venerdì 12 maggio 2017

La profezia di Isaia: la sofferenza e il trionfo del Servo


Isaia, (vissuto nell’ottavo secolo a.C.), è stato chiamato “il profeta evangelico” per le sue rivelazioni sull’opera di redenzione attuata dal Messia, Gesù. I passaggi più significativi che si riferiscono a Gesù Cristo sono quattro, analizziamoli.

Isaia 42, (1-7):

Ecco il mio servo che io sostengo, 
il mio eletto di cui mi compiaccio.
Ho posto il mio spirito su di lui;
egli porterà il diritto alle nazioni.
Non griderà nè alzerà il tono,
non farà udire in piazza la sua voce,
non spezzerà una canna incrinata,
non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta;
proclamerà il diritto con verità.
Non verrà meno e non si abbatterà,
finchè non avrà stabilito il diritto sulla terra,
e le isole attendono il suo insegnamento.
Così dice il Signore Dio,
che crea i cieli e li dispiega,
distende la terra con ciò che vi nasce,
dà il respiro alla gente che la abita
e l’alito a quanti camminano su di essa:
«Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia
e ti ho preso per mano;
ti ho formato e ti ho stabilito
come alleanza del popolo
e luce delle nazioni,
perchè tu apra gli occhi ai ciechi
e faccia uscire dal carcere i prigionieri,
dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre.

Come riportato nel Vangelo di Matteo (12, 18-20), il servo è Gesù Cristo che porterà a termine la sua missione e (nella sua seconda venuta), porterà la giustizia in tutto il mondo. La missione del servo sarà quella di compiere le promesse del Patto per il popolo di Israele e portare la luce a tutte le nazioni (42, 6).

Isaia (49, 1-9):

Ascoltatemi, o isole,
udite attentamente, nazioni lontane;
il Signore dal seno materno mi ha chiamato,
fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome.
Ha reso la mia bocca come spada affilata,
mi ha nascosto all’ombra della sua mano,
mi ha reso freccia appuntita,
mi ha riposto nella sua faretra.
Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele,
sul quale manifesterò la mia gloria».
Io ho risposto: «Invano ho faticato,
per nulla e invano ho consumato le mie forze.
Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore,
la mia ricompensa presso il mio Dio».
Ora ha parlato il Signore,
che mi ha plasmato suo servo dal seno materno
per ricondurre a lui Giacobbe
e a lui riunire Israele
– poichè ero stato onorato dal Signore
e Dio era stato la mia forza –
e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo
per restaurare le tribù di Giacobbe
e ricondurre i superstiti d’Israele.
Io ti renderò luce delle nazioni,
perchè porti la mia salvezza
fino all’estremità della terra».
Così dice il Signore,
il redentore d’Israele, il suo Santo,
a colui che è disprezzato, rifiutato dalle nazioni,
schiavo dei potenti:
«I re vedranno e si alzeranno in piedi,
i prìncipi si prostreranno,
a causa del Signore che è fedele,
del Santo d’Israele che ti ha scelto».
Così dice il Signore:
«Al tempo della benevolenza ti ho risposto,
nel giorno della salvezza ti ho aiutato.
Ti ho formato e ti ho stabilito
come alleanza del popolo,
per far risorgere la terra,
per farti rioccupare l’eredità devastata,
per dire ai prigionieri: “Uscite”,
e a quelli che sono nelle tenebre: “Venite fuori”.
Essi pascoleranno lungo tutte le strade,
e su ogni altura troveranno pascoli.

Anche qui il servo è il Messia (41, 8 - 42, 1), chiamato Israele perchè solo in lui si compiono tutte le promesse di Dio. La sua missione è riportare Israele a Dio e portare la luce ai gentili (verso 6). Fu disprezzato nel suo primo avvento, sarà esaltato nella sua seconda venuta (verso 7).

Isaia (50, 4-11):

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perchè io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perchè io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.
È vicino chi mi rende giustizia:
chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci.
Chi mi accusa? Si avvicini a me.
Ecco, il Signore Dio mi assiste:
chi mi dichiarerà colpevole?
Ecco, come una veste si logorano tutti,
la tignola li divora.
Chi tra voi teme il Signore,
ascolti la voce del suo servo!
Colui che cammina nelle tenebre,
senza avere luce,
confidi nel nome del Signore,
si affidi al suo Dio.
Ecco, voi tutti che accendete il fuoco,
che vi circondate di frecce incendiarie,
andate alle fiamme del vostro fuoco,
tra le frecce che avete acceso.
Dalla mia mano vi è giunto questo;
voi giacerete nel luogo dei dolori.

Contrariamente a Israele, il vero Servo è perfettamente obbediente, specialmente nella sofferenza che culminerà con la sua morte (verso 6). (Vangelo di Matteo 26, 67; 27, 28-31; 27, 39-44; Vangelo di Giovanni 19, 1-3)

Isaia (52, 13-15 - 53: 1-12):

Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.
Come molti si stupirono di lui
– tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –,
così si meraviglieranno di lui molte nazioni;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poichè vedranno un fatto mai a essi raccontato
e comprenderanno ciò che mai avevano udito.

Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza nè bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
nè vi fosse inganno nella sua bocca.
Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perchè ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli.

Quest’ultimo è il più importante dei quattro passaggi in questione. In esso si delinea la sofferenza e il successivo trionfo del Servo. Questi versi presentano il Servo che soffre in modo vicario (ossia: “al posto di”), per i peccati dell’uomo. Prima di Gesù Cristo gli ebrei sostenevano che Isaia si riferisse al Messia. Questa interpretazione fu abbandonata quando i primi cristiani, in maggioranza ebrei, hanno applicato questa profezia a Gesù di Nazareth. Più tardi, nel XII secolo, sorse l’idea che il passaggio si riferisse alla nazione di Israele, intrepretazione che da allora ha predominato nel giudaismo. Però  il servo si diferenzia dal popolo in Isaia (53, 8), ed è una vittima innocente, cosa che non potrebbe dirsi della nazione d’Israele (53, 9).

Questo importante passaggio veterotestamentario si suddivide in cinque sezioni di tre versi. Vediamoli nello specifico:

Isaia (52, 13-15):

Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.
Come molti si stupirono di lui
– tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –,
così si meraviglieranno di lui molte nazioni;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poichè vedranno un fatto mai a essi raccontato
e comprenderanno ciò che mai avevano udito.

Qui Isaia fa notare la preminenza del Servo, che avrà successo, sarà onorato, ed esaltato. In seguito ai maltrattamenti subiti dai soldati di Pilato il volto del Messia era “sfigurato” (52, 14), in modo che a malapena poteva essere riconosciuto come umano. In seguito al suo sacrificio, molte nazioni si maraviglieranno di lui.

Isaia (53, 1-3)

Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza nè bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.

La persona del Servo (il braccio del Signore, nella versione originale appare “il braccio di YHWH”), rappresenta il potere del Signore nei miracoli passati e futuri del Messia. Il Servo è cresciuto come un virgulto, o come una radice in terra arida. E’ un modo per indicare che il Servo è puro e ha la vita in se, ed è circondato dalla non vita, ossia dalla morte spirituale. Inoltre in questo passaggio si ribadisce che il Servo non attira i nostri sguardi, in pratica la sua apperenza fisica non sarà bella. Egli sarà disprezzato e sperimenterà i dolori, e gli uomini non riconosceranno il suo valore.

Isaia (53, 4-6):

Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti

In questi passaggi viene descritta la passione del Servo. Si descrive che il Servo si è caricato delle nostre sofferenze e dei nostri dolori. In pratica viene descritta la morte vicaria del Servo per espiare le nostre colpe e le nostre iniquità. Inoltre qui viene ribadito che possiamo ottenere la salvezza in seguito al castigo che si è abbattuto su di lui. Nell’ultimo verso si ribadisce che il Signore fece ricadere su di lui tutta la nostra iniquità.

Isaia (53, 7-9):

Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
nè vi fosse inganno nella sua bocca.

In questi passaggi si mostra la passività del Servo, che non aprì la sua bocca, ma fu portato al mattatoio come l’agnello. L’ottavo verso può essere letto così: “Fu ucciso in seguito a ingiusta sentenza e con oppressione, e chi nel suo popolo si rese conto che fu ucciso per le colpe del mio popolo?” I soldati tentarono di seppellirlo con i malvagi, ma Egli ricevette una sepoltura onorevole, nella tomba di Giuseppe di Arimatea (vedi Vangelo di Matteo 27, 57-60).

Isaia (53, 10-12):

Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perchè ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli.

Tutta la sua persona, era tesa all’espiazione dei peccati, per la sua discendenza, (decimo verso), ossia per i suoi figli (i figli di Dio, coloro i quali credono in Lui). Nei versi undicesimo e dodicesimo si ribadisce il concetto che il Servo, con la sua morte vicaria o espiatoria ha giustificato molti (i credenti in Lui) e si è addossato le loro iniquità. Quindi sarà innalzato e trionferà, ricevendo in premio la fede di moltitudini.

Yuri Leveratto

Citazioni bibliche: Sacra Bibbia CEI.

