mostrato. Ciò fu un primo passo verso l’umiltà che il vero credente deve avere per essere lavato dei propri peccati. 
Ma qual’è il significato della lotta di Giacobbe con l’Angelo di Dio? Questa lotta era un simbolo della vita di Giacobbe, che si era affannato per prevalere su suo fratello in varie circostanze. Lo scopo dell’Angelo non era quello di vincere fisicamente Giacobbe (lo avrebbe potuto fare facilmente), ma era quello di modificare la volontà ribelle di Giacobbe, per renderlo un vero figlio di Dio. L’Angelo lo colpisce all’articolazione del femore (nervo sciatico), con lo scopo di scuoterlo, dimostrargli che vi è un potere maggiore di quello umano. A quel punto Giacobbe si rivolge all’Angelo dicendo che non lo avrebbe lasciato se prima non avesse ricevuto da lui la benedizione. Qui Giacobbe mostra un’attitudine onorevole, tipica dell’uomo che cerca Dio e la sua benezione. Il cambio di nome che ne deriva è significativo. Da Giacobbe (soppiantatore, usurpatore, ingannatore), a Israele, (colui che lotta con Dio). Da quel momento Giacobbe-Israele avrebbe mostrato un cambio di paradigma spirituale, che lo avrebbe portato ad abbandonarsi a Dio, e non a resistergli. Pertanto Giacobbe ottenne la “vittoria”, non per aver lottato, ne per aver resistito, ma per essersi abbandonato a Dio. 

Yuri Leveratto

Immagine: Giacobbe lottando con l’Angelo (Gustave Dorè). 

domenica 4 giugno 2017

Lo Spirito Santo è Dio


Molte persone oggi hanno un’idea confusa della Trinità, e in particolare dello Spirito Santo. E’ innegabile però, da un punto di vista storico, che gli Apostoli, gli Evangelisti e i primi cristiani hanno divulgato che Dio è uno, ma la sua sostanza è presente in tre “Persone”. Uno degli esempi più utilizzati per descrivere la Trinità è quello del sole. Il sole è una stella. Però è anche una stella trina. In che senso?
Vi è il sole, una sfera infuocata. Vi è la luce, con i suoi raggi che giungono fino a noi. E vi è il calore che ci scalda e permette la crescita delle piante. Senza la luce e il calore del sole, la vita sulla terra sarebbe impossibile. 
Lo stesso è la splendente Trinità.
Il Padre è come il sole. Gesù Cristo è la Luce, il raggio di Luce che è giunto fino a noi. Quando Gesù ci ha lasciati ha detto che avrebbe inviato il Consolatore, lo Spirito Santo. Ecco, lo Spirito Santo è il calore, nel senso che ci indica la via corretta, ci insegna, intercede per noi. 
Ovviamente il parallelo non è perfetto, proprio perchè noi esseri umani non potremo mai comprendere il mistero di Dio nella sua pienezza. Ma questo è ciò che storicamente gli Apostoli hanno tramandato: Dio è uno in tre persone, ciascuna con personalità distinta. 

Iniziamo con analizzare alcuni passi dove la Trinità viene affermata indirettamente.
Vediamo innanzitutto due passaggi del Vangelo di Matteo (3, 16-17):

Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

In questi versi, non vi è solo il Figlio, Gesù Cristo, ma vi è anche lo Spirito, e il Padre, nelle cui parole c’è un richiamo al servo di YHWH (Isaia 42, 1).
Vediamo ora altri versi del Vangelo di Matteo, dove Gesù ordina il battesimo nel nome della Trinità (28, 18-20):

Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Malgrado questi versi che richiamano chiaramente alla Trinità, molte persone, pur credendo nella Divinità del Padre e del Figlio, negano che lo Spirito Santo sia Dio, negano la sua Divinità piena, e considerano che sia una forza, un potere. 
Innazitutto lo Spirito Santo, nella fede cristiana, è Dio, ma è anche una persona distinta dal Padre e dal Figlio. Ha una personalità propria, ma ha la stessa sostanza del Padre e del Figlio. 
Dagli scritti neo-testamentari, si evince che i primi cristiani lo adoravano e lo consideravano Dio, al pari del Padre e del Figlio.
Vediamo subito un passaggio degli Atti degli Apostoli (5, 3-4):

Ma Pietro disse: «Anania, perchè Satana ti ha riempito il cuore, cosicchè hai mentito allo Spirito Santo e hai trattenuto una parte del ricavato del campo? Prima di venderlo, non era forse tua proprietà e l’importo della vendita non era forse a tua disposizione? Perchè hai pensato in cuor tuo a quest’azione? Non hai mentito agli uomini, ma a Dio».

In questo passaggio si nota chiaramente che Pietro credeva che lo Spirito Santo è Dio.
Iniziamo ad analizzare alcuni versi dai quali si evince che lo Spirito Santo è una “Persona”. 
I primi cristiani credevano fermamente che lo Spirito Santo è una “Persona”. 
Innanzitutto perchè lo Spirito Santo esprime un criterio proprio: Atti degli Apostoli (15, 28): 

È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: 

Lo Spirito Santo dimostra intenzione: Lettera ai Romani (8, 27): 

e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perchè egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.

Lo Spirito Santo dimostra volontà: Prima Lettera ai Corinzi (12, 11): 

Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.

Lo Spirito Santo conosce ogni cosa: Prima Lettera ai Corinzi (2, 11):

Chi infatti conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai conosciuti se non lo Spirito di Dio.

Lo Spirito Santo prova delle emozioni, (amore, tristezza, gioia). 

Lettera agli Efesini (4, 30):

E non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, con il quale foste segnati per il giorno della redenzione. 

Prima Lettera ai Tessalonicesi (1, 6): 

E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, 

Lo Spirito Santo insegna e ricorda: Vangelo di Giovanni (14, 26): 

Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

Lo Spirito Santo testimonia: Vangelo di Giovanni (15, 26): 

Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me;

Lo Spirito Santo guida alla verità, Vangelo di Giovanni (16, 13): 

Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perchè non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 

Lo Spirito Santo parla: 

Vangelo di Giovanni (16, 13): 

Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perchè non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 

Atti degli Apostoli (8, 29): 

Disse allora lo Spirito a Filippo: «Va’ avanti e accòstati a quel carro».

Atti degli Apostoli (11, 12):

Lo Spirito mi disse di andare con loro senza esitare. Vennero con me anche questi sei fratelli ed entrammo in casa di quell’uomo. 

Prima Lettera a Timoteo (4, 1):

Lo Spirito dice apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti ingannatori e a dottrine diaboliche,

Lo Spirito Santo ascolta: Vangelo di Giovanni (16, 13): 

Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perchè non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 

Lo Spirito Santo annuncia il futuro: Vangelo di Giovanni (16, 13): 

Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perchè non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 

Lo Spirito Santo proibisce: Atti degli Apostoli (16, 6):

Attraversarono quindi la Frìgia e la regione della Galazia, poichè lo Spirito Santo aveva impedito loro di proclamare la Parola nella provincia di Asia.

Lo Spirito Santo da vita: Lettera ai Romani (8, 11): 

E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

Lo Spirito Santo rivela: 

Prima Lettera ai Corinzi (2, 10): 

Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio.

Lettera agli Efesini (3, 3-5):

per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero, di cui vi ho già scritto brevemente. Leggendo ciò che ho scritto, potete rendervi conto della comprensione che io ho del mistero di Cristo. Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito:

Lo Spirito Santo conosce in profondità: Prima Lettera ai Corinzi (2, 10): 

Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio.

Lo Spirito Santo promette: Lettera ai Galati (3, 14): 

perchè in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse ai pagani e noi, mediante la fede, ricevessimo la promessa dello Spirito.

Lo Spirito Santo è in comunione con i credenti, Seconda Lettera ai Corinzi (13, 14): 

La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

Lo Spirito Santo intercede: Lettera ai Romani (8, 26-27): 

Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perchè egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.

Lo Spirito Santo guida: 

Vangelo di Luca (4, 1): 

Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, 

Lettera ai Romani (8, 14): 

Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.

Solo una Persona può portare a termine tutte le attività che sono state indicate. Una “forza” non potrebbe. 
Gli Apostoli, gli Evangelisti e i primi cristiani hanno indicato anche la personalità dolce e gentile dello Spirito Santo, che può  sentire di essere maltrattato. In quel caso lo Spirito Santo si ritira, non impone nulla. Vediamo alcuni versi a riguardo: 

Lettera agli Efesini (4, 30): 

E non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, con il quale foste segnati per il giorno della redenzione. 

Atti degli Apostoli (7, 51): 

Testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo. Come i vostri padri, così siete anche voi. 

Prima Lettera ai Tessalonicesi (5, 19): 

Non spegnete lo Spirito,

Nel Nuovo Testamento si indica che alcuni possono mentire allo Spirito Santo, o dire blasfemia contro di Lui, ma ciò non sarà perdonato.

Atti degli Apostoli (5, 3): 

Ma Pietro disse: «Anania, perchè Satana ti ha riempito il cuore, cosicchè hai mentito allo Spirito Santo e hai trattenuto una parte del ricavato del campo?

Vangelo di Matteo (12, 31-32):

Perciò io vi dico: qualunque peccato e bestemmia verrà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non verrà perdonata. A chi parlerà contro il Figlio dell’uomo, sarà perdonato; ma a chi parlerà contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato, nè in questo mondo nè in quello futuro. 

Dai libri del Nuovo Testamento si evince che lo Spirito Santo è Dio, ed è una Persona indipendente dal Padre e dal Figlio. 
Infatti discese su Gesù Cristo quando questi fu battezzato (Vangelo di Giovanni 1, 33). 
L’evangelista Giovanni descrisse che lo Spirito Santo non era ancora stato inviato, perchè Gesù non era stato ancora glorificato: Vangelo di Giovanni (7, 39):

Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perchè Gesù non era ancora stato glorificato.

Ciò  significa che lo Spirito Santo è distinto dal Figlio, quindi è indipendente. 

Vediamo un passaggio che si riferisce all’eternità dello Spirito Santo: Lettera agli ebrei (9, 14): 

quanto più il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perchè serviamo al Dio vivente?

Vediamo un passaggio che si riferisce all’onniscenza dello Spirito Santo: 

Prima Lettera ai Corinzi (2, 10): 

Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio.

Vediamo un passaggio che si riferisce all’onnipotenza dello Spirito Santo: 

Vangelo di Luca (1, 35): 

Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio.

Vediamo un passaggio relativo all’onnipresenza dello Spirito Santo, Salmi (139, 7): 

Dove andare lontano dal tuo spirito? Dove fuggire dalla tua presenza?

Vediamo un passaggio che si riferisce al potere creativo dello Spirito Santo, Genesi (1, 2):

La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.

Da tutto ciò  si evince che lo Spirito Santo è Dio, co-eguale e co-eterno con il Padre e il Figlio, però allo stesso tempo è una Persona distinta dal Padre e dal Figlio. Ha una personalità propria. 

Come si può  ricevere lo Spirito Santo? Vediamo innanzitutto questo passaggio degli Atti degli Apostoli (2, 38): 

E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. 

Quindi viene indicato espressamente che una persona, dopo aver ricevuto Gesù Cristo come suo Signore e Salvatore e dopo essersi fatto battezzare nel nome di Gesù Cristo, riceve lo Spirito Santo. 

Vediamo anche questi passaggi della Lettera agli Efesini (1, 13): 

In lui anche voi, dopo avere ascoltato la parola della verità, il Vangelo della vostra salvezza,
e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso,

Pertanto lo Spirito Santo si riceve quando si accetta Gesù Cristo come proprio Signore e Salvatore. 
Si può  aggiungere che lo Spirito Santo è una Persona dolce, gentile. Non si impone mai. Lui desidera essere nostro amico, ma la comunione con Lui può avvenire solo se l’uomo si abbandona a Dio, con umiltà. 

Come sappiamo che siamo Figli di Dio? E lo Spirito stesso che lo attesta al nostro spirito. Vediamo questo passaggio della Lettera ai Romani (8, 16): 

Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio

Inoltre, lo Spirito di Dio vive nel cuore dei figli di Dio, vediamo il passaggio corrispondente: Prima Lettera ai Corinzi (3, 16): 

Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?

Quando lo Spirito Santo vive nel cuore dell’uomo nuovo, dell’uomo rinato in Cristo, vi saranno dei cambi nella sua vita e nel suo comportamento. 
Innanzitutto il modo di parlare sarà differente. 

Lettera agli Efesini (5, 19): 

intrattenendovi fra voi con salmi, inni, canti ispirati, cantando e inneggiando al Signore con il vostro cuore,

In secondo luogo l’uomo rinato in Cristo renderà grazie continuamente: 
Lettera agli Efesini (5, 20): 

rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo.

Inoltre l’uomo rinato in Cristo, sarà “pieno di Spirito”, Lettera agli Efesini (5, 18): 

E non ubriacatevi di vino, che fa perdere il controllo di sè; siate invece ricolmi dello Spirito,

A questo punto qualcuno potrebbe chiedere come si può essere pieni di Spirito Santo. Secondo alcuni una prova di avere lo Spirito Santo sarebbe quella di parlare in lingue. Ma il parlare in lingue è solo uno dei doni dello Spirito Santo. Quello di cui l’uomo ha bisogno non sono i doni, ma colui il quale da questi doni. I doni rimangono, ma colui che da questi doni, lo Spirito Santo, potrebbe andarsene, se lo rattristiamo. 
Vediamo a tale propòsito questi versi della Prima Lettera ai Corinzi (12, 4-11): 

Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.

Nel momento che accettiamo Gesù Cristo come nostro Signore e Salvatore, otterremo lo Spirito Santo. L’abbandono totale a Dio porta alla sottomissione totale del credente e quindi alla comunione totale con lo Spirito Santo. 

Yuri Leveratto

Immagine: la colomba è uno dei simboli dello Spirito Santo

sabato 3 giugno 2017

Le fonti storiche della predicazione di Tommaso in Asia


Varie persone sostengono che i viaggi di evangelizzazione degli Apostoli Bartolomeo e Tommaso in India sono delle leggende. Purtroppo quelle stesse persone non riescono a spiegare come sia possibile che già nel 180 - 190 d.C. ci fossero dei cristiani apostolici in India. Lo scrittore cristiano Eusebio di Cesarea (265 – 340 d.C.), descrive infatti che Panteno (morto ad Alessandria d’Egitto nel 200 d.C.), durante un suo viaggio in India venne in contatto con cristiani. Vediamo il passo corrispondente tratto dalla sua opera “Storia ecclesiastica”, (5, 10): 

1. Un uomo celeberrimo per la sua cultura, di nome Panteno, dirigeva allora la scuola dei fedeli di quella città, dato che per antica usanza esisteva presso di loro una scuola di dottrina sacra: essa si è conservata fino a noi, e abbiamo saputo che è tenuta da uomini abili nella parola e nello studio delle cose divine. Si narra che il suddetto Panteno si sia distinto tra i più brillanti di quel tempo, in quanto proveniente dalla scuola filosofica dei cosiddetti Stoici.
2. Si dice quindi che mostrò un tale ardore nella sua fervidissima disposizione per la parola divina, da essere designato araldo del Vangelo di Cristo alle nazioni d'Oriente, giungendo sino all'India. V'erano infatti, v'erano ancora a quei tempi, numerosi evangelisti della parola, che avevano cura di portare zelo divino ad imitazione degli apostoli per accrescere ed edificare la parola divina.
3. Anche Panteno fu uno di loro, e si dice che andò tra gli Indiani, dove trovò, come narra la tradizione, presso alcuni del luogo che avevano imparato a conoscere Cristo, che il Vangelo secondo Matteo aveva preceduto la sua venuta: tra loro, infatti, aveva predicato Bartolomeo, uno degli apostoli, che aveva lasciato agli Indiani l'opera di Matteo nella scrittura degli Ebrei, ed essa si era conservata fino all'epoca in questione.
4. Panteno, comunque, dopo numerose imprese, diresse infine la scuola di Alessandria, commentando a viva voce e con gli scritti i tesori dei dogmi divini.

Questa citazione indica che possibilmente Panteno ripercorse i sentieri dell’Apostolo Bartolomeo e trovò  una copia del Vangelo di Matteo scritta forse in aramaico. Nella via del ritorno verso Occidente Panteno si fermò  per alcuni anni nella città di Edessa e fu ordinato prete dal vescovo di Antiochia, Serapione. Panteno insieme a Serapione fu attivo nella confutazione delle tesi gnostiche di Bardesane, che in quel tempo si era stabilito alla corte di Agbar IX, re di Osroene. Panteno rientrò ad Alessandra nel 200 d.C., data della sua morte. 

Oltre a Bartolomeo, anche Tommaso viaggiò  in India, terra dove fu poi martirizzato. Del suo viaggio abbiamo almeno tre fonti storiche. 
La prima fonte storica diretta su Tommaso è riportata da Eusebio di Cesarea, che indica che Tommaso viaggiò  nella Partia (odierno Iran). Vediamo la citazione in questione. 

Storia ecclesiastica, Libro terzo (1, 1):

Le condizioni dei Giudei erano nei termini sopra descritti. Quanto agli apostoli e ai discepoli del Salvatore nostro dispersi per tutta la terra, la tradizione riferisce che Tomaso ebbe in sorte la Partia, Andrea la Scizia e Giovanni, vissuto e morto ad Efeso, l'Asia.

La seconda fonte storica che prova il viaggio di Tommaso in Asia è di Efrem il Siro (306-373 d.C.), dalla sua opera Hymni et Sermones, (IV): 

«Egli è stato inviato in un paese di persone scure, per rivestirle di abiti bianchi attraverso il battesimo. Il suo grato risveglio ha dissipato il buio doloroso dell'India. La sua missione era quella di sposare l’India con l’Unigenito. Il commerciante è benedetto per avere un così grande tesoro. Edessa divenne così la città benedetta possedendo la più grande perla che l’India possa cedere. Tommaso fa i miracoli in India, e ad Edessa e in India Tommaso è destinato a battezzare persone perverse ed immerse nelle tenebre.» 

Secondo Efrem il Siro, quindi, dopo un periodo di predicazione a Edessa (oggi Sanlurfa, in Turchia), Tommaso si diresse in India, dove in seguito fu martirizzato (1).
Si pensa che Tommaso viaggiò in l’India nel 52 d.C., giungendo nel porto di Muziris, dove vi era già una comunità di ebrei (2). 
La terza fonte storica sul viaggio evangelizzatore di Tommaso in India sono gli “Atti di Tommaso”, (a volte detto “Giuda Tommaso”). Questo libro, scritto possibilmente in Siria in un periodo compreso dal 180 d.C. al 230 d.C. si caratterizza per avere influenze gnostiche (3), quindi non in accordo con il Cristianesimo apostolico. Tuttavia gli “Atti di Tommaso”, sono comunque una fonte storica che prova ulteriormente la missione evangelizzatrice e il martirio di Tommaso, che avvenne nel 72 d.C. presso Chennai. 
Vediamo alcuni passaggi degli “Atti di Tommaso”, dove si descrive il suo martirio (163-167): 

