giovedì 6 aprile 2017

La Lettera ai Romani: il peccato ereditato è annullato dalla Grazia


Oggigiorno alcune persone negano il concetto del peccato ereditato, (o peccato originale). E’ però un fatto storicamente certo che gli ebrei che vissero prima di Gesù Cristo credevano nel concetto del peccato ereditato. Ciò si evince non solo dalla caduta dell’uomo, episodio narrato nella Genesi, ma anche dal Salmo (51, 1-19):

[Al maestro del coro. Salmo di Davide, quando il profeta Nathan venne a lui, dopo che egli aveva peccato con Bathsceba.] Abbi pietà di me, o DIO, secondo la tua benignità; per la tua grande compassione cancella i miei misfatti. Lavami completamente dalla mia iniquità e purificami dal mio peccato. Poichè riconosco i miei misfatti, e il mio peccato mi sta sempre davanti. Ho peccato contro di te, contro te solo, e ho fatto ciò che è male agli occhi tuoi, affinchè tu sia riconosciuto giusto quando parli e retto quando giudichi. Ecco, io sono stato formato nell'iniquità, e mia madre mi ha concepito nel peccato. Ma a te piace la verità che risiede nell'intimo, e m'insegni la sapienza nel segreto del cuore. Purificami con issopo, e sarò mondo; lavami, e sarò più bianco della neve. Fammi sentire gioia e allegrezza; fa' che le ossa che hai spezzato festeggino. Nascondi la tua faccia dai miei peccati e cancella tutte le mie iniquità. O DIO, crea in me un cuore puro e rinnova dentro di me uno spirito saldo. Non rigettarmi dalla tua presenza e non togliermi il tuo santo Spirito. Rendimi la gioia della tua salvezza e sostienimi con uno spirito volenteroso. Allora insegnerò le tue vie ai trasgressori, e i peccatori si convertiranno a te. Liberami dal sangue versato, o DIO, DIO della mia salvezza, e la mia lingua celebrerà con giubilo la tua giustizia. O Signore, apri le mie labbra, e la mia bocca proclamerà la tua lode. Tu infatti non prendi piacere nel sacrificio, altrimenti te l'offrirei, nè gradisci l'olocausto. I sacrifici di DIO sono lo spirito rotto; o DIO, tu non disprezzi il cuore rotto e contrito. Fa' del bene a Sion per la tua benevolenza, edifica le mura di Gerusalemme. Allora prenderai piacere nei sacrifici di giustizia, negli olocausti e nelle offerte da ardere interamente; allora si offriranno torelli sul tuo altare.

In particolare dal verso (51-5: “Ecco, io sono stato formato nell'iniquità, e mia madre mi ha concepito nel peccato”), si nota che gli ebrei credevano che il peccato passasse dai padri ai figli. Inoltre in tutto l'Antico Testamento si descrivono sacrifici animali per espiare "temporaneamente" il peccato.

Paolo di Tarso nella Lettera ai Romani riprende questo concetto e lo sviluppa in modo da risaltare il valore del sacrificio di Gesù Cristo. Vediamo i seguenti passaggi della Lettera ai Romani (5, 12-21):

Perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e per mezzo del peccato la morte, così la morte si è estesa a tutti gli uomini, perchè tutti hanno peccato; perchè, fino a che fu promulgata la legge, il peccato era nel mondo; ora il peccato non è imputato se non vi è legge; ma la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, che è figura di colui che doveva venire. La grazia però non è come la trasgressione; se infatti per la trasgressione di uno solo quei molti sono morti, molto più la grazia di Dio e il dono per la grazia di un uomo, Gesù Cristo, hanno abbondato verso molti altri. Riguardo al dono, non è avvenuto come per quell'uno che ha peccato, perchè il giudizio produsse la condanna da una sola trasgressione, ma la grazia produsse la giustificazione da molte trasgressioni. Infatti, se per la trasgressione di quell'uno solo la morte ha regnato a causa di quell'uno, molto di più coloro che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo di quell'uno, che è Gesù Cristo. Per cui, come per una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così pure con un solo atto di giustizia la grazia si è estesa a tutti gli uomini in giustificazione di vita. Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati costituiti peccatori, così ancora per l'ubbidienza di uno solo i molti saranno costituiti giusti. Or la legge intervenne affinchè la trasgressione abbondasse; ma dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata, affinchè come il peccato ha regnato nella morte, così anche la grazia regni per la giustizia a vita eterna per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.