Bibliografia: commenti del teologo Charles Ryrie alla Sacra Bibbia (versione Reina Valera in lingua spagnola).

venerdì 5 maggio 2017

Il pensiero di Origene: i tre modi d’interpretare la Bibbia e gli archetipi di Cristo


Fino al 202 d.C. la scuola catechetica di Alessandria d’Egitto, detta Didaskaleion, fu diretta da Clemente alessandrino. In seguito alle persecuzioni dei cristiani ordinate da Settimio Severo, Clemente fu costretto a lasciare la città e la direzione della scuola passò ad Origene Adamanzio (Alessandria, 185 d.C. – Tiro, 254 d.C.), uno dei principali filosofi del Cristianesimo antico. 
Origene si distinse per aver scritto importanti commenti alla Bibbia, per esempio il Commento alla Genesi, ai Salmi e al Vangelo di Giovanni. 
A partire dal 231 d.C. Origene visse a Cesarea, in Israele. Nell’ultima parte della sua vita si dedicò a scrivere il “Contro Celso”, opera di confutazione a idee anticristiane. 
Per quanto riguarda l’interpretazione della Bibbia, Origene distingue inizialmente tra due metodi: il letterale e il simbolico-allegorico. 
Secondo l’interpretazione letterale, il testo biblico deve essere interpretato esattamente secondo quanto vi è scritto. 
Secondo l’interpretazione simbolico-allegorica il testo biblico comunica un significato spirituale, più profondo e occulto, che va oltre la lettera, ma è intimamente legato ad essa. 
Per Origene molti passaggi biblici possono essere interpretati sia letteralmente che allegoricamente. Altri passaggi invece possono essere interpretati solo letteralmente o simbolicamente. 
Per esempio, per Origene alcuni passaggi della Genesi vanno interpretati allegoricamente, mentre i versi biblici riferiti alla predicazione di Gesù Cristo, alla sua morte e alla sua Risurrezione, vanno interpretati letteralmente. 
Origene introduce anche un terzo metodo d’interpretazione della Bibbia, detto tipologico, figurale o archetipico. 
Secondo questo metodo nell’Antico Testamento ci sono eventi e personaggi che sono archetipi di Cristo, e sono quindi comprensibili completamente solo alla luce del Nuovo Testamento.
Vi sono vari esempi di archetipi di Cristo nell’Antico Testamento. 
Il primo è l’albero della vita. Esso viene descritto nella Genesi (2, 9): 

Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male.

Dopo la disubbidienza di Adamo, che ha provocato la caduta dell’uomo, e la sua morte spirituale (e in seguito fisica), il Signore dice: 

Genesi (3, 22):
Poi il Signore Dio disse: «Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi quanto alla conoscenza del bene e del male. Che ora egli non stenda la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva per sempre!».

Ciò è stato detto per evitare che Adamo ed Eva ottenessero l’immortalità e perpetuassero così il peccato indefinitamente. Essi sono stati quindi allontanati dall’Eden e dall’albero della vita. Questi passaggi della Genesi assumono un significato nuovo se sono letti ed interpretati alla luce del Nel Nuovo Testamento. Per esempio nel Vangelo di Giovanni si legge, (1, 4):

In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;

Vediamo pertanto che Gesù Cristo è la vita. Con questo passaggio l’evangelista Giovanni ci vuole indicare che la vita che era insita nel Verbo non era come la vita che abbiamo noi esseri umani. Per noi c’è stato un tempo (prima della nascita) nel quale non avevamo vita, mentre lui era la vita, da sempre. 

Vediamo ora un passaggio dell’Apocalisse dove si descrive l’albero della vita come archetipo di Cristo, (2, 7): 

Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese. Al vincitore darò da mangiare dall’albero della vita, che sta nel paradiso di Dio”.

Anche Melchisedek, il re di Salem, è un archetipo di Cristo quando consegna pane e vino ad Abramo. Vediamo il verso corrispondente in Genesi (14, 18): 

Melchisedec, re di Salem, fece portare del pane e del vino. Egli era sacerdote del Dio altissimo.

Altri archetipi di Cristo nell’Antico Testamento sono i sacrifici di agnelli e altri animali. Dio aveva ordinato di sacrificare animali perfetti, senza macchia. La persona che offriva il sacrificio s’identificava con l’animale e doveva ucciderlo. Gli ebrei credevano che questo rito provvedesse il perdono dei peccati da parte di Dio.
Il sacrificio animale serviva pertanto come “punizione” nei confronti di un peccatore, infatti si uccideva un agnello del suo gregge. Gli si toglieva un animale, prezioso in tempi di carestia, ed inoltre il peccatore, vedendo che l’animale innocente moriva, sentiva pena per quell’essere vivente che moriva a causa del suo peccato.
Naturalmente tutto questo presagiva il sacrificio finale e perfetto di Gesù Cristo sulla croce, che è l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo (Vangelo di Giovanni, 1, 29).

Anche Mosè è un archetipo di Cristo, in quanto come il Salvatore, fu profeta. Vediamo a tale proposito questa citazione bíblica:

Deuteronomio (18, 15):
Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto. 

Due altri personaggi biblici che possono essere visti come archetipi di Cristo sono Elia ed Eliseo quando risuscitano due rispettivi bambini. Vediamo i due passaggi corrispondenti, 

1 Re (17, 17-24):
In seguito accadde che il figlio della padrona di casa si ammalò. La sua malattia si aggravò tanto che egli cessò di respirare. Allora lei disse a Elia: «Che cosa c’è tra me e te, o uomo di Dio? Sei venuto da me per rinnovare il ricordo della mia colpa e per far morire mio figlio?». Elia le disse: «Dammi tuo figlio». Glielo prese dal seno, lo portò nella stanza superiore, dove abitava, e lo stese sul letto. Quindi invocò il Signore: «Signore, mio Dio, vuoi fare del male anche a questa vedova che mi ospita, tanto da farle morire il figlio?». Si distese tre volte sul bambino e invocò il Signore: «Signore, mio Dio, la vita di questo bambino torni nel suo corpo». Il Signore ascoltò la voce di Elia; la vita del bambino tornò nel suo corpo e quegli riprese a vivere. Elia prese il bambino, lo portò giù nella casa dalla stanza superiore e lo consegnò alla madre. Elia disse: «Guarda! Tuo figlio vive». La donna disse a Elia: «Ora so veramente che tu sei uomo di Dio e che la parola del Signore nella tua bocca è verità».

2 Re (4, 29-37):
Eliseo disse a Giezi: «Cingi i tuoi fianchi, prendi in mano il mio bastone e parti. Se incontrerai qualcuno, non salutarlo; se qualcuno ti saluta, non rispondergli. Metterai il mio bastone sulla faccia del ragazzo». La madre del ragazzo disse: «Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò». Allora egli si alzò e la seguì. Giezi li aveva preceduti; aveva posto il bastone sulla faccia del ragazzo, ma non c’era stata voce nè reazione. Egli tornò incontro a Eliseo e gli riferì: «Il ragazzo non si è svegliato». Eliseo entrò in casa. Il ragazzo era morto, coricato sul letto. Egli entrò, chiuse la porta dietro a loro due e pregò il Signore. Quindi salì e si coricò sul bambino; pose la bocca sulla bocca di lui, gli occhi sugli occhi di lui, le mani sulle mani di lui, si curvò su di lui e il corpo del bambino riprese calore. Quindi desistette e si mise a camminare qua e là per la casa; poi salì e si curvò su di lui. Il ragazzo starnutì sette volte, poi aprì gli occhi. Eliseo chiamò Giezi e gli disse: «Chiama questa Sunammita!». La chiamò e, quando lei gli giunse vicino, le disse: «Prendi tuo figlio!». Quella entrò, cadde ai piedi di lui, si prostrò a terra, prese il figlio e uscì.

Le risurrezioni di questi bimbi da parte di Elia ed Eliseo sono archetipo delle tre resurrezioni di morti portate a termine dal Signore Gesú Cristo (la figlia di Giairo, il figlio della vedova a Naim, Lazzaro). 

Come abbiamo visto sono molteplici gli archetipi di Cristo nell’Antico Testamento e sono comprensibili completamente solo alla luce del Nuovo Testamento.

Yuri Leveratto

Immagine: Incontro tra Melchisedek e Abramo, dipinto dell'epoca medievale.

martedì 2 maggio 2017

La visione dispensazionalista e gli otto patti biblici


La Bibbia, considerata nella sua totalità, Antico e Nuovo Testamento, non è altro che la descrizione del progetto di Dio, iniziato con la creazione del mondo e dell’uomo. Dio ha amato l’uomo e per questo gli ha dato il libero arbitrio, la possibilità di fare delle scelte. L’uomo però, dopo essere stato tentato da Satana, ha voluto scegliere di scalzare Dio, anzi ha scelto di diventare egli stesso Dio. Per questo si descrive il “peccato originale” e la “caduta dell’uomo”. L’uomo ha scelto il peccato e la conseguenza del peccato è la morte. Lettera ai Romani (6, 23):

Perchè il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore.

Malgrado ciò Dio non ha abbandonato l’uomo. Ha inviato i profeti che annunciavano la missione di suo Figlio sulla terra. Infine ha inviato il Figlio, che è venuto con lo scopo principale di “togliere il peccato del mondo”, (Vangelo di Giovanni 1, 29), e stabilire con il suo sangue, un nuovo patto, tra Dio e l’uomo, il Nuovo Testamento. 
Pertanto, se osserviamo la Bibbia da un punto di vista amplio, ci rendiamo conto che essa è fortemente incentrata su Gesù Cristo, che è il Verbo che si è fatto carne (Vangelo di Giovanni 1, 14).
Inoltre bisogna considerare il carattere progressivo della rivelazione e il suo compimento nel Nuovo Testamento, con la missione di Gesù Cristo sulla terra.
Secondo gli esegeti della Bibbia, Dio ha considerato le capacità di comprendere il suo messaggio delle persone e dei popoli. Se nell’Antico Testamento vi era una certa rivelazione, è perchè evidentemente quella persona o quel popolo non era ancora in grado di poter ricevere la rivelazione finale. Dio rivela il proprio messaggio ai popoli in relazione ai tempi, alle capacità, ai luoghi. Dio invia profeti, i quali risvegliano delle qualità, delle sensazioni, delle emozioni, e fanno crescere la fede in lui.
Durante il suo progetto, Dio ha sancito vari patti con gli esseri umani, e in differenti periodi di tempo ha messo alla prova l’ubbidienza dell’uomo rispetto ad alcune rivelazioni specifiche. Questi periodi di tempo sono chiamati “dispensazioni”. 
Secondo il dispensazionalismo vi sono due diversi popoli di Dio: Israele e la Chiesa. La salvezza si è sempre ottenuta mediante la fede (in Dio Padre nell’Antico Testamento; in Dio Figlio, nel Nuovo Testamento). Secondo il dispensazionalismo la Chiesa non ha sostituito Israele nel progetto di Dio, e le promesse fatte a Israele nell’Antico Testamento non sono state trasferite alla Chiesa. I teologi del dispensazionalismo credono che le promesse che Dio fece a Israele nell’Antico Testamento (riguardo alla terra, ai molti discendenti e alla benedizione) saranno adempiute durante il regno millenario di cui si parla in Apocalisse 20. 
I principali divulgatori della visione dispensazionalista sono stati i teologi Cyrus Scofield (1843-1921) e Charles Ryrie (1925-2016).

La prima dispensazione è detta “era dell’innocenza” o “edenica”. 

Adamo ed Eva sono creati nell’innocenza. Durante questa prima dispensazione Dio promette vita e abbondanza in seguito all’obbedienza, e morte spirituale in seguito alla disobbedienza, vediamo il passaggio corrispondente, Genesi (2, 16-17):

Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perchè, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire».

Adamo ed Eva disubbidiscono a Dio e infrangono il patto. Ciò provoca la caduta dell’uomo, e il patto adamitico (Genesi 3, 14-19). Esso condiziona la vita dell’uomo peccatore sulla terra. 
La prima dispensazione termina con il giudizio di espulsione di Adamo ed Eva dal Giardino (Genesi 3, 22-24). Prima dell’espulsione l’uomo era in comunione con Dio nel Giardino; dopo l’espulsione l’uomo non è in comunione con Dio, ma è dominato dal peccato. Anche i figli di Adamo ed Eva e tutti i loro discendenti saranno dominati dal peccato in quanto sono al di fuori del Giardino, quindi al di fuori della comunione con Dio. 

La seconda dispensazione è detta “era della coscienza” o “antidiluviana”.

Durante questo periodo gli esseri umani hanno avuto la possibilità di prendere decisioni in base alla loro coscienza. Fallirono, in quanto invece di cercare Dio e il bene si rivolsero continuamente al male. 
Dio si rese conto che il cuore della maggioranza degli uomini era dominato dalla malvagità. Genesi (6, 5): 

Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre. 

Dio decise quindi di inviare il diluvio, ma decise di salvare Noè e la sua famiglia. La seconda dispensazione termina con il giudizio del diluvio. 

La terza dispensazione è detta “del governo umano” o “post-diluviana” e va da Noè ad Abramo. 

Durante questo periodo vi è il patto con Noè che si riferisce al governo umano (Genesi 9). Giacchè la coscienza non fu una guida adeguata per l’essere umano si decise che i governi dovessero amministrare la giustizia e la morale. 
Vediamo un passaggio del patto con Noè, Genesi (9, 8, 17): 

Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui: «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e animali selvatici, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca, con tutti gli animali della terra. Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio, nè il diluvio devasterà più la terra». Dio disse: «Questo è il segno dell’alleanza, che io pongo tra me e voi e ogni essere vivente che è con voi, per tutte le generazioni future. Pongo il mio arco sulle nubi, perchè sia il segno dell’alleanza tra me e la terra. Quando ammasserò le nubi sulla terra e apparirà l’arco sulle nubi, ricorderò la mia alleanza che è tra me e voi e ogni essere che vive in ogni carne, e non ci saranno più le acque per il diluvio, per distruggere ogni carne. L’arco sarà sulle nubi, e io lo guarderò per ricordare l’alleanza eterna tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne che è sulla terra». Disse Dio a Noè: «Questo è il segno dell’alleanza che io ho stabilito tra me e ogni carne che è sulla terra».

Anche durante il periodo del governo umano gli uomini peccarono contro Dio perchè vollero sostituirsi a lui. Costruirono una torre la cui cima “tocchi il cielo”, (Genesi 11, 4). Ciò fu un peccato di saccenza contro Dio. Anche il periodo del governo umano aveva mostrato la sua debolezza e terminò nel giudizio della dispersione che si può leggere in Genesi (11, 5, 9): 

Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che i figli degli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un unico popolo e hanno tutti un’unica lingua; questo è l’inizio della loro opera, e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perchè non comprendano più l’uno la lingua dell’altro». Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perchè là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.

La quarta dispensazione è detta “era della promessa” o “patriarcale” e va da da Abramo a Mosè. 

Dopo il fallimento dei governi umani per stabilire la giustizia e la morale, Dio ha scelto un uomo, Abramo, con il quale ha stipulato un patto. 
Innanzitutto facciamo una premessa. Perchè Dio scelse Abramo? Nella città dove Abramo viveva, Ur dei Caldei, la maggioranza delle persone credeva a culti idolatrici, all’animismo e al totemismo. La fede di Abramo era molto differente, infatti Abramo credeva in Dio Trascendente, il Creatore del mondo.
Vediamo i passaggi principali del Patto abramitico:

Genesi (12, 1-3):

Or l'Eterno disse ad Abramo: «Vattene dal tuo paese, dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre, nel paese che io ti mostrerò. Io farò di te una grande nazione e ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai una benedizione. E benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà; e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra». 

Genesi (13, 14-17):

E l'Eterno disse ad Abramo, dopo che Lot si fu separato da lui: «Alza ora i tuoi occhi e mira dal luogo dove sei a nord, a sud; a est e a ovest. Tutto il paese che tu vedi, io lo darò a te e alla tua discendenza, per sempre. E renderò la tua discendenza come la polvere della terra; per cui, se qualcuno può contare la polvere della terra, si potrà contare anche la tua discendenza. Levati, percorri il paese in lungo e in largo, perchè io lo darò a te». 

Genesi (17, 2-8):

e io stabilirò il mio patto fra me e te e ti moltiplicherò grandemente». Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e Dio gli parlò, dicendo: «Quanto a me, ecco io faccio con te un patto: tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni. E non sarai più chiamato Abramo, ma il tuo nome sarà Abrahamo, poichè io ti faccio padre di una moltitudine di nazioni. Ti renderò grandemente fruttifero. Quindi ti farò divenire nazioni e da te usciranno dei re. E stabilirò il mio patto fra me e te, e i tuoi discendenti dopo di te, di generazione in generazione; sarà un patto eterno, impegnandomi ad essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te. E a te, e alla tua discendenza dopo di te, darò il paese dove abiti come straniero: tutto il paese di Canaan, in proprietà per sempre; e sarò il loro Dio».

Genesi (22, 18):

E tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua discendenza, perchè tu hai ubbidito alla mia voce».

Analizziamo le promesse che Dio ha fatto ad Abramo. 
Il nome di Abramo sarà reso grande. 
Una grande nazione si originerà da lui. 
In lui saranno benedette tutte le famiglie della terra.
A lui personalmente e alla sua discendenza si darà in eredità la Palestina, per sempre.
La sua discendenza sarà numerosa come la polvere della terra.
Chiunque lo benedirà sarà benedetto e chiunque lo maledirà sarà maledetto. 
Lui sarà il padre di molte nazioni. 
Dei re procederanno da lui. 
Il patto sarà perpetuo, per sempre. 
La terra di Canaan sarà sua proprietà, per sempre.
Dio sarà il suo Dio e della sua discendenza. 
La sua discendenza possiederà la porta dei suoi nemici. 
Nella sua discendenza saranno benedette tutte le nazioni della terra. 

Durante “l’era della promessa” i discendenti di Abraamo furono Isacco e Giacobbe (Israele). Quest’ultimo ebbe dodici figli che furono i capostipiti delle dodici tribu di Israele. Il comportamento dei discendenti di Abramo degenerò progressivamente. Anche se Abramo aveva mentito in relazione a Sarah, Isacco sembrava mentire più facilmente (Genesi 26, 7). Giacobbe (che significa “soppiantatore”) è stato un peccatore. Ha mentito e ingannato (Gen. 27, 6-29). Allo stesso modo, i suoi figli (con l’eccezione di Giuseppe) sono stati ancora più viziosi e malvagi. Tutto ciò ha causato che la quarta dispensazione terminasse con il giudizio della schiavitù in Egitto. 

Dopo il periodo della schiavitù in Egitto gli ebrei furono liberati da Mosè. 

La quinta dispensazione è detta “era della Legge” o “legale”. Essa va da Mosè alla crocifissione di Gesù Cristo. 

Durante questo periodo l’essere umano poteva avvicinarsi a Dio solo attraverso l’osservanza assoluta della Legge mosaica. Questa, siccome perfetta, era impossibile da compiere. In lei si rivelava il peccato e la maledizione dello stesso. 
Durante questa dispensazione vi sono vari patti stipulati tra Dio e il suo popolo. Innanzitutto il patto mosaico. La Legge data da Dio per mezzo di Mosè era divisa in tre parti: cerimoniale, giudiziale e morale. Una parte della Legge era rivolta solo a Israele, mentre un’altra parte si estendeva a tutte le persone. 
La legge cerimoniale si relazionava con il compimento di sacrifici e offerte. La legge cerimoniale era rivolta solo agli ebrei infatti in Esodo (34, 23-24), si impone che ogni persona che era sotto la legge cerimoniale doveva recarsi a Gerusalemmme tre volte all’anno. E’ evidente che si riferiva solo agli ebrei. Pertanto oggi, gli ebrei di religione giudaica, dovrebbero recarsi a Gerusalemme tre volte all’anno, se applicassero alla lettera la Legge. 
Per quanto riguarda le Leggi giudiziali, esse si riferivano al governo dello stato di Israele. Queste leggi non erano obbligatorie per nessun altra nazione. Israele era una teocrazia e Dio diede leggi per il suo governo. 
La Legge morale è contenuta principalmente nei dieci comandamenti. Sono principi generali che si riferivano a tutte le persone di qualunque etnia. Sono principi morali che ancora adesso hanno vigenza (per i dieci comandamenti vedere Esodo, cap. 20, 1). 
Un altro patto che si stipulò in questo periodo fu il patto palestino, il quale regola la possessione della terra di Canaan da parte del popolo di Israele, Deuteronomio (30, 1-10): 

Quando tutte queste cose che io ti ho poste dinanzi, la benedizione e la maledizione, si saranno realizzate su di te e tu le richiamerai alla tua mente in mezzo a tutte le nazioni dove il Signore, tuo Dio, ti avrà disperso, se ti convertirai al Signore, tuo Dio, e obbedirai alla sua voce, tu e i tuoi figli, con tutto il cuore e con tutta l’anima, secondo quanto oggi ti comando, allora il Signore, tuo Dio, cambierà la tua sorte, avrà pietà di te e ti raccoglierà di nuovo da tutti i popoli in mezzo ai quali il Signore, tuo Dio, ti aveva disperso. Quand’anche tu fossi disperso fino all’estremità del cielo, di là il Signore, tuo Dio, ti raccoglierà e di là ti riprenderà. Il Signore, tuo Dio, ti ricondurrà nella terra che i tuoi padri avevano posseduto e tu ne riprenderai il possesso. Egli ti farà felice e ti moltiplicherà più dei tuoi padri.
Il Signore, tuo Dio, circonciderà il tuo cuore e il cuore della tua discendenza, perchè tu possa amare il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l’anima e viva. Il Signore, tuo Dio, farà cadere tutti questi giuramenti imprecatori sui tuoi nemici e su quanti ti odieranno e perseguiteranno. Tu ti convertirai, ascolterai la voce del Signore e metterai in pratica tutti questi comandi che oggi ti do. Il Signore, tuo Dio, ti farà sovrabbondare di beni in ogni lavoro delle tue mani, nel frutto delle tue viscere, nel frutto del tuo bestiame e nel frutto del tuo suolo. Il Signore, infatti, gioirà di nuovo per te facendoti felice, come gioiva per i tuoi padri, quando obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge, e quando ti sarai convertito al Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l’anima.

Durante l’era della Legge Dio stipulò anche il patto davidico, che stabilisce per Davide e la sua discendenza come legittimi regnanti su Israele e Giuda. Vediamo il passaggio corrispondente in 2 Samuele (7, 4-17):  

Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo Davide: Così dice il Signore: “Forse tu mi costruirai una casa, perchè io vi abiti? Io infatti non ho abitato in una casa da quando ho fatto salire Israele dall’Egitto fino ad oggi; sono andato vagando sotto una tenda, in un padiglione. Durante tutto il tempo in cui ho camminato insieme con tutti gli Israeliti, ho forse mai detto ad alcuno dei giudici d'Israele, a cui avevo comandato di pascere il mio popolo Israele: Perchè non mi avete edificato una casa di cedro?”.
Ora dunque dirai al mio servo Davide: Così dice il Signore degli eserciti: “Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perchè tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perchè vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa. Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile il trono del suo regno per sempre. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio. Se farà il male, lo colpirò con verga d’uomo e con percosse di figli d’uomo, ma non ritirerò da lui il mio amore, come l’ho ritirato da Saul, che ho rimosso di fronte a te. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono sarà reso stabile per sempre”». Natan parlò a Davide secondo tutte queste parole e secondo tutta questa visione.

La quinta dispensazione include il ministero di Gesù Cristo nella terra. Infatti anche durante la sua predicazione si era sotto la Legge. Il termine della quinta dispensazione è la morte in croce di Gesù Cristo e lo spargimento del suo sangue. 

La sesta dispensazione è detta “era della Grazia” o “ecclesiastica”. E’ il periodo nel quale ci troviamo ora. In questo periodo l’uomo si salva accettando la Grazia offerta da Gesù Cristo con il suo sacrificio sulla croce. L’uomo accetta la Grazia con la fede (Lettera agli Efesini 2, 8). 

In questo periodo è dispensato lo Spirito Santo dal giorno di Pentecoste fino al riapimento della Chiesa. 

Vediamo a tale proposito questa citazione biblica: Atti degli Apostoli (2, 4):

e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.

A questo periodo e al seguente si riferisce il Nuovo Patto. Esso è la promessa che Dio fa all’umanità di perdonare i peccati e di ristabilire la comunione con coloro i quali che accettano il sacrificio del Figlio. Gesù Cristo è il mediatore del Nuovo Patto e la sua morte di croce è la base della promessa. 
Vediamo alcuni passaggi che si riferiscono ad esso. 

Geremia (31, 31-33): 

Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore –, nei quali con la casa d’Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova. Non sarà come l’alleanza che ho concluso con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dalla terra d’Egitto, alleanza che essi hanno infranto, benchè io fossi loro Signore. Oracolo del Signore. Questa sarà l’alleanza che concluderò con la casa d’Israele dopo quei giorni – oracolo del Signore –: porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo.

Vangelo di Matteo (26, 28):

perchè questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati.

Vangelo di Marco (14, 24): 

E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. 

Vangelo di Luca (22, 20): 

E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi».

Lettera agli Ebrei (8, 8-12): 

Dio infatti, biasimando il suo popolo, dice:
Ecco: vengono giorni, dice il Signore,
quando io concluderò un’alleanza nuova
con la casa d’Israele e con la casa di Giuda.
Non sarà come l’alleanza che feci con i loro padri,
nel giorno in cui li presi per mano
per farli uscire dalla terra d’Egitto;
poichè essi non rimasero fedeli alla mia alleanza,
anch’io non ebbi più cura di loro, dice il Signore.
E questa è l’alleanza che io stipulerò con la casa d’Israele
dopo quei giorni, dice il Signore:
porrò le mie leggi nella loro mente
e le imprimerò nei loro cuori;
sarò il loro Dio
ed essi saranno il mio popolo.
Nè alcuno avrà più da istruire il suo concittadino,
nè alcuno il proprio fratello, dicendo:
«Conosci il Signore!».
Tutti infatti mi conosceranno,
dal più piccolo al più grande di loro.
Perchè io perdonerò le loro iniquità
e non mi ricorderò più dei loro peccati.

Durante la sesta dispensazione o “era della Grazia”, avverà il rapimento della Chiesa. Quindi vi sarà la manifestazione e il regno settennale dell’anticristo, durante il periodo conosciuto come “grande tribolazione”. La sesta tribolazione terminerà nel giudizio della rivelazione di Gesù Cristo. Vediamo due versi biblici corrispondenti:

Vangelo di Matteo 24, 30): 

Allora comparirà in cielo il segno del Figlio dell’uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria. 

Apocalisse (19, 11-16): 

Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco; colui che lo cavalcava si chiamava Fedele e Veritiero: egli giudica e combatte con giustizia.
I suoi occhi sono come una fiamma di fuoco, ha sul suo capo molti diademi; porta scritto un nome che nessuno conosce all’infuori di lui. È avvolto in un mantello intriso di sangue e il suo nome è: il Verbo di Dio. Gli eserciti del cielo lo seguono su cavalli bianchi, vestiti di lino bianco e puro. Dalla bocca gli esce una spada affilata, per colpire con essa le nazioni. Egli le governerà con scettro di ferro e pigerà nel tino il vino dell’ira furiosa di Dio, l’Onnipotente. Sul mantello e sul femore porta scritto un nome: Re dei re e Signore dei signori.

La settima dispensazione è detta “era del regno” o “messianica”. 

Dopo la rivelazione di Gesù Cristo Egli regnerà sulla terra per mille anni alla fine di questo periodo Satana sarà liberato con il fine di provare per l’ultima volta la fede degli esseri umani. Alla fine del millennio Satana sarà sconfitto definitivamente, e vi sarà il giudizio dei non credenti (Apocalisse 20, 10-15). Quindi Cristo costruirà i nuovi cieli, la nuova terra e la nuova Gerusalemme: la dimora eterna dei credenti. Si entrerà nell’eternità e non ci saranno più peccato, dolore o morte (Apocalisse 21 -22). 

Vediamo un passaggio corrispondente. Apocalisse (21, 22-27):

In essa non vidi alcun tempio:
il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello
sono il suo tempio.
La città non ha bisogno della luce del sole,
nè della luce della luna:
la gloria di Dio la illumina
e la sua lampada è l’Agnello.
Le nazioni cammineranno alla sua luce,
e i re della terra a lei porteranno il loro splendore.
Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno,
perchè non vi sarà più notte.
E porteranno a lei la gloria e l’onore delle nazioni.
Non entrerà in essa nulla d’impuro,
nè chi commette orrori o falsità,
ma solo quelli che sono scritti
nel libro della vita dell’Agnello.

Yuri Leveratto

Bibliografia: 
Panorama della Bibbia, corso di studi, Alfred Thompson Eade
Sacra Bibbia, versione Reina Valera, commentata dal teologo Charles Ryrie