[163] Il re Mazdai andò a sedersi nell'aula del tribunale e mandò a prendere Giuda [Tommaso] , lo fece spogliare e gli fece mettere una cintura ai fianchi; lo condussero poi davanti a Mazdai. Mazdai gli domandò: "Sei tu uno schiavo o un uomo libero?". Giuda [Tommaso] rispose: "Sono uno schiavo, ma tu non hai alcun potere su di me". Mazdai gli domandò: "Come hai fatto a sfuggire e a venire in questo paese?". Giuda [Tommaso] gli rispose: "Venni qui per poter dare la vita a molti per mezzo della Parola, e per opera tua lascerò il mondo". Mazdai gli domandò: "Chi è il tuo padrone? Come si chiama? Di che paese sei?". Giuda [Tommaso] rispose: "Il mio padrone è il tuo padrone, quello di tutto il mondo e il signore del cielo e della terra". Mazdai gli domandò: "Come si chiama?". Giuda [Tommaso] gli rispose: "Ora tu non puoi udire il suo nome! Il nome che gli è dato è Gesù Cristo". Mazdai gli disse: "Non ho avuto premura di farti fuori! Con te sono stato paziente, ma tu hai moltiplicato i tuoi atti e tutto il paese parla delle tue stregonerie! Io comunque farò in modo che essi ti accompagnino e ti seguano, e la nostra terra ne sia liberata". Giuda [Tommaso] rispose: "Queste stregonerie delle quali tu dici che mi accompagneranno, non cesseranno mai più da questo luogo!".
[164] Dopo queste cose, Mazdai rifletteva su quali ordini impartire per farlo morire dato che aveva paura della grande moltitudine presente: molti, infatti, credevano in nostro Signore, anche tra i nobili del re. Mazdai prese Giuda [Tommaso] e uscì dalla città; con lui c'erano pochi soldati
armati. Il popolo pensando che egli desiderasse imparare qualcosa da lui, se ne stette ad osservarlo. Percorso circa mezzo miglio, lo consegnò ad alcuni soldati che erano con lui e a un principe, dicendo: "Salite su questa montagna e pugnalatelo". Egli poi se ne tornò indietro in città.
[165] Il popolo correva dietro Giuda [Tommaso] per liberarlo, ma i soldati lo scortavano con lance affiancandolo a destra e a sinistra mentre quel principe lo teneva per mano e lo reggeva. Giuda [Tommaso] disse: "O misteri nascosti che si compiono in me persino nell'ora della partenza da questo mondo! O ricchezza della sua grazia che non ci lascia sentire le sofferenze del corpo! Sono consegnato all'Unico! Ecco, infatti, che un capo mi guida e mi tiene per mano per potermi affidare all'Unico, al quale appunto io miro con la speranza di riceverlo. Nostro Signore, che è l'Unico, soffre per mano di uno".
[166] Salito Giuda [Tommaso] sulla montagna dove essi dovevano pugnalarlo, disse a quelli che lo tenevano: "Almeno ora, che sono sul punto di partire da questo mondo, ascoltatemi! Non siano ciechi gli occhi del vostro cuore, nè siano sorde le vostre orecchie da non ascoltare! Credete in questo Dio ch'io predico, non seguitate a camminare secondo la pervicacia del vostro cuore!
Camminate secondo tutte le virtù che si addicono alla libertà e alla gloria degli uomini, e alla
vita di Dio".
[167] Giuda [Tommaso] disse a Vizan: "Figlio del re terreno, Mazdai, e servo di Gesù Cristo, lascia che gli inservienti compiano la volontà del loro re Mazdai. Io vado a pregare". Vizan parlò ai soldati, ed essi permisero che Giuda [Tommaso] andasse a pregare. Giuda [Tommaso] andò e pregò così: "Mio Signore e mio Dio, mia speranza e mio salvatore, mia guida e accompagnatore in tutti i paesi che ho percorso nel tuo nome, sii con tutti i tuoi servi e guidami affinchè io possa giungere a te. A te, infatti, io ho affidato la mia anima, e nessuno la può strappare dalle tue mani. I miei peccati non mi siano di impedimento! Ecco, Signore, ch'io ho compiuto la tua volontà, sono divenuto schiavo per amore di quella libertà ch'io sto per ricevere oggi. Dammela, dunque, Signore Gesù, e perfezionala in me. Non ho dubbio alcuno a proposito della tua verità e del tuo amore, ma parlo al tuo cospetto a motivo dei presenti, con l'intenzione che sentano".
[166] Dopo avere pregato così, Giuda [Tommaso] disse ai soldati: "Venite e portate a compimento la volontà di chi vi ha mandato!". I soldati si avvicinarono, lo colpirono tutti insieme ed egli cadde a terra e morì. I fratelli piansero tutti insieme. Portarono dei bei capi di vestiario e molti indumenti di lino, e seppellirono Giuda [Tommaso] nel sepolcro ove erano stati sepolti gli antichi re.

Yuri Leveratto

Immagine: Apostolo Tommaso, Rubens

Note: 
1-  Medlycott, India and the Apostle St. Thomas (London, 1905). Fully reproduced in ICHC I, "The Nazranies", ed. George Menachery, 1998, pp.157 ff.
2-The Encyclopedia of Christianity, Volume 5 by Erwin Fahlbusch. Wm. B. Eerdmans Publishing - 2008. p. 285.
3-per approfondire le differenze tra Cristianesimo e gnosticismo vedere: http://yurileveratto2.blogspot.com.co/2015/11/lantica-disputa-tra-il-cristianesimo-e.html

venerdì 2 giugno 2017

La Lettera ai Romani: moralità cristiana, amore per il prossimo e rispetto delle autorità


Ancora oggi vi sono delle persone che pensano che Paolo di Tarso avesse un interesse personale nel divulgare il Vangelo. Alcuni sostengono che egli avesse uno scopo di potere. Le sue lettere e la sua irreprensibile condotta morale dimostrano invece che Paolo di Tarso non aveva alcuna intenzione di ottenere qualche vantaggio dalle sue predicazioni. La sua altissima moralità e la sua assoluta concordanza con la predicazione degli Apostoli sono sancite anche da alcune citazioni dei sucessori degli Apostoli. Vediamo nello specifico due fonti storiche: 
Sia Clemente di Roma che Policarpo di Smirne descrivono Paolo di Tarso come un beato, quindi veritiero. 

Prima Lettera di Clemente V, (5-7):

Per invidia e discordia Paolo mostrò il premio della pazienza. Per sette volte portando catene, esiliato, lapidato, fattosi araldo nell'oriente e nell'occidente, ebbe la nobile fama della fede. Dopo aver predicato la giustizia a tutto il mondo, giunto al confine dell'occidente e resa testimonianza davanti alle autorità, lasciò il mondo e raggiunse il luogo santo, divenendo il più grande modello di pazienza. 

Prima Lettera di Clemente XLVII,1:

"Prendete la lettera del beato Paolo apostolo”

Policarpo, Lettera ai Filippesi:

"Poichè nè io nè un altro come me potrà mai raggiungere la sapienza del beato e glorioso Paolo, il quale, mentre si trovava tra voi, alla presenza degli uomini d’allora, insegnò con tanta esattezza e sicurezza la parola della verità, e, quando fu lontano, vi scrisse lettere , nella cui meditazione voi potrete confermare la fede che vi fu data".

Se Paolo di Tarso avesse avuto una condotta morale dubbia o ambigua, nessuno avrebbe scritto queste frasi su di lui. 
Nel tredicesimo e nel quattordicesimo capitolo della Lettera ai Romani, Paolo di Tarso indica quale deve essere la condotta morale dei cristiani e quale deve essere il rapporto con le autorità. 
Vediamo questo primo passaggio: (12, 9-21): 

La carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Non siate pigri nel fare il bene, siate invece ferventi nello spirito; servite il Signore. Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera. Condividete le necessità dei santi; siate premurosi nell’ospitalità. Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non nutrite desideri di grandezza; volgetevi piuttosto a ciò che è umile. Non stimatevi sapienti da voi stessi. Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti. Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all’ira divina. Sta scritto infatti: Spetta a me fare giustizia, io darò a ciascuno il suo, dice il Signore. Al contrario, se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere: facendo questo, infatti, accumulerai carboni ardenti sopra il suo capo. Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene.

Da questi passaggi celebri si nota che l’insegnamento di Paolo di Tarso è concorde perfettamente con il Vangelo di Matteo. Vediamo infatti i passaggi corrispondenti. 
Vangelo di Matteo (5, 38-48): 

Voi avete udito che fu detto: "Occhio per occhio e dente per dente". Ma io vi dico: Non resistere al malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l'altra, e se uno vuol farti causa per toglierti la tunica, lasciagli anche il mantello. E se uno ti costringe a fare un miglio, fanne con lui due. Da' a chi ti chiede, e non rifiutarti di dare a chi desidera qualcosa in prestito da te. Voi avete udito che fu detto: "Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico". Ma io vi dico: Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano, affinchè siate figli del Padre vostro, che è nei cieli, poichè egli fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Perchè, se amate coloro che vi amano, che premio ne avrete? Non fanno altrettanto anche i pubblicani? E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno altrettanto anche i pubblicani? Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro, che è nei cieli».

Dall’analisi del tredicesimo capitolo della Lettera ai Romani si evince poi che Paolo di Tarso non era in contrasto con le autorità, anzi esortava i cristiani a sottomettersi allo Stato. Vediamo i passaggi corrispondenti: Lettera ai Romani (13, 1-7): 

Ciascuno sia sottomesso alle autorità costituite. Infatti non c’è autorità se non da Dio: quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone all’autorità, si oppone all’ordine stabilito da Dio. E quelli che si oppongono attireranno su di sè la condanna. I governanti infatti non sono da temere quando si fa il bene, ma quando si fa il male. Vuoi non aver paura dell’autorità? Fa’ il bene e ne avrai lode, poichè essa è al servizio di Dio per il tuo bene. Ma se fai il male, allora devi temere, perchè non invano essa porta la spada; è infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi fa il male. Perciò è necessario stare sottomessi, non solo per timore della punizione, ma anche per ragioni di coscienza. Per questo infatti voi pagate anche le tasse: quelli che svolgono questo compito sono a servizio di Dio. Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi si devono le tasse, date le tasse; a chi l’imposta, l’imposta; a chi il timore, il timore; a chi il rispetto, il rispetto.

Da questi versi si evince pertanto che Paolo di Tarso non aveva nessun intento sovversivo o rivoluzionario. Vediamo ora un ultimo passaggio del tredicesimo capitolo della Lettera ai Romani (8-10): 

Non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perchè chi ama l’altro ha adempiuto la Legge. Infatti: Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai, e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: Amerai il tuo prossimo come te stesso. La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità.

Anche da questi passaggi si nota l’assoluta concordanza con il Vangelo di Matteo, vediamo infatti il passaggio corrispondente (Vangelo di Matteo 22, 34-40): 

Allora i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Yuri Leveratto

Immagine: la Lettera ai Romani riportata nel codice Alessandrino. 

giovedì 1 giugno 2017

Critica al liberalismo in riferimento alla fede cristiana

Alla base del liberalismo vi è il raciozinio umano e la scienza. Per i liberalisti Gesù è stato un grande maestro ed è un esempio di vita, ma non è il Figlio di Dio e tantomeno l’Incarnazione di Dio. Di solito i liberalisti sostengono l’importanza del Vangelo sociale, quindi delle opere buone, per condurre un’esistenza corretta e per potersi “salvare”. Il liberalismo si caratterizza pertanto non per quello in cui si crede, ma per quello nel quale non si crede. Infatti si ripudia tutto ciò  che è spirituale e miracoloso. 
Da un punto di vista storico si può  dire che già i Sadducei erano i liberalisti dell’epoca di Cristo. Essi non credevano nell’anima e neppure nella Risurrezione dei corpi, quindi negavano la Bibbia, per esempio passaggi come questo: 

Daniele (12, 2):

Molti di coloro che dormono nella polvere della terra si risveglieranno, alcuni per vita eterna, altri per vergogna e infamia eterna.

Il liberalismo moderno o modernismo sorse tra il 1350 d.C. e il 1650 d.C. nel periodo del Rinascimento. Vi furono tre grandi correnti di pensiero: la libertà di pensiero, lo sviluppo scientifico e la lotta per le riforme sociali. 
La spinta verso la libertà di pensiero era in opposizione alla Chiesa Cattolica Romana che aveva di fatto esercitato il monopolio sulla vita intellettuale e religiosa in Europa. 
I riformatori protestanti dichiararono che l’autorità veniva dalla Bibbia e non dalla Chiesa Cattolica. Difendevano il diritto a leggerla e interpretarla. 
I liberi pensatori ripudiavano sia la Bibbia che la Chiesa Cattolica e si basavano solo sulla propria ragione. 
A metà tra questi due gruppi vi erano i cosidetti “cristiani liberali”, i quali accettavano la Bibbia come un libro che ispirava l’uomo ad alti valori di moralità, ma ripudiavano il messaggio salvifico in essa contenuto. 
Lo sviluppo scientifico portò  a tre correnti di pensiero rispetto alla Bibbia. 
Vi fu un primo gruppo che sosteneva l’autorità assoluta della Bibbia. Essi sostenevano che se vi fosse stato un conflitto tra la Bibbia e la scienza, la spiegazone fosse che in realtà la scienza non aveva ancora trovato la verità ultima. 
Un secondo gruppo sosteneva la autorità totale della scienza. Secondo queste persone la Bibbia non sarebbe stata la verità ultima, ma solo un insieme di miti e leggende. 
Un terzo gruppo, formato dai liberalisti tentava di conciliare la scienza con la Bibbia. Essi tendevano a considerare la Bibbia in senso allegorico. 
Anche in riferimento alla lotta per le riforme sociali si formarono tre gruppi di persone. 
I protestanti auspicavano una rinascita in Cristo per poter influire positivamente sulla società. 
Altri posero l’uomo al centro dell’universo. Questi erano gli umanisti. Affermavano che l’uomo non ha bisogno di Dio, in quanto Dio non esiste e asserivano che l’uomo può  risolvere tutti i problemi dell’umanità. 
Il terzo gruppo di persone, ossia i liberalisti, affermavano che l’uomo doveva essere al centro della loro religione e non Cristo. Cristo doveva essere preso come esempio e guida, ma non come il Figlio di Dio e quindi il Salvatore dell’uomo dal peccato. 
Per riassumere questa prima parte dell’articolo, i liberalisti sostenevano che la ragione e la scienza sono l’arbitro supremo tra la verità e l’errore; la Bibbia è subordinata alla ragione; la riforma sociale è il cammino per risolvere i problema del mondo. 
I liberalisti nel loro ripudiare la Bibbia come verità ultima, annullarono anche il concetto di peccato e con esso il concetto di giustizia divina. Dio pertanto avrebbe salvato tutti, indipendentemente dalla fede o la non fede delle persone nel Figlio di Dio, il Messia, Gesù Cristo. 
Il pensiero liberale quindi iniziò  a ripudiare tutto ciò  che non era dimostrabile scientificamente: i miracoli, e nella fattispecie i miracoli di Gesù, la sua Incarnazione e la sua nascita verginale. 
Per loro Cristo era il miglior maestro mai esistito, una luce nell’oscurità, ma Egli era “divino” come esattamente tutti gli uomini possono diventare “divini”. Negavano ovviamente anche lo Spirito Santo considerandolo come un’influenza divina, ma non una Persona. Qundi negavano la Trinità.
I liberalisti di oggi, anche se si definiscono “cristiani”, non credono nella nascita verginale di Gesù Cristo, e che quindi Egli sia il Figlio di Dio, non credono nell’opera salvifica di Gesù Cristo e non credono che egli sia realmente resuscitato nella carne, vincendo così la morte. Di solito dicono di credere nel messaggio di amore di Gesù, ma ripudiano il suo messaggio di salvezza. 
Credono però  che Gesù sia stato un gradissimo saggio, un esempio che tutti dobbiamo seguire per poter evolvere verso stadi superiori di coscienza. Sostenendo questo i liberalisti odierni dimostrano di credere solo alle parti del Vangelo che descrivono il messaggio di amore di Gesù, ma ripudiano le altre parti del Vangelo che descrivono il messaggio salvifico di Gesù Cristo. Negano specificatamente le parti dove si descrive il peccato, e negano il sacrificio di Gesù per espiarlo. 
Storicamente però  gli Apostoli e gli Evangelisti hanno divulgato non solo il messaggio di amore di Gesù, ma anche e soprattutto il suo messaggio salvifico, ossia il potere di perdonare i nostri peccati e dare la vita eterna. Questo è il Vangelo che storicamente gli Apostoli, gli Evangelisti e i primi cristiani hanno predicato. Infatti essi hanno predicato la piena Divinità di Gesù Cristo, che, in quanto Dio, può  conoscere il cuore dell’uomo e può  sapere se una persona si è realmente pentita dei suoi peccati e quindi, perdonarli. 
Se Gesù Cristo fosse stato “solo” un “grande saggio”, non sarebbe risorto dai morti il terzo giorno. A questo punto nessuno dei suoi seguaci avrebbe divulgato la sua Risurrezione, peraltro rischiando la vita sia nei confronti del potere sacerdotale giudaico, sia nei confronti del potere romano. Che cosa ci avrebbero guadagnato i seguaci di Gesù a divulgare una menzogna sapendo di divulgare una menzogna? Nulla. 
Inoltre, come già sottolineato il messaggio centrale del Vangelo non è solo amore, ma è salvezza. Dalle fonti bibliche e storiche in nostro possesso si evince che fin dai primissimi anni dopo la vita terrena di Gesù, gli Apostoli e gli altri seguaci di Cristo hanno predicato che solo attraverso il pentimento dei propri peccati e la fede che Gesù sia morto in croce per perdonare tutti i peccati, si può accedere al Padre. In pratica essi hanno predicato che solo attraverso Gesù si può ottenere la vita eterna (Vangelo di Giovanni 14, 6). Inoltre i primi cristiani battezzavano nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, (Vangelo di Matteo 28, 19), dimostrando di credere nella Trinità e pertanto di considerare che Gesù Cristo, è vero Dio e vero uomo. La maggioranza dei primi cristiani sono andati al martirio pur di non negare la Risurrezione di Gesù nella carne e la sua piena Divinità. Tutti gli Apostoli eccetto Giovanni sono morti martiri. Ed inoltre Stefano, Paolo di Tarso, Barnaba, Giacomo il Giusto, Clemente di Roma, Ignazio di Antiochia, Giustino martire ed altri sono anch’essi morti sul patibolo, colpevoli di non aver rinnegato la Divinità di Gesù Cristo. 
La nascita verginale di Gesù Cristo è la base dell’Incarnazione. E a sua volta l’Incarnazione è la base dell’espiazione dei peccati. Se Cristo fosse stato solo “un uomo” la sua morte non avrebbe avuto nessun valore salvifico. E se Lui non fosse resuscitato dai morti, nemmeno per noi ci sarebbe speranza di Risurrezione (Prima Lettera ai Corinzi 15, 13; 22, 3-8). 
I liberalisti di solito accettano in parte il messaggio di amore del Vangelo (anche se negano il messaggio di salvezza), ma ripudiano completamente l’Antico Testamento e non credono che la Bibbia sia ispirata da Dio.
Gesù Cristo ha invece confermato in decine e decine di frasi le parole del Tanakh, ossia l’Antico Testamento. Ecco alcuni esempi: “la Scrittura non può essere annullata” (Giovanni 10, 35); Gesu’ si riferisce alle Sacre Scritture come “il comandamento di Dio” (Matteo 15, 3), e come “la Parola di Dio” (Matteo 15, 6). Gesu’ dice: “Poichè in verità vi dico: finchè non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto” (Matteo 5, 18). Quando si rapporta con la gente del Suo tempo, siano essi i suoi discepoli, oppure sacerdoti, Gesù fa costantemente riferimento all’Antico Testamento: “…e gli dissero: «Odi tu quello che dicono costoro?» Gesù disse loro: «Sì. Non avete mai letto: “Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai tratto lode”?»” (Matteo 21, 16, citando il Salmo 8, 2); e “Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando ebbe fame, egli insieme a coloro che erano con lui?” (Matteo 12, 3). Gesù conferma anche l’attendibilità dei racconti dell’Antico Testamento, come la distruzione di Sodoma e la morte della moglie di Lot (Luca 17, 29,32); l’omicidio di Abele da parte di suo fratello Caino (Luca 11, 51), la vocazione di Mosè (Marco 12, 26), la manna data da Dio nel deserto (Giovanni 6, 31-51), il giudizio su Tiro e Sidone (Matteo 1, 1-21), ecc. Gesù non solo conferma la storicità di questi racconti, ma anche autentica alcuni dei testi che oggi sono contestati. Molti studiosi moderni sembrano non credere che sia stato Mosè a scrivere i primi cinque libri dell’Antico Testamento, ma Gesù lo afferma. “Gesù disse loro: «Fu per la durezza dei vostri cuori che Mosè vi permise di mandar via le vostre mogli; ma da principio non era così” (Matteo 19, 8); “Mosè non vi ha forse dato la legge? Eppure nessuno di voi mette in pratica la legge! Perchè cercate d’uccidermi?»” (Giovanni 7, 19). Persino il racconto su Noè e sul diluvio universale, è autenticato da Gesù (Matteo 24, 37).
Ancora una volta quindi i liberalisti pur ammettendo che Gesù era un “grande maestro” ripudiano alcune frasi da lui dette sul Tanakh. Come avrebbe potuto quindi un grande maestro dire il falso?
Anche sul concetto di Dio i liberalisti si trovano in contrasto con la fede cristiana. Alcuni di loro credono in un Dio impersonale, inconoscibile, che non si occupa della sua creazione. Per loro è comunque un Dio di amore, che perdonerà tutti, indipendentemente dalla loro fede o dalle loro opere. Ma anche qui stanno negando le parole di Gesù, che ha parlato certamente di un Dio di amore, ma anche di un Dio di giustizia. Ancora una volta i liberalisti scelgono frasi del Vangelo che più gli piacciono e scartano le altre che non gradiscono perchè implicherebbero un cambio di vita, una presa di coscienza. 
Per quanto riguarda la salvezza molti liberalisti credono che l’uomo si salva da solo in seguito al suo progresso morale e spirituale. Altri credono che il “Dio di amore” salverà tutti indistintamente. Altri ancora credono che Dio farà un bilancio delle opere buone e cattive commesse dall’uomo e se le opere buone prevarranno la persona si unirà con Dio, perchè in ognuno di noi c’è una “scintilla di divinità”. Per questi liberalisti Gesù Cristo è un esempio per sviluppare questa scintilla. 
Gesù Cristo invece parlò  in modo chiaro: per accedere al Regno di Dio l’uomo deve rinascere in acqua e Spirito. Vangelo di Giovanni (3, 5): 

Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. 

Inoltre Gesù dice chiaramente che solo credendo in lui si può accedere al Padre, Vangelo di Giovanni (14, 6): 

Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

Yuri Leveratto

Bibliografia. Quale cammino? Luisa Jeter de Walker

venerdì 12 maggio 2017

La profezia di Isaia: la sofferenza e il trionfo del Servo


Isaia, (vissuto nell’ottavo secolo a.C.), è stato chiamato “il profeta evangelico” per le sue rivelazioni sull’opera di redenzione attuata dal Messia, Gesù. I passaggi più significativi che si riferiscono a Gesù Cristo sono quattro, analizziamoli.

Isaia 42, (1-7):

Ecco il mio servo che io sostengo, 
il mio eletto di cui mi compiaccio.
Ho posto il mio spirito su di lui;
egli porterà il diritto alle nazioni.
Non griderà nè alzerà il tono,
non farà udire in piazza la sua voce,
non spezzerà una canna incrinata,
non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta;
proclamerà il diritto con verità.
Non verrà meno e non si abbatterà,
finchè non avrà stabilito il diritto sulla terra,
e le isole attendono il suo insegnamento.
Così dice il Signore Dio,
che crea i cieli e li dispiega,
distende la terra con ciò che vi nasce,
dà il respiro alla gente che la abita
e l’alito a quanti camminano su di essa:
«Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia
e ti ho preso per mano;
ti ho formato e ti ho stabilito
come alleanza del popolo
e luce delle nazioni,
perchè tu apra gli occhi ai ciechi
e faccia uscire dal carcere i prigionieri,
dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre.

Come riportato nel Vangelo di Matteo (12, 18-20), il servo è Gesù Cristo che porterà a termine la sua missione e (nella sua seconda venuta), porterà la giustizia in tutto il mondo. La missione del servo sarà quella di compiere le promesse del Patto per il popolo di Israele e portare la luce a tutte le nazioni (42, 6).

Isaia (49, 1-9):

Ascoltatemi, o isole,
udite attentamente, nazioni lontane;
il Signore dal seno materno mi ha chiamato,
fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome.
Ha reso la mia bocca come spada affilata,
mi ha nascosto all’ombra della sua mano,
mi ha reso freccia appuntita,
mi ha riposto nella sua faretra.
Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele,
sul quale manifesterò la mia gloria».
Io ho risposto: «Invano ho faticato,
per nulla e invano ho consumato le mie forze.
Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore,
la mia ricompensa presso il mio Dio».
Ora ha parlato il Signore,
che mi ha plasmato suo servo dal seno materno
per ricondurre a lui Giacobbe
e a lui riunire Israele
– poichè ero stato onorato dal Signore
e Dio era stato la mia forza –
e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo
per restaurare le tribù di Giacobbe
e ricondurre i superstiti d’Israele.
Io ti renderò luce delle nazioni,
perchè porti la mia salvezza
fino all’estremità della terra».
Così dice il Signore,
il redentore d’Israele, il suo Santo,
a colui che è disprezzato, rifiutato dalle nazioni,
schiavo dei potenti:
«I re vedranno e si alzeranno in piedi,
i prìncipi si prostreranno,
a causa del Signore che è fedele,
del Santo d’Israele che ti ha scelto».
Così dice il Signore:
«Al tempo della benevolenza ti ho risposto,
nel giorno della salvezza ti ho aiutato.
Ti ho formato e ti ho stabilito
come alleanza del popolo,
per far risorgere la terra,
per farti rioccupare l’eredità devastata,
per dire ai prigionieri: “Uscite”,
e a quelli che sono nelle tenebre: “Venite fuori”.
Essi pascoleranno lungo tutte le strade,
e su ogni altura troveranno pascoli.

Anche qui il servo è il Messia (41, 8 - 42, 1), chiamato Israele perchè solo in lui si compiono tutte le promesse di Dio. La sua missione è riportare Israele a Dio e portare la luce ai gentili (verso 6). Fu disprezzato nel suo primo avvento, sarà esaltato nella sua seconda venuta (verso 7).

Isaia (50, 4-11):

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perchè io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perchè io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.
È vicino chi mi rende giustizia:
chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci.
Chi mi accusa? Si avvicini a me.
Ecco, il Signore Dio mi assiste:
chi mi dichiarerà colpevole?
Ecco, come una veste si logorano tutti,
la tignola li divora.
Chi tra voi teme il Signore,
ascolti la voce del suo servo!
Colui che cammina nelle tenebre,
senza avere luce,
confidi nel nome del Signore,
si affidi al suo Dio.
Ecco, voi tutti che accendete il fuoco,
che vi circondate di frecce incendiarie,
andate alle fiamme del vostro fuoco,
tra le frecce che avete acceso.
Dalla mia mano vi è giunto questo;
voi giacerete nel luogo dei dolori.

Contrariamente a Israele, il vero Servo è perfettamente obbediente, specialmente nella sofferenza che culminerà con la sua morte (verso 6). (Vangelo di Matteo 26, 67; 27, 28-31; 27, 39-44; Vangelo di Giovanni 19, 1-3)

Isaia (52, 13-15 - 53: 1-12):

Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.
Come molti si stupirono di lui
– tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –,
così si meraviglieranno di lui molte nazioni;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poichè vedranno un fatto mai a essi raccontato
e comprenderanno ciò che mai avevano udito.

Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza nè bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
nè vi fosse inganno nella sua bocca.
Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perchè ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli.

Quest’ultimo è il più importante dei quattro passaggi in questione. In esso si delinea la sofferenza e il successivo trionfo del Servo. Questi versi presentano il Servo che soffre in modo vicario (ossia: “al posto di”), per i peccati dell’uomo. Prima di Gesù Cristo gli ebrei sostenevano che Isaia si riferisse al Messia. Questa interpretazione fu abbandonata quando i primi cristiani, in maggioranza ebrei, hanno applicato questa profezia a Gesù di Nazareth. Più tardi, nel XII secolo, sorse l’idea che il passaggio si riferisse alla nazione di Israele, intrepretazione che da allora ha predominato nel giudaismo. Però  il servo si diferenzia dal popolo in Isaia (53, 8), ed è una vittima innocente, cosa che non potrebbe dirsi della nazione d’Israele (53, 9).

Questo importante passaggio veterotestamentario si suddivide in cinque sezioni di tre versi. Vediamoli nello specifico:

Isaia (52, 13-15):

Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.
Come molti si stupirono di lui
– tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –,
così si meraviglieranno di lui molte nazioni;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poichè vedranno un fatto mai a essi raccontato
e comprenderanno ciò che mai avevano udito.

Qui Isaia fa notare la preminenza del Servo, che avrà successo, sarà onorato, ed esaltato. In seguito ai maltrattamenti subiti dai soldati di Pilato il volto del Messia era “sfigurato” (52, 14), in modo che a malapena poteva essere riconosciuto come umano. In seguito al suo sacrificio, molte nazioni si maraviglieranno di lui.

Isaia (53, 1-3)

Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza nè bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.

La persona del Servo (il braccio del Signore, nella versione originale appare “il braccio di YHWH”), rappresenta il potere del Signore nei miracoli passati e futuri del Messia. Il Servo è cresciuto come un virgulto, o come una radice in terra arida. E’ un modo per indicare che il Servo è puro e ha la vita in se, ed è circondato dalla non vita, ossia dalla morte spirituale. Inoltre in questo passaggio si ribadisce che il Servo non attira i nostri sguardi, in pratica la sua apperenza fisica non sarà bella. Egli sarà disprezzato e sperimenterà i dolori, e gli uomini non riconosceranno il suo valore.

Isaia (53, 4-6):

Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti

In questi passaggi viene descritta la passione del Servo. Si descrive che il Servo si è caricato delle nostre sofferenze e dei nostri dolori. In pratica viene descritta la morte vicaria del Servo per espiare le nostre colpe e le nostre iniquità. Inoltre qui viene ribadito che possiamo ottenere la salvezza in seguito al castigo che si è abbattuto su di lui. Nell’ultimo verso si ribadisce che il Signore fece ricadere su di lui tutta la nostra iniquità.

Isaia (53, 7-9):

Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
nè vi fosse inganno nella sua bocca.

In questi passaggi si mostra la passività del Servo, che non aprì la sua bocca, ma fu portato al mattatoio come l’agnello. L’ottavo verso può essere letto così: “Fu ucciso in seguito a ingiusta sentenza e con oppressione, e chi nel suo popolo si rese conto che fu ucciso per le colpe del mio popolo?” I soldati tentarono di seppellirlo con i malvagi, ma Egli ricevette una sepoltura onorevole, nella tomba di Giuseppe di Arimatea (vedi Vangelo di Matteo 27, 57-60).

Isaia (53, 10-12):

Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perchè ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli.

Tutta la sua persona, era tesa all’espiazione dei peccati, per la sua discendenza, (decimo verso), ossia per i suoi figli (i figli di Dio, coloro i quali credono in Lui). Nei versi undicesimo e dodicesimo si ribadisce il concetto che il Servo, con la sua morte vicaria o espiatoria ha giustificato molti (i credenti in Lui) e si è addossato le loro iniquità. Quindi sarà innalzato e trionferà, ricevendo in premio la fede di moltitudini.

Yuri Leveratto

Citazioni bibliche: Sacra Bibbia CEI.

Bibliografia: commenti del teologo Charles Ryrie alla Sacra Bibbia (versione Reina Valera in lingua spagnola).