Vediamo pertanto che per Paolo di Tarso il peccato si è diffuso dopo la caduta dell’uomo. Ciò si evince in specialmodo dal verso (5, 12): 

Perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e per mezzo del peccato la morte, così la morte si è estesa a tutti gli uomini, perchè tutti hanno peccato

Il peccato di Adamo può essere visto anche come il primo atto di non-umiltà che è stato fatto con il proposito di ribellarsi al Padre, al Creatore. Un atto di saccenza, con il quale Adamo ha pensato di poter fare “da solo”. 
Già dal verso (5, 15) verso però Paolo di Tarso indica la soluzione che Dio ha proposto per la salvezza dell’uomo. L’invio del Figlio e la sua morte in croce per espiare tutti i peccati sono il massimo atto di Grazia, sufficente a “coprire”, quindi annullare il peccato di Adamo e tutti i peccati dell’umanità. 
Paolo di Tarso indica che, se per una sola trasgressione il peccato si è diffuso a tutta l’umanità, per un solo atto di giustizia (l’espiazione dei peccati da parte di Cristo), la giustificazione che da la vita si è estesa a tutta l’umanità. Ovviamente per essere giustificati bisogna prima pentirsi dei propri peccati e accettare il sacrificio del Figlio. La Grazia, offerta all’uomo come un dono meraviglioso, che la riceve per fede, è quindi sufficiente per annullare il peccato ereditato. 

Yuri Leveratto

Immagine: Lucas Cranach, Legge e Grazia, 1529

domenica 2 aprile 2017

La Lettera ai Romani: la religione non salva l’uomo


Nel secondo capitolo della Lettera ai Romani, dal dodicesimo al sedicesimo verso, Paolo di Tarso descrive che la Legge di Dio è conosciuta da tutti gli esseri umani. Nei versi successivi, l’Apostolo delle genti sviluppa il concetto che la religione, intesa come una serie di atti, riti, cerimoniali e liturgie, non può salvare l’uomo, che è invece salvo per Grazia di Dio per mezzo della fede (Lettera agli Efesini 2, 8).
Vediamo un primo, significativo passaggio, (Romani 2:17-24): 

Ora, se tu ti chiami Giudeo, ti riposi sulla legge, ti vanti in Dio, conosci la sua volontà, e sai distinguere ciò che è meglio, essendo istruito dalla legge, e ti persuadi di essere guida dei ciechi, luce di quelli che sono nelle tenebre, educatore degli insensati, maestro dei fanciulli, perchè hai nella legge la formula della conoscenza e della verità; come mai dunque, tu che insegni agli altri non insegni a te stesso? Tu che predichi: «Non rubare!» rubi? Tu che dici: «Non commettere adulterio!» commetti adulterio? Tu che detesti gli idoli, ne spogli i templi? Tu che ti vanti della legge, disonori Dio trasgredendo la legge? Infatti, com'è scritto: «Il nome di Dio è bestemmiato per causa vostra fra gli stranieri»” 

In questi versi Paolo di Tarso fa notare che gli israeliti, che pure avevano ricevuto una solida educazione, basata sui principi della Bibbia, vivevano in una sostanziale incoerenza. Molti di essi infatti lucravano con l’usura, con il commercio illegittimo, eppure si vantavano di essere i portavoci dell’unico e vero Dio. In pratica Paolo di Tarso descrive una sostanziale ipocrisia degli israeliti, che è stata già denunciata da Gesù Cristo nella parabola del fariseo e del publicano (Vangelo di Luca 18, 10-14).
Vediamo ora i passi successivi: Lettera ai Romani 2, 25-29):

La circoncisione è utile se tu osservi la legge; ma se tu sei trasgressore della legge, la tua circoncisione diventa incirconcisione. Se l'incirconciso osserva le prescrizioni della legge, la sua incirconcisione non sarà considerata come circoncisione? Così colui che è per natura incirconciso, se adempie la legge, giudicherà te, che con la lettera e la circoncisione sei un trasgressore della legge. Giudeo infatti non è colui che è tale all'esterno; e la circoncisione non è quella esterna, nella carne; ma Giudeo è colui che lo è interiormente; e la circoncisione è quella del cuore, nello spirito, non nella lettera; di un tale Giudeo la lode proviene non dagli uomini, ma da Dio”.

Qui Paolo di Tarso si riferisce al rito della circoncisione, dichiarando apertamente che essa non da la salvezza. Questo concetto potrebbe essere rapportato anche ai cristiani non ebrei. I primi cristiani consideravno il battesimo come un rito necessario, ma non sufficiente per la salvezza. Per loro infatti la salvezza veniva solo in seguito al pentimento dei propri peccati e alla fede in Gesù Cristo e nel suo sacrificio sulla croce. 
Oggi molte persone vivono la loro fede riconoscendosi in una religione, e pensando che dopo aver compiuto certi riti e cerimonie, potranno accedere a Dio. Paolo di Tarso invece è molto chiaro: nessuna “religione”, può salvare l’uomo. Nessun insieme di riti, cerimoniali e liturgie può portare l’uomo al cospetto del Padre, soprattutto se il suo comportamento è ipocrita e non porta a un vero cambio interiore. Paolo di Tarso dichiara apertamente che la salvezza si ottiene aprendo le porte del proprio cuore a Gesù Cristo, e ricevendolo come proprio Signore e Salvatore. (1)

Yuri Leveratto

Nota: per approfondire: 
http://yurileveratto2.blogspot.com.co/2017/01/la-lettera-ai-romani-la-salvezza-e-per.html

Immagine: uno dei più antichi affreschi di Paolo di Tarso rinvenuto in una chiesa nei dintorni di Efeso, risalente al IV secolo d.